Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Gesù Cristo »
Gesù Cristo

L’importanza dell’esempio

Pubblicato 2015/12/16
Autore : Suor Patricia Victoria Jorge Villegas, EP

Ogni uomo, in ogni momento, influenza il suo prossimo o riceve influenza da questi. È ora pastore, ora pecora; ora maestro, ora discepolo.

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Ogni uomo, in ogni momento, influenza il suo prossimo o riceve influenza da questi. È ora pastore, ora pecora; ora maestro, ora discepolo.

Suor Patricia Victoria Jorge Villegas, EP

I Santi Vangeli narrano l’ardente zelo di Nostro Signore Gesù Cristo nel realizzare, percorrendo tutte le regioni di Israele, numerosi prodigi a favore di coloro che venivano ad incontrarlo: “passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10, 38). I ciechi vedevano, i sordi sentivano, i morti resuscitavano. Nessuno si approssimava a Lui senza esserne beneficiato.

In uno dei suoi viaggi dalla Giudea alla Galilea, Gesù si fermò nella città di Sicar, nella Samaria, e Si sedette vicino al pozzo di Giacobbe, per riposare dopo la camminata. A un certo punto si avvicinò una donna per prendere acqua. “Dammi da bere” (Gv 4, 7), Egli chiese. Lei, però, si sorprese, poiché i giudei non hanno buone relazioni con i samaritani. Le rispose allora il Maestro: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: ‘Dammi da bere!’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4, 10).

Incomparabilmente superiore a tutte le meraviglie della creazione – nelle quali c’è sempre un riflesso visibile delle “perfezioni invisibili di Dio” (Rm 1, 20) – è il “dono di Dio”, cioè, la grazia, creatura che trascende tutto il creato e ci conferisce una partecipazione alla vita divina, increata. La minima “goccia” di grazia supera il bene naturale dell’universo intero.1

Quindi seguire lo sviluppo della grazia nelle anime dei giusti è uno dei modi più entusiasmanti per conoscere la Storia della Chiesa, oltre a essere un eccellente modo di amare Dio.

Egli ha voluto renderci partecipi dei suoi meriti

Volgiamo, ora, lo sguardo alla Croce. Dopo che Nostro Signore ha proferito il suo “consummatum est” (Gv 19, 30), la lancia del soldato Gli ha aperto il costato, da dove sono sgorgati sangue e acqua, simbolo dell’inizio e della crescita della Chiesa.2 È stato, infatti, “dal costato di Cristo addormentato sulla Croce che è nato il sacramento mirabile di tutta la Chiesa”.3

Al genere umano, fino a quel momento nelle tenebre del peccato, è diventato accessibile il cammino della virtù. Si sono aperte le porte del Cielo. Con la Redenzione, la Legge Antica è sostituita dalla Legge della grazia.

Nel suo disegno salvifico, Cristo ha voluto costituire la Santa Chiesa, società visibile, alla maniera di un Corpo il cui Capo è Lui stesso (cfr. Ef 5, 23.30; Col 1, 18), affinché, dalla sua pienezza, tutti i membri ricevessimo grazia su grazia (cfr. Gv, 1, 16). Così, ci ha reso anche partecipi degli infiniti meriti della sua vita, Passione e Morte.4 Infatti, nella misura in cui noi, in quanto membri, siamo uniti a Nostro Signore, “non solo ci è comunicata la Passione di Cristo, ma anche il merito della sua vita”.5

“Risplenda la vostra luce davanti agli uomini”

Come ci insegna la dottrina cattolica, tutti gli uomini che sono in stato di grazia possiedono un misterioso vincolo tra loro, proveniente da questa unione con il Capo. “Una mirabile e discreta circolazione di beni spirituali li unisce, come sono unite le diverse parti del corpo umano grazie alla circolazione dei liquidi e del sangue che ripartiscono a tutti i membri gli effluvi di vita” – spiega padre Monsabré. “Questo mistero si chiama Comunione dei Santi”.6

