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Santa Teresa Benedetta della Croce

Dopo aver cercato invano la verità nei libri e nei ragionamenti
filosofici, l'ha trovata nella storia palpitante d'amore
di Santa Teresa.

» Giovane filosofa alla ricerca della Verità
» La scoperta della preghiera del Padre...
» Infermiera volontaria
» La forza dell'esempio
» Alla fine, la conversione
» Insegnante apostolica
» Conferenziera e cattedratica
» Una novizia nel cammino della santità
» "Gli ebrei cattolici, i nostri peggiori nemici"
» Sembrava una statua della "Pietà" senza...
» Uccisa per l'odio contro la Fede cattolica
» La conclusione del libro "La Scienza della..."

Edith Stein, l'ultimogenita di una numerosa famiglia ebraica, nacque il 12 ottobre 1891 a Breslau, in Germania. Prima ancora di compiere i due anni rimase orfana di padre. La piccola Edith era di temperamento forte, vivace ed indipendente. Oltretutto, Edith Stein - Santa Teresa Benedita da Cruz_.jpgdimostrava un'intelligenza molto precoce, che le consentì di essere la prima della classe lungo tutta la sua vita scolastica. Cresciuta in una famiglia praticante la religione giudaica, credeva in Dio e a lui dirigeva le sue preghiere.

Giovane filosofa alla ricerca della Verità

Tuttavia, giunta all'età dell'adolescenza, perse la fede nell'esistenza di Dio, smise di pregare ed abbandonò gli studi. Lei stessa riferì più tardi: "Con piena coscienza e per libera decisione, ho smesso di pregare. Il mio desiderio di conoscere la Verità era la mia unica orazione".

A quattordici anni decise di riprendere gli studi collegiali, per potersi iscrivere all'università. E nel 1911 si immatricolò, non in uno, ma in tre corsi: Filosofia, Lingua Tedesca e Storia. A quell'epoca era poco comune per una donna frequentare l'università, meno ancora vedere una giovane di vinti anni seguire tre corsi allo stesso tempo!

Tutte le preferenze di Edith erano per la Filosofia. Così, si trasferì nel 1913 a Göttingen per poter assistere alle lezioni di Edmund Husserl, considerato il più importante filosofo tedesco dell'epoca.

Questa giovane studentessa sembrava sopraffatta completamente dalla crisi della fede, visto che allora si dichiarava atea. Ma, per paradossale che sembrasse, ella continuava come un'instancabile pellegrina a cercare la Verità.

La scoperta della preghiera del Padre Nostro

La Divina Provvidenza, da parte sua, la guidava per cammini misteriosi sempre più vicino a Dio, la Verità Assoluta.

In fin dei conti Dio che cos'è? Questa Verità ultima, sulla quale ho regolato la mia vita, in che cosa consiste? Quale è il senso della sofferenza? Come si spiega il male? Questioni come queste popolavano la mente di Edith. Anni più tardi ella affermò: "Lo studio della filosofia è un continuo camminare sull'orlo del precipizio". Ed ha aggiunto: "Io vivevo nell'ingenua autoconvinzione che tutto in me era corretto, cosa che di frequente capita alle persone prive di fede, che vivono in un teso idealismo etico".

Lei si trovava proprio in questo stato d'animo interiore quando, nel 1914, fece una analisi del Padre Nostro, non dal punto di vista religioso, ma studiando l'etimologia tedesca. Rimase molto impressionata dallo studio di questa orazione, e vi tornò sopra varie volte.

In questo stesso periodo, Edith fece conoscenza con Adolf Reinach, ebreo e discepolo di Husserl, come lei. Anch'egli cercava la Verità con fervore e onestà.  Subito si instaurò fra loro una sincera amicizia, della quale entrò a far parte anche la moglie di Adolf, Anna. Allora, la coppia Reinach era, per così dire, alla vigilia della sua conversione al Cattolicesimo e questo avrebbe avuto presto una forte ripercussione su Edith.

