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Spiritualità

Suor Josefa Menéndez: Apostolo della bontà di Gesù

Pubblicato 2017/08/07
Autore : Suor Mary Teresa MacIsaac, EP

I nostri giorni non sono migliori di quelli in cui visse suor Josefa Menéndez... Per questo ci riempie di consolazione ascoltare: “Vengo a te, per insegnarti chi sono e qual è la mia Legge. Non aver paura: è quella dell’amore!”.

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I nostri giorni non sono migliori di quelli in cui visse suor Josefa Menéndez... Per questo ci riempie di consolazione ascoltare: “Vengo a te, per insegnarti chi sono e qual è la mia Legge. Non aver paura: è quella dell’amore!”.

Suor Mary Teresa MacIsaac, EP

Saliva suor Josefa al terzo piano del convento per chiudere alcune finestre prima di ritirarsi, quando incontrò Nostro Signore Gesù Cristo nel corridoio.

– Da dove vieni? – Egli chiese.

Josefa Menéndez.jpg
Grazie alla Comunione
quotidiana, la giovane
Josefa si mantenne
salda nelle prime
lotte spirituali


Josefa Menéndez,
a 18 anni di età

– Chiudevo le finestre, Signore.

– E ora che sono qui, dove vai?

– Vado a finire di chiuderle, mio Gesù.

È la miseria che attrae la misericordia

Scene come questa non erano rare nella vita di tutti i giorni di suor Josefa...

Nella Pasqua del 1922, Gesù risorto le apparve “bellissimo e pieno di luce”. Tuttavia, lei si mostrò indifferente alla sua presenza, adducendo il fatto che non era autorizzata a rompere il silenzio monastico. “Non hai il permesso di parlare con me, Josefa! – rispose con bontà – E per guardar- Mi? [...] GuardaMi... e lascia che Io ti guardi... questo ci basta”. Lei Lo fissò e Lui le disse: “Quando la madre ti chiamerà, chiedile il permesso di parlare con me”,1 e scomparve.

Che pensare di chi, imbattendosi nello stesso Cristo, Lo lascia soltanto per chiudere delle finestre o si rifiuta di parlare con Lui con uno sciocco pretesto? Perché Nostro Signore insisteva ad apparire a quest’anima, e non a un’altra che manifestasse un amore maggiore?

La risposta ci viene dalle labbra del Divino Salvatore: “Se sulla Terra avessi incontrato una creatura più miserabile di te, avrei posato su di lei il mio sguardo amoroso, e le avrei manifestato i desideri del mio Cuore. Ma non avendola incontrata, ho scelto te. [...] L’unico desiderio del mio Cuore è farti prigioniera e inondarti del mio amore, fare della tua piccolezza e debolezza un canale di misericordia per molte anime”.2

È la miseria delle anime, infatti, che attira la bontà e la misericordia del Cuore Divino! Ed è stato il nostro tempo, così ingrato verso Dio, che ha ricevuto, grazie alla penna di suor Josefa Menéndez, il tesoro delle rivelazioni che qui andiamo a contemplare.

Scelta dalla più tenera età

Nata a Madrid, il 4 febbraio 1890, Josefa Menéndez ebbe un’infanzia molto gioiosa e tranquilla. Possedeva un temperamento vivace, gioviale e un po’ altero, che la rendeva un polo di attrazione per tutta la famiglia.

Fin da molto piccola si sentiva chiamata a consegnarsi a Gesù, ma non sapeva ancora come... Nella festa di San Giuseppe del 1901 fece la sua Prima Comunione e promise a Nostro Signore, formalmente e per iscritto, di mantenere una perpetua verginità. Fu rimproverata dal confessore, poiché per lui “le bambine non devono promettere nient’altro che essere molto buone”,3 e le ordinò di distruggere il foglio dell’impegno sottoscritto. Lei, invece, non lo fece e ripeteva a Gesù la sua promessa ogni volta che si comunicava.

