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Parola del Pastori

Qual è la soluzione di Gesù?

Pubblicato 2015/09/21
Autore : Mons. Edgar Peña Parra

Gesù ci presenta la via per saziare non solo la nostra fame, ma anche quella del mondo. Questo presuppone necessariamente il fare la volontà del Padre, manifestata nel Verbo e realizzata nello Spirito che dà la vera vita.

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Gesù ci presenta la via per saziare non solo la nostra fame, ma anche quella del mondo. Questo presuppone necessariamente il fare la volontà del Padre, manifestata nel Verbo e realizzata nello Spirito che dà la vera vita.

Mons. Edgar Peña Parra
Nunzio Apostolico in Mozambico

Cari fratelli e sorelle, prima di passare alla nostra riflessione sulla Parola di oggi, desidero ringraziare per il vostro gentile invito a celebrare l’Eucaristia con voi. Questa è un’ottima opportunità per supplicare Dio di concedere a tutti la grazia di essere fedeli alla sua volontà e, in modo speciale, al vostro carisma in questa Chiesa del Mozambico.

Sollecitudine di Dio davanti alla “fame” della moltitudine

La Parola di questa domenica ci aiuta a ripensare la nostra adesione a Dio e la nostra esperienza di vita comunitaria, presentandoci un tema fondamentale: la “fame” della moltitudine.

La folla che segue Gesù ha fame e non ha nulla da mangiare (cfr. Gv 6, 5-6). Questo passo di chiara connotazione veterotestamentaria – facendo riferimento all’Esodo e all’attraversamento del deserto – mostra la sollecitudine di Dio, che risponde alle necessità del suo popolo. Allo stesso modo Gesù Si rende conto della situazione del popolo, della nostra situazione, e trova una soluzione.

Dobbiamo, pertanto, chiederci qual è la soluzione di Gesù. Prima di presentarla, però, bisogna mettere in evidenza che Lui coinvolge fin dal primo momento la comunità dei suoi discepoli. La comunità di Gesù ha bisogno di sentirsi responsabile della “fame” degli uomini e deve sentire che è sua responsabilità e missione saziare questa “fame”.

Problema impossibile da risolvere con le nostre sole forze

In questo senso, Giovanni ci dice che Gesù presenta questo problema ai suoi discepoli, rappresentati da Filippo, per vedere come essi risolveranno la “fame” del mondo. Sarà nel sistema economico vigente, che si basa nell’egoismo e nel potere del denaro, in sintesi, in scambi commerciali? O ci sarà un’altra strada? Constatiamo che i discepoli, in un primo momento, sono in questa logica commerciale. Filippo, infatti, riconosce che “duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo” (6, 7). Un denaro equivaleva al salario base di una giornata di lavoro. Allora, nemmeno con l’equivalente di più di mezzo anno di lavoro si sarebbe potuto alimentare quella folla. Detto in altri termini, è impossibile risolvere questo problema con le nostre sole forze.

Siamo, dunque, invitati da Gesù ad abbandonare questo sistema e a trovarne un altro. Andrea, Apostolo della prima ora e, pertanto, più intimo del Maestro, presenta una soluzione differente (cfr. Gv 6, 8-9), ma non è molto convinto che possa dare risultati, insomma “ma che cos’è questo per tanta gente?” (6, 9). Ossia, Andrea sa che deve esserci un altro sistema, però, non crede che dia risultati.

A Dio, tutto è possibile

Ora, Gesù mostrerà che realmente esiste un altro sistema. “Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18, 27). Tutto è possibile a Dio e, per di più, Egli non abbandona nessuno. Di fronte all’incertezza o alla poca fede dei discepoli, Gesù dice “non mancherà, e anzi ne avanzerà”. Il Signore, che confida totalmente nel Padre, sa bene che la nostra rassegnazione si può vincere soltanto con l’aiuto di Dio. Il passo evangelico di oggi ci parla di pochi pani d’orzo (ricordiamo che il pane d’orzo era il pane dei poveri, al contrario di quello di frumento, più ricco e saporito); Gesù ha bisogno soltanto di quei cinque pani d’orzo. Ed è con questi cinque pani poveri che Egli sazia cinquemila persone. È sufficiente il poco che abbiamo – il poco amore, la poca compassione, i pochi beni materiali, la poca disponibilità, il poco tempo – per ammazzare la fame, sia quella dell’anima, che quella del corpo.

La tentazione di aggrapparci a cose sterili

La sfida consiste nel consegnare nelle mani del Signore il “poco” che abbiamo, e non perdere tempo nelle cose che impediscono al Signore di agire. Quante persone sole, malate, tristi, abbandonate, troverebbero consolazione e conforto se noi dessimo, almeno, un po’ più del nostro tempo e del nostro cuore! È necessario moltiplicare la carità, estendere la compassione, andare incontro a chiunque abbia urgenza di aiuto, come insiste frequentemente Papa Francesco: “Uscite e andate a consolare gli esclusi”.

Cari fratelli e sorelle, quante volte viviamo con questa tentazione di aggrapparci a tante cose sterili e, lì, cercare la vita! E anche cose buone, anche la stessa azione pastorale. La questione è se in esse noi cerchiamo noi stessi, nella nostra sterilità, o cerchiamo la volontà di Dio.

Infatti, Gesù ci presenta la via per saziare non solo la nostra fame ma anche la fame del mondo. Questo presuppone necessariamente il fare la volontà del Padre, manifestata nel Verbo e realizzata nello Spirito che dà la vera vita.

Chiediamo al Signore che ci aiuti ogni giorno a non cedere alla tentazione di far conto sulle nostre forze, perché, di fatto, senza di Lui non possiamo fare niente. Che il Cuore Immacolato di Maria ci conduca sempre più a consegnarci tra le braccia amorose del Padre, in modo da vivere della sua volontà per poter saziare la nostra fame e la fame del mondo.

Omelia nella Casa degli Araldi del Vangelo a Matola, 26/7/2015

(Rivista Araldi del Vangelo, Settembre/2015, n. 149, p. 38 - 39)

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