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Spiritualità

L’incontro di due sguardi...

Pubblicato 2015/08/18
Autore : Redazione

La comunicazione umana, al contrario di quello che a volte appare, non è ristretta soltanto all’espressione verbale. L’uomo si relaziona con il mondo esterno – inclusi gli altri esseri umani – attraverso tutti i suoi sensi, con le più diverse manifestazio

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Uno spettacolo carico di significato e di così grandiosi sentimenti che cala in
profondità nel cuore delle anime, elevandole ai livelli della sublimità..

Diana Compasso de Araújo

La comunicazione umana, al contrario di quello che a volte appare, non è ristretta soltanto all’espressione verbale. L’uomo si relaziona con il mondo esterno – inclusi gli altri esseri umani – attraverso tutti i suoi sensi, con le più diverse manifestazioni. Tuttavia, tra i sensi esterni uno è superiore agli altri: la vista.

Molto si può dire con uno sguardo!... A ragione affermava una signora alquanto saggia che, dopo il servizio di Dio, “vivere è stare insieme, guardarsi e volersi bene”. Quanto profondo e vero insegnamento racchiude questa frase, poiché mediante uno scambio di sguardi le anime comunicano tra loro in maniera ineffabile, trasmettendo emozioni e sentimenti che non potrebbero essere espressi a parole.

Possiamo riportare questa idea allo scambio di due sguardi augusti, nei momenti più simbolici della Storia dell’umanità: lo sguardo di Maria Santissima che si posa nei divini occhi di Gesù, suo Figlio, sulla via del Calvario e, posteriormente, nell’apparizione di Nostro Signore risorto a sua Madre.

Due incontri carichi di significato e di così grandiosi sentimenti che, quando sono contemplati, oltrepassano le comprensioni intellettive e sensitive. In modo quasi incomprensibile, tale spettacolo cala profondamente nel cuore delle anime, elevandole ai livelli della sublimità.

Il primo incrociare di questi santi occhi, durante la Passione, conteneva il massimo del dolore di un Dio che, per amore, si era fatto creatura per riscattare, con la sua Morte, la creazione, dandole la Vita; conteneva il massimo della costernazione dell’Uomo-Dio che, vedendo Maria pervasa di amarezza, sapeva di essere la causa della sofferenza di quella creatura amata, la più perfetta di tutte, l’unica che non avrebbe meritato di soffrire; inoltre, conteneva lo sguardo dolente di una Madre zelante e affettuosissima, che considerava il patimento inenarrabile del suo Divino Figlio. Entrambi gli sguardi, immobili e silenziosi, tuttavia, tanto eloquenti nel loro amoroso dolore!

Nel secondo momento, invece, che contrasto con la prima situazione! Quanto giubilo c’era nello scambio di sguardi tra Nostro Signore risorto e Maria Santissima! Sguardi gaudiosi che si interpenetravano e festeggiavano la sconfitta della morte, il trionfo della Vita e la gloria della Resurrezione!

Pur così distinti, i due incontri rivelano una nota comune, un sigillo che imprime il sentimento che li corona: la partecipazione reciproca all’estensione, alla pienezza e all’altezza di un amore smisurato. Si può affermare, con sicurezza, che gli sguardi di queste due occasioni abbracciano l’umanità intera e si ripercuotono nei secoli, in un invito ininterrotto agli uomini, affinché affrontino con slancio e coraggio il dolore – per amore di Coloro che per noi hanno sofferto! –, la cui fine culminerà nella gloria eterna.

(Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2015, n. 148, p. 30)

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