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Eucaristia

L’Eucaristia come Sacramento-Comunione

Pubblicato 2016/06/22
Autore : Don Alex Barbosa de Brito, EP

Quando ci comunichiamo, non siamo noi che assumiamo il Corpo e il Sangue di Cristo, ma noi siamo trasformati da Lui, che ci fa diventare, in un certo modo, il divino alimento che riceviamo.

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Le tre dimensioni dell’Eucaristia

Quando ci comunichiamo, non siamo noi che assumiamo il Corpo e il Sangue di Cristo, ma noi siamo trasformati da Lui, che ci fa diventare, in un certo modo, il divino alimento che riceviamo.

Don Alex Barbosa de Brito, EP

Un’epoca avvezza a velocità quasi illimitate va abituando i suoi figli alle informazioni brevi e sintetiche, nelle quali la riflessione salutare di un tempo perde terreno, lasciando molto spesso il posto a una sfrenata ansia di novità. Questo può rendere l’uomo propenso a vedere la sua fede scemare per la mancanza di approfondimento nella conoscenza delle realtà soprannaturali.

 Sergio Cespedes Rios
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L'Eucaristia rafforza i vincoli di unione tra coloro che sono fratelli in Cristo. Essa è "segno di unità".

Messa nella Basilica della Madonna del Rosario, presieduta
dal Nunzio Apostolico, Mons. Giovanni d'Aniello

Forse in questo modo si spiega la difficoltà ad affrontare, al giorno d’oggi, temi che dovrebbero essere molto conosciuti dai fedeli. E lo sono, ma in una forma così superficiale che quasi equivale a una completa ignoranza.

Una definizione in apparenza semplice

Se chiedessimo, per esempio, a un assiduo frequentatore della Chiesa, quali sono i benefici tratti da una Santa Messa, otterremmo una risposta soddisfacente? Si noti che ci stiamo riferendo a qualcosa di profondamente vincolato alla routine domenicale di un buon cristiano...

E se volessimo indagare riguardo al mistero della Sacra Eucaristia, quanti sarebbero nelle condizioni di esporci questa verità di Fede?

Una persona accorta dirà: “La risposta è nella Bibbia! L’Eucaristia è la ‘Cena del Signore’, istituita ‘nella notte in cui veniva tradito’ (I Cor 11, 23), secondo le parole dello stesso Salvatore: ‘Prendete e mangiate; questo è il mio corpo’ (Mt 26, 26), ‘che è per voi’ (I Cor 11, 24). E, prendendo il calice, lo passò ai discepoli dicendo loro: ‘Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.’ (Mt 26, 27- 28)”.

A prima vista, una risposta completa... Tuttavia, due millenni non sono bastati alla Chiesa Cattolica per estrarre tutti i tesori che questa definizione, apparentemente semplice, contiene. Solamente in essa, vediamo apparire le tre dimensioni del mistero eucaristico: “Prendete, mangiate”, Sacramento-Comunione; “questo è il mio Corpo”, Sacramento- Presenza; “che è per voi”, Sacramento-Sacrificio.1

Le tre dimensioni della Sacra Eucaristia

L’Eucaristia, infatti, potrebbe essere paragonata a un triangolo equilatero: se uno dei suoi lati fosse ampliato o diminuito, smetterebbe di essere equilatero. In modo analogo, bisogna che ci sia un equilibrio perfetto tra ognuno di questi tre aspetti del Sacramento dell’Eucaristia. Se uno di essi è enfatizzato eccessivamente a scapito degli altri, si corre il rischio che il Sacramento perda la sua identità.

Nel corso della Storia, la Santa Chiesa ritenne bene di sottolineare l’uno o l’altro aspetto della Sacra Eucaristia, sia per confutare eresie, sia per esaudire aneliti dei fedeli o convenienze pastorali, al fine di collocare nel debito equilibrio la dottrina riguardo a questa augustissima istituzione di Cristo. Si noti bene, la Chiesa ha evidenziato l’uno o l’altro aspetto, ma senza distorcere la realtà del Sacramento.

