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Parola del Pastori

Uscire, salire, contemplare e annunciare

Pubblicato 2015/05/08
Autore : Gaudium Press

L'annuncio del Vangelo è di tale necessità e urgenza che tutti noi, cristiani, dobbiamo sentire questi quattro inviti di Gesù Cristo: uscire, salire, contemplare e annunciare.

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L'annuncio del Vangelo è di tale necessità e urgenza che tutti noi, cristiani, dobbiamo sentire questi quattro inviti di Gesù Cristo: uscire, salire, contemplare e annunciare.

Mons. Carlos Osoro Sierra
Arcivescovo di Madrid

Gesù, nella scena del Tabor, mostra con la sua vita una manifestazione prefigurativa del Regno che annuncia. E la Chiesa ha per missione quella di testimoniare la verità di Cristo Gesù.

Non basta annunciare la fede a parole: "La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa" (Gc 2, 17). È necessario che l'annuncio del Vangelo sia accompagnato dalla testimonianza concreta della carità, parola che non indica per la Chiesa una specie di assistenza sociale, ma qualcosa che appartiene alla sua natura ed è indissociabile dalla sua stessa essenza.

 Arcidiocesi di Madrid
Mons. Carlos Osoro1.jpg
Mons. Carlos Osoro2.jpg
In questi tempi della Storia nei quali viviamo, è necessario invadere il mondo con l'amore per Dio,
globalizzare questo amore, portarlo in tutti gli angoli della Terra

Mons. Carlos Osoro saluta i fedeli prima e dopo la cerimonia di insediamento
nella Cattedrale di Madrid, il 18/10/2014

Inondare il mondo con l'amore di Dio

Si deve entrare nella scuola di Cristo, vero Maestro. Il Signore ci attrae e ci convoca a conformarci con Lui, con i suoi sentimenti, con la sua forma di vita, col suo modo di pensare e di agire, con la sua maniera di essere e di amare. Entriamo in questa scuola di Cristo che ci appare così bella nel testo della Trasfigurazione del Signore.

Come entrare nella scuola di Nostro Signore Gesù Cristo? Lasciamo che, per mezzo di questo passo del Vangelo di San Marco (cfr. Mc 9, 2?8), Egli ci insegni a scoprire quello che è maggiormente necessario all'essere umano: conformare la nostra vita, identificare la nostra esistenza ed entrare in comunione con questo Dio che Si è fatto Uomo per amore degli uomini.

È qui, in Gesù Cristo, che scopriamo che dobbiamo essere e vivere. Scoperta molto necessaria in questi tempi della Storia nei quali viviamo. Invadere questo mondo con l'amore a Dio, globalizzare quest'amore, portarlo in tutti gli angoli della Terra e far sì che gli uomini e le donne del nostro tempo abbiano un cuore delle stesse misure di Gesù Cristo. Eliminare così da questo mondo ogni tipo di rifiuto, ogni isolamento.

Sentire questi quattro inviti di Gesù Cristo

Per questo, l'annuncio del Vangelo è di tale necessità e urgenza che tutti noi, cristiani, dobbiamo sentire questi quattro inviti di Gesù Cristo: uscire, salire, contemplare e annunciare.

Uscire: Ciò che ci si aspetta da una testimonianza del Signore è che sia fedele alla missione affidata. Questo presuppone sempre un'esperienza personale e profonda di Dio. È questo che ha portato il Signore a invitare Pietro, Giacomo e Giovanni – e in loro tutti noi – a uscire, a camminare, a scoprire che la vita è andare nel mondo e non rinchiudersi in se stessi. Andare nel mondo con gli stessi sentimenti e la stessa passione che Lui aveva per gli uomini. Infatti sarà "a suo nome", come discepoli di Gesù, che entreremo nel mondo per realizzare un compito così singolare che non si può ridurre a una conoscenza intellettuale o a una dottrina. Si tratta fondamentalmente di uscire e di essere immagine viva di un Dio che ama gli uomini.