Infermiera volontaria

In quell'anno 1914 le attività intellettuali in Germania soffrono una forte scossa con l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Edith tornò a Breslau e si arruolò come infermiera volontaria. "Adesso non ho una vita per me - tutte le mie forze appartengono a questo grande avvenimento. Quando terminerà la guerra, e se io sarò ancora viva, solo allora potrò permettermi di pensare alle mie cose".Edith Stein em 1915.jpg Dopo aver frequentato un corso di Infermeria, le assegnarono il posto in un ospedale militare, dove, oltre a prestare assistenza nella sala chirurgica, le affidarono il compito di assistere i malati di tifo. Per la sua disponibilità durante il servizio e la sua dedizione verso gli infermi, specialmente moribondi, ricevette la medaglia d'onore della Croce Rossa.

Quando questo ospedale fu chiuso, lei si trasferì a Friburgo, dove frequentò il corso di dottorato in Filosofia, ottenendo il massimo dei voti, con menzione di lode.

La forza dell'esempio

Poco tempo dopo la Provvidenza la fece assistere a due episodi che, come flash fotografici, illuminarono l'anima di questa giovane dottore nel cammino della conversione.

Un giorno, visitando la Cattedrale di Friburgo a scopo meramente turistico, lei vide una donna con la sua borsa della spesa entrare e inginocchiarsi a dire una breve preghiera. "Questo era un fatto completamente nuovo per me, visto che io entravo solamente in sinagoghe e in chiese protestanti per il culto religioso comunitario.

Lì, al contrario, c'era qualcuno che veniva in una chiesa vuota nel bel mezzo delle sue occupazioni quotidiane, come per avere un dialogo confidenziale con Dio. Mai dimenticherò questo episodio" - commentò. L'altra scena si svolse nella casa di un contadino cattolico, presso cui si trovava ospite durante un viaggio. Le provocò una profonda impressione vedere questo padre di famiglia dire alla mattina una preghiera con i suoi aiutanti, prima di andare a lavorare i campi.

Alla fine, la conversione

Adolf Reinach - l'amico di Edith che, come lei, era alla ricerca della Verità - morì nel 1917. Facendo visita alla vedova, Anna Reinach, Edith si stupì nel vederla piena di pace e serenità, con più speranza che sofferenza! Rimase attonita e allo stesso tempo, meravigliata quando la donna le comunicò la sua conversione e le spiegò il significato della Croce di Cristo. "Questo è stato il mio primo incontro con la Croce e con la forza divina che essa trasmette a coloro che la sostengono. È stato il momento preciso in cui la mia miscredenza è crollata" - confidò più tardi.

Verso il 1918, Edith lesse gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, per puro interesse accademico. Nel frattempo, nel comprendere la densa spiritualità contenuta in quest'opera, fece i trenta giorni di meditazione, alla fine dei quali desiderò ardentemente diventare cattolica. Tuttavia, dovette vincere ancora alcune battaglie interiori prima di arrivare alla conversione definitiva.

Questa arrivò nell'estate del 1921. Edith fu invitata a trascorrere alcune settimane nella casa di campagna di un'amica a Bergzabern, vicino a Spira. Un giorno, essendo sola in casa, prese per caso in mano un libro da uno scaffale. Dio le aveva messo in mano la "Vita di Santa Teresa d'Avila, scritta da lei stessa". "Ho cominciato a leggere e ne sono rimasta così tanto rapita che non sono riuscita a smettere se non alla fine. Quando l'ho chiuso, mi sono detta: ‘Questa è la Verità!'"

Dopo aver cercato invano la Verità nei libri e nelle speculazioni filosofiche, ella la trovò nella storia palpitante d'amore della grande mistica riformatrice del Carmelo, il cui esempio incantava ancora le anime, cinque secoli dopo la sua morte.

Il giorno seguente, lei comprò il Catechismo e il Messale e, dopo aver studiato meticolosamente il contenuto di questi libri, per la prima volta andò ad assistere ad una Messa, dopo la quale cercò il Parroco e chiese di ricevere il Battesimo, che le fu Sta Teresa Benedita da Cruz - Edith Stein.jpgconferito pochi mesi dopo, il primo gennaio 1922.

Insegnante apostolica

Non è stato per puro caso che la Vergine Maria pose nelle mani di questa anima così distinta l'autobiografia della grande Santa Teresa. Già nel giorno della sua conversione ella si era sentita chiamata alla vita contemplativa nell'Ordine del Carmelo in una maniera tale che subito mise da parte tutte le ambizioni mondane e passò a condurre la vita di carmelitana, secondo quanto le permettevano le circostanze.