Di grande beneficio per la nostra virtù della fede sarà il soffermarci alcuni istanti su ciascuno di questi tre aspetti del Santissimo Sacramento. Cominciamo, allora, dal primo: l’Eucaristia in quanto Comunione, seguendo così l’ordine delle parole divine nel momento dell’istituzione “Prendete, mangiate”.

Trait d’union tra differenti nature

Quando parliamo di Comunione, ci viene in mente l’idea di refezione, unita a una convivenza stretta, familiare, amichevole, intorno ad una tavola imbandita con prelibatezze e carità fraterna. Propriamente un’agape. 2 A tavola, infatti, si recuperano le forze, ma anche solitamente si consolidano le amicizie, si rendono grazie per benefici ricevuti, si solidifica l’unione familiare e i destini dei popoli possono esser decisi.

Già nell’Antico Testamento si trovano passi eloquenti che mostrano questa intima relazione tra convivenza e alimento. Ricordiamoci della Pasqua ebraica, nella quale familiari e vicini convivevano con stranieri, sospendendo temporaneamente risse e disaccordi. Insieme mangiavano erbe amare in memoria del dolore passato, e pane azzimo, per ricordare la fretta dell’Esodo, occasione in cui non si ebbe il tempo di fermentare la massa del grano.

D’altra parte, Abramo arrivò a offrire pane per recuperare le forze, e un banchetto con profumo sacrificale, a tre misteriosi messaggeri celesti (cfr. Gen 18, 3-5). In un altro passo, un Angelo venne in soccorso dell’affaticato e focoso profeta del Carmelo, Elia, il quale recuperò le sue forze dopo aver mangiato il pane angelicale, cotto sotto le ceneri con delle braci ardenti, consegnato dal servitore angelico (cfr. II Re 19, 6).

Ed è curioso notare il sublime scambio: Angeli alimentati da uomini, uomini da Angeli, e il cibo che serviva da trait d’union tra nature tanto differenti… Che dire, allora, quando Dio stesso servì l’uomo col “pane del Cielo” (Es 16, 3), la manna, alimento che rinvigorì il popolo dell’Alleanza per quaranta anni, affinché sopportasse le asprezze e gli orrori della peregrinazione?

João Paulo Rodrigues
L?Eucaristia è ?banchetto pasquale in cui si riceve Cristo.jpg
L’Eucaristia è “banchetto pasquale in cui si riceve Cristo, l’anima
si riempie di grazia e ci è concesso il pegno della gloria futura”

Senza dubbio, questi episodi sono figure dell’Eucaristia,3 alimento della Nuova Alleanza, “vero Pane del Cielo” (Gv 6, 48), per mezzo del quale Egli Si dà in alimento agli uomini.

Vero alimento per il corpo e per l’anima

Il nostro Creatore ha voluto stabilire la nutrizione come mezzo di sostentamento per la vita della natura umana, ma ha voluto anche servirSene per essere immagine di qualcosa di molto superiore sul piano soprannaturale, la vita della grazia. Mentre l’alimento materiale dà vigore al corpo, ed esercita un ruolo fondamentale nella vita sociale, l’Eucaristia nutre l’anima ed è un mezzo insuperabile per convivere, su questa Terra, con Dio stesso e con i fratelli nella Fede.

L’Eucaristia è un alimento genuino, insegna Cristo nel Vangelo: “La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda” (Gv 6, 55). Pertanto, esercitano una certa azione in chi si comunica, in modo analogo a quanto avviene con l’alimento materiale. Tuttavia, è necessario distinguere gli effetti dell’uno e dell’altro.

