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Angeli

Gli Angeli nella vita dei Santi

Pubblicato 2015/07/27
Autore : Redazione

L'Angelo Custode accompagna sempre ciascuno di noi. Poche persone, però, ricevono la grazia di poter sentire fisicamente la presenza di questo protettore.

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L'Angelo Custode accompagna sempre ciascuno di noi. Poche persone, però, ricevono la grazia di poter sentire fisicamente la presenza di questo protettore.

Inostri Angeli custodi stanno a fianco di ciascuno di noi, instancabili, solleciti, buoni, pronti ad aiutarci in tutto ciò di cui abbiamo bisogno, sia che si tratti di necessità materiali o spirituali. Vediamo alcuni esempi di persone favorite dalla grazia di vedere il loro Angelo Custode e di conversare ripetutamente con lui nel corso della loro vita.

Certamente, nei nostri giorni così difficili, questo contribuirà ad aumentare in noi la devozione verso il nostro miglior amico, e ci stimolerà a ricorrere con maggiore impegno al suo aiuto.


Santa Gemma Galgani

“Non ti vergogni di peccare in mia presenza?”

Santa Gemma Galgani (1878- 1903) ebbe la costante compagnia del suo Angelo protettore, con cui manteneva un rapporto familiare. Lei lo vedeva, pregavano insieme, e lui lasciava perfino che lei lo toccasse. Insomma, Santa Gemma considerava il suo Angelo Custode come un amico sempre presente. Egli le prestava ogni tipo di aiuto, addirittura portando messaggi al suo confessore, a Roma.

Santa Gemma Galgani.jpg
Santa Gemma Galgani
con l'Angelo Custode -
Chiesa Santa
Gema, Madrid

Questo sacerdote, don Germano di San Stanislao, dell'Ordine dei Passionisti, fondato da San Paolo della Croce, lasciò la narrazione della relazione di Santa Gemma con il suo celeste protettore: "Frequentemente quando le chiedevo se l'Angelo Custode rimanesse sempre al suo posto, al suo fianco, Gemma si volgeva verso di lui completamente a suo agio e subito cadeva in un'estasi di ammirazione per tutto il tempo in cui lo fissava".1 Lei lo vedeva per tutto il giorno. Prima di addormentarsi gli chiedeva di vegliare al capezzale del letto e di farle un segno della Croce sulla fronte. Quando si svegliava, al mattino, aveva l'immensa gioia di vederlo al suo fianco, come lei stessa raccontò al suo confessore: "Questa mattina, quando mi sono svegliata, lui era lì vicino a me".2

Quando andava a confessarsi e aveva bisogno di aiuto, senza indugio il suo Angelo l'aiutava, come racconta: "[Lui] mi richiama alla mente le idee, mi detta anche alcune parole, di modo che non sento difficoltà a scrivere".3 Inoltre, il suo Angelo Custode era un sublime maestro di vita spirituale, e le insegnava come procedere rettamente: "Ricordati, figlia mia, che l'anima che ama Gesù parla poco e si abnega molto. Ti ordino, da parte di Gesù, di non dare mai il tuo parere se non ti è richiesto, e di non difendere mai la tua opinione, ma di cedere subito". E aggiungeva ancora: "Quando commetti qualche mancanza, dillo subito senza aspettare che te lo chiedano. Infine, non dimenticarti di proteggere gli occhi, perché gli occhi mortificati vedranno le bellezze del Cielo".4

Sebbene non fosse una religiosa, e conducesse una vita comune, Santa Gemma Galgani desiderava, tuttavia, consacrarsi nel modo più perfetto al servizio di Nostro Signore Gesù Cristo. Però, come a volte può succedere, il semplice desiderio di santità non basta; è necessaria la saggia istruzione di chi ci guida, applicata con fermezza. E così succedeva a Santa Gemma. Il suo soavissimo e celeste compagno, che in ogni momento stava sotto il suo sguardo, non metteva da parte la severità quando, per una qualsiasi scivolata, la sua protetta smetteva di seguire le vie della perfezione. Quando, per esempio, decise di mettersi alcuni gioielli d'oro, con un certo compiacimento, per far visita a un parente da cui li aveva ricevuti in regalo, sentì un salutare ammonimento dal suo Angelo, al ritorno a casa, che la guardava con severità: "Ricordati che le collane preziose, per abbellimento della sposa di un Re crocifisso, possono essere soltanto le sue spine e la sua Croce". 5 Fosse quale fosse l'occasione in cui Santa Gemma deviasse dalla santità, subito un'angelica censura si faceva sentire: "Non ti vergogni di peccare in mia presenza?".6 Oltre che a essere custode, si vede bene che l'Angelo Custode svolge l'eccellente compito di maestro di perfezione e di modello di santità.

