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Catechismo

Libero Arbitrio, libertà e schiavitù

Pubblicato 2017/10/23
Autore : José Messias Lins Brandão

Immaginiamo un ristorante con un menù vario e raffinato che metta a nostra disposizione appetitosi piatti e bevande di ogni tipo

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La libertà è un dono che gli esseri intelligenti hanno ricevuto da Dio per scegliere tra varie forme di bene, di verità e di bellezza. Ma quando essi scelgono il male, l'errore e l'indegnità morale, continueranno ad essere liberi? Che cos'è la

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libertà?

José Messias Lins Brandão

Immaginiamo un ristorante con un menù vario e raffinato che metta a nostra disposizione appetitosi piatti e bevande di ogni tipo. Scegliendo quello che più ci piace, stiamo utilizzando un prezioso dono concesso da Dio agli angeli e agli esseri umani: la libertà di optare per quello che più ci conviene, in base alla nostra natura. Mentre aspettiamo il cameriere che ci porti i manicaretti, notiamo, al tavolo vicino, un uomo che ha esagerato nella dose di bevande alcoliche e perdendo il controllo di sé ha cominciato a dire, a voce alta, cose sconvenienti.

Per la nostra mente, passa un pensiero: Ecco qui un altro esempio di libero arbitrio. Questo poveretto non ha fatto nient'altro che usare la libertà che gli spetta, scegliendo la sbornia invece della sobrietà...Dunque, egli è libero. Ciascuno sceglie quello che vuole e nessuno deve interferire. È corretto questo ragionamento? - No, è sbagliato! Sbagliato?! - protesterà qualcuno. - Allora si può ritenere di avere la libertà di scegliere tra diverse pietanze e bibite, e nel contempo non concede la libertà al proprio vicino di ubriacarsi? Che cos'è allora la liberà? La domanda del mio eccitato e ipotetico interpellante non è ben formulata.

Egli dovrebbe chiedere che cosa la nostra madre e maestra, la Santa Chiesa Cattolica, insegna rispetto alla libertà. È certo che quello che Ella raccomanda andrà d'accordo con la retta ragione e sarà quanto di meglio esiste per la nostra natura umana. Nell'episodio da noi prima immaginato, ci sarà una differenza tra il nostro comportamento e quello dell'ubriaco? Ponendo in termini dottrinari questo quesito, è l'uomo veramente libero, moralmente parlando, di scegliere il bene o il male, oppure sarà libero soltanto di scegliere tra diverse forme di bene?

La libertà dell'animale irrazionale

Sono quasi le undici di mattina, il giorno è assolato, e un gatto scavalca il muro per andare nella casa del vicino, perché si è accorto che sul tavolo del tinello, ci sono alcune belle bistecche di carne cruda pronte per essere cucinate per il pranzo. Il gatto non si pone certamente un problema morale, riflettendo se è giusto o sbagliato "rubare" quella carne. Già con l'acquolina alla bocca, esso agisce con rapidità, scavalca la finestra e si precipita sul bersaglio del suo appetito, tornando al suo cortile.

Dopo essersi deliziato in tranquillità, si lecca i baffi, si gratta e va in un angolo a riposare. Esso non passerà per nessun dramma di coscienza, né sentirà la necessità di andare in cerca di un prete per confessarsi. Esattamente al contrario, farà una buona e prolungata siesta. Questa è la libertà propria degli animali irrazionali. Essi non hanno leggi che reprimano i loro appetiti, perché sono incapaci di conoscerle.

Non è questa la libertà che è toccata agli esseri razionali, come l'uomo (e l'angelo). "Mentre gli altri animali sono guidati soltanto dai sensi e per solo istinto di natura cercano ciò che loro giova, fuggendo da quanto loro nuoce, l'uomo invece ha come guida la ragione nelle singole vicende della vita". Così si esprime il Papa Leone XIII nella sua celebre Enciclica "Libertas Praestantissimum", sulla Libertà Umana, pubblicata nel 1888, epoca nella quale era di moda accusare la Chiesa Cattolica di essere contraria alla libertà.