Quando uno si serve dell’alimento materiale, questo è trasformato da chi lo ingerisce e diventa parte integrante del corpo di chi lo ha ricevuto. Come dice il detto popolare: “l’uomo è ciò che mangia”... Così, per esempio, se abbiamo bisogno di vitamina C, cerchiamo una dieta adeguata, dove non possono mancare arancia o acerola; o quando abbiamo necessità di ferro, ci procuriamo alimenti ricchi di questo elemento.

Effetto cristologico dell’Eucaristia

Tuttavia, quando ci comunichiamo col Corpo e il Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, poiché Egli è infinitamente superiore a noi, non siamo noi che Lo assumiamo, ma siamo trasformati da Lui, che giunge a renderci, in un certo modo, il divino alimento che riceviamo. Comunicandoci, possiamo comprendere meglio l’esclamazione dell’Apostolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).

È questo il primo effetto che in noi produce la Sacra Comunione, l’effetto cristologico, che forse è ciò che tocca più a fondo la nostra sensibilità: attraverso di essa Gesù assume la carne di chi riceve la sua! “Sono il pane dei forti; Cresci e Mi avrai. Tu non trasformerai Me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu a essere trasformato in Me”,4 insegna Sant’Agostino. E San Cirillo di Gerusalemme afferma: “voi siete diventati concorporei e consanguinei con Cristo”.5 Questa è, senza dubbio, l’unione più intima che i cristiani possano avere con Nostro Signore.

Mediante Cristo, ci uniamo tra noi

Il secondo effetto della Sacra Comunione nell’anima del comunicante è quello ecclesiologico: l’Eucaristia rafforza i vincoli di unione tra coloro che sono fratelli in Cristo. Essa è “segno di unità”. La stessa materia del Sacramento – pane e vino – è servita da ispirazione ai Padri della Chiesa per arrivare a questa conclusione: allo stesso modo in cui il pane è composto da molti chicchi di grano e il vino, da molti acini d’uva, così anche i cristiani, pur essendo molti e diversi, formano parte di un solo Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa Cattolica.

Padre Antonio Vieira, servendosi del passo del Vangelo che dice “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6, 56), commenta: “Se l’unione [con Cristo] fosse stata una soltanto, bastava dire: in me manet [permane in Me] o ego in illo [Io in lui]; ma dice in me manet, et ego in illo duplicemente, per significare le due unioni che opera quel mistero: un’unione immediata, con cui ci uniamo a Cristo, e un’altra unione mediata, con cui, mediante Cristo, ci uniamo tra noi”.6

Così, quando riceviamo la Sacra Comunione, con le dovute disposizioni d’animo, ci uniamo, in Cristo e nella Chiesa, a tutti coloro che degnamente ricevono il Santissimo Sacramento, sebbene siamo fisicamente distanti, poiché la vita della grazia ci fa rami della stessa vite (cfr. Gv 15, 5) e membri dello stesso Corpo, secondo le parole dell’Apostolo: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (I Cor 10, 16-17).

Essa è pegno della vita eterna

L’Eucaristia è, dunque, “sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, banchetto pasquale in cui si riceve Cristo, l’anima si riempie di grazia e ci è concesso il pegno della gloria futura”.7 È questo il terzo effetto che la Comunione produce in noi, chiamato escatologico, perché riguarda gli ultimi accadimenti dell’uomo: morte, giudizio, salvezza o condanna eterne.

 Francisco Lecaros  
Gesù non avrebbe potuto dire.jpg
Gesù non avrebbe potuto dire "questo è il mio
Corpo" o "questo è il calice del mio Sangue",
se non avesse ricevuto un corpo dalle
viscere della Vergine Maria

Cristo con l'Eucaristia - Museo di Arte
Religiosa, Puebla (Messico)

Pegno è la consegna di un oggetto come garanzia del compimento di una promessa fatta a qualcuno. Per esempio, quando si vuole un determinato prestito dalla banca, si può pignorare un gioiello. Dopo una valutazione del pezzo, si riceve una determinata somma, e l’istituzione finanziaria trattiene l’oggetto di valore, come segno di garanzia che si pagherà il prestito.

