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Commenti al Vangelo

La docilità allo Spirito Santo insegnata da dei pagani

Pubblicato 2016/01/06
Autore : Redazione

Alla durezza di cuore della maggioranza del popolo eletto, che rifiuta la nascita del Messia, si oppone l'esempio di docilità alla chiamata di Dio, manifestato da re pagani di terre lontane.

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Vangelo

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da Oriente a Gerusalemme e dicevano: 2 "Dov'è colui che è nato, il Re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarLo".
3 All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5 Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele". 7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul Bambino e, quando L'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarLo".

9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

11 Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua Madre, si prostrarono e Lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2, 1-12).

Alla durezza di cuore della maggioranza del popolo eletto, che rifiuta la nascita del Messia, si oppone l’esempio di docilità alla chiamata di Dio, manifestato da re pagani di terre lontane.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

I - Il Messia Si manifesta al popolo eletto

Nei primi tempi del Cristianesimo, in Oriente, la Solennità dell'Epifania1 - nota tra i greci come Teofania, manifestazione di Dio -, era commemorata più dello stesso Natale. Per meglio penetrare nel significato di questa festività, volgiamo gli occhi alla nascita del Bambino Gesù. Incontreremo una Vergine di condizione umile - sebbene discendente dal lignaggio reale di Davide -, considerata come una persona comune. Lei non partorisce in un palazzo, ma in una Grotta, e suo Figlio non ha per culla se non la mangiatoia degli animali. Il Verbo Incarnato è posto su paglia, avvolto in panni e riscaldato da un bue e un asinello. E chi sono i primi invitati che Gli fanno visita? Pastori, uomini di una classe sociale molto semplice che, incantati, si riuniscono intorno al Presepio, confermando la veracità del messaggio angelico ricevuto. Oltre a questo, non risulta nessun altro omaggio dei loro compatrioti...

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Per quale motivo Gesù Si è manifestato in maniera così povera al suo popolo? Non sarebbe stato più efficace se Lui fosse nato nello splendore della sua maestà e gloria? In quell’epoca, la maggioranza dei giudei aveva un’idea distorta del Messia, che concepivano come un abile politico capace di dare a Israele la supremazia su tutte le nazioni. Era necessario che comprendessero che Nostro Signore sarebbe venuto per una missione molto più elevata: quella di Salvatore dell’umanità. Per questo dovevano capire che il suo Regno non era di questo mondo (cfr. Gv 18, 36)!

Così, al popolo eletto – con il quale Dio aveva stabilito alleanza, sul quale aveva versato innumerevoli grazie e benedizioni, e al quale aveva inviato profeti, aveva fatto rivelazioni e aveva dato la Legge – Gesù Si presenta senza esteriorizzare la sua divinità. Tuttavia, questo popolo, nonostante sapesse perfettamente, dalle Scritture, che era prossima l’apparizione del Messia nella città di Betlemme, non ha voluto riconoscere il suo Signore e Dio, conformemente a quanto espresso dall’oracolo di Isaia: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende” (1, 3).

Ben diversa, come mostra il Vangelo di oggi, è la manifestazione del Redentore - il Re dei re e Signore dei signori - ai pagani, rappresentati dai Magi. In essa già si pronostica che la Religione vera, appannaggio degli ebrei da Abramo fino al momento straordinario in cui Dio assume la natura umana avvolto nelle luci e nelle stuoie magnifiche della razza prescelta, si sarebbe diffusa in tutte le nazioni della Terra. Ancor prima che gli Apostoli promuovessero la conversione dei pagani, lo stesso Bambino Gesù prende l'iniziativa di attrarli a Sé, come un ineguagliabile Apostolo delle genti, infinitamente superiore al grande San Paolo. E così il Natale raggiunge la sua pienezza nell'universalità della missione di Così, al popolo eletto - con il quale Dio aveva stabilito alleanza, sul quale aveva versato innumerevoli grazie e benedizioni, e al quale aveva inviato profeti, aveva fatto rivelazioni e aveva dato la Legge -Gesù Si presenta senza esteriorizzare la sua divinità. Tuttavia, questo popolo, nonostante sapesse perfettamente, dalle Scritture, che era prossima l'apparizione del Messia nella città di Betlemme, non ha voluto riconoscere il suo Signore e Dio, conformemente a quanto espresso dall'oracolo di Isaia: "Il bue conosce il proprietario e l'asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende" (1, 3).Per quale motivo Gesù Si è manifestato in maniera così povera al suo popolo? Non sarebbe stato più efficace se Lui fosse nato nello splendore della sua maestà e gloria? In quell'epoca, la maggioranza dei giudei aveva un'idea distorta del Messia, che concepivano come un abile politico capace di dare a Israele la supremazia su tutte le nazioni. Era necessario che comprendessero che Nostro Signore sarebbe venuto per una missione molto più elevata: quella di Salvatore dell'umanità. Per questo dovevano capire che il suo Regno non era di questo mondo (cfr. Gv 18, 36)!

