Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Santi »
Santi

La morte di un santo re

Pubblicato 2016/09/28
Autore : Redazione

Al momento di ingaggiare l’ultima e più importante battaglia della vita, San Fernando, il campione invitto di Cristo, diede un toccante esempio di umiltà e devozione.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Al momento di ingaggiare l’ultima e più importante battaglia della vita, San Fernando, il campione invitto di Cristo, diede un toccante esempio di umiltà e devozione.

Un manto di tristezza scendeva sulla città di Siviglia nel mese di maggio del 1252, mano a mano che si confermavano le voci che il re era stato colpito da una malattia mortale.

Nell’Alcázar Reale, Don Fernando III, Il Santo, re di Castiglia e Leon, giaceva nel letto di morte, circondato da tutti i dignitari della corte. Sentendo che era giunta l’ora di ingaggiare l’ultima e più importante battaglia della sua vita, volle dare loro l’esempio di umiltà e devozione indispensabile a tutti i cristiani e, soprattutto, ai governanti.

   Francisco Lecaros
San Fernando.jpg
San Fernando, Re - Cattedrale
di Siviglia, Spagna

Lasciò il sontuoso letto reale e si sdraiò per terra, su un cumulo di ceneri. Fece chiamare la regina e i figli, dai quali si congedò, dopo aver dato saggi consigli a ciascuno. Al giovane principe Alfonso, erede al trono, raccomandò: “Abbi timore di Dio e prendiLo sempre a testimone di tutte le tue azioni pubbliche e private, familiari e politiche”. In così poche parole, un perfetto piano di vita! D’altronde, il re santo insegnava al figlio la via che lui stesso aveva seguito.

Subito dopo, a tutti i presenti chiese perdono per qualche involontaria offesa che potesse aver fatto a uno di loro.

Entrarono allora i chierici, portando i Sacramenti per l’anima in procinto di comparire davanti al Giudice Supremo: l’Unzione degli Infermi e il Santo Viatico. Il re li accolse con dimostrazioni di intenso fervore. Dopo, alzando verso l’alto la candela accesa che teneva in una mano, la riverì come simbolo dello Spirito Santo e chiese ai chierici di intonare l’inno liturgico di lode a Dio: Te Deum laudamus. E partì così serenamente per ricevere in Cielo la ricompensa troppo grande (cfr. Gn 15, 1).

La notizia della sua morte sparse il pianto per le vie sivigliane e per tutti gli angoli del regno. Piangevano i guerrieri la perdita del valoroso comandante, mai sconfitto in combattimento. Piangeva il popolo per aver perso il padre previdente, protettore dei deboli e dei poveri. Gli uomini della Chiesa piangevano la scomparsa del campione della Fede. Tutti deploravano la morte del re saggio, del giudice giusto, dello sposo e padre esemplare, dell’uomo dalla vita personale inattaccabile.

Malato a morte, si dichiarava Cavaliere di Cristo, schiavo di Santa Maria, portastendardo di San Giacomo. Papa Gregorio IX lo proclamò Atleta di Cristo e Innocenzo IV gli diede il titolo di Campione invitto di Gesù Cristo.

Il santo re fu sepolto nella magnifica Cattedrale di Siviglia, rivestito, a sua richiesta, non con i ricchi abiti reali, ma con l’abito del Terzo Ordine di San Francesco. Si legge nel suo epitaffio questo significativo elogio: “Qui giace il più onorato Re Don Fernando, Signore di Castiglia e Toledo, di Leon, della Galizia, di Siviglia, Cordoba, Murcia e Jaen, il più leale, il più autentico, il più franco, il più valoroso, il più gentile, il più notevole, il più sofferto, il più umile, colui che più temeva Dio e più Gli prestava servizio”.

(Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2016, n. 160, p. 46 - 47)

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.