Oggigiorno c'è una credenza generalizzata, diffusa da certe scuole filosofiche non cattoliche, riguardo il libero arbitrio e la libertà, che è discrepante rispetto alla dottrina definita dal Magistero della Chiesa Cattolica. Molte persone sono talmente male informate a questo riguardo che non immaginano possa esistere una tale discordanza. Pertanto, l'insegnamento cattolico non lascia margine a dubbio alcuno: all'uomo, essere razionale, non è lecito agire come fosse un animale irrazionale.

Abbiamo la libertà naturale di scegliere, tra i beni del mondo, quello che ci aggrada, in base alla nostra convenienza. Per esempio, preferire questa o quella bevanda, questo o quel cibo, come abbiamo detto nell'esempio citato prima. Si tratta di materie che solo lontanamente sono relazionate con la Legge di Dio ( in qualche modo lo sono, ma questo sarebbe argomento per un altro articolo). Questa libertà si chiama naturale, in quanto la ragione ci fa vedere che essa è armonica con la nostra natura umana.

Il libero arbitrio deve obbedire alla ragione

Si sente dire da molta gente che il libero arbitrio è la libertà di scegliere tra il bene e il male, la verità e l'errore, la bellezza e la bruttezza estetico- morale. È sbagliato! Di fatto abbiamo la capacità di optare per quello che non è corretto, ma, se agiamo in questo senso, stiamo abusando della libertà che Dio ci ha dato, invece di usarla in modo corretto e ordinato. Oltretutto, stiamo interpretando erroneamente il significato di quello che è il libero arbitrio.

Troviamo spiegazioni molto chiare a questo riguardo in diverse fonti cattoliche e il consultarle ci fa conoscere insegnamenti che ci saranno utili per comportarci bene in questa nostra vita. Leone XIII, per esempio, nell'Enciclica sopra menzionata, ci dice in che cosa consiste il dono della libertà, dato da Dio agli esseri dotati di intelligenza: "Se si considera la sua natura, questa libertà non è altro che la facoltà di scegliere i mezzi idonei allo scopo che ci si è proposti.

È in questo senso che chi ha la facoltà di scegliere una cosa tra molte, è padrone dei propri atti". Si noti, questa libertà non ci dà il diritto di scegliere un fine o un mezzo illecito per raggiungere un determinato scopo, ma solamente il diritto di discernere tra vari mezzi leciti per raggiungere una meta consentita. Soltanto questo può essere considerato vero esercizio della libertà umana.

Avendo presente ciò, possiamo, adesso, chiederci: - Che cos'è il libero arbitrio? Leone XIII spiega che "il libero arbitrio è un attributo della volontà, o piuttosto è la volontà stessa, in quanto nell'agire ha facoltà di scelta". Tuttavia, la nostra volontà ha bisogno di essere illuminata dall'intelligenza. In altre parole, quando dobbiamo prendere una decisione, innanzitutto dobbiamo giudicare, per mezzo della nostra ragione, se quello è un bene reale o no. Alla fine, dobbiamo agire conseguentemente alla conclusione a cui siamo giunti.

In questo modo, l'esercizio del libero arbitrio viene applicato in quanto si opta tra vari beni che la nostra intelligenza ci presenta come leciti. Nelle parole di Leone XIII, una persona non sceglierà mai di fare o volere una cosa senza prima aver riflettuto su quello, anche se lo fa con la rapidità di un fulmine: "In tutti gli atti volontari, la scelta è sempre preceduta dal giudizio sulla verità dei beni e sul bene da anteporre agli altri. Nessuna persona sensata può dubitare che l'atto di giudicare appartenga alla ragione e non alla volontà.

Dunque, se la libertà è tutt'uno con la volontà che per sua natura è desiderio sottomesso alla ragione, ne consegue che anch'essa, come la volontà, inclini al bene conforme a ragione". Nel giudicare se una cosa è giusta o sbagliata, la nostra ragione è guidata dalla legge naturale, impressa da Dio nel nostro cuore. Così insegnano i Dottori della Chiesa, tra i quali Sant'Agostino, San Tommaso d'Aquino e San Bonaventura, citati dal Catechismo della Chiesa Cattolica, "la legge naturale non è che la luce dell'intelligenza posta in noi da Dio.