In ogni momento, chiarisce Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP, ogni uomo influenza il suo prossimo o riceve influenza da lui. “È per lui ora pastore, ora pecora; ora maestro, ora discepolo; continuamente dando e ricevendo qualcosa”.7

Secondo padre Monsabré, il “capitale sociale” al quale partecipano i diversi membri della Chiesa nella Comunione dei Santi si compone di tre categorie di beni: “le buone opere, per mezzo dell’esempio e dell’imitazione; le grazie, per mezzo dell’intercessione; i meriti, per mezzo della sostituzione”.8 Nonostante le ultime due siano di fondamentale importanza, ci limiteremo a trattare in questo articolo soltanto la prima: le buone opere.

“Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16) – ha raccomandato il Divino Maestro ai suoi discepoli. San Giovanni Crisostomo interpreta queste parole come un invito: “ci sia in voi una grande virtù, arda nei vostri cuori il fuoco della carità e la sua luce risplenda davanti agli uomini. Perché, quando la virtù raggiunge questo grado di perfezione, è impossibile mantenerla occulta, per quanto chi la pratica voglia occultarla”.9 Così, gli Apostoli annunciavano il Regno di Dio soprattutto con l’esempio delle loro vite.

Le virtù che ornano le anime sante si manifestano all’esterno, in modo permanente, con le buone opere e con l’esempio, il quale si impone alla nostra imitazione, invitandoci a conformare la nostra vita con la loro, cioè, con Gesù Cristo, archetipo di tutte le virtù, esempio universale della vita cristiana, supremo modello di perfezione. Queste opere ed esempi costituiscono un capitale di bene che cresce in ogni momento come un incessante appello agli altri membri del Corpo Mistico ad abbracciare anche loro la santità.10

Dottrina trasposta nella vita

La mera dottrina non è sufficiente a trascinare le volontà. Come la verità entra nell’intelletto per i sensi, le cose sensibili hanno sullo spirito umano una forza maggiore della dottrina astratta. “L’esempio rende sensibile la verità, la quale, in un certo modo, si incarna nella persona e nei fatti”.11

Il Dottor Angelico ci insegna questo: “Quando si tratta di azioni e passioni umane, in cui l’esperienza vale più di ogni altra cosa, gli esempi muovono più delle parole”.12 Come il faro orienta la nave, ma non la spinge, allo stesso modo la dottrina di per sé non muove le anime; queste sono mosse dall’esempio, ossia, dalla dottrina trasposta nella vita. “Sono gli esempi che trascinano e motivano a percorrere lo stesso cammino”,13 e questo in tutti i campi dell’agire umano.

Narrano le cronache della Rivoluzione Francese un fatto molto emblematico di questa realtà. Quando Henri de La Rochejaquelein, di soli 20 anni di età, assunse il comando di una parte dell’esercito vandeano, fece ai suoi uomini questo celebre incitamento: “Si j’avance, suivez-moi; si je recule, tuez-moi; si je meurs, vengez- moi! – Se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se muoio, vendicatemi!”.14 Giustificando con il proprio eroismo questo focoso appello, trascinava dietro di sé alla vittoria, o a una gloriosa morte nella lotta, i combattenti al suo comando. L’istinto di imitazione fa parte della psicologia umana. “Proprio come uno sbadiglia quando vede un altro sbadigliare, come mosso da un meccanismo interno invisibile, eseguiamo un’azione, buona o cattiva, vedendola fare dagli altri”.15

Obbligo di dare il buon esempio In questo senso, niente è così efficace nell’osservanza del comandamento divino di amare il prossimo per amore di Dio, quanto un comportamento edificante e l’esempio di una vita integra, in vista della salvezza eterna dei nostri fratelli.