II - Un Dio-Re Si manifesta ai gentili

Studiosi dell'astronomia e interessati alle cose del cielo, invece di occuparsi delle glorie mondane, i Magi furono preparati dalla Provvidenza a discernere il significato di una misteriosa stella che cominciò a muoversi nel firmamento. Per un'ispirazione dello Spirito Santo, sapevano che era arrivato il momento della nascita di un Re che sarebbe stato allo stesso tempo Dio e, pertanto, avrebbe dovuto essere adorato.

Contemplativi del cielo... docili al segnale della stella
Come giunsero alla conclusione che questo Bambino doveva sorgere nel seno del popolo giudeo? Forse si erano basati su qualche conoscenza della Rivelazione scritta e sull'attesa messianica di Israele, largamente diffusa nell'Oriente pagano.2 Certamente toccati dalla grazia, ebbero un'esperienza mistica che qualcosa di grandioso sarebbe avvenuto, e interpretarono l'apparizione della stella come un segno soprannaturale che li mise in movimento alla ricerca del Re appena nato che avrebbe dovuto mutare la Storia. "Abbiamo visto" e "siamo venuti", dice il Vangelo. Ossia, bastò loro vedere la stella per abbandonare tutto con una docilità unica, una prontezza esemplare e una totale fiducia in Dio e, senza risparmiare sforzi, intrapresero un lungo viaggio attraverso deserti e montagne, affrontando ogni specie di rischi, inclusa l'incertezza a proposito dell'accoglienza che avrebbero avuto nel regno di Israele, per quanto distinta e numerosa fosse la loro carovana. Si vede, infatti, che non hanno agito motivati da prudenza umana ma, piuttosto, dall'impulso del dono del consiglio, col quale lo Spirito Santo fa sì che l'uomo giudichi con rettitudine le proprie azioni in qualunque circostanza.3

Dall'atteggiamento dei Magi possiamo trarre un insegnamento utile per la nostra vita spirituale: molte volte, per un soffio della Provvidenza nelle nostre anime, siamo portati ad abbracciare una santa imprudenza, che può dare origine a una grande realizzazione. Dobbiamo esser flessibili alla voce dello Spirito Santo che ci invita per mezzo dei suoi doni.
Un triste contrasto

1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da Oriente a Gerusalemme e dicevano: 2 "Dov'è colui che è nato, il Re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarLo".

Quando i Magi giunsero nella regione di Gerusalemme, la stella che li guidava si nascose. Essi, però, non si turbarono né desistettero, perché avevano la certezza che Dio parlava nel fondo del loro cuore e che non era stata un'impressione passeggera che li aveva spinti. Perso il cammino, in mancanza di un aiuto soprannaturale sensibile, misero in gioco tutti i mezzi naturali che avevano a disposizione. Senza esitare, senza permettere che un barlume di insicurezza s'impossessasse del loro spirito, entrarono in città per informarsi, provocando un tremendo subbuglio per il loro vistoso seguito, la loro lingua, i costumi e gli abiti lussuosi. Per questo San Giovanni Crisostomo4 interpreta la scomparsa della stella come un fatto promosso da Dio per rendere la notizia della nascita del Messia conosciuta nella Città Santa. Annunciano, allora, che erano venuti a far visita al Re dei giudei, adducendo di aver scorto la sua stella. Infatti, non era raro nell'Antichità identificare l'avvento di personaggi illustri con fenomeni celesti. Ed era sottintesa la loro fede nella divinità del Bambino, poiché dissero: "Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarLo". Ora, che Re è questo? Nessuno adora un re della Terra... si adora solo Dio, Re del Cielo e della Terra che governa gli astri.

