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Gesù Cristo

Come un suono di campana...

Pubblicato 2015/12/14
Autore : Suor Adriana María Sánchez García, EP

A Natale, il Bambino Gesù ci invita al raccoglimento e chiede di lasciare da parte le attività che ci allontanano da Lui, affinché rinnoviamo la nostra vita spirituale.

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A Natale, il Bambino Gesù ci invita al raccoglimento e chiede di lasciare da parte le attività che ci allontanano da Lui, affinché rinnoviamo la nostra vita spirituale.

Suor Adriana María Sánchez García, EP

Din! Don! Dan! Suona la campana della cappella del palazzo. La seguono altre più grandi, come pure quelle delle chiese dei dintorni. Di lì a poco, anche gli organi delle basiliche cominciano a suonare. Nei dintorni il suono si diffonde come un bel carillon, proclamando la grande notizia: è nato il primogenito reale!

Francisco Lecaros
Adorazione dei pastori.jpg
Adorazione dei pastori - Cattedrale di Prato

Se era così che in molti regni del passato si annunciava a ricchi e poveri, a grandi e piccini, l’arrivo di un nuovo erede, potremmo a ragione parlare, per analogia, di una magnifica campana che suonò nella Storia segnando la fine dell’Antica Legge e l’inizio dell’era della grazia, al nascere del Salvatore, il Figlio Unigenito di Dio! E anche oggi, nel commemorare un così grande evento, suonano nuovi rintocchi di questa mistica campana che ci invita a contemplare uno dei più grandi misteri della nostra Fede.

Attraverso gli appelli della grazia, Dio parla con noi in ogni istante. Tuttavia, Lo udiamo solo “nel raccoglimento, nella pace e nel silenzio. La Sua voce è così soave che il nostro intimo deve essere completamente in silenzio; è una dolce melodia. Il linguaggio di Satana è chiassoso: esso è agitato, impulsivo, disturba ed è brusco”.1

Se creiamo le condizioni per ascoltare la sua voce, Dio ci inviterà ad amarLo di più, infondendo nei nostri cuori il desiderio di praticare la virtù nel vedere un buon esempio, arricchendoci con sentimenti di pietà nell’entrare in un ambiente sacro, facendo echeggiare nel nostro cuore parole di rimprovero per qualche atteggiamento cattivo o di ammonimento di fronte a occasioni prossime al peccato.

Quando ci sentiamo afflitti, presi dall’agitazione e senza serenità d’animo, possiamo essere sicuri che non è una voce soprannaturale che ci sta parlando. La dissipazione, la velocità delle macchine e lo spirito di frenesia e competizione, che dominano il mondo moderno, ci impediscono di entrare in contatto con Dio. Peggio, fanno sì che ci dimentichiamo di Lui.

È in senso opposto a questo stato di spirito che il Bambino Gesù ci invita al Natale. Egli ci attrae al raccoglimento, chiede di lasciare da parte le attività che ci allontanano da Lui, affinché rinnoviamo la nostra vita spirituale. Che, come un tocco di campana, il termine di quest’anno annunci l’arrivo di una nuova tappa della nostra esistenza, nella quale restino alle spalle i momenti in cui, chiusi alle mozioni della grazia, ci lasciamo trascinare dai nostri impulsi e cattive inclinazioni.

Chiediamo, non solo al Divino Infante, ma a tutti gli Angeli e Santi del Cielo, che a partire da questo Natale essi ci facciano udire la loro voce e adoriamo con speciale affetto il Redentore posto nel Presepio, ricordandoci che questo tenero Bambino è disposto a rinascere dentro di noi per trasformarci completamente, Lui che, in quanto Dio, ha creato ognuno di noi, senza che abbiamo fatto nulla per meritarcelo, e Si fa Uomo nella Notte Santa per redimerci.

Comunichiamo con Lui per mezzo della preghiera e stiamo attenti alle sue parole. “Ascoltate oggi la sua voce: “Non indurite il cuore” (Sal 95, 8), ci ricorda il Salmo. Apriamo la nostra anima affinché il Bambino Gesù vi nasca e rimanga per sempre. Così, anche noi saremo come campane, che risuonano il suo amore e suscitiamo, con il nostro esempio, buoni sentimenti in coloro che stanno intorno a noi.

1 BÉLANGER, Dina. The Autobiography. 3.ed. Québec: Religious of Jesus and Mary, 1997, p.101.

(Rivista Araldi del Vangelo, Dicembre/2015, n. 152, p. 50 - 51)

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