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Catechismo

Il castigo e la riparazione

Pubblicato 2016/10/06
Autore : Gaudium Press

Il popolo eletto aveva prevaricato adorando falsi dei e relativizzando la nozione di bene e male, di verità ed errore. Sofonia lo ammonisce con dure parole e annuncia terribili castighi. E oggi, che cosa ci direbbe il profeta?

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Il popolo eletto aveva prevaricato adorando falsi dei e relativizzando la nozione di bene e male, di verità ed errore. Sofonia lo ammonisce con dure parole e annuncia terribili castighi. E oggi, che cosa ci direbbe il profeta?

Diac. Thiago de Oliveira Geraldo, EP

L'VIII secolo a.C. era stato l’età d’oro delle profezie dell’Antico Testamento. In quel secolo agirono, tra gli altri, Amos, Osea, Michea e, soprattutto, Isaia il grande annunciatore della venuta del Messia.

Idolatria di Manasse.jpg
Idolatria di Manasse, di Otto Elliger Incisione dal libro
“Historie des Ouden en Nieuwen Testaments”

Nella prima metà del VII secolo, però, gli oracoli divini smisero di guidare il popolo di Giuda. Durante il regno di Manasse (687-642 a.C.), subentrarono lunghi anni di silenzio profetico, in buona parte, causati dall’empietà del re, il quale versò “anche sangue innocente in grande quantità fino a riempirne Gerusalemme da un’estremità all’altra, oltre i peccati che aveva fatto commettere a Giuda, facendo ciò che è male agli occhi del Signore” (II Re 21, 16).

Nuova alleanza su nuovi fondamenti

Manasse diventò vassallo del re dell’Assiria. Comprò la tranquillità politica al prezzo dell’apostasia, introducendo culti agli astri nel Tempio e permettendo che la dea Astarte, figlia di Baal, vi facesse la sua dimora, come una specie di sposasorella del Dio vero.

Solo alla fine del VII secolo a.C. tornano a comparire profeti come Sofonia, Geremia e Abacuc. Al contrario dei loro predecessori, questo nuovo gruppo di uomini provvidenziali non si pone più l’obiettivo di esortare la nazione alla conversione per evitare il castigo. Nonostante gli ammonimenti divini, il pentimento del popolo nel suo insieme non era mai stato interamente sincero e duraturo. Non restava che salvare i salvabili. Questo è l’obiettivo dei profeti in questo contesto storico.

Come avevano anteriormente annunciato gli oracoli del Cielo, a cominciare da quelli di Amos, sarà sulla base di un “resto” che Dio promuoverà la restaurazione e compirà i suoi disegni al di là delle infedeltà del suo popolo. L’unica soluzione plausibile e durevole è la creazione di una nuova alleanza, stabilita su nuovi fondamenti. Agli uomini non basta più raddrizzare il cammino, hanno bisogno di trasformare radicalmente il loro modo di vivere. Questo cambiamento ora dev’essere molto più profondo.

Come un fiume impetuoso che precipita nell’abisso, alla maniera delle Cataratte dell’Iguaçu, saranno gli eventi che si sfogheranno su Gerusalemme: nuove guerre, nuove invasioni, distruzione del Tempio, nuovo sangue versato, nuova deportazione, come quella dal regno del nord, Israele.

Non c’è più speranza dal punto di vista umano. Il rimedio è espiare le proprie colpe con umiltà, ora individualmente, e non come nazione. Ognuno dovrà rispondere alla voce di Dio e dire sì a questo nuovo modo di essere, interamente conforme alla volontà divina.

Sergio Hollmann  
Profeta Sofonia ? Vetrata della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, Francia.jpg
Profeta Sofonia – Vetrata della
Cattedrale di Notre-Dame di
Parigi, Francia

Tra i profeti incaricati di questa nuova chiamata si trova Sofonia, che ha predicato negli anni 640-630 a.C., durante il regno di Giosia (640- 609 a.C.), re che tentò di fare una riforma religiosa nel paese negli anni 622-621 a.C., epoca in cui fu trovato il libro della Legge nel Tempio di Gerusalemme.