Ma cosa significava questa stella per gli abitanti di Gerusalemme, poco versati in astronomia? Constatiamo in questo quadro un triste contrasto: dei re pagani credettero al messaggio che era stato trasmesso loro da Dio attraverso una stella, e i giudei, con la Rivelazione e con tutte le profezie, non vollero aprire l'anima al loro Re, il Messia.
Il panico nei cattivi è provocato da Dio

3 All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

La semplice comparsa dei Magi a Gerusalemme, in cerca del Re dei giudei, causò sconcerto in questa piccola parte dell'Impero Romano. Non erano che tre Re dell'Oriente... Erode avrebbe potuto persino farli catturare e impossessarsi delle loro ricchezze. Al contrario, egli fu preso dalla paura... La Storia è attraversata da momenti di paura e coraggio. Ci sono occasioni in cui lo Spirito Santo infonde coraggio in una parte dell'umanità, producendo autentici impeti di entusiasmo. Non importa il numero, la forza, il potere, basta essere assistiti da una grazia per mettere paura con la presenza, lo sguardo o con un'affermazione, e far tremare l'avversario. È una paura soprannaturale, che è sempre Dio a incutere. È quello che è accaduto durante la visita dei Re Magi. Erode rappresentava il polo opposto a quello di Nostro Signore. Mentre Gesù è la Luce che viene a questo mondo, Erode simbolizza le tenebre; Cristo è la salvezza, Erode, la perdizione. Questo re pessimo, esponente del male, si impaurisce, teme per il suo trono e - come succede in determinate circostanze a coloro che abbracciano il peccato come legge - è scosso. La ragione più profonda della reazione di Erode e di tutta Gerusalemme sta nell'onnipotenza di Dio, che si manifesta quando si dice la verità e si appoggia a coloro che, come i Magi, la proclamano con piena sicurezza. Che dono preziosissimo quello di intimidire gli empi con la fede! Già alla nascita il Bambino Gesù divide i campi: è la pietra di scandalo.
Le autorità religiose attestano la loro mancanza di fede.

4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5 Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele".

È opportuno evidenziare che, rivolgendosi ai sacerdoti e ai dottori della Legge, Erode non chiede dove sarebbe nato il Re dei giudei, poiché temeva di impiegare questa parola. Egli dice il "Messia". Ora, la risposta dei sacerdoti indica che essi avevano una chiara nozione di dove questo meraviglioso evento sarebbe avvenuto: a Betlemme di Giuda.

Questa era una località insignificante in Israele, secondo criteri umani, ma Nostro Signore l'aveva scelta per essere la culla di Davide. Davanti a Dio una città non vale per quello che produce, per la sua situazione geografica o per una popolazione numerosa, quanto piuttosto, per il suo nesso con Lui.
Le autorità religiose, tuttavia, poco attente ai disegni divini, erano occupate soltanto a compiacere Erode, in un vile scambio di interessi. In questa situazione, si comprende la cecità del popolo, quando avrebbe dovuto discernere l'imminente comparsa del Salvatore.

Due opzioni: convertirsi oppure odiare con un desiderio di uccidere
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul Bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarLo".

Erode ebbe ancora più paura di fronte alla comunicazione del Sinedrio e, da politico astuto, architettò un piano per eliminare il Bambino Gesù, senza colpire i regali visitatori. Indagò presso di loro per sapere l'età approssimativa del bambino, e li incaricò di "ottenere informazioni esatte". In tal modo, "colui che già affilava la spada, prometteva devozione e dipingeva con colori di umiltà la perversità del suo cuore".5 È l'odio che professano tutti coloro che, avendo optato per una vita di peccato, trovano chi metta in guardia la loro coscienza. Per questi, esistono soltanto due opzioni: convertirsi oppure odiare con un desiderio di uccidere.

I Magi, tuttavia, seguirono il consiglio con tutta buona fede. San Remigio6 commenta che così si deve fare con un predicatore cattivo: ascoltare le sue parole, ma non seguire interamente le sue indicazioni. I Re accettarono la notizia sicura data da Erode e non tornarono per dire dove si trovava il Bambino.
Dio dà consolazioni a chi crede

9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Era tale la convinzione dei Magi sulla riuscita nel trovare il Bambino, che erano disposti a cercare ovunque fosse necessario, perseveranza che li avrebbe portati fino alla meta. E con la ricomparsa della stella essi si estasiarono, sentendo la consolazione e la gioia di chi ha uno spirito retto. È il premio di Dio a coloro che non perdono mai il coraggio nelle buone opere: Egli non abbandona mai quelli che non Lo abbandonano!

