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Lumen Veritatis

Quando fede e ragione si abbracciano...

Pubblicato 2009/09/24
Autore : Mons. João Clá Dias, EP

Il presente articolo discorre sulla purezza dell'intelligenza, intesa come la virtù che coopera con l'uomo che aspira all'integrità e alla rettitudine, propiziandogli, nella ricerca della verità

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Mons. João Clá Dias, EP

Sintesi

Il presente articolo discorre sulla purezza dell'intelligenza, intesa come la virtù che coopera con l'uomo che aspira all'integrità e alla rettitudine, propiziandogli, nella ricerca della verità, una maggior penetrazione nella realtà degli esseri e, come meta, una magiore unione con il Creatore. Fa un'analogia con la pratica della virtù della continenza poiché questo è un mezzo raccomandato dagli spiritualisti, con lo scopo di disporre alle anime alla grazia della contemplazione.

L'articolo discute su quanto la castità intellettuale constribuisca alla preparazione dell'anima per ricevere la Rivelazione, per mezzo del dono della Fede, elevando la ragione al piano soprannaturale e arricchendo la capacità naturale di conoscere attraverso una visione più chiara dell'ordine fatto da Dio nell'universo. Infine, questo saggio indica le caratteristiche dell'intellettualismo virtuoso, che porta l'uomo a penetrare, sempre di più, nella luce della Verità.

Abstract

This article examines purity of intelligence as a virtue which befits the man who seeks integrity and rectitude, providing him with a greater penetration into the reality of beings in his search for the truth, having as its goal greater union with the Creator. An analogy is made of the practice of the virtue of continence as a means recommends by spiritualists, to better dispose souls to the grace of contemplation.

The article discusses how greatly intellectual chastity contributes to preparing the soul to receive Revelation, through a gift of Faith, elevating reason to the supernatural level and enriching the natural capacity to know through a clearer vision of the order placed by God in the universe. In conclusion, this essay specifies the characteristics of virtuous intellectualism, which leads man to an increasing penetration of the light of the Truth.

Pura, dev'essere la nostra intelligenza

"Qualsiasi vittima che lui offrirà in olocausto al Signore [...], non offrirete nulla con qualche difetto, perché non sarebbe gradito [...] Offrirà un animale senza difetto, perché sia gradito; dovrà essere perfetta, senza difetti" (Lv 22, 19-21).

Così voleva Dio, che fossero pure le offerte a Lui fatte dal popolo, come comproviamo in vari passaggi della Scrittura, poichè Lui è, in essenza, la Purezza e l'Integrità. Alla stessa maniera, dev'essere pura la nostra intelligenza, tanto nell'atto della sua consacrazione a Dio, quanto durante tutta la nostra esistenza. Soltanto se perseveriamo in questa integrità intellettuale saremo in possesso della verginità, o castità, della nostra facoltà di conoscere.

Perché possiamo trarre vantaggio da questa virtù, è indispensabile che la nostra intelligenza appartenga pienamente a Dio, al punto da non lasciarsi attrarre da nessuna creatura, da nessun ragionamento o astrazione, realizzando una appropriata relazione con Lui, sia come causa efficiente, sia come fine. Essa si distingue per una delle sue principali caratteristiche: Uno come instinto dei diritti di Dio, e per questo essa Lo vede in tutto e tutto, in Lui. Questa angelica virtù intellettuale ha sete di pensare come Dio, e così procede in una crescita amorevole ad ogni passo, nel desiderio di questa unione.

La castità naturale dell'intelligenza

Vi è anche una castità naturale dell'intelligenza. Questa consiste in una lealtà dinnanzi alla realtà obiettiva, in una ricerca della verità, senza attaccamento alle proprie opinioni o inclinazioni, una volta che l'uomo è creato con questa facoltà di conoscere rettamente, e non per deformare la sua visione sull'opera della creazione. Nella misura in cui penetra nelle realtà degli esseri alla ricerca di un'unione maggiore con Dio, essa cresce nella propria capacità di analizzarle con integrità, elevazione e purezza.

Al contrario, se l'uomo perde questa castità naturale dell'intelligenza, nel negarsi a ricercare Dio nell'opera della creazione - e questo succede sempre - le tenebre penetrano in un certo modo nel suo cuore, potendo portarlo all'idolatria, come afferma l'Apostolo: "In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di quegli uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato loro.

Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (Rm 1, 18-23).