Nel frattempo, il suo maestro spirituale, Mons. Canon Schwind, ritenne più vantaggioso per la Chiesa che lei impiegasse il suo talento nell'apostolato laico, e l'ha invitò a dare lezioni di Tedesco e Storia all'Istituto di Educazione di Santa Maria Maddalena, a Spira. Ella fece allora in pectore i voti di povertà, obbedienza e castità e divenne insegnante. La Fräulein Doktor (Signorina Dottoressa), come rimase conosciuta, parlava sei lingue alla perfezione. Conosceva e traduceva con facilità le opere di San Tommaso d'Aquino.

Nel frattempo, più che a dare lezione, era impegnata ad "aiutare le alunne a modellare la loro vita nello spirito di Cristo". E, persuasa che "Fratello esempio è il migliore predicatore", faceva il suo apostolato principalmente attraverso una autentica vita di pietà: trascorreva ore inginocchiata davanti a Gesù Sacramentato, come se non esistesse niente più al mondo ed aveva una profonda devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla Vergine Maria.

Conferenziera e cattedratica

Tra il 1928 e il 1933, per iniziativa di un insigne sacerdote, percorse l'Europa, tenendo conferenze sul ruolo della donna cattolica nella famiglia e nella società, presentando come modello Maria, la Vergine Madre.

Nel 1932 fu nominata alla Cattedra di Antropologia nell'Istituto Tedesco di Pedagogia Scientifica, di Münster. A quell'epoca, già soffiavano i venti malefici del nazismo, per cui poco tempo dopo perse il posto di lavoro, a causa della sua discendenza ebrea.

Una novizia nel cammino della santità

Se per lei questa dimissione arbitraria sia stata un bene o un male, non è importante analizzarlo in questo articolo. Il fatto concreto è che il giorno 14 ottobre del 1933 fece il suo ingresso nel Carmelo di Colonia. Nell'aprile 1934, ricevette l'abito carmelitano. Edith Stein era morta per questo mondo, nasceva una nuova sposa di Cristo, Suor Teresa Benedetta della Croce.

Non trascorse facilmente il noviziato, avendo lei ormai quarantatre anni, e tra le suore la sua scienza filosofica aveva poco valore. Inoltre, il lavoro manuale era parte importante della vita monastica e Suor Teresa era molto maldestra... La maestra delle novizie non rinunciava a riprenderla quando ce n'era bisogno, e lei mai si mostro risentita. Al contrario, sapeva che questi piccoli sacrifici facevano parte del suo cammino verso la santificazione, ed accettava tutto con serenità.

La morte di sua madre, nel 1936, lasciò sua sorella Rosa libera di ricevere il Battesimo, che desiderava ardentemente, e di essere accolta come terziaria carmelitana nello stesso monastero di Colonia. Le due sorelle rimarranno unite fino alla morte.

"Gli ebrei cattolici, i nostri peggiori nemici"

Nella seconda metà degli anni trenta, si veniva sempre più accentuando l'antagonismo tra il parSanta Teresa Benedita da Cruz - Edith Stein.jpgtito nazista e l'insegnamento della dottrina cattolica. Il governo capeggiato da Hitler perseguitava in maniera non esplicita la Chiesa. Quando nel 1937, Papa Pio XI condannò in maniera netta il nazionalsocialismo, attraverso l'Enciclica Mit Brennender Sorge (Con ardente preoccupazione), crebbe l'avversione degli hitleriani: si accentuò la campagna anticlericale, molti vescovi furono aggrediti in pubblico e migliaia di fedeli furono deportati nei campi di concentramento.

Per evitare che il Carmelo di Colonia fosse in pericolo a causa della sua presenza, Suor Teresa Benedetta chiese di essere trasferita in un altro convento fuori dalla Germania. Prima che la sua richiesta fosse presa in considerazione, delegati del governo nazista violarono la clausura del monastero, in cerca di lei. Vedendo questo, lei fu trasferita in tutta fretta al Carmelo di Echt, in Olanda. Un anno e mezzo dopo, sua sorella Rosa la raggiunse.