Un'adorazione frutto della fede

11 Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua Madre, si prostrarono e Lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Quando i Re Magi arrivarono, la Sacra Famiglia era già uscita dalla Grotta e occupava una casa a Betlemme. Lì videro solo la Madonna e il Bambino Gesù, affinché fosse chiaro che Lei, di fatto, è unica e fu costituita Mediatrice necessaria per volontà di Dio. Essendo Maria Regina degli Angeli e degli uomini, è probabile che, per un'ispirazione dello Spirito Santo, suo Divino Sposo, Lei abbia conosciuto i Magi a distanza, dal momento in cui cominciarono a esser toccati dalla grazia e li avesse seguiti nel loro cammino, pregando affinché fossero flessibili e docili, e si consegnassero alla Provvidenza che li chiamava. La Madonna, allora, alimentò la loro fedeltà, e non ci sarebbe da stupirsi che San Giuseppe, come Patriarca della Chiesa, si unisse a Lei in questa intenzione e, anche, che entrambi avessero conversato su questo.

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Possiamo a ragione immaginare che i Re abbiano adorato il Bambino in braccio alla Santissima Vergine. Tuttavia, leggiamo nel Vangelo di San Luca che i pastori, entrando nella Grotta, si sono trovati di fronte a Maria, Giuseppe e il Bambino sdraiato in una mangiatoia (cfr. Lc 2, 16). Qual è il senso di questa differenza? Siccome si trattava di persone molto semplici, era necessario aver cura che essi non confondessero il Figlio con la Madre e, all'improvviso, adorassero anche Lei. Per questo la Madonna assunse l'umile atteggiamento di lasciare il Bambino disteso affinché i pastori Gli rendessero omaggio, seguendo l'esempio di silenzio e preghiera che Lei dava loro. Ora, invece, non si tratta di pastori rozzi, ma di persone colte e delicate. I Re non avrebbero compreso se Maria avesse indicato la culla, per mostrare dove stava il neonato, quando sarebbe stato meglio venerare il Bambino tra le braccia della Madre.

Certamente, la casa della Sacra Famiglia non aveva nessun'aria di palazzo e, ovviamente, i Magi trovarono Maria e il Bambino privi della benché minima insegna reale. Ciò nonostante, dopo il lungo viaggio, penetrarono in questo ambiente modesto e, ci dice l'Evangelista, "si prostrarono e Lo adorarono". Ossia, nel loro intimo riconobbero la divinità del Bambino! Ebbero, pertanto, una mozione d' animo integra. "Se fossero partiti alla ricerca di un re terreno e lo avessero trovato, avrebbero avuto più motivi di confusione che di gioia, per aver intrapreso un così duro viaggio aspettandosi altra cosa. Siccome, però, cercavano il Re del Cielo, si sentirono felici, anche se quello che stavano vedendo non indicava un re. [...] Avrebbero, per caso, adorato un Bambino incapace di comprendere l'onore dell'adorazione se non avessero visto in Lui qualcosa di divino? Dunque, non adorarono un Bambino che non capiva niente: adorarono la sua divinità, che tutto conosce. Anche la qualità speciale dei doni a Lui offerti dà una testimonianza che avevano un qualche barlume o indizio della divinità del Bambino".7
Essi, re, forse già avanti con gli anni, si inginocchiarono per adorare un bambino. In fondo, desideravano essere schiavi di Nostro Signore Gesù Cristo e darsi a Lui completamente, con tutti i loro beni. Questa era la ragione per cui Gli diedero in dono magnifici regali: oro perché riconoscevano in Lui la regalità, il Re dei re; incenso per la sua divinità, è Dio e merita di essere incensato; mirra, poiché volevano offrirGli i loro sacrifici e, con questo, essere beneficiati dalle sue grazie. Ci esorta, a questo proposito, Sant'Elredo: "siccome non conviene arrivare a Cristo o adorarLo a mani vuote, preparateGli i vostri regali. OffriteGli oro, ossia, un amore vero; incenso, una preghiera pura; mirra, la mortificazione del vostro corpo. Con questi doni, Dio Si placherà con voi, affinché spunti il giorno su di voi e si manifesti la sua gloria in voi. Egli sarà glorificato in voi e vi farà partecipare alla sua gloria".8