Dopo aver intrapreso i movimenti iniziali nei sentieri dell'uso della ragione, con le proprie pure e naturali risorse, sin dai primi sforzi per comprendere gli esseri creati che lo circondano, l'uomo può concepire l'idea dell'esistenza di Dio. Vedrà che Lui si costituisce nell'essere assoluto, causa efficiente di tutta la creazione, conservatore dell'universo. Non ci vorrà molto perché si renda conto che Lui è il fine supremo di ogni creatura in particolare, così come dell'insieme di tutte loro.

Perciò, come leggiamo in questi versetti di San Paolo, un'intelligenza verginale, non "trattiene" mai per sé una conoscenza disinteressata e, pertanto, non rifiutta gli insegnamenti nati dalle realtà create, percorrendo le strade nella ricerca di Dio, qualora non Lo avesse già trovato. E anche in questo caso, crescera in essa, il desiderio di rincontrarLo ancora di più. Ecco, naturalmente parlando, un'intelligenza casta. In questo cammino della scoperta di Dio, questa intelligenza, in Lui riposerà, contemplando i Suoi splendori nella Sua opera, con totale apertura, senza alcuna resistenza, o perfino reticenza, con integrità, sottomissione alla realtà che conduce al divino, e nella più perfetta lealtà.

Abbiamo discusso finora sulla castità dell'intelligenza. Avrà essa un qualche rapporto con la virtù della castità propriamente detta? Per capire a fondo questa questione, basterà osservare i commenti del Reverendissimo P. Garrigou-Lagrange, OP, nella sua eccellente opera: Las tres edades de la vida interior: 4

Del mismo modo, por la pureza hácese el alma luminosa "Bienaventurados los limpios de corazón, porque ellos verán a Dios". El águila de los Evangelistas fué virgen y lo mismo S. Pablo. El más grande de los teólogos, S. Tomás, quedó exento, a los diez y seis años, de toda tentación carnal, para dedicar su vida entera a la contemplación de las cosas divinas y darlas a conocer a los demás.

La pureza perfecta fué concedida a veces a las vírgenes cristianas, como a santa Catalina de Alejandría y Catalina de Sena, junto con una sobrenatural penetración que en cierto modo les permitió ver ya en la tierra la hermosura de Dios, la sublime armonía de las divinas perfecciones, tan diversas en apariencia, como su infinita justicia y la ternura de su misericordia. Estas vírgenes cristianas nunca ven en la voluntad de Dios decisiones arbitrarias; jamás discuten acerca de los misterios de la infalible Providência y la predestinación, y si alguna vez tocan estas cuestiones es para decir la frase justa, llena de espíritu de fe.

Tal clarividencia, nacida del puro amor, permitió a ciertos contemplativos y a vírgenes cristianas desprovistas de cultura teológica escribir inolvidables páginas sobre hermosura espiritual de la fisonomía de Cristo, y acerca del secreto que en él hace compatibles la fortaleza más heroica y la más tierna compasión, la extrema tristeza y la más elevada serenidad, las supremas exigencias de la justicia y los inagotables tesoros de su misericordia. Muy alta sabiduria es conocer qué cosas se pueden expresar y cuáles son inenarrables; misterios que requieren el silencio de la adoración. [...]

Se comprende por lo dicho que esta virtud de castidad, bien comprendida y cuidadosamente practicada, es un excelente medio para disponer las almas a la gracia de la contemplación, que procede de la fe viva, ilustrada por los dones. Y aquí comienza a realizarse la promesa: "Bienaventurados los limpios de corazón, porque ellos verán a Dios". El alma verdaderamente pura empieza en cierto modo a ver a Dios, en la oración, uniéndose más íntimamente al santo sacrificio de la missa, en la consagración y en la comunión.

Comienza asimismo a contemplar la divina Providencia en los acontecimientos de la vida, porque "todo contribuye al bien de los que aman al Señor" (Rm 8, 28) y perseveran en este amor. Y en fin, si el alma no se separa de este camino, comienza a ver a Dios en las almas de sus semejantes; y empieza poco a poco, a descubrir, a través de un velo opaco y burdo, almas santas y luminosas que son más agradables a Dios que lo que uno hubiera podido imaginar.