Cominciò a studiare nel collegio delle Religiose del Sacro Cuore di Gesù – istituzione fondata da Santa Maddalena Sofia Barat, alla quale sarebbe in seguito appartenuta – e la cappella era il suo luogo preferito, dove si raccoglieva e faceva compagnia, per lunghe ore, al Divino Prigioniero del tabernacolo. Con frequenza visitava anche il Carmelo di Loeches, del quale una zia materna era la priora. Conobbe la regola carmelitana nella biblioteca delle monache e la metteva in pratica quando giocava “al convento” con le sue sorelle minori: Mercedes, Carmen e Angela. Lei sapeva, tuttavia, nel fondo del suo cuore, che quello era più che un gioco... Acquistava vigore nella sua anima la chiamata alla vita religiosa.

Dotata di grande abilità con l’ago e il filo, andò ad imparare taglio e cucito nell’atelier di una sarta di fiducia dei genitori, dove regnava un ambiente frivolo e vuoto, molto diverso dal calore pietoso della sua famiglia. Lì conobbe le prime lotte spirituali e si mantenne salda grazie alla Comunione quotidiana che non abbandonava, a costo di veri sacrifici. La domenica si dedicava a visite di carità, soccorrendo poveri e infermi, tanto con l’aiuto materiale quanto facendo i più umili servizi.

Di quest’epoca della sua vita, racconta nei suoi scritti: “Ho attraversato molti pericoli ma Dio, Nostro Signore, mi ha sempre protetto in mezzo a loro e alle cattive conversazioni nell’atelier. Quante volte ho pianto sentendo quelle cose che mi turbavano, tuttavia, non ho smesso di trovare forza e consolazione in Dio. Niente e nessuno mi ha fatto cambiare o dubitare mai che Gesù mi volesse per Sé”.4

Lunga e dolorosa attesa

A 17 anni il dolore venne a visitarla: sua sorella Carmen moriva ad appena 12 anni, e poco dopo anche la nonna materna; la mamma si ammalò di febbre tifoide e il padre di polmonite. La giovane non abbandonava il letto dei genitori, facendo loro da infermiera. Ciò nonostante, con la mancanza del lavoro paterno, le economie domestiche terminarono e la miseria non tardò ad arrivare. Era completamente sola a prendersi cura dei genitori malati e delle altre due sorelline.

In questa circostanza di grande angoscia, Santa Maddalena Sofia apparve alla mamma di Josefa e le assicurò che non sarebbe morta, perché la sua famiglia aveva ancora bisogno di lei. Il giorno dopo si svegliò guarita. Anche il padre vinse la malattia; tuttavia, non recuperò più le forze per tornare al lavoro e morì poco tempo dopo.

Toccò, allora, a Josefa l’onere di mantenere la famiglia. Aiutata dalle religiose del suo antico collegio ricevette una macchina da cucire e, con l’aiuto di queste sue protettrici, ottenne così tanto lavoro che finì per allestire un suo proprio atelier, dove lavorava fino a tardi, insieme alla sorella Mercedes e altre dipendenti.

Tentò di percorrere i sentieri della vita religiosa, essendone impedita dalla madre che la considerava come il pilastro della casa. Giunse perfino a fare una domanda di ammissione alla Società del Sacro Cuore di Gesù che fu accettata a braccia aperte dalla superiora. Senza dubbio, le lacrime della mamma la trattennero...

Dopo una lunga attesa che la fece molto soffrire, a 29 anni suonava l’ora di Dio! Alla fine del 1919 giunse dalla Francia una richiesta di candidate per il noviziato di Poitiers. Questa volta sua madre non oppose resistenza e lei si lanciò nell’impresa senza voltarsi indietro. Il 4 febbraio 1920 lasciò la sua patria per sempre, senza dir nulla a nessuno, per evitare il dolore dell’addio, e senza portare nulla con sé.

“Voglio che anche tu sia una vittima”

Per fondare il primo noviziato della Società del Sacro Cuore, Santa Maddalena Sofia aveva scelto l’Abbazia des Feuillants, a Poitiers, dove due secoli prima avevano abitato i cistercensi. Era stata distrutta durante gli anni tempestosi della Rivoluzione Francese ma, dissipata la tormenta, diventò residenza frequente di quest’anima eletta, che vi aveva ricevuto singolari grazie. Per questo, i muri benedetti dell’abbazia erano considerati dalle sue figlie spirituali una reliquia della santa fondatrice.