Sofonia (in ebraico: ????????? – Sefanyah) significa Yahweh custodisce, protegge. La sua predicazione si pone lo scopo, soprattutto, di descrivere la distruzione che Dio invierà e la situazione della città di Gerusalemme.

“Stenderò la mano su Giuda”

A volte, le grandi tempeste sono precedute dalla bonaccia: il vento cessa, gli uccelli smettono i loro canti e le fiere si rifugiano nelle tane. Tranquillità? No, arriverà una tormenta! Gli equilibrati istinti degli animali li portano a presentire i fenomeni della natura e prepararsi per gli eventi. Forse anche gli esseri umani potrebbero farlo, in rapporto alla volontà divina…

Così Sofonia annuncia il messaggio dell’Altissimo: “Tutto farò sparire dalla terra. Oracolo del Signore. Distruggerò uomini e bestie; sterminerò gli uccelli del cielo e i pesci del mare, abbatterò gli empi; sterminerò l’uomo dalla terra. Oracolo del Signore.” (Sof 1, 2-3).

Ma contro chi parla il profeta? Chi è la causa di tanta indignazione da parte di Dio? Sono i suoi stessi figli, il popolo eletto! “Stenderò la mano su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme” (1, 4a), echeggia il grido divino.

Popolo figlio di Abramo e dei patriarchi, popolo guidato da Mosè nel deserto e introdotto nella Terra Promessa da Giosuè, popolo accompagnato da Dio come un amico, qual sarà stato il suo errore?

Il vaticinio di Sofonia lo rivela: “Sterminerò da questo luogo gli avanzi di Baal e il nome stesso dei suoi falsi sacerdoti; quelli che sui tetti si prostrano davanti alla milizia celeste e quelli che si prostrano davanti al Signore, e poi giurano per Milcom; quelli che si allontanano dal seguire il Signore, che non lo cercano, né si curano di lui” (1, 4b-6).

Se c’è un popolo che non poteva deviare dal vero cammino, questo era il popolo eletto, amato particolarmente da Dio. Non c’è dubbio che l’ingratitudine del figlio prediletto ferisce più dell’offesa di mille nemici.

Bonaccia prima della tempesta

Baal era il dio del vento e della tempesta, relazionato, di conseguenza, alla fertilità della terra.

Giudizio Universale – Cattedrale di Salamanca, Spagna
Giudizio Universale ? Cattedrale di Salamanca, Spagna.jpg