Para llegar a esa visión de Dios en las almas, preciso es merecerlo y conseguir estar dotado de muy particular penetración, que sólo se obtiene por el desasimiento de sí propio y un amor de Dios más y más puro y ferviente que nos permita descubrir en él a los que le aman, a aquellos de quienes tanto bien podemos recibir, y a quienes a la vez podemos dar por amor de Dios.

Le barriere delle contingenze e il soccorso della fede

Tuttavia, non possiamo ignorare i fattori contrari a questo processo, date le contingenze della nostra decaduta natura. Le perturbanti inquietazioni dello spirito, le esitazioni, i soggettivismi, le deviazioni intellettuali di ogni epoca, dei vari luoghi, ecc. Per dissipare questi veli mutevoli dell'errore che non poche volte si ingrossano per obnubilare la nostra intelligenza arrivando a consolidarsi come un guscio di tenebre, vi è, in maniera speciale, la Rivelazione.

Essa proietta un'inconfondibile luce di chiaroveggenza sull'intellletto umano, impedendo che esso sia circondato dalle ombre degli equivoci. Ecco il ruolo fondamentale della fede: conferire la pienezza della castità a questa nobile facoltà. È incompleto, limitato e insufficiente, la conoscenza umana di Dio, del proprio uomo e della crazione, senza l'apporto della virtù della Fede.

Il fine ultimo dell'universo ha un'impronta soprannaturale Per di più - e qui vi è un punto di capitale importanza - l'universo è sorto dal nulla mediante il potere di Dio con una finalità di ordine soprannaturale. Quindi, senza alcuna intenzione di prescinderne, o anche di sostituire una spiegazione di carattere biologico, minerale o chimico, sull'esistenza del mondo, vi è un evidente prisma teologico in funzione del quale si deve considerarlo. Per capire meglio questa prospettiva, basterebbe ricordare ciò che ci insegna la Rivelazione e la Dottrina Cattolica sugli effetti del peccato originale e della propria Redenzione sull'universo.

L'armonia in cui si trovavano, stabilita grazie alla giustizia originale, è distrutta; il dominio delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è rotto (cf. Gn 3,7); l'unione tra l'uomo e la donna è sottomessa a tensioni (cf. Gn 3,11-13); i loro rapporti sono segnati dalla cupidigia e dalla dominazione (cf. Gn 3,16). L'armonia con la creazione è rotta: la creazione visibile diventa per l'uomo strana e ostile (Gn 3,17-19). A causa dell'uomo, la creazione è sottomessa alla "servitù della corruzione" (cf. Rm 8, 20). Infine, si realizzerà la conseguenza esplicitamente annunciata nel caso di disubbidienza (cf. Gn 2, 17): l'uomo "tornerà alla polvere da cui ha origine" (cf. Gn 3, 19). La morte entra nella Storia dell' umanità (cf. Rm 5, 12).

6 A partire dal primo peccato, una vera "invasione" del peccato inonda il mondo: il fratricidio commesso da Caino contro Abele (cf. Gn 4, 3-15); la corruzione universale come conseguenza del peccato (cf. Gn 6, 5.12; Rm 1, 18-32); nella storia di Israele, il peccato si manifesta frequentemente, e soprattutto, come una infedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della legge di Mosé; perfino dopo la Redenzione di Cristo, tra i cristiani, il peccato si manifesta in molte maniere (cf. 1 Cor 1, 6; Ap 2, 3).

La Scrittura e la Tradizione della Chiesa non smettono di ricordare la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo: "Quel che ci è espresso dalla Rivelazione divina è concorde con la propria esperienza. Poiché l'uomo, guardando il suo cuore, si scopre anche incline al male e immerso in molteplici mali che non possono venire dal suo Creatore, che è buono. Rifiutandosi molte volte di riconoscere Dio come il suo principio, l'uomo ha distrutto il dovuto ordine in relazione al fine ultimo e, allo stesso tempo, tutta la propria armonia con sé stesso, con gli altri uomini e con le cose create" (GS 13, 1).

7 L'attuale Catechismo della Dottrina Cattolica (CDC) tratta con dettaglio la robusta sovvrapposizione tra gli atti virtuosi - o i peccati - degli uomini e l'ordine dell'universo. 8 Persino San Tommaso d'Aquino ha discorso in modo meravilgioso sulla stessa tematica. 9 Trascriviamo, qui di seguito, i commenti pubblicati dalla BAC sulla questione 91 della Summa Teologica di San Tommaso d'Aquino, che, in modo molto sostanzioso e soddisfacente ci chiarisce questa materia:

 El mundo material sufrirá una profunda transformación después del último juicio. Es un hecho constatado muchas veces en la Escritura, y del que habla constantemente la tradición.