Ora, l’affermazione secondo cui l’Eucaristia è “pegno della vita eterna” comporta un significato di speranza: tutte le volte che ci comunichiamo, nelle dovute condizioni, riceviamo il pegno di superare il giudizio divino e ottenere la vita eterna, sostenuti dalla dichiarazione del Divino Maestro: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 54). Ma, per questo, la morte deve coglierci nelle disposizioni d’animo necessarie per essere atti a ricevere l’Eucaristia, in quest’ultimo momento, benché per desiderio.

La Santa Chiesa ha sempre incoraggiato i cristiani , in pericolo di morte, a ricevere la Sacra Comunione. 8 Sacramento che, in extremis, riceve il nome di Viatico. Era così che si chiamava l’alimento riservato per un viaggio lungo, e da qui deriva il nome di questa Comunione finale, amministrata a chi parte definitivamente verso la Patria Celeste.

Il III Concilio di Cartagine (397) proibì il costume diffuso tra alcuni cristiani, di collocare un’Ostia consacrata in bocca ai defunti, prima che fossero seppelliti. Con tale pratica, si credeva che i defunti avrebbero portato il pegno della salvezza eterna. Attitudine, senza dubbio, riprovevole e ingenua, poiché si trattava di cadaveri sprovvisti di anima. Tuttavia, essa non fa che rivelare quanto i cristiani avessero presente, già a quel tempo, il prezioso effetto escatologico della Comunione.

Ruolo della Santissima Vergine

Delineati alcuni tratti della prima dimensione dell’Eucaristia, lasciamo le altre due per articoli successivi. Ma soffermiamoci, prima di concludere, su un riferimento alla Madonna, poiché questo augustissimo Sacramento è, in qualche modo, “prolungamento dell’Incarnazione”. 9 Nell’Ultima Cena, Gesù non avrebbe potuto dire “questo è il mio Corpo” o “questo è il calice del mio Sangue”, se non avesse ricevuto un corpo dalle viscere della Vergine Maria. ConcependoLo fisicamente, la Madonna ha preparato e, un poco, anticipato la Sacra Comunione, tanto per aver contribuito alla realtà fisica dell’Uomo- Dio, quanto perché Egli ha abitato l’interno del suo chiostro verginale, per nove mesi.

Così, il nostro “amen!”, quando riceviamo la Sacra Comunione, sia anche un prolungamento della fede della Santissima Vergine, quando ha risposto “si faccia” all’appello dell’Angelo, col quale Le annunciava che Dio stesso sarebbe stato il frutto benedetto del suo ventre.

1 Cfr. SAN GIOVANNI PAOLO II. Redemptor hominis, n.20.
2 Agape (αγαπη), in greco, è l’amore stesso di Dio (I Gv 4, 8 – αγαπη του Τηεου). Nell’Eucaristia, “agape di Dio”, Egli “viene corporalmente a noi, per continuare la sua azione in noi e attraverso di noi” (BENEDETTO XVI. Deus caritas est, n.14).
3 Cfr. CCE 1094.
4 SANT’AGOSTINO. Confessionum. L.VII, c.10, n.16: ML 32, 742.
5 SAN CIRILLO DI GERUSALEMME. Catechesis Mystagogica IV, n.1: MG 33, 1098.
6 VIEIRA, SJ, Antonio. Sermone del Santissimo Sacramento. In Santa Engrazia, anno 1662. In: Sermoni. Lisbona: Miguel Deslandes, 1692, vol.VII, p.97.
7 CONCILIO VATICANO II. Sacrosanctum Concilium, n.47.
8 Cfr. CIC 921.
9 SAN GIOVANNI PAOLO II. Ecclesia de Eucharistia, n.55.

(Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2016, n. 158, p.  18 - 21)

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