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Storia della Chiesa

Perché questa statua si chiama il "Cristo delle Trincee"?

Pubblicato 2015/04/15
Autore : Redazione

Entrando nella sala del Capitolo del famoso Monastero di Santa Maria della Vittoria, situato a Batalha in Portogallo, il visitatore si imbatte su una scena che risveglia la sua curiosità.

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Entrando nella sala del Capitolo del famoso Monastero di Santa Maria della Vittoria, situato a Batalha in Portogallo, il visitatore si imbatte su una scena che risveglia la sua curiosità: tutelata da una guardia d'onore, una statua di Cristo crocifisso – con le due gambe mozzate, senza una mano e ostentando una perforazione al centro del petto – presiede la Tomba del Milite Ignoto. L'aspetto della statua non deve, tuttavia, spaventarci, poiché esso è una bella prova della fede dei soldati portoghesi che lottarono nella Prima Guerra Mondiale. Diamo un'occhiata alla sua storia.Cristo delle Trincee.jpg

Il 9 aprile 1918, una divisione di fanteria lusitana si trovava distaccata presso la città francese di Neuve-Chapelle, vicino alla frontiera con il Belgio. Nell'immensa pianura fiamminga, sulla strada del villaggio di La Couture, i soldati portoghesi potevano contemplare una superba statua del nostro Redentore in Croce.

Quel giorno, un intenso fuoco d'artiglieria incendiò e ridusse in macerie quanto si trovava nella pianura, lasciandola disseminata di cadaveri di combattenti, tra i quali 7.500 del corpo di spedizione portoghese. Sul luogo del campo di battaglia, interamente devastato dal bombardamento, restava in piedi soltanto la statua di Cristo crocifisso. Si manteneva ritta su due monconi di gambe, con le braccia aperte in segno dell'accoglienza data a coloro che a Lui si affidarono nella loro ultima ora.

La statua fu tolta dal campo di battaglia dai soldati sopravvissuti, desiderosi che questo monumento di fede e speranza fosse venerato in un luogo degno. Anni più tardi essa fu portata in Portogallo, dando origine così alla devozione del Cristo delle Trincee.

(Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2015, n. 144, p. 25)

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