 

Cecilia Cony

Trent'anni di convivenza con l'Angelo Custode

Gli occhi percorrevano attentamente le righe del testo e, di quando in quando, un'altra pagina veniva girata. Intorno regnava il silenzio, interrotto a volte da un qualche suono tipico di una città dell'interno, dell'inizio del secolo passato. Siamo nel 1917. Una ragazza, con i suoi 17 anni, studia in una stanza vicina all'ingresso di casa. Era un'altra calda sera d'estate a Jaguarão, a Rio Grande do Sul, Brasile, alla frontiera con l'Uruguay.

Cecilia Cony.jpg
Cecilia Cony all'età
di tredici anni

La porta d'entrata si trovava aperta, forse allo scopo di arieggiare un poco l'ambiente, oppresso dall'afa caratteristica di quest'epoca dell'anno. La servitù era occupata nelle faccende domestiche, lontano da quella parte della casa. Concentrata nella lettura, non si accorse che un estraneo era entrato in casa e che si era collocato dall'altra parte del tavolo davanti al quale lei era seduta. La sorpresa fu enorme quando, sollevando gli occhi dal libro, scorse un uomo, con segnali di ubriachezza, che afferrava con le due mani il bordo del tavolo. Era forte e alto, di aspetto cattivo e con uno sguardo da codardo. Aveva una fascia avvolta intorno alla vita, dove teneva infilato un coltello, com'è costume usare in questa regione.

Il forestiero rimase un po' di tempo a osservare la ragazza, mezzo stordita da tale visione, e poi cominciò a girare intorno al tavolo verso di lei, senza smettere di appoggiarsi. Ruppe il silenzio che regnava e disse in spagnolo: "Tú hablas, yo te estrangulo – Se parli, ti strozzo".7

Il terrore s'impossessò della ragazza, che nulla riuscì a dire, se non poche parole a mezza voce: "Mio nuovo amico!". Nello stesso istante si sentì posare sulle sue spalle una mano, quella stessa che, a volte, aveva sentito in altre occasioni di sgomento. Era il suo fedele Angelo Custode che, toccandola sulle spalle, le restituiva come per incanto la tranquillità, dissipando con incredibile rapidità il terrore che sentiva. Ebbe, con questo, le forze per alzarsi e correre incontro ad Acacia, una delle domestiche della casa, mentre il terribile uomo fuggiva, facendo cadere nella fuga una sedia, con grande rumore.8

Fatti come quello appena descritto capitarono nella vita di Cecilia Cony, una brasiliana nata nel 1900, nella città di Santa Vitória do Palmar, nell'estremo sud del Brasile, e più tardi religiosa nella Congregazione delle Suore Francescane della Penitenza e della Carità Cristiana, dove entrò con il nome di Maria Antonia. Fu dotata di una grande quantità di doni, tra i quali il privilegio di vedere l'Angelo Custode da quando aveva cinque anni.9

 

San Pio da Pietrelcina

Familiarità con gli Angeli

Ancora più vicino a noi, troviamo San Pio da Pietrelcina (1887- 1968), dotato di molti doni mistici, incluso quello delle stigmate, cioè, le piaghe della crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo, e grande promotore della devozione agli Angeli Custodi. In diverse occasioni egli ricevette messaggi dagli Angeli Custodi di persone che, a distanza, avevano bisogno del suo aiuto.

San Pio da Pietrelcina.jpg
San Pio da Pietrel-
cina tre anni prima
della sua morte

Un signore di nome Franco Rissone, sapendo del costante impegno di San Pio perché ci fosse una maggiore devozione ai celesti custodi, tutte le sere, dall'hotel dove alloggiava, inviava il suo Angelo Custode a Padre Pio affinché gli trasmettesse i messaggi desiderati. Franco dubitava che il Santo sentisse i suoi messaggi. Un giorno, mentre si confessava con San Pio, chiese: "Vostro Reverendissimo, lei sente realmente quello che le mando a dire dall'Angelo Custode?". Al che il religioso rispose: "Ma credi forse che sia sordo?".10

Le incertezze di molti riguardo alla convivenza di San Pio da Pietrelcina con i Santi Angeli, pur non indicando fiducia, servivano, però, a evidenziare ancor più questa sua familiarità con gli Angeli.

Una signora, di nome Franca Dolce, volle chiedere a San Pio la seguente cosa: "Padre, una di queste notti ho mandato l'Angelo Custode a parlare con Sua Reverendissima di alcune questioni delicate. È venuto o non è venuto?". Il confessore rispose: "Pensi, forse, che il tuo Angelo Custode sia così disobbediente come te?". La signora, volendo saperne di più, aggiunse: "Bene, allora, è venuto; e che cosa le ha detto?". San Pio rispose: "Senti questa, mi ha detto quello che tu gli hai detto di dirme". Non contenta della risposta, la signora tornò a chiedere: "Ma che cosa?". San Pio rispose: "Mi ha detto...", e allora ripeté con esattezza tutte le parole che la signora aveva dettato al Santo Angelo, con grande sorpresa della stessa.11

Ancora più eloquente è il fatto capitato a un'altra signora, di nome Banetti, una contadina residente a qualche chilometro da Torino. Il giorno 20 settembre, data in cui si commemorava l'accoglimento delle stigmate da parte di padre Pio, era costume che le persone più devote del santo confessore gli inviassero lettere dalle più svariate parti d'Italia e anche di altri paesi.