Il cammino dei Magi e quello di Erode

12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

L'autore dell'Opera Imperfetta9 commenta che i Re percorsero il cammino da Erode a Gesù, ma non quello da Gesù a Erode, poiché chi ha fatto il cammino dal male al bene non può tornare alla vita precedente. Inoltre, a contatto col Bambino Gesù e con la Madonna, devono aver sentito una consolazione enorme e, sicuramente, desideravano ardentemente rimanere insieme a Loro per sempre. Compresero, tuttavia, che non era questa la volontà di Dio, e ritornarono alle loro terre per poter essere gli araldi del Messia. Noi, allo stesso modo, una volta scoperta la finalità per la quale siamo stati creati, dobbiamo fare apostolato e cercare che tutti godano della stessa felicità.

Tremendo contrasto tra i Magi venuti dall'Oriente e coloro che sono i principali beneficiati da Nostro Signore: quelli della sua patria! I primi ricevono una grazia di discernimento degli spiriti, un'intuizione profetica per cui vedono la santità di Maria e di Giuseppe, e la divinità di Gesù Cristo, al punto da prostrarsi in ginocchio, onorandoLo come Re, Dio e Signore, a dispetto delle esteriorità. Gli altri non Lo riconoscono e non Lo accettano. Ed Erode farà di tutto per ucciderLo, come alla fine riusciranno i principi dei sacerdoti, con il rifiutare e crocifiggere il Messia, che non Si adeguava alla loro mentalità e alle loro aspirazioni mondane.

III - Anche per noi brilla una stella

La storia dei Re Magi è uno straordinario esempio di corrispondenza alla chiamata di Dio. Essi videro una stella splendente dentro la quale - secondo una bella tradizione - si trovava un Bambino che aveva dietro di sé una luce più intensa che formava una Croce10 e la seguirono senza esitazione. Questa stella è un simbolo molto espressivo della Santa Chiesa Cattolica Apostolica e Romana. Come la luce della stella guidò i Magi, così la Chiesa è la luce che brilla incessantemente, senza mai tremolare né diminuire nel suo fulgore, per guidare i popoli verso il Regno di Dio. E se, nel corso dei tempi, tutti si convertono è perché in qualche modo hanno visto questa stella e hanno deciso di adorare Gesù Cristo. Essa continua a brillare e brillerà fino all'ultimo giorno della Storia, come ha promesso Nostro Signore: "le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16, 18).

corpo3.jpgIl Salmo Responsoriale della Solennità dell'Epifania contiene questa magnifica profezia: "Tutti i re si prostrino a lui, lo servano tutte le genti!" (Sal 72, 11). Risulta evidente, in questa sentenza ispirata dal Paraclito, non solo che Gesù è venuto per tutti, ma che, in un determinato momento, l'umanità intera dovrà adorarLo. Perché questo si verifichi, è indispensabile che ci siano apostoli. I primi cristiani erano così pochi! Tuttavia - come il granello di senape, che si sviluppa fino a diventare un grande albero -, essi si sparpagliarono per il mondo. Oggi, la nostra responsabilità non è minore di quella degli Apostoli, perché la parola enunciata nel Salmo Responsoriale ancora non si è compiuta. C'è, forse, un obbligo più grave nel presente, visto che molti hanno abbandonato la vera Religione e hanno girato le spalle a Dio.

In questo giorno manifestiamo la nostra fede che, presto o tardi, la Religione Cattolica sarà ammessa e lodata da tutti i popoli, poiché non è possibile che Nostro Signore Gesù Cristo Si sia incarnato, abbia redento gli uomini e sia da loro ignorato.
Siamo fedeli alla luce di questa stella?

