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Preghiere

Pregare è anche ringraziare

Pubblicato 2015/10/27
Autore : Don Alex Barbosa de Brito, EP

Non possiamo non custodire nei nostri cesti spirituali gli “avanzi” di questo incontro, perché custodire quello che da Dio riceviamo è sinonimo di gratitudine.

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Non possiamo non custodire nei nostri cesti spirituali gli “avanzi” di questo incontro, perché custodire quello che da Dio riceviamo è sinonimo di gratitudine.

Don Alex Barbosa de Brito, EP

Stiamo concludendo l’XI Congresso Internazionale di Cooperatori degli Araldi del Vangelo, nel quale abbiamo vissuto, ossia – secondo una classica definizione nota tra noi –, siamo stati insieme, ci siamo guardati e voluti bene, intorno a Colui che è la causa della nostra esistenza.

I momenti qui vissuti già cominciano a lasciare saudades, parola così difficile da esser tradotta dal portoghese in altre lingue, ma, senza dubbio, un sentimento nostalgico universale, sperimentato da tutti gli uomini in determinate circostanze.

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Il miracolo di Gesù è sempre portatore di una lezione soprannaturale

Sì, è giunto il giorno di concludere il nostro incontro e, senza nessun calcolo umano, la Liturgia della Chiesa sembra oggi essere stata scelta su ordinazione. Il Vangelo di San Giovanni presenta il celebre miracolo della moltiplicazione dei pani.

Tra i quattro Evangelisti, San Giovanni è stato l’ultimo a scrivere. Il suo racconto contiene dati particolari. Per citare un esempio, notiamo che, mentre gli altri usano la parola miracolo, San Giovanni chiama i fatti miracolosi segni, perché il miracolo di Gesù è sempre portatore di una verità superiore, di una lezione soprannaturale, così necessaria di essere raccolta quanto si presenta necessario il beneficio fisico.

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Elementi che esigono l’intervento divino

Si noti che il capitolo sesto di San Giovanni può esser diviso in tre parti: la preparazione del miracolo, il segno propriamente detto e il modo in cui questo è stato recepito dagli uomini. La preparazione avviene col presentarsi di una necessità sommata a un’impossibilità, elementi che propiziano o, se volete, quasi esigono l’intervento divino.

Di sicuro, situazioni simili appaiono tanto nel miracolo operato da Eliseo (cfr. II Re 4, 42-44), narrato nella prima lettura di oggi, quanto in quello raccontato dall’Evangelista (cfr. Gv 6, 1-15). Davanti al profeta, si uniscono necessità e impossibilità: venti pani per alimentare cento uomini. A Nostro Signore presentano cinque pani per alimentare migliaia di persone. Sebbene il miracolo sia essenzialmente lo stesso, c’è differenza non solo per quanto riguarda l’epoca nella quale i fatti sono avvenuti ma, soprattutto, per le proporzioni del miracolo. Quello del Nuovo Testamento è traboccante, comparato a quello dell’Antico. Lo supera di gran lunga! Sono i parametri di misericordia e prodigalità della Nuova Alleanza inaugurata da Nostro Signore Gesù Cristo.

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Parabole di Gesù – Nei tre giorni del Congresso, le conferenze, le rappresentazioni teatrali
e i circoli di studio hanno riguardato le parabole di Gesù, mettendo a fuoco insegnamenti
sulla vigilanza, preghiera e umiltà

Quando il Maestro ordina di dare da mangiare alla moltitudine, San Filippo ci offre una traccia utile da considerare: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo” (Gv 6, 7). Il salario di duecento lavoratori non sarebbe stato sufficiente per togliere la fame di quella moltitudine, poiché ogni moneta corrispondeva a una paga giornaliera. La necessità del miracolo era, pertanto, assoluta, l’impossibilità, completa e la incapacità umana, evidente.

Un bambino presenta il tributo della sua innocenza

Il quel momento, viene presentato a Gesù un bambino, il quale ricorda l’innocenza. Egli doveva trovarsi lì vicino, e aveva sentito la discussione degli Apostoli e i mormorii di quelli che potevano reclamare per la mancanza di pane. Senza dire una parola, né manifestare alcun dubbio, il piccolo presenta il tributo della sua innocenza, accompagnato dall’unica offerta che possedeva – cinque pani e due pesci –, ingenua, diremmo totalmente insufficiente, se su di essa non si fosse posato lo sguardo divino.