Chi agisce assume il ruolo di un eloquente araldo della verità. Ricordiamo, a proposito, il fatto accaduto al grande San Francesco d’Assisi, la cui principale preoccupazione era istruire gli uomini con l’esempio, più che con le parole.

Un giorno, egli invitò un monaco ad accompagnarlo in una predicazione. Dopo aver girato un po’ per le strade, ritornavano tutti e due nel monastero senza aver pronunciato una sola parola. Sorpreso, il compagno gli chiese: “Ma, e la predicazione?”. Il Santo gli rispose che il semplice fatto che due religiosi si presentassero con modestia davanti alla popolazione costituiva di per sé un sermone.16 San Francesco, infatti, non si stancava di insegnare ai suoi primi seguaci: “Tutti i fratelli devono predicare con le loro opere!”.17

Nel corso della Storia, molti Santi diedero alle anime, con la semplice presenza, l’elemosina del buon esempio. “Ho visto Dio in un uomo!”, esclamò un avvocato di Lione, riferendosi a San Giovanni Maria Vianney, quando fu interrogato su ciò che aveva conosciuto ad Ars.18 Secondo quanto narrano le cronache, un frate laico della Compagnia di Gesù, uscendo tutti i giorni a fare la spesa, guadagnò più anime a Dio con le sue conversazioni e buoni esempi che molti missionari con le loro predicazioni. 19 Invitato un giorno dall’Arcivescovo di Evora a fare una predica nella cattedrale, San Francesco di Borgia cercò di sottrarsi, adducendo stanchezza e infermità, ma ricevette questa risposta: “Non voglio che faccia un sermone, ma che salga sul pulpito e tutti possano vedere un uomo che, per amore di Dio, abbandonò tutto quanto aveva”.20

Guai al mondo a causa degli scandali!

A questo riguardo, Sant’Antonio Maria Claret ci offre un’immagine illuminante: “La dottrina è come polvere da sparo; ma l’esempio è come il proiettile che ferisce o uccide. La polvere da sola produce solo rumore, così pure la dottrina da sola farà soltanto chiasso; bisogna aggiungerle un esempio, che serva da proiettile”.21

Pertanto, l’esempio può avere due effetti: ferire o uccidere. La buona azione realizzata davanti a un peccatore, lo ferisce e gli fa percepire la strada sbagliata sulla quale avanzava, e allo stesso tempo lo stimola a praticare il bene. Un’azione cattiva, al contrario, espone il prossimo alla rovina spirituale, ossia, alla morte. E questo è il peccato di scandalo.

San Tommaso così definisce lo scandalo: “Una parola o un atto meno retto che offre un’occasione di caduta”.22 Severe sono le parole del Divino Maestro nel riferirSi a questa mancanza: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli” (Lc 17, 1-2). Il gravissimo peccato di scandalo pregiudica non solo chi lo riceve, ma anche chi lo commette. “Al primo, perché la cattiva condotta a seguito dello scandalo gli ruba la vita della grazia di Dio nell’anima. Al secondo, per fare lo stesso ruolo del diavolo – perdere anime –, accresciuto dal piacere di rovinare l’innocenza altrui”.23

Sant’Ambrogio e Sant’Agostino

Non rare volte, percorrendo le pagine dell’agiografia e della Storia della Chiesa, troviamo il buon esempio alla radice delle più stupende conversioni. In questi casi, il fulgore delle virtù di un grande Santo serve a Dio come strumento per ferire col suo dardo d’amore l’anima di coloro che desidera attrarre interamente a Sé.

La vita di Sant’Ambrogio è piena di fatti magnifici, però la “più preziosa pietra della sua corona di gloria è la conversione di Sant’Agostino”. 24 Pieno della sapienza del mondo, ma lontano da quella di Dio, Agostino errava per le vie del peccato e dell’eresia, avendo aderito alla dottrina dei manichei. Conosceva alcuni punti della dottrina cattolica, ma non si lasciava commuovere.