Durante i primi mesi di noviziato in questo monastero benedetto, suor Josefa subiva molte tentazioni di abbandonare la vita religiosa. Lei stessa racconta che, in un sol giorno, giunse, per cinque volte, a prendere la decisione di togliersi l’abito e andarsene via. Un giorno, però, si sentì rapita da un “sonno molto dolce”, dal quale si risvegliò all’interno della piaga del Cuore Divino. Da allora, tutto cambiò per lei: “Con la luce che la inonda vede i peccati del mondo e offre la sua vita per consolare il Cuore ferito di Gesù. Un desiderio veemente di unirsi a Lui la consuma e qualunque sacrificio le pare piccolo per mantenersi fedele alla sua vocazione”!5

Nostro Signore le concesse altri favori mistici, come preambolo della missione che le era destinata, fino a che manifestò esplicitamente i suoi disegni: “Così come Io Mi immolo vittima d’amore, voglio che anche tu sia vittima: l’amore nulla rifiuta”.6 Da questo momento, il Sacro Cuore di Gesù la assume come uno strumento per trasmettere al mondo gli ineffabili segreti del suo amore. Josefa sempre esternava a Gesù i timori e debolezze che l’invadevano, poiché sentiva che era incommensurabile la responsabilità che le pesava sulle spalle, fardello troppo grande per sé. E Lui la consolava: “Non aver paura di niente! Ti ho scelto, così misera, affinché vedano, ancora una volta, che non cerco la grandezza né la santità... Cerco amore! Io farò tutto il resto”.7

La grande misericordia del Cuore di Gesù

Nostro Signore le rivelò il grande desiderio di contare su di lei per realizzare i suoi piani: “Il mondo non conosce la misericordia del mio Cuore. Voglio avvalerMi di te per farla conoscere. Voglio che tu sia apostolo della mia bontà e della mia misericordia. Io t’insegnerò; tu, abbandonati”.8

Foto: www.oeuvre-du-sacre-coeur.be
Josefa Menéndez2.jpg
“Ti ho scelto, così misera, affinché vedano, ancora una volta, che
non cerco la grandezza né la santità... Cerco amore!
Io farò tutto il resto”


Suor Josefa realizza attività domestiche nel convento di Poitiers

In un’altra occasione, le espose il mezzo con cui avrebbe fatto arrivare al mondo intero le sue parole: “Desidero che tu scriva e custodisca tutto quanto Io ti dico. Tutto sarà letto quando sarai in Cielo. Desidero servirMi di te, non per i tuoi meriti, ma perché si veda come il mio potere si serve di strumenti deboli e miseri”.9

Per sua intermediazione il Divino Redentore rivela agli uomini l’infinito amore che nutre verso di loro e il suo desiderio che questo amore sia anch’esso ricambiato con amore: “Conosco il fondo delle anime, le loro passioni e l’attrazione che sentono per il mondo, per il piacere. Io sapevo, da tutta l’eternità, quante anime avrebbero amareggiato il mio Cuore e che, per molte, le mie sofferenze e il mio Sangue sarebbero stati inutili... Ma come le amavo prima, le amo ora... Non è il peccato che più ferisce il mio Cuore... quello che più lo maltratta è che non vengano a rifugiarsi in esso dopo averlo commesso. Sì, desidero perdonare e voglio che le mie anime elette facciano conoscere ai peccatori come spero il mondo, pieno di amore e di misericordia”.10

Una volta, mentre suor Josefa era in adorazione davanti al Santissimo Sacramento esposto, le apparve Nostro Signore che portava il peso della sua Croce e disse: “Josefa! Partecipa al fuoco che divora il mio Cuore: ho sete di anime da salvare... Che le anime vengano a Me!... Che le anime non abbiano paura di Me!... Che le anime abbiano fiducia in Me!”.11

Il mondo non vuole altra legge che il suo piacere...

