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Gesù Cristo

Il sacrificio per eccellenza

Pubblicato 2016/02/15
Autore : Suor Mirna Gama Máximo, EP

Tutti i popoli, delle più diverse religioni ed epoche, hanno offerto sacrifici data la condizione umana di esilio in questa Terra. Tuttavia, un solo sacrificio ha distrutto il peccato e la morte, aprendo le porte del Cielo...

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Tutti i popoli, delle più diverse religioni ed epoche, hanno offerto sacrifici data la condizione umana di esilio in questa Terra. Tuttavia, un solo sacrificio ha distrutto il peccato e la morte, aprendo le porte del Cielo...

Suor Mirna Gama Máximo, EP

Una grande tragedia ha significato per l’uomo il peccato originale! “Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita” (Gn 3, 23-24).

I nostri progenitori contrassero un debito infinito

Allontanati dal Paradiso, dove vivevano in stato di grazia, e avendo perduto l’innocenza originaria, i nostri progenitori gemevano sotto il peso del debito contratto con il Creatore. Adamo si riconosceva meritevole della morte come castigo per la sua colpa e cercava un mezzo per ripararla.

Alain Patrick
A sinistra, Sacrificio di Noè.jpg
sacrificio idolatrico di Salomone.jpg
A sinistra, Sacrificio di Noè – Cattedrale di Monreale, Palermo; a destra,
sacrificio idolatrico di Salomone, di Frans Francken,
il Giovane – Museo di Angoulême (Francia)

San Tommaso insegna che “l’offesa è tanto maggiore quanto maggiore è colui contro il quale è rivolta”.1 Ed essendo Dio infinito, il peccato commesso contro di Lui “ha qualcosa di infinito in ragione dell’infinitezza della maestà divina”.2 Dunque, il debito verso Dio è infinito!

A questo si aggiunge che la colpa di Adamo ha segnato tutta l’umanità fino alla fine dei secoli, infatti, come afferma San Paolo, “come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato...” (Rm 5, 12).

Come riparare un debito così grande?

Un modo di lodare Dio e riparare i peccati

Adamo e i suoi figli cominciarono a lavorare la terra, che produceva loro spine e cardi, per mangiare il pane col sudore del proprio volto (cfr. Gn 3, 18-19). Volendo riparare in qualche modo all’offesa commessa, essi cominciarono a offrire in sacrificio il frutto del loro lavoro.

Per questo, doveva essere offerto a Dio quello che possedevano di meglio: i frutti più perfetti e animali senza macchia, come agnelli, colombe o di altre specie. Questi sacrifici erano accettati o anche chiesti da Dio, e Gli erano graditi, come possiamo contemplare in numerosi passi biblici. Dopo il diluvio inviato da Dio sulla Terra come castigo per i peccati degli uomini, per esempio, Noè uscì dall’arca e alzò un altare, offrì un olocausto e “Il Signore ne odorò la soave fragranza” (Gn 8, 21), promettendo che da quel momento non avrebbe maledetto più la Terra.

I sacrifici, tuttavia, non erano fatti soltanto in funzione dei peccati, poiché erano anche un modo di lodare Dio, riconoscere il suo supremo dominio su tutte le creature e manifestarGli completa soggezione. Dipendendo dallo scopo per cui erano fatti, essi potevano esser classificati come “latreutico, o di semplice adorazione di Dio; impetratorio, per chiederGli benefici; soddisfattorio, in riparazione dei peccati; eucaristico, in azione di grazie per i benefici ricevuti”.3

San Tommaso indica tre motivi per il sacrificio espiatorio: primo, per redimere il peccato, che allontana l’uomo da Dio; in secondo luogo, “affinché l’uomo possa conservarsi nello stato di grazia, sempre unito a Dio, in ciò che consiste la sua pace e salvezza”; infine, “affinché lo spirito dell’uomo sia perfettamente unito a Dio, come accadrà soprattutto nella gloria”.4 Per questo, non solo i peccatori dovrebbero offrirli, ma anche i giusti.

Atto esterno che riflette la disposizione interiore

Ciò nonostante, canta Davide: Tu non Ti plachi con sacrifici rituali; “e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.” (Sal 50, 18-19).

Sta sminuendo il re-profeta l’importanza e la necessità di offrire sacrifici? Assolutamente no. Egli afferma soltanto una verità: non sono di alcuna utilità le mere pratiche esteriori se non c’è sincerità di cuore, che conferisce autenticità al sacrificio. Queste, invece, hanno la loro funzione, visto che l’uomo non è puro spirito, ma un composto di corpo e anima. Di conseguenza, le sue disposizioni interiori devono essere esteriorizzate in qualche modo. “Mancherebbe qualcosa da offrire a Dio se a Lui fosse reso omaggio solamente in spirito. [...] La vita dello spirito si spegne se non è tradotta in un linguaggio fatto per i nostri sensi”.5

Sulla stessa linea si esprime il Dottor Angelico, fondandosi sul Vescovo di Ippona: “Chiunque offre un sacrificio deve farsi partecipe dello stesso. Perché il sacrificio, che si offre esternamente, è segno del sacrificio interiore col quale uno si offre a Dio, come insegna Agostino”.6