Un inno ispirato sulla profezia di Sofonia

Dies iræ, dies illa

1. Dies iræ, dies illa, solvet sæclum in favilla: teste David cum Sibylla.
2. Quantus tremor est futurus, quando Iudex est venturus, cuncta stricte discussurus!
3. Tuba mirum spargens sonum, per sepulcra regionum, coget omnes ante thronum.
4. Mors stupebit, et natura, cum resurget creatura, iudicanti responsura.
5. Liber scriptus proferetur, in quo totum continetur, unde mundus iudicetur. 6. Iudex ergo cum sedebit, quidquid latet, apparebit: nil inultum remanebit.
7. Quid sum miser tunc dicturus? Quem patronum rogaturus, cum vix iustus sit securus?
8. Rex tremendæ maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.
9. Recordare, Iesu pie, quod sum causa tuæ viæ: ne me perdas illa die.
10. Quærens me, sedisti lassus: redemisti Crucem Giorno d’ira, quel giorno si dissolverà il mondo nelle fiamme  come predissero Davide e la Sibilla. Quanto sarà il timore quando il Giudice starà per venire a giudicare ogni cosa!
La tromba che sparge il suono straordinario per i sepolcri delle regioni spinge tutti davanti al trono. Si stupiranno la morte e la natura quando risorgerà la creatura per rispondere a colui che giudica. Sarà annunciato il libro scritto in cui tutto è contenuto, da cui il mondo sarà giudicato. Quando siederà il Giudice, ciò che è nascosto sarà rivelato: nulla rimarrà impunito.Cosa dirò allora io misero? A quale difensore mi appellerò, se a stento il giusto sarà salvo?
Re di tremenda maestà, che ci salvi gratuitamente, salva me, fonte di pietà. Ricordati Gesù pio, che sono la causa della tua venuta, affinché non mi perda nell’ultimo giorno. Cercando me ti sedesti stanco, mi hai redento passus: tantus labor non sit cassus.
11. Iuste Iudex ultionis, donum fac remissionis ante diem rationis.
12. Ingemisco, tamquam reus: culpa rubet vultus meus: supplicanti parce, Dio.
13. Qui Mariam absolvisti, et latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti.
14. Preces meæ non sunt dignæ: sed tu bonus fac benigne, ne perenni cremer igne.
15. Inter oves locum præsta, et ab hædis me sequestra, statuens in parte dextra.
16. Confutatis maledictis, flammis acribus addictis, voca me cum benedictis.
17. Oro supplex et acclinis, cor contritum quasi cinis, gere curam mei finis.
18. Lacrimosa dies illa, qua resurget ex favilla iudicandus homo reus: huic ergo parce, Dio.
19. Pie Iesu Domine, dona eis requiem. Amen. soffrendo sulla croce, tanta sofferenza non sia vana. Giusto giudice punitore donami il tuo perdono, prima del giorno del giudizio. Mi dispero in quanto reo, il mio volto arrossisce per
la colpa, pietà, o Dio, per chi supplica. Tu che hai assolto Maria Maddalena e hai esaudito il ladrone, anche a me hai
dato la speranza. Le mie preghiere non sono degne, ma tu, buono, fa’ benignamente che io non bruci nel fuoco  terno. Concedimi un posto tra gli agnelli e separami dai capri mettendomi alla tua destra. Sono confusi i maledetti, gettati nelle aspre fiamme, chiamami tra i benedetti. Prego supplice e sottomesso, con il cuore contrito come la  cenere, abbi cura del mio destino. Lacrimoso quel giorno, quando risorgerà dalle fiamme l’uomo colpevole da  giudicare. Perciò quindi pietà o Dio. Pio Gesù Signore, dona a loro la pace. Amen.1

All’epoca di Sofonia, il suo culto aveva gettato radici tra i giudei. La profezia dichiara che i sacerdoti di Baal si mescolavano con i sacerdoti del Dio vero, sicuramente persino nel culto del Tempio.

Se questo non bastasse, il popolo eletto cominciò ad adorare gli astri, mere creature di Dio, dimenticandosi di Colui che le ha create…

Ora, parlando del mondo, Sant’Agostino indica l’equilibrio che dobbiamo avere per quanto concerne la creazione: “Dio non ti proibisce di amare queste cose, ma ti proibisce di amarle fino al punto di cercare in loro la tua felicità… Dio ti ha dato tutte queste cose. Ama Chi le ha fatte. Un bene maggiore è quello che Lui vuole darti, Se Stesso che ha fatto queste cose. Se, al contrario, tu ami queste cose, anche se fatte da Dio, e non ti curi del Creatore e ami il mondo, non sarà per caso giudicato adultero il tuo amore?”.2

La recriminazione di Sofonia si rivolge specialmente a coloro che vogliono fare un ponte sincretista, adorando Dio vero e giurando sul dio amonita Milcom, equivalente al Moloch dei moabiti.

Stele degli inizi del secondo millennio a.C. che rappresenta Baal come dio del tuono.jpg
Stele degli inizi del secondo millennio
a.C. che rappresenta Baal come
dio del tuono – Museo del
Louvre, Parigi

Gerusalemme ora non cerca il Signore. I suoi abitanti si sono allontanati dal vero Dio. Il risultato non avrebbe potuto essere se non quello annunciato da Sofonia: “Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino” (1, 7). Lo stesso Signore degli eserciti ha chiesto silenzio, è la bonaccia prima della tempesta. Che cosa ci aspetta?