La signora Banetti non trovò nessuno che andasse in città a spedire la sua lettera. Era addolorata di non poter inviare i suoi auguri a San Pio. Si ricordò, però, della raccomandazione che le aveva fatto il Santo, l'ultima volta che lo aveva incontrato: "Quando hai bisogno, manda il tuo Angelo Custode da me".12 Nello stesso istante rivolse una preghiera al suo celeste custode: "O mio buon Angelo, porta tu i miei auguri a padre Pio, perché non ho altro modo per mandarglieli".13 Pochi giorni dopo, la signora Banetti ricevette una lettera proveniente da San Giovanni Rotondo, luogo dove viveva San Pio, inviata dalla signora Rosine Placentino, con le seguenti parole: "Il padre mi chiede di ringraziarla a suo nome per gli auguri spirituali che gli ha inviato ".14

 

Santa Francesca Romana

Presenza visibile giorno e notte

Santa Francesca Romana, nata nel 1384 in seno a una distinta famiglia, era un'anima particolarmente favorita da Dio, fin dalla gioventù. Tale ossequio della Divina Provvidenza diventò ancora più notevole quando, dopo la morte di uno dei suoi figli, di nome Evangelista, cominciò ad avere una relazione quotidiana col suo "zelante custode".

Santa Francesca Romana.jpg
Santa Francesca
Romana con
l’Angelo Custode
– Basilica Cattedrale
di San Giorgio,
Ferrara

Una notte stava dormendo e, quasi alle prime luci dell'alba, la camera fu inondata da un grande chiarore, nel quale apparve il figlio Evangelista, morto da quasi un anno, di una bellezza incomparabilmente maggiore di quella manifestata su questa Terra. A fianco di Evangelista c'era anche un altro giovane ancora più bello: era il suo Angelo Custode.

Passati alcuni istanti in cui era rimasta attonita per la visione, pervasa di gioia, chiese a Evangelista dove si trovasse, cosa facesse e se ancora si ricordasse di sua madre. Guardando al Cielo, egli rispose: "La nostra occupazione è contemplare l'abisso eterno della bontà divina, lodare e benedire la sua maestà con trasporti di gioia e amore. Interamente assorti in Dio in questa celeste beatitudine, non soltanto non soffriamo dolore, ma neppure possiamo averlo e godiamo di una pace che durerà sempre. Non vogliamo, né possiamo volere se non ciò che sappiamo essere gradito a Dio, che è la nostra intera e unica beatitudine. Sappi che i cori che stanno sopra di noi ci manifestano i segreti divini".15 Fu allora che disse a sua madre il luogo dove si trovava nel Cielo: il secondo coro della prima gerarchia, cioè, tra gli Arcangeli. Aggiunse anche che l'altro giovane, più bello, stava nel grado più elevato del Cielo, ragione del suo maggiore splendore, e che era stato designato da Dio per consolarla nel suo pellegrinaggio terreno. Sarebbe rimasto con lei perpetuamente e, a partire da quel momento, avrebbe potuto avere la consolazione di vederlo giorno e notte, incessantemente.

Passi dal libro "La Creazione e gli Angeli", Collezione "Conosca la sua Fede", vol. III

1 GERMANO DI SAN STANISLAO, CP. Santa Gemma Galgani, Vergine Lucchese. Roma: Postulazione dei Padri Passionisti, 1907, p.134.
2 Idem, p.215.
3 SANTA GEMMA GALGANI. Lettere di Santa Gemma Galgani. Lettere 46. Roma: Postulazione dei Padri Passionisti, 1941, p.146.
4 GERMANO DI SAN STANISLAO, op. cit., p.215.
5 Idem, ibidem.
6 Idem, ibidem.
7 "Se tu parli, io ti strangolo".
8 Cfr. MARIA ANTONIA CONY. Bajo las alas de un Ángel. Madrid: Gaudete, 2009, p.108-110.
9 Cfr. Idem, p.108.
10 Cfr. SIENA, Giovanni P. Padre Pio e os Anjos. Porto: Educação Nacional, 1959, p.159.
11 Cfr. Idem, ibidem.
12 Idem, p.161.
13 Idem, ibidem.
14 Idem, ibidem.
15 ROHRBACHER, René François. Vida dos Santos. São Paulo: Editora das Américas, 1959, vol.IV, p.279-280.

(Rivista Araldi del Vangelo, Luglio/2015, n. 147, p. 22 - 25)

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