San Pablo habla del "tiempo de la restauración de todas las cosas", que llegará después que el mundo haya recibido a Cristo (Act. 3, 21). En una de sus epístolas describe minuciosamente esta restauración, y dice que se hará con el fuego purificador: ‘Pero vendrá el día del Señor como ladrón, y en él pasarán con estrépito los cielos; y los elementos, abrasados, se disolverán, y asimismo la tierra con las obras que en ella hay... Nosotros esperamos otros cielos nuevos y otra tierra nueva, en que tiene su morada la justicia, según la promesa del Señor' (2 Petr. 3, 10-13).

Y San Juan describe así este mundo beatífico: "Vi un cielo nuevo y una tierra nueva, porque el cielo primero y la tierra primera habían desaparecido, y el mar no existía ya. Y vi la ciudad santa, la nueva Jerusalén, que descendía del cielo, del lado de Dios, ataviada como una esposa que se engalana para su esposo. Oí una voz grande que del trono decía: He aquí el tabernáculo de Dios entre los hombres, y erigirá su tabernáculo entre ellos, y ellos serán su pueblo, y el mismo Dios será
con ellos" (Apoc. 21,1-5).

Las descripciones de la renovación y de lo renovado abundan en figuras. El fuego purificador, la ciudad engalanada, los hombres en cuyo reino viven Dios y la justicia, todo esto, según la tradición, es figura de un estado beatífico en el que el mundo material servirá de morada a los bienaventurados que gozarán de la visión de Dios. [...]

El mundo fue creado para el hombre; es morada digna suya. Durante el estado de inocencia habitó un lugar delicioso, el paraíso terrenal; luego siguió habitando un lugar que en ocasiones le resultaba hostil y en ocasiones le resultaba amigo; también su manera de vivir era mezcla de bien y de mal. Al fin de los tiempos, cuando viva una vida sobrenatural perfecta, habitará en una naturaleza renovada y totalmente benéfica para él. La vida sobrenatural perfecta no sólo la vivirá el alma, sino también el cuerpo. La bienaventuranza de éste parece pedir una estancia material digna. Esta estancia serán el nuevo cielo y la tierra nueva. [...]

El cristiano no sueña con un paraíso musulmán. La bienaventuranza del hombre está en Dios. Las demás cosas le dan sólo una bienaventuranza accidental, y sólo goza de ellas porque en ellas ve reflejada la gloria del Señor. 10

Il ruolo fondamentale delle Sacre Lettere e nello sviluppo della fede

Tornando alle considerazioni sulla Fede, arriviamo alla conclusione di quanto questa virtù ci faciliti la penetrazione oltre le soglie della nostra timida natura, e la presa di coscienza della profondità dei legami che uniscono l'universo a Dio. Il Creatore lo trascende infinitamente e, quindi, non vi è la più piccola confusione tra Lui e la creazione. Però, è Dio che mantiene le creature nell'essere, così come ciascuno dei loro elementi costitutivi, e addirittura, è la causa efficiente della santità che possa esistere in ognuna di loro. Per questo ci è necessario l'appoggio delle Sacre Lettere per perfezionare in noi il senso di Dio. In esse troveremo le verità chiaramente esposte con estremo fervore da Gesù Cristo, sulla vita intima di Dio, sugli attributi del Padre e dello Spirito Santo, ecc.

Così, la presenza di Dio e la propria azione divina, sia la permanente quanto l'attuale, su tutte le creature, saranno percepite - purché molte volte in mezzo a una certa penombra - da una Fede robusta e viva. E ciò consisterà, in certo modo, in alcuna partecipazione nella conoscenza che Dio ha su Sé stesso e sull'universo. Sarà la più elevata vita intellettuale, nella quale l'intensità di questa virtù teologale determinerà maggiore o minore penetrazione (e dominio) di questa, in quella.