La tromba che convocherà le anime

Il giorno del Signore era già stato annunciato in precedenti occasioni. Gli israeliti confidavano che fosse il giorno della vendetta di Dio contro le altre nazioni, che dava la supremazia al popolo eletto, ma già Amos aveva smentito questa visione: esso avrebbe dovuto essere un giorno di lutto per Israele, poiché se Dio vuole purificare l’umanità, dovrà cominciare dai suoi figli (cfr. Am 3, 14).

Sofonia è ancora più chiaro: “È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Una voce: Amaro è il giorno del Signore! anche un prode lo grida” (1, 14).

I versetti del profeta che seguono quello sopra citato hanno ispirato un autore del XIII secolo dell’Era Cristiana, amico, biografo e figlio spirituale di San Francesco d’Assisi, fra Tommaso da Celano, nella composizione dell’inno che più ci ricorda il Giudizio Universale: Dies iræ, dies illa – Quel giorno, giorno dell’ira.

La Chiesa, per secoli, l’ha incluso come sequenza nelle Messe da Requiem. Attualmente, esso appare soltanto nella Liturgia delle Ore, nell’ultima settimana prima dell’Avvento, diviso in tre parti: nell’Inno dell’Ufficio delle Letture, i versetti 1-6; nell’Inno delle Lodi, i versetti 7-12; nell’Inno dei Vespri, i versetti 13-18, essendo cambiato il versetto 19 del Dies iræ con una dossologia in onore della Santissima Trinità.

L’impressionante descrizione dell’ultimo tocco di tromba che convoca le anime a comparire davanti al trono di Dio ha ispirato capolavori di compositori come Wolfgang Amadeus Mozart o Giuseppe Verdi nelle Messe da Requiem da loro composte.

Questi sono i versetti ispiratori di tutte queste opere: “Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo” (Sof 1, 15-16).

Dinanzi a Dio non ci sono maschere

Come intendere quello che il profeta vuol dire con fortezze e torri d’angolo? Si riferiscono a qualcosa di specifico?

Sì, ci dirà San Gregorio Magno. Le fortezze sono le anime sospettose, perché si circondano di una falsa difesa quando sono rimproverate e non si lasciano raggiungere dalla verità. Per torri d’angolo dobbiamo intendere la doppiezza dell’anima bugiarda, come le torri di una muraglia che hanno anche loro due lati.

Davanti a Dio non ci sono maschere, nulla è nascosto, come ricorderà sempre San Gregorio: “Pertanto, viene il giorno del Signore, giorno pieno di vendetta e di ira contro le città fortificate e contro le torri angolari, perché l’ira del Giudizio Finale distrugge i cuori umani che si sono chiusi alla verità, e rivela quelli che sono avvolti nella duplicità. Allora, cadono le città fortificate, perché Dio condanna le anime sospettose; e si fanno crollare le torri angolari, perché i cuori che s’insuperbiscono con la prudenza della menzogna cadono per terra con la sentenza della giustizia”.3

Forse la sentenza divina suona troppo dura, ma non dimentichiamoci che i decreti divini sono sempre giusti: “Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perché han peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e le loro viscere come escrementi. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli”. Nel giorno dell’ira del Signore e al fuoco della sua gelosia tutta la terra sarà consumata, poiché farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra” (Sof 1, 17-18).

The Yorck Project (PD)
La distruzione del Tempio di Gerusalemme, di Francesco Hayez Accademia di Venezia.jpg
La distruzione del Tempio di Gerusalemme, di Francesco
Hayez Accademia di Venezia

Accusa contro la Città Santa

Nel secondo capitolo del Libro di Sofonia, Dio annuncia il castigo per le nazioni che circondano Gerusalemme, marcando i quattro punti cardinali: Filistea a est, Moab e Amon a ovest, Etiopia a sud e Assiria a nord. E cos’è restato di queste nazioni? Che cosa è avanzato, anche, della grande Ninive, capitale dell’Assiria? È il messaggio che Dio vuole trasmettere al suo popolo…

La descrizione più terribile del profeta Sofonia è, comunque, quella riguardante la prevaricazione dei figli di Dio. Se fosse stata solamente una Ninive che si fosse sollevata contro di Lui, forse Dio lo avrebbe potuto sopportare, ma essere offeso dai suoi propri figli!