Josefa ebbe continue rivelazioni, nelle quali Gesù lasciò trasparire il suo ardente desiderio di perdonare i peccati commessi contro il suo amabile Cuore, durante i tre anni passati nel convento di Poitiers, fino a che consegnò la sua anima a Dio, il 29 dicembre 1923. In quegli inizi del XX secolo, il mondo aveva contemplato, inorridito, le atrocità della Prima Grande Guerra, senza, tuttavia, camminare verso la conversione. Cresceva il numero di anime che abbandonava la pratica dei Comandamenti, e le generazioni si andavano succedendo in una progressiva ignoranza delle cose di Dio. Ecco il gemito di Nostro Signore: “Guarda questo Cuore di Padre che Si consuma d’amore per tutti i suoi figli. Ah! Come desidero che Mi conoscano!”.12

Timothy Ring   
gesu.jpg
“Figlio caro, Io sono Gesù, e questo
nome vuol dire Salvatore”


Sacro Cuore di Gesù -
Casa Monte Carmelo, Caieiras (Brasile)

In questo senso, è commovente il lamento del Sacro Cuore di Gesù: “Alle anime che non solo non Mi amano, ma a cui non piaccio e che Mi perseguitano, chiederò: ‘Perché Mi odiate così? Che ho fatto Io perché Mi perseguitiate in questo modo?’... Quante sono le anime che non si sono mai fatte questa domanda! E oggi, quando Io la faccio, dovranno rispondere: ‘Non lo so’.

“Io risponderò per loro: ‘Non mi hai conosciuto quando ero bambino, perché nessuno ti ha insegnato a conoscerMi; e man mano che crescevi in età, crescevano in te anche le inclinazioni della natura viziata, l’amore dei piaceri, il desiderio di divertimenti, di libertà, di ricchezze. Un giorno hai sentito dire che per vivere sotto la mia Legge bisogna aiutare il prossimo, amarlo, rispettare i suoi diritti, i suoi beni; è necessario reprimere le proprie passioni... e siccome vivevi dedito ai tuoi capricci, alle tue cattive abitudini, ignorando di che Legge si trattava, hai protestato dicendo: ‘Non voglio altra legge che il mio piacere! Voglio divertirmi! Voglio essere libero!’.

“È stato così che hai cominciato a perseguitarmi. Invece, Io, che sono tuo Padre, ti amo di un amore infinito, e mentre ti ribellavi ciecamente e persistevi nell’ ansia di distrugger- Mi, il mio Cuore si riempiva sempre di più di tenerezza verso di te”.13

Rivelazioni che oggi ci riempiono di speranza

Bisogna riconoscere che i nostri giorni non sono migliori rispetto a quelli del passato... Trascorso quasi un secolo, numerosi conflitti armati scuotono il mondo, riempiendo l’orizzonte di terribili minacce. Soprattutto, l’abbandono della Legge di Dio è ancora più terribile che in quel tempo. Più che in qualsiasi altra epoca della Storia, gli uomini si sono allontanati dalla via del bene.

In un passo del Vangelo, Nostro Signore dice ai farisei: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (Lc 5, 31-32). In questo modo, queste rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù devono riempirci di speranza, poiché il dolcissimo Cuore di Gesù è sempre disposto a guarire i nostri mali, basta che sappiamo ascoltare l’appello all’amore che, attraverso suor Josefa Menéndez, Lui ci fa:

“Oggi non riesco più a contenere l’impulso del mio amore e, vedendo che vivi in costante guerra con chi ti ama così tanto, vengo a dirti Io stesso chi sono.

“Figlio caro, Io sono Gesù, e questo nome vuol dire Salvatore. Per questo le mie mani sono trafitte dai chiodi che Mi hanno assoggettato alla Croce, sulla quale sono morto per amor tuo. I miei piedi portano gli stessi segni e il mio Cuore è aperto dalla lancia che vi hanno conficcato dopo la mia morte.

“Così vengo da te, ad insegnarti chi sono e qual è la mia Legge. Non prendere paura: è la legge d’amore! E non appena Mi avrai conosciuto, troverai riposo e gioia. È così triste vivere orfano! Venite, poveri figli... Venite con il vostro Padre”.14

1 MENÉNDEZ, RSCJ, Josefa. Un llamamiento al amor. 3.ed. Buenos Aires: Guadalupe, 1960, p.222.
2 Idem, p.12-14.
3 Idem, p.43.
4 Idem, p.45.
5 Idem, p.63.
6 Idem, p.67.
7 Idem, p.286.
8 Idem, p.13.
9 Idem, p.14.
10 Idem, p.266.
11 Idem, p.283.
12 Idem, p.499.
13 Idem, p.500-501.
14 Idem, p.501-502.

(Rivista Araldi del Vangelo, Dicembre/2015, n. 152, p. 22 - 25)

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