La Fede, quindi, non costituisce un'intralcio alla cultura come erroneamente potrebbe sembrare a spiriti meno accorti. Al contrario, determinazione, certezza e sostanza sono conferite all'intelligenza che in essa si fondamenta. Essa rende divine le qualità umane, e non nuoce loro mai. E la nostra intelligenza, così divinizzata, passa a comprendere tutto sotto l'ottica di Dio. Lì vi sarà alloggiata la castità della nostra intelligenza che consisterà in un'integra lealtà dinnanzi alle realtà obiettive e del proprio Dio, il tutto analizzato conuna splendorosa chiarezza dovuta a maggiore o minore partecipazione nella conoscenza increata. Essa è un prezioso frutto della piena dedicazione della nostra intelligenza a Dio, frutto, a sua volta, della iniziativa di Dio di sceglierci e da parte nostra di prenderne possesso: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Giov 15, 16).

La vera saggezza

L'intellettualismo virtuoso, appoggiato alle Sacre Lettere e pervaso dalla Fede, in fondo è la vera saggezza. È a questo riguardo che Ernest Hello così si è espresso:

Existe una sabiduría inferior, que se atreve a usurpar el nombre de sabiduría, porque es tan limitada que no es capaz de comprender lo que le falta. La pequeñez de sus horizontes le comunica la triste prerrogativa de estar satisfecha de sí misma.

El misticismo es sabiduría muy diferente; es la sabiduría de lo alto, que ve lo suficientemente lejos para darse cuenta de su limitada visión. La grandeza de la contemplación es el espejo sin mancha en el que ve su insuficiencia. La inmensidad de los lugares donde habita comunícale el excelso don del soberano desprecio de sí misma.

Con este menosprecio, su grandeza va en aumento, y con su grandeza aumenta su bondad.

La etérea majestad de la abrasada contemplación de un Ruysbroek es más fecunda que las entrañas de la tierra, más apacible que la respiración de un niño dormido. Un carácter especial del esplendor cristiano y católico, es que la práctica le sigue, como la sombra sigue al cuerpo. Cuanto el misterio es más inexcrutable, más alta es la contemplación, y la mirada del contemplativo más profunda para sorprender en su abismo las humanas miserias, misericordiosa para invitar, mansa para llorar, ardiente para amar y tierna para prestar ayuda. 11

Dobbiamo, quindi, essere vigili per non abbracciare un intellettualismo irto, secco e strettamente astratto perché, siamo stati inseriti in Cristo "pieno di grazia e di verità" (Giov 1, 14). Non ci è permesso dimenticare che: "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto:proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Giov 1, 16-18).

Quindi, il cristianesimo non è una speculazione ardua, inanellata o anche essoterica. Al contrario, é nella sua essenza una vita che, in tutti i sensi, è grazia e, sotto un certo punto di vista, è anche verità, cioè, realtà sostanziale. La vita cristiana porta con sé una sete di conformità con il divino in contrapposizione a certi sistemi filosofici o teologici con poca o nessuna consistenza, e che si sviluppano ai margini, o nella completa ignoranza, dell'esistenza di Dio.

Questa vita, inoltre, è verità poiché suppone e ispira l'integrità e la rettitudine nel comportamento. [...] perché non siamo più bambini fluttuanti, e portati, qua e là da qualsiasi vento di dottrina, con la malignità degli uomini, con l'astuzia con cui conducono all'errore. Ma, praticando la verità nella carità, cresciamo in ogni cosa verso di Lui quello che è il capo, Cristo, di cui tutto il corpo coordinato e unito, per mezzo di tutte le giunture di comunicazione, secondo un'operazione proporzionata ad ogni membro, prende l'ingrandirsi del proprio corpo per la sua edificazione nella carità (che è anima di questo corpo o edificio spirituale) (Ef 4, 14-16).

Non si può concepire, quindi, una vita intellettuale separata dalla condotta tra le faccende della nostra esistenza terrena. Chi è battezzato e conoscitore della Rivelazione avrà per ideale il vivere secondo il reale divino e religioso, così come l'avverte l'apostolo:

" Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore..."(Ef 4, 17-19).

Lumen Veritatis

Le Sacre Scritture non poche volte mettono in risalto la figura della luce, specialmente il Nuovo Testamento. Anche qui, tale e quale il discorrere sulla verità, evita l'equivoco di focalizzare esclusivamente l'aspetto speculativo, per esempio: "Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente"(Ef 5, 8-11).

Non soltanto ai greci ma, anche ai romani ha raccomandato San Paolo questa inseparabile congiunzione di principi e di vita virtuosa, usando come didattica le figure della luce e delle tenebre: "La notte [dell'errore] è avanzata, il giorno [della nostra glorificazione] è vicino. Gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno...(Rm 13, 12-13). Non sarà mai troppo evidenziare la procedenza di questa luce che conferisce caratteristiche al comportamento nella vita cristiana.

