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Voce del Papa

La vita interiore del ministro ordinato

Pubblicato 2017/02/16
Autore : Redazione

Può essere necessario che il pastore si occupi delle faccende temporali, ma non deve mai cercarle con passione, per evitare che esse lo trascinino dalle regioni celesti giù nei profondi abissi.

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Può essere necessario che il pastore si occupi delle faccende temporali, ma non deve mai cercarle con passione, per evitare che esse lo trascinino dalle regioni celesti giù nei profondi abissi.

Il pastore non deve lasciarsi assorbire dalle occupazioni esterne al punto da ridurre la sua sollecitudine per la vita interiore, né deve permettere che questa sollecitudine lo conduca a trascurare di provvedere alle necessità esteriori. Le faccende temporali non possono indurlo a trascurare la vita spirituale, né la dedizione esclusiva a questa pregiudicare i doveri verso il prossimo.

San Gregorio Magno.jpgSe la testa è malata, sarà inutile il vigore delle membra

Tuttavia, accade frequentemente che certi pastori, sembrando dimenticare che hanno ricevuto la loro alta missione per il bene delle anime, si dedichino interamente alle occupazioni temporali. Quando queste si presentano, esultano a potersi occupare di loro; quando mancano, sospirano giorno e notte per loro, nell’agitazione del loro tumultuoso ardore. E quando occasionalmente restano inattivi e possono riposare, questi momenti di riposo li stancano ancora di più. Sentono gioia per essere sovraccaricati di lavori e considerano un supplizio il fatto di non essere assorbiti dalle imprese temporali. Succede così che, ponendo la loro gioia nell’essere schiacciati dalle inquietudini mondane, ignorano i beni interiori che dovevano insegnare agli altri. Di qui risulta forzosamente la languidezza della vita spirituale dei loro fedeli, perché, anche se questi manifestano desideri di progredire spiritualmente, inciamperanno contro l’esempio del loro pastore, come contro un ostacolo lungo il cammino. Infatti quando la testa è malata è inutile il vigore delle membra, e invano un esercito inseguirà coraggiosamente il nemico se per colpa del suo comandante segue una pista falsa. Nessuna esortazione sarà capace di elevare le anime, nessun severo ammonimento reprimerà i loro errori, perché fin tanto che la guida delle anime eserciterà incarichi di giudice secolare, non si preoccuperà di custodire il gregge a lui affidato. I suoi fedeli rimarranno privi della luce della verità, poiché, se le attività terrene occupano lo spirito del pastore, la polvere sollevata dal vento della tentazione accecherà gli occhi della loro chiesa.

Compete ai fedeli la gestione delle cose meno elevate

Il Redentore del genere umano, ci ammonisce contro l’ingordigia del ventre dicendo: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze”. E subito dopo aggiunge: “e affanni della vita” (Lc 21, 34a). L’ammonimento si conclude con una minaccia – “quel giorno non vi piombi addosso improvviso” (Lc 21, 34b) – il cui arrivo repentino è annunciato in seguito: “come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra” (Lc 21, 35). E in un altro passo Cristo ammonisce: “Nessun servo può servire a due padroni” (Lc 16, 13). Per questo motivo Paolo cerca di allontanare le menti dei religiosi dal contatto col mondo più con minacce che con le suppliche, affermando che “Nessuno però, quando presta servizio militare, s’intralcia nelle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che l’ha arruolato” (II Tim 2, 4). Prescrive, pertanto, ai pastori di mettere da parte qualsiasi altro interesse spurio, e indica loro come devono comportarsi a questo proposito: “Se dunque avete liti per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente senza autorità nella Chiesa” (I Cor 6, 4). Cioè, devono riservare i compiti temporali a quelli meno ricchi di beni spirituali. O, in altre parole, quelli che non sono capaci di penetrare i segreti dell’anima, si occupino delle questioni esteriori indispensabili. Mosè, uomo che parlava con Dio, è severamente rimproverato da Ietro, uno straniero, perché sprecava inutilmente le sue forze occupandosi delle  faccende terrene del popolo. Costui gli consiglia di scegliere altri a dirimere le liti a suo nome, per poter egli stesso dedicarsi con maggior libertà a meditare sui misteri del mondo spirituale e poterli così insegnare al popolo. Pertanto tocca ai sudditi svolgere le attività di grado inferiore, e ai pastori delle anime meditare le verità somme, affinché gli occhi, destinati a discernere il cammino, non siano offuscati dalla polvere del suolo. Tutti coloro che presiedono sono capo dei sudditi, e senza alcun dubbio è il capo che deve provvedere dall’alto a che i piedi siano in grado di percorrere la via diritta. Infatti se il capo si china verso terra, obbligando il corpo a curvarsi, i piedi saranno impediti di avanzare con regolarità a ogni passo.