Trasferitosi da Roma a Milano, lì incontrò il Vescovo Ambrogio. “Tu mi conducevi a lui senza che io lo sapessi, affinché fossi da lui condotto coscientemente a Te”,25 scrisse più tardi nelle sue Confessioni. Le parole di Ambrogio catturavano l’attenzione di Agostino, ma il loro contenuto non lo preoccupava. Con il tempo, egli aprì un po’ alla volta il suo cuore agli insegnamenti del Vescovo, finché decise di cercare argomenti che dimostrassero la falsità del manicheismo: “La fede cattolica non mi pareva vinta, ma per me non si presentava ancora vincitrice”.26

Tuttavia, ciò che di fatto lo portò ad aderire alla vera Religione fu l’esempio del santo Vescovo di Milano: “Gli piaceva non solo ascoltare i suoi sermoni, ma anche trascorrere ore intere nel suo studio, in silenzio, vedendo quest’uomo di Dio lavorare o studiare”.27 Infine, dichiara Sant’Agostino: “Da allora ho cominciato a preferire la dottrina cattolica”.28 Afferma Papa Benedetto XVI: “Dalla vita e dall’esempio del Vescovo Ambrogio, Agostino apprese a credere e a predicare”.29

Una cosa simile accadde nella conversione di San Giustino. Dopo aver percorso invano le scuole filosofiche più in voga del suo tempo, cercando di conoscere Dio, trovò la verità contemplando la serenità e il coraggio dei martiri che avanzavano verso il supplizio. Questo spettacolo gli fece riconoscere l’autenticità e superiorità della Religione cristiana. 30 Ecco la testimonianza dello stesso Santo: “Con le opere e con la fortezza che li accompagnano, tutti possono comprendere che costui – Gesù Cristo – è la Nuova Legge e la Nuova Alleanza”.31

All’origine di altre grandi conversioni

Una volta, San Francesco di Sales andò a predicare a Chablais e una dama protestante si convertì dopo aver ascoltato due o tre dei suoi sermoni. Di ritorno a Ginevra, sua città d’origine, il pastore calvinista le chiese quale punto della dottrina cattolica l’avesse convinta ad abbracciare il Cattolicesimo. Lei rispose: “La mia unica risposta è che voglio avere la stessa Religione di Francesco di Sales”. 32 Il contatto con la santità di quest’uomo di Dio l’aveva spinta a fare tale passo.

Possiamo citare anche la conversione del re Clodoveo, che ebbe origine, tra altri fattori, nell’esempio delle virtù della sua sposa, Santa Clotilde o le conversioni operate dal Santo Curato d’Ars, col semplice fatto di salire sul pulpito col crocifisso in mano, senza proferire una parola.

La Chiesa progredisce sempre in santità

Dal momento della sua divina istituzione, la Chiesa non smette di crescere in santità e di arricchirsi con l’eroismo dei Santi, i quali costituiscono Vangeli vivi. Sarebbe, pertanto, un equivoco dire che non ci saranno Santi più grandi dei primitivi, e da qui concludere che la Chiesa non progredisce in santità né cresce misticamente. Tale affermazione equivarrebbe a ridurre un grande edificio alle sue solidissime fondamenta, o un albero frondoso alla sua piccola semente.

Se è vero che nel giorno di Pentecoste Nostro Signore versò sugli Apostoli e i primi discepoli la pienezza dello Spirito Santificatore, certo è anche che i membri del Corpo Mistico di Cristo continuarono e continueranno a ricevere questo stesso Spirito nel corso dei secoli, e la Chiesa non smetterà di svilupparsi, perfezionarsi, purificarsi e santificarsi fino alla fine del mondo.33 Maggiori e migliori frutti spirituali saranno sempre da Lei prodotti nel corso delle generazioni. Il suo profumo si spargerà su tutta la Terra, pungolando la coscienza dei cattivi e inebriando l’anima dei buoni.