Ecco l’oracolo del profeta contro la Città Santa: “Guai alla città ribelle e contaminata, alla città prepotente! Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio” (3, 1-2).

A seguire viene la descrizione dei più importanti membri della società perversa: “I suoi capi in mezzo ad essa sono leoni ruggenti, i suoi giudici sono lupi della sera, che non hanno rosicchiato dal mattino. I suoi profeti sono boriosi, uomini fraudolenti. I suoi sacerdoti profanano le cose sacre, violano la legge” (3, 3-4).

Costoro avrebbero dovuto condurre il popolo sulla via del bene, e non lo hanno fatto. “Perciò aspettatemi - parola del Signore - quando mi leverò per accusare, perché ho decretato di adunare le genti, di convocare i regni, per riversare su di essi la mia collera, tutta la mia ira ardente: poiché dal fuoco della mia gelosia sarà consumata tutta la terra” (3, 8).

cui gli uomini cercarono di costruire una società lontana da Dio. E come sempre accade, ha finito per crollare.

Promessa di una nuova era

Anche quando il castigo è inevitabile, Dio, vinto dalla sua misericordia, finisce per dimenticare l’ingratitudine degli esseri umani. Per questo, subito dopo aver descritto il castigo, Sofonia esclama: “Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura” (3, 14- 15).

La profezia si conclude annunciando il ritorno dei figli di Dio dalla cattività di Babilonia, ma il suo messaggio si estende a tutti i popoli lungo la Storia. Dio vince sempre: quando castiga e quando perdona. E, fino a che non arriva la fine dei tempi, farà sempre nascere qualcosa di meglio e di più elevato ogni volta che gli uomini tenteranno di “distruggerLo”.

Gustavo Kralj
Mosaico del Cristo Pantocratore Cattedrale di Cefalù, Sicilia.jpg
Mosaico del Cristo Pantocratore Cattedrale di Cefalù, Sicilia

Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, non sarà mai sconfitto. Ma non lo sarà neppure la Chiesa, la vera Sion. Il Verbo di Dio “è l’armatura della benevolenza, la pace, la muraglia, quello che concede l’incorruttibilità, il donatore delle corone, colui che ha concluso la guerra degli assiri incorporei e ha sconfitto le insidie dei demoni”.4

Possiamo affermare, dunque, che, per umiliazione delle potenze infernali che combattono contro i buoni nel corso dei secoli, si adattano bene a Nostro Signore e alla sua Sposa Mistica le parole finali di Sofonia, che mostrano la protezione di Dio ai figli fedeli che hanno volto il loro cuore a Lui nel tempo della calamità e dell’apostasia: “Ecco, in quel tempo io sterminerò tutti i tuoi oppressori. Soccorrerò gli zoppicanti, radunerò i dispersi, li porrò in lode e fama dovunque sulla terra sono stati oggetto di vergogna. In quel tempo io vi guiderò, in quel tempo vi radunerò e vi darò fama e lode fra tutti i popoli della terra, quando, davanti ai vostri occhi, ristabilirò le vostre sorti, dice il Signore” (3, 19-20).

1 Testo latino tratto dalla Messa da Requiem, Messale Romano del 1962.
2 SANT’AGOSTINO. In I Epist. Ioannis, tr. 2, 11, apud SALGUERO, OP, José. Biblia Comentada. Epístolas católicas. Apocalipsis. Madrid: BAC, 1965, v.VII, p.208.
3 SAN GREGORIO MAGNO. La regla pastoral, 3, 11, apud FERREIRO, Alberto; ODEN, Thomas C. (Ed.). La Biblia comentada por los Padres de la Iglesia. Los doce profetas. Madrid: Ciudad Nueva, 2007, v.XVI, p.270.
4 SAN CIRILLO D’ALESSANDRIA. Comentario a Sofonías, 3, 14, apud FERREIRO; ODEN, op. cit., p.278.

(Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2016, n. 160, p. 16 - 21)

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