Il piccolo conservava con Dio una relazione limpida, libera da inganni o falsità e, per questo, una così irrisoria porzione di pani gli sembrava come realmente sufficiente. Per l’innocente tutto è possibile quando Dio è presente. Dà, allora, il poco di cui era capace e, senza sapere il risultato, non si pone questioni a questo riguardo, poiché ha fede. Il miracolo è, per così dire, attirato da questo atto di consegna generosa e fiduciosa, raccolta da Gesù e giudicata sufficiente per operare il miracolo.

Aspettare nella calma l’azione divina

Dice il testo greco che, subito dopo, il Maestro ε?χαριστ?ω (euchariste?), ossia, diede grazie. In questo modo, ha voluto insegnarci che pregare è anche questo, ringraziare, poiché se non siamo esauditi nell’oggetto della nostra richiesta, lo saremo in ciò di cui realmente necessitiamo. Ma, nell’assumere questo atteggiamento di gratitudine, allude anche al miracolo che avrebbe operato alla vigilia della Passione: quello della moltiplicazione, non di un pane comune, ma del Pane Sacro dell’Eucaristia.

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Una grande famiglia – Più di 800 partecipanti hanno affollato la Basilica della Madonna del
Rosario e l’auditorium tra i giorni 24 e 26 luglio. Nella Messa di chiusura,
sono stati ammessi cento nuovi Cooperatori

Gesù diede ordine a tutti i presenti di sedersi (cfr. Gv 6, 10), poiché di fronte alla difficoltà è necessario saper conservare la calma degli innocenti, un atteggiamento di completo abbandono nelle mani della Provvidenza Divina, opposta all’afflizione dei pragmatici. E moltiplicati i pani, “li distribuì a quelli che erano seduti” (Gv 6, 11). Se uno avesse continuato nell’inquietudine, in piedi e disobbedendo alla sua richiesta, correva il rischio di non ricevere il pane. Era necessario attendere nella calma l’azione divina.

Dio esaudisce con abbondanza

E terminata la distribuzione, avanzò una buona quantità di pane, raccolta in dodici cesti, perché Dio non è meschino, Egli esaudisce con abbondanza. Quando si prega e si crede di fare una richiesta azzardata, si riceve più di quanto si sarebbe potuto immaginare. Il nostro Padre celeste sa quello che va meglio per noi. Dobbiamo pregare con insistenza, in atteggiamento di fiducia e di azione di grazie, non per ottenere quello che desideriamo o addirittura esigiamo, ma per sapere qual è la volontà divina, poiché Dio ci darà ciò che c’è di più eccellente e in modo prodigo.

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“Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto” (Gv 6, 12). Cambiano le epoche e la storia si ripete. Raccogliere i pezzi avanzati simbolizza qui, per noi, custodire le impressioni assorbite di quello che abbiamo visto e udito, equipaggiarci col ricordo delle grazie ricevute, per poter, nel giorno dell’aridità, addentrarci un po’ nei nostri cesti di ricordi, farli tornare a galla e trarne le forze per continuare il cammino fino al prossimo congresso internazionale degli Araldi del Vangelo. Non possiamo non custodire nei nostri cesti spirituali i “pezzi avanzati” di questo incontro, poiché custodire quello che da Dio abbiamo ricevuto è sinonimo di gratitudine.

L’ingrato, ricevuto il beneficio ed essendosi alimentato del pane, non si ricorda di ringraziare il benefattore. Di cosa si ricorda lui? “È terminato! Non ce n’è più! Ne voglio ancora!”. L’ingrato ha difficoltà a capire che quell’alimento è venuto da mani miracolose, ma non ha la minima difficoltà a reclamare quando il pane manca. Cercate il benefattore, e non unicamente il beneficio! “E siate riconoscenti” (Col 3, 15).

(Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2015, n. 150, p. 31 - 33)

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