Prima di illuminare le abitudini pervase di purezza e di santità, essa si trova ad illuminare lo spirito. Dall'autenticità e dalla robustezza della fede in Cristo, dipende l'elevazione dei costumi. Sappiamo quanto Lui sia luce, sia per la Sua Persona sia per la Sua missione. Ma, ci insegna la Rivelazione che, fin dall'eternità, Lui è sempre stato "Luce della Luce", prima di farsi Uomo per manifestare la Sua luce tra gli uomini: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l'hanno accolta.(Jo 1, 4-5).

Luce, vita, verità, grazia! Termini che si intrecciano e si interpenetrano, portandoci a una convinzione sulla fortissima reversibilità esistente tra di loro. E, infatti, sarà, da un lato, mal riuscito lo sforzo di erigere un'intellettualità cristiana estranea alla grazia, alla vita, ecc. Ma, d'altro canto, sarà il non voler contemplare la Luce di Cristo, il praticare i precetti morali nella verità e nella luce, escludendo totalmente l'elemento cognitivo. In questo caso, si starebbe abbracciando una sordità dinnanzi al messaggio portato da Lui: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato." (Giov 1, 18)

San Tommaso d'Aquino ci insegna il quanto sia insufficiente la nostra vita per vedere Dio:

È impossibile che Dio sia visto, sia attraverso il senso della visione, sia attraverso qualsiasi altro senso o potenza della parte sensitiva. Perché, tutta l'essenza di questo genere è un atto di un organo corporeo, come si dirà in seguito (a. 4; q. 78, a. 1). Ora, l'atto è proporzionato alla potenza a cui appartiene. Quindi, nessuna potenza sensibile può andare oltre gli esseri corporei. Ora, essendo dio incorporeo, come abbiamo già dimostrato (q. 3, a. 1), non può essere visto dal senso, né dall'immaginazione, ma soltanto dall'intelletto. 12

Bene, la Luce, che è Dio, viene a noi in maniera più accessibile, per mezzo dell'Umanità adorabilissima di Nostro Signore Gesù Cristo: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre "(Giov 14, 9). Così si presenta Lui per renderci possibile contemplare il Suo splendore, sia nello studio della Verità contenuta nella Rivelazione, che nella pietosa convivenza con la Bontà per mezzo della preghiera. È indispensabile fuggire dalle tenebre dell'errore e del peccato, rimanendo nella santità perché possiamo, in questa maniera, avere un sicuro accesso al vero sviluppo del nostro sapere.

Con assoluta ragione, affermava Paul Bourget: "Si deve vivere come si pensa, con il rischio di, presto o tardi, finire per pensare come si è vissuto". 13

Il mistero della Santissimo Trinità è la cosa principale della nostra Fede. Essenzialmente si concentra in un mistero di conoscenza e di amore. Il primo precede il secondo, non per anteriorità di tempo ma, per pura logica. Dinnanzi a ciò, possiamo affermare che la prima attività di Dio è quella di conoscere. Il figlio è generato dal Padre per mezzo della conoscenza. Gesú Cristo, il Figlio di Dio incarnato, ci rivela alcune meraviglie di questa intima conoscenza nel seno della Trinità Santissima: "Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio" (Mt 11, 27) «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa" (Giov 5, 19-20).

Chi ci rivelerebbe il Padre meglio di Gesù, Suo Unigenito? Lui ci rende possibile penetrare nei segreti della vita intima di Dio, attraverso questa virtù teologale, non come nell'enunciato di un teorema astratto, ma in modo totalmente divino e soprannaturale: "Ora vediamo [Dio] come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora [Lo] vedremo a faccia a faccia.

Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto" (1 Cor 13, 12-13).
È per questa stessa virtù che crediamo nella Rivelazione sulla procedenza, per via dell'amore, della terza persona, lo Spirito Santo. E, inoltre, ci permette di raggiungere tutti i misteri della salvezza. Naturalmente , l'intelligenza umana conosce tutto in funzione delle "ragioni eterne" e nella misura in cui è legata ad esse:

Como se dice que vemos los colores en el sol o por él, asi también hay que decir que el alma humana conoce intelectualmente todas las cosas en las razones eternas, y conoce en la medida que participa de ellas. La luz natural de la inteligencia que reside en nosotros, es, en efecto, como una similitud participada de la luz increada que contiene las razones eternas de las cosas". 14

Ora, qui si capisce meglio il grande ruolo svolto dallo Spirito Santo non soltanto nell'infusione, ma anche nella propria attuazione e nello sviluppo delle virtù e dei doni nella nostra vita intellettuale. E anche quelle e quelli che appartengono più direttamente appartengono alla volontà che non all'intelligenza come è, per esempio, il caso della virtù teologale della speranza.

Por otra parte, "la esperanza es la expectación cierta de la futura bienaventuranza", como dice el Maestro de las Sentencias. Lo cual se puede tomar en el sentido que dice el Apóstol: "Sé a quién me he confiado y estoy cierto que es poderoso para guardar mi depósito".

Respuesta. La certeza puede encontrarse de dos maneras: esencialmente y por participación. Esencialmente se encuentra en la facultad cognoscitiva, y por participación en todo aquello que es movido infaliblemente a su fin por ella. En este sentido se dice que la naturaleza obra ciertamente, como movida con certeza por el entendimiento divino, que mueve todo a su fin. Y también que las virtudes morales, obran con más certeza que el arte, en cuanto que son movidas por la razón a sus actos al modo de la naturaleza. Y así también tiende la esperanza con certidumbre a su fin, como participando de la certeza de la fe, que está en la potencia cognoscitiva. 15

Per questa ragione, San Bernardo di Chiaravalle arriva a conferire alla vita intellettuale un carattere apostolico o di edificazione personale:

Vi sono infatti coloro che vogliono sapere soltanto per sapere: ed è una turpe curiosità. E vi sono di quelli che vogliono sapere per essere conosciuti: ed è turpe vanità [...]. Così vi sono coloro che vogliono sapere per vendere la loro scienza, o per procurarsi denaro od onori: ed è un turpe guadagno. Ma vi sono anche quelli che vogliono sapere per edificare: e questa è carità. E vi sono ancora altri che vogliono sapere per edificarsi: e questa è prudenza. 16

Note:

1) L'autore è sacerdote, ha la Licenza in Diritto Canonico presso il PISDC di Rio de Janeiro, ha ottenuto il titolo di Dottore Honoris Causa presso il Centro Universitario Italo-Brasiliano, è fondatore e Superiore Generale degli Araldi del Vangelo, fondatore e Superiore Generale della Società Clericale di Vita Apostolica Virgo Flos Carmeli e fondatore della Società di Vita Apostolica Femminile Regina Virginum; è membro della Società Internazionale San Tommaso d'Aquino (SITA) e fondatore di questa rivista.
2) È necessario interagire e agire in virtù conseguenza della consocenza che l'uomo ha di Dio e della Sua natura attraverso l'opera della creazione, viceversa, questa conoscenza rimane rinchiusa nella malvagità del peccato originale, in cui tutti noi siamo nati. Un volta trattenuta questa "verità di Dio", la conoscenza passa a essere inattiva.
3) "Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé..." (Dei Verbum, 3 - Concílio Vaticano II).
4) DEDEBEC. Ediciones Desclée, De Brouwer, Buenos Aires, p. 664, 665, 667 e 668.
5) Cf. Catecismo Igreja Católica N.º 1250; Vedere S.T. II-II q. 163-164; I-II q. 82 a. 3 sol. 3.
6) Catecismo da Doutrina Católica 400.
7) Idem 401.
8) Cf. CDC, nos 1042, 1043, 1044, 1045, 1046, 1047, 1048, 1049 e 1050.
9) Cf. S.T. - Supl. q. 91, a.3 - ad 3, 1.
10) S.T. Introduzione alla q. 91.
11) HELLO, Ernest. Introducción a la traducción de Oeuvres choisies de Ruysbroek l´admirable.
12) S.T. I-I 12
13) Le Démon du Midi. Librairie Plon, Paris, 1914, vol. II, p. 375, traduzione dell'autore.
14) S. T. I, q. 84, a. 5.
15) S.T. II-II, q. 18, a. 4
16) CHIARAVALLE, Bernardo di. Sermoni sul Cantico dei cantici, Sermone XXXVI, 3, p. 413ss

(Rivista Lumen Veritatis, Luglio/Settembre 2008, n. 4. P. 9 alla 21)

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