È opportuna, qui, un'applicazione personale: è brillata davanti ai nostri occhi questa stella in occasione del Battesimo, quando Dio ha infuso nella nostra anima un corteo di virtù - le teologali: fede, speranza e carità; e le cardinali: prudenza, giustizia, temperanza e fortezza, intorno alle quali si raggruppano tutte le altre - e i doni dello Spirito Santo, e abbiamo cominciato a partecipare alla natura divina. Apparteniamo al Corpo Mistico di Cristo e il Cielo si apre davanti a noi. Questa stella è diventata più splendente nel giorno della nostra Prima Comunione, quando abbiamo ricevuto il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo glorioso, affinché Egli ci assumesse e santificasse. In ogni istante essa ci invita alla santità, a rigettare le nostre cattive tendenze e ad essere totalmente pronti ad ascoltare la voce della grazia che dice dentro di noi "Vieni, seguimi!", e ci chiama a essere generosi, in modo che ognuno di noi costituisca anch'egli una stella per gli altri, attirandoli alla Chiesa.
Se, per miseria o per disgrazia, perdiamo di vista questa luce, dobbiamo andare a Gerusalemme, ossia, alla Santa Chiesa che, nei suoi templi sacri, rimane sempre in attesa nostra per indicarci dov'è Gesù. Lì ci sarà un sacerdote, sarà esposto il Santissimo Sacramento o si troverà un'immagine pia, strumenti per riaccendere la stella esistente nel nostro cuore.
È nostro dovere, inoltre, stare in guardia dall'"Erode" che si trova dentro di noi: il nostro orgoglio, il nostro materialismo, il nostro egoismo. Egli anela a spegnere la stella, con il peccato mortale, e porci sulle vie dei piaceri illeciti; vuole portarci a uccidere Gesù Cristo che sta nella nostra anima come un astro scintillante. Saremo del mondo e del demonio se avremo una vita doppia, limitandoci a frequentare la chiesa la domenica e comportandoci, poi, come se non conoscessimo la stella. Dobbiamo, pertanto, star sempre vicini a Nostro Signore, offrendoGli l'oro del nostro amore, l'incenso della nostra adorazione e la mirra delle nostre miserie e contingenze, chiedendo costantemente l'ausilio della sua grazia.

Comprendiamo dunque, in questa Solennità dell'Epifania, che i Magi ci danno l'esempio di come ottenere la piena felicità. Con gli occhi fissi in Maria, imploriamo: "Madre mia, guarda come sono debole, incostante, miserabile, e quanto ho bisogno, o Madre, della tua supplica e della tua protezione. Accoglimi, o Madre mia, io mi consegno nelle tue mani, affinché Tu mi consegni a tuo Figlio". E rivolgendoci a San Giuseppe, diciamo: "Mio Patriarca, signore mio, sono qui, abbi compassione di me, aiutami a chiedere alla tua sposa, Maria Santissima, affinché Lei abbia sempre gli occhi riposti su di me". Supplichiamo i Re Magi che intercedano presso la Santa Coppia e il Bambino Gesù, affinché ci ottengano la grazia di non cercare luci mendaci, e seguiamo la vera stella, ossia, quella della pratica della virtù e dell'orrore del peccato. ?

1 Altri commenti su questa Solennità in: CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Lo Spirito Santo e i nostri stupori? In: Araldi del Vangelo. N.129 (Gen., 2014); p.10-16; Davanti al Re, i buoni re e il cattivo. In: Araldi del Vangelo. N.69 (Gen., 2009); p.10-19; Commento al Vangelo della Solennità dell'Epifania del Signore - Anni A e C, nei Volumi I e V della collezione L'inedito sui Vangeli, rispettivamente.
2 Cfr. TUYA, OP, Manuel de. Biblia Comentada. Evangelios. Madrid: BAC, 1964, v.V, p.36-37.
3 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.52, a.1; ad 1.
4 Cfr. SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Homilía VII, n.3. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, v.I, p.133.
5 AUTORE INCERTO. Opus imperfectum in Matthæum. Omelia II, c.2, n.8: MG 56, 641.
6 Cfr. SAN REMIGIO, apud SAN TOMMASO D'AQUINO. Catena Aurea. In Matthæum, c.II, v.7-9.
7 AUTORE INCERTO, op. cit., n.11, 642.
8 SANT'ELREDO DE RIEVAL. Sermone IV. En la manifestación del Señor, n.36. In: Sermones Litúrgicos. Sermones 1-14. Burgos: Monte Carmelo, 2008, t.I, p.96-97.
9 Cfr. AUTORE INCERTO, op. cit., n.12, 643.
10 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. III, q.36, a.5, ad 4.

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