L’uomo tende a praticare la virtù della religione

Se gettiamo un rapido sguardo sulla Storia, vediamo i popoli delle più differenti credenze ed epoche offrire sacrifici. Niente di più esplicabile, poiché l’uomo tende a praticare la virtù della religione, “esigenza della legge naturale impressa nel fondo di tutti i cuori”.7

Cristo Crocefisso.jpg
Cristo Crocefisso Chiesa Matrice
di São João del Rei (Brasile)

Alcuni, come i babilonesi e i persiani, distorcevano questo desiderio arrivando a offrire vittime umane alle loro false divinità. I principi fenici immolavano il figlio prediletto per calmare la loro collera. E agli dèi degli aztechi, nel Messico precolombiano, si offrivano migliaia di vittime umane all’anno, dalle quali si strappava dal petto il cuore ancora palpitante.

Istruiti dal Dio vero e seguendo prescrizioni minuziosamente descritte nei libri sacri, gli israeliti presentavano sacrifici di lode, di ringraziamento o di riparazione, in modo molto differente dagli altri popoli. Però, non mancarono occasioni in cui li rivolsero a dèi inesistenti, per influenza dei popoli pagani, provocando il disgusto di Dio e la sua ira: “Ivi avevano bruciato incenso, come le popolazioni che il Signore aveva disperso alla loro venuta; avevano compiuto azioni cattive, irritando il Signore. Avevano servito gli idoli, dei quali il Signore aveva detto: “Non farete una cosa simile!” (II Re 17, 11-12).

Atti imperfetti che non conferivano la grazia

Comunque, persino i sacrifici santi dell’Antica Legge erano difettivi, poiché, pur soddisfacendo in qualche modo Dio, non potevano conferire la grazia. Nemmeno l’immolazione di un animale irrazionale avrebbe potuto cancellare i peccati e riparare le offese contro lo stesso Creatore. Essi furono soltanto, “il grido di ignoranza dell’umanità che invocava un perfetto sacrificio di espiazione e riconciliazione”.8

Come doveva essere terribile avere l’anima macchiata a causa dei peccati, la coscienza inquieta per aver offeso Dio-Giustizia, Signore degli eserciti e, peggio ancora, passare la vita intera facendo penitenza e offrendo sacrifici senza avere la piena certezza di essere perdonati!

Dio, invece, non abbandonò il suo popolo. Con la sua misericordia e bontà infinita, Egli stesso Si fece sacrificio per redimere l’umanità perduta. Non i frutti, non gli animali, nemmeno l’uomo, colpevole per il peccato, sarebbero stati capaci di ristabilire la nostra amicizia con il Signore. Solo Dio stesso, infinito e santo, rivestito di umanità, avrebbe potuto assumere su di Sé i nostri peccati e cancellare le offese fatte contro Lui stesso.

Un solo sacrificio perfetto ha redento tutti gli uomini

Fu così che, nella pienezza dei tempi, “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14), per riscattare, con la sua propria Morte e Resurrezione, coloro che erano condannati a morte. Tutti i sacrifici offerti fino ad allora furono semplici prefigurazioni del supremo e perfettissimo sacrificio realizzato sul Calvario!

Le profezie si sono compiute e cessano le immagini, perché l’Unico che ha il potere di salvare gli uomini e di sottrarli alle grinfie del demonio Si è consegnato liberamente e con amore. È stato ucciso, ma non vinto. Al contrario, morendo, ha vinto la morte, ha distrutto il peccato, ha aperto le porte del Cielo e ha portato innumerevoli benefici all’umanità. Ciò che Adamo aveva perso nel Paradiso, mangiando del frutto dell’albero proibito, il Figlio di Dio ha restaurato con la sua Morte sull’albero della Croce: “E, apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 7-8). Un solo sacrificio ha redento tutta l’umanità, dei secoli passati e futuri, e la creazione intera se ne è beneficiata, dai minerali fino agli Angeli. Col suo supremo sacrificio, Gesù ha abolito gli antichi sacrifici e ha lasciato alla sua Chiesa, nata dal suo costato sulla Croce, un sacrificio perfetto, una Nuova Alleanza che inaugura anche una nuova condizione di comunione tra l’uomo e Dio: la Santa Messa, che rinnova in ogni altare, in modo incruento, il sacrificio per eccellenza!

1 SAN TOMMASO D’AQUINO, Somma Teologica. III, q.1, a.2, ad 2.
2 Idem, ibidem.
3 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología moral para seglares. 7.ed. Madrid: BAC, 1996, vol.I, p.347.
4 SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., q.22, a.2.
5 BRILLANT, Maurice (Dir.). Eucharistia. Encyclopédie populaire sur l’Eucharistie. Paris: Bloud et Gay, 1947, p.153.
6 SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., q.82, a.4.
7 ROYO MARÍN, op. cit., p.348.
8 PARSCH, Pius. Para entender a Missa. 5.ed. Rio de Janeiro: Lumen Christi, 1952, p.15.

(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2016, n. 154, p. 36 - 38)

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