L’oro si avvilisce con la pratica di attività mondane

Ma con quale disposizione interiore colui che è preposto alle anime esercita sugli altri la dignità pastorale se lui stesso è preso dalle attività terrene che dovrebbe rimproverare negli altri? È per questo che il Signore, nell’ira della giusta retribuzione, fa questa minaccia per mezzo del profeta dicendo: “Il popolo e il sacerdote avranno la stessa sorte” (Os 4, 9). E il sacerdote è come il popolo quando colui cui si affida un ministero spirituale compie esattamente le stesse azioni cui si dedicano gli uomini pieni di tendenze carnali. Tale disordine, il profeta Geremia lo deplora con grande dolore, e dichiara profeticamente, considerando la distruzione del Tempio: “Ah! come si è annerito l’oro, si è alterato l’oro migliore. Sono disperse le pietre sante all’angolo di ogni strada.” (Lam 4, 1). Che cosa si intende infatti con oro, che è il metallo più prezioso di tutti, se non l’eccellenza della santità? Che cosa si esprime con “splendida lucentezza” se non la riverenza che ispira la dignità religiosa amabile pietre del Santuario”, se non le persone insignite di ordini sacri? Che cosa si raffigura col vocabolo “piazza” se non la larghezza della vita presente? Infatti nella lingua greca la larghezza è detta platos ed è certo per la larghezza che le piazze sono chiamate così. Inoltre, la Verità in persona ha dichiarato: “Larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione” (Mt 7, 13). L’oro pertanto annerisce quando la vita che deve essere santa si contamina con attività mondane. Esso perde il suo splendore quando diminuisce la stima manifestata a certi uomini che fino ad allora si erano ritenuti virtuosi. Infatti, quando qualcuno, chiunque sia, lascia il costume di una vita santa e adotta il modo di agire delle persone mondane, la riverenza che egli ispirava, cede il posto al disprezzo, impallidisce agli occhi degli uomini come la vivezza di un colore alterato impallidisce agli occhi degli uomini. a tutti? Che cosa significano “le 

Le pietre giacciono sparse negli angoli delle piazze

E anche le pietre del santuario vengono sparse nelle piazze quando coloro, che per il decoro della Chiesa avrebbero dovuto attendere solo ai misteri dello spirito, come nel segreto del Tabernacolo, vagano invece fuori, sulle larghe vie degli affari mondani. In effetti, le pietre del santuario erano fatte per comparire nell’interno del Santo dei Santi sulla veste del sommo sacerdote. Così, quando i ministri della religione non sanno stimolare, con il loro buon esempio, i fedeli a onorare il loro Redentore, non si vedono più sopra gli ornamenti del pontefice le pietre del Santuario. Queste pietre giacciono infatti sparse sulle piazze quando i ministri che portano gli ordini sacri, dediti al rilassamento dei piaceri, sono tutti presi dagli affari terreni. E occorre notare che il profeta non dice che sono sparse “nelle piazze”, ma “in tutti i canti delle piazze”, poiché i pastori mentre si occupano delle cose del mondo vogliono apparire come perfetti; e sebbene, trascinati dalla sensualità, percorrano le larghe vie, cercano di rimanere negli angoli delle piazze, per ricevere gli onori tributati alla santità. Del resto possiamo anche intendere senza difficoltà che le “pietre del santuario” siano invece quelle medesime con cui il Santuario era stato costruito. In questo caso, tali pietre giacciono disperse negli angoli delle piazze quando gli uomini insigniti degli ordini sacri ardono dal desiderio di consacrarsi alle attività mondane, mentre prima sembrava che il loro onore avesse origine nella loro sublime vocazione. Per esigenze di carità, può eventualmente essere necessario che il pastore si occupi delle faccende temporali, ma non deve mai cercarle con passione, per evitare che esse, sovraccaricando l’animo di chi le ama in tal modo, lo trascinino dalle regioni celesti giù nei profondi abissi. San Gregorio Magno. Regola Pastorale, II, 7 (estratto) - (Rivista Araldi del Vangelo, Novembre/2016, n. 162, pp. 6-7)

 

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