Salire: A Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù ha chiesto di salire una montagna. Vuole che essi lì vivano un'indimenticabile esperienza che segni in modo indelebile tutta la loro vita. Mostra loro come in Lui ci sia la presenza del Regno di Dio. Li invita, e con loro tutti noi, suoi discepoli, a renderLo presente, con la nostra vita, nel mondo, affinché tutti gli uomini possano sperimentare la necessità di accogliere Gesù Cristo, di accogliere la verità, la giustizia, la pace, la fedeltà, l'amore, la bontà, di vedere nell'altro un'immagine viva di Dio stesso, di considerarLo più importante di se stessi. Salire è un'importante tappa della scuola di Cristo. Accogliere il Signore ha delle conseguenze personali e sociali di tali dimensioni che possiamo vederle attraverso la testimonianza dei Santi. Con le loro vite, essi contribuiscono a rendere credibile e attraente la Persona di Gesù Cristo [...].

Contemplare: Sul Monte Tabor, Gesù "Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti diventarono di un candore sfolgorante". Tutta l'umanità è chiamata alla trasfigurazione, a raggiungere la pienezza della vita, a contemplare questo colore bianco che abbaglia e che è il colore della gloria e della vita, della verità e della fraternità, della riconciliazione e della pace, della giustizia e della bontà. Contemplare Gesù è scoprire che l'essere umano ha bisogno di questa esperienza di luce e di piacere, di speranza e amore, poiché altrimenti, che luce irradiamo con la nostra vita? Contemplare Gesù Cristo nostro Signore, riempirci della sua vita, perché Egli vuole entrare nei luoghi esistenziali e geografici dove gli uomini abitano e dove non si vede il Regno di Dio. Contemplare il Signore ci invita a rendere vera questa espressione di Gesù nella parabola del buon samaritano: "Va' e anche tu fa' lo stesso" (Lc 10, 37). Contemplare, per vivificare quello che vediamo, per rendere presenti nella Storia la gloria di Dio e la bellezza che dà all'essere umano questa contemplazione. Il buon samaritano è Gesù stesso, e Lui vuole che tutti noi, suoi discepoli, siamo samaritani. Infatti l'amore è il cuore della vita cristiana, è lui che ci trasforma in testimoni di Gesù Cristo. Quest'amore ha fatto dire a Pietro: "Maestro, è bello stare qui". Tuttavia, occorreva scendere e uscire, donare, consegnare quest'amore agli uomini.

Annunciare: Non annunciamo una teoria o una dottrina; annunciamo Gesù Cristo morto e risorto. Per annunciare, è indispensabile entrare nella scuola di Cristo Maestro. Ascoltiamo con attenzione quelle parole del Tabor: "Questo è mio Figlio amato, ascoltateLo". Non un ascolto qualsiasi, ma un ascolto che va al cuore. Non sono soltanto alcune parole, è un modo di essere, di vivere, di agire, di sentire, di pensare. Come può annunciare Dio chi non L'ha ascoltato? È necessario ascoltare la sua Parola, lasciar fruttificare questa Parola che, come ci dice la Lettera agli Ebrei, "penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore" (4, 12). Per avere un cuore che intenda e converta la nostra vita in parole e opere che annuncino il Signore, il segreto consiste nel formare un cuore capace di ascoltare. Secondo i Padri della Chiesa, il più grande peccato del mondo pagano era la sua insensibilità, la sua durezza di cuore, e per questo essi ripetevano spesso le parole del profeta Ezechiele: "toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (36, 26). Convertirsi a Cristo – dicevano – significa ricevere un cuore di carne, un cuore sensibile a tutte le situazioni di tutti gli uomini che incontriamo sul cammino.

Passi della Lettera del 4/3/2015 – Testo originale in http://archimadrid.org

(Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2015, n. 145, p. 38 - 39)

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