1 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I-II, q.113, a.9, ad 2.
2 Cfr. CONCILIO VATICANO II. Lumen gentium, n.3.
3 CONCILIO VATICANO II. Sacrosanctum Concilium, n.5.
4 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., III, q.7, a.9; q.8, a.1; q.19, a.4; q.48, a.1.
5 SAN TOMMASO D’AQUINO. Esposizione sul Credo, art. 10.
6 MONSABRÉ, OP, Jacques- Marie-Louis. La Communion des Saints. In: Exposition du Dogme Catholique. Gouvernement de Jésus-Christi. Carême 1882. 9.ed. Paris: P. Lethielleux, 1903, p.295.
7 CLÁ DIAS, EP, João Scognamiglio. Ai de quem escandalizar! In: Arautos do Evangelho. São Paulo. Anno XI. N.129 (Set., 2012); p.17.
8 MONSABRÉ, op. cit., p.319.
9 SAN GIOVANNI CRISOSTOMO. Omelia XV, n.8. In: Obras. Homilías sobre el Evangelio de San Mateo (1-45). 2.ed. Madrid: BAC, 2007, vol.I, p.293.
10 Cfr. MONSABRÉ, op. cit., p.320-321.
11 CIVARDI, apud ROYO MARÍN, OP, Antonio. Espiritualidad de los seglares. Madrid: BAC, 1967, p.838.
12 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. I-II, q.34, a.1.
13 CLÁ DIAS, op. cit., p.17.
14 GAUTHEROT, Gustave. L’Épopée Vendéenne. Tours: Alfred Mame et Fils, 1908, p.64.
15 ROYO MARÍN, op. cit., p.838.
16 Cfr. SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI. La dignidad y santidad sacerdotal. La Selva. Sevilla: Apostolado Mariano, 2000, p.306.
17 JOERGENSEN, Johannes. San Francesco d’Assisi. 3.ed. Petrópolis: Vozes, 1932, p.355.
18 Cfr. GIOVANNI PAOLO I. Discorso al clero romano, 7/9/1978.
19 Cfr. MUÑANA, SJ, Ramón de. Verdad y vida. 2.ed. Bilbao: El mensajero del Corazón de Jesús, 1948, t.II, p.577.
20 Idem, p.576-577.
21 SANT’ANTONIO MARIA CLARET, apud AGUILAR, P. Mariano. Vida admirable del Siervo de Dios P. Antonio María Claret. Madrid: San Francisco de Sales, 1894, t.I, p.133.
22 SAN TOMMASO D’AQUINO. Somma Teologica. II-II, q.43, a.1.
23 CLÁ DIAS, op. cit., p.15.
24 BECCARI, Luiz Francisco. Destemido defensor da Igreja. In: Arautos do Evangelho. São Paulo. Anno III. N.36 (Dic., 2004); p.36.
25 SANT’AGOSTINO. Confessioni. L.V, c.13, n.23.
26 Idem, c.14, n.24.
27 BECCARI, op. cit., p.36.
28 SANT’AGOSTINO, op. cit., L.VI, c.5, n.7.
29 BENEDETTO XVI. Udienza generale, 24/10/2007.
30 Cfr. RUÍZ BUENO, Daniel (Ed.). Actas de los mártires. 5.ed. Madrid: BAC, 2003, p.303.
31 SAN GIUSTINO. Dialogo con Trifone, XI, apud RUÍZ BUENO, op. cit., p.303.
32 KOCH, SJ, Anton; SANCHO, Antonio. Docete. Formación básica del predicador y del conferenciante. Barcelona: Herder, 1955, t.VI, p.528.
33 Cfr. GONZÁLEZ ARINTERO, OP, Juan. La Evolución Mística. Madrid: BAC, 1959, p.793-796.

(Rivista Araldi del Vangelo, Dicembre/2015, n. 152, p. 16 - 21)

Suo voto :
0
Risultato :
0
- Voti: 0

Articoli suggeriti

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.