Nel luglio 1942, i Vescovi olandesi presero posizione formale contro i nazisti, in difesa degli ebrei ingiustamente perseguitati. La reazione del regime nazista non si fece attendere. Il giorno 2 agosto, agenti della Gestapo strapparono dal convento le due sorelle, che furono deportate nel campo di concentramento di Westerbork, nel nord dell'Olanda, insieme ad altri duecento quarantadue ebrei cattolici. Il commissario generale Schmidt, aveva riconosciuto pubblicamente che questa misura tirannica era stata presa come rappresaglia della coraggiosa attitudine dell'Episcopato: "Visto che il clero cattolico non si lascia dissuadere da nessun negoziato, ci vediamo costretti a considerare gli ebrei cattolici come i nostri peggiori nemici e, per questa ragione, a deportarli all'Est il più in fretta possibile".

Sembrava una statua della "Pietà" senza il Cristo

Si comprende facilmente lo scoraggiamento e la stessa disperazione di questi infelici, strappati con brutalità alle loro famiglie e trasportati su vagoni da carico verso un campo di concentramento. Suor Teresa, tuttavia, non si lasciò abbattere. Nei pochi giorni che trascorse lì, si mantenne gagliardamente vestita col suo abito di carmelitana, impressionando tutti con la sua forza d'animo, serenità e raccoglimento. Tutto il tempo che la "Suora Tedesca", come era chiamata, non passava in preghiera, lo impiegava a consolare gli afflitti, confortare le donne e prendersi cura dei bambini. Lei era una ‘Pietà senza Cristo' - dichiarò una testimone sopravvissuta.

Uccisa per l'odio contro la Fede cattolica

Il 7 agosto, gli sbirri del governo imbarcarono Suor Teresa Benedetta e sua sorella Rosa - insieme con centinaia di altri ebrei - in un treno diretto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Un tetro viaggio di quasi tre giorni, senza acqua né alimenti. Subito all'arrivo, il giorno 9, furono uccise nella camera a gas ed in seguito i loro corpi furono cremati e le ceneri sparse per i campi.

Edith Stein morì vittima dell'odium fidei del regime hitleriano. Don Hopster, SVD, afferma questo chiaramente: "Dopo aver udito le spiegazioni del commissario Schmidt, si può dichiarare che i religiosi catturati in questa occasione sono stati uccisi per la Santa Teresa Benedita da Cruz - Edith_Stein.jpgloro testimonianza di Fede. La loro cattura è stata effettuata per odio alle parole dei nostri vescovi. Erano, dunque, i vescovi e la Chiesa quelli presi di mira e colpiti con la deportazione dei religiosi e cattolici di origine giudaica".

Soltanto nel 1947 le carmelitane di Ecth e Colonia ricevettero la notizia sicura riguardo la morte di Santa Teresa Benedetta della Croce, ed poterono trasmetterla alle rimanenti case dell'Ordine: "Non la cercheremo più sulla terra, ma vicino a Dio che ha gradito il suo sacrificio, facendolo fruttificare a favore del popolo per il quale ha pregato, sofferto e per il quale è morta".

La conclusione del libro "La Scienza della Croce"

Tutti i momenti liberi della sua vita di carmelitana ed anche parte della notte, Suor Teresa Benedetta li dedicava alla redazione dell'opera "La Scienza della Croce", che le era stata richiesta per celebrare il quarto centenario della nascita di San Giovanni della Croce. Tuttavia, non è riuscita a terminarla. O meglio, lei riuscì la conclusa sì, ma non sulla carta: la conclusione la fece offrendo la sua stessa vita. Allo stesso modo la Verità eterna si è manifestata al mondo pienamente in un Uomo, Gesù, e non come scritta su un libro.

Di lei si può ribadire quanto ha detto di se stesso l'Apostolo dei Gentili: ha combattuto il buon combattimento, ha ricevuto la corona della gloria. È stata canonizzata nel 1998 e, l'anno seguente, proclamata co-patrona dell'Europa, insieme a Santa Brigida e Santa Caterina da Siena.

Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2005, n. 18, p. 34 - 37)

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