Grazie a lei conosciamo quello che si deve fare e che si deve evitare". La nostra ragione ci mostra che "il male deve essere evitato e si deve fare il bene", "non faccia agli altri quello che non desidera sia fatto a se stesso", ecc., assiomi ben conosciuti in filosofia etica. Quando qualcuno decide di agire contro la sua stessa ragione, quest'ultima non smette di protestare (si tratta del famoso "scrupolo di coscienza"). La persona sa che non sta agendo bene, perfino un bambino capisce questo.

Se un bambino prende di nascosto un dolce, quando la madre chiederà se è stato lui, la sua prima reazione è quella di arrossire dalla vergogna. In tal modo, Dio ha creato l'uomo dipendente dalla ragione infatti, quando qualcuno devia dal retto cammino "inventa scuse" per giustificare i suoi errori. Anche in questo caso non può fare a meno di sentire, di tanto in tanto, delle "fitte" provocate dagli scrupoli di coscienza.

Ma può succedere che l'intelligenza umana si inganni e indichi come un bene qualcosa che, in verità, ha soltanto l'apparenza del bene. Qualcuno, per esempio, decide di entrare in una setta qualsiasi, perché i suoi membri ne seguono i princìpi più seriamente della maggioranza dei cattolici. Purtroppo succede... Nel caso si verifichi un simile inganno, rimane dimostrato che quella persona, realmente, ha usato il libero arbitrio, ma in modo fallace.

Come ha detto Leone XIII, si tratta "di un vizio della libertà, come la malattia è un vizio della vita". Una situazione di gran lunga peggiore si verifica quando la ragione ci mostra che qualcosa è sbagliato, ma nonostante tutto scegliamo di fare ciò che è cattivo o sbagliato. Si tratta di un abuso della libertà.

Scegliere il peccato è scegliere la schiavitù

Immaginiamo un esempio. Debora e Clarice lavorano nella stessa sala di un ospedale. Accade che si detestino reciprocamente. Un giorno, si verifica un furto nel reparto e Debora sa perfettamente che Clarice mai potrebbe aver fatto una cosa del genere. Comunque, non riesce a trattenersi e approfitta di questa "meravigliosa" occasione per mettere in giro diffamazioni contro la collega di lavoro.

Che cosa è successo nell'anima di Debora? La ragione le ha mostrato che non era lecito diffamare Clarice e che, al contrario, quella era una buona opportunità per praticare un atto di virtù, elogiando la sua onestà. Nel frattempo, dominata dalla sua cattiva passione, non ha voluto dare ascolto alla sua ragione e ha deciso di praticare il male. Aveva lei la libertà di agire così? No! Come già abbiamo visto, l'essere umano ha, ovviamente, la capacità concreta di peccare, ma non ha il diritto di farlo.

Molta gente pensa che essere liberi sia fare quello che si vuole, sia "calpestare" (ignorare) la propria ragione e la propria coscienza e realizzare tutte le sue "fantasie", come si dice attualmente. Errore grossolano e pura illusione: chi agisce così non è più libero, è diventato, questo sì, schiavo del peccato. Liberi sono coloro che si mantengono fedeli alla loro ragione, la quale, a sua volta, gli mostrerà loro che non possono praticare il male, ma devono osservare la legge naturale e la legge divina, dalla quale essaa ha origine.

Leone XIII prova questo in modo molto chiaro. Egli dice così: "Dio infinitamente perfetto, essendo sommamente intelligente e solo bontà, è anche sommamente libero e perciò in nessun modo può volere il male della colpa; né lo possono i beati celesti in quanto contemplano il bene supremo. Saggiamente Agostino ed altri, contro i Pelagiani, avvertivano che se il sottrarsi al bene era conforme alla natura e alla perfezione della libertà, allora Dio, Gesù Cristo, gli Angeli, i Beati, nei quali non sussiste quel potere, o non sarebbero liberi o certamente lo sarebbero meno perfettamente dell'uomo pellegrino e imperfetto".

In altre parole, chi è più libero di Dio, Signore di tutte le cose? Per questo, per la sua stessa natura, Egli mai potrà scegliere il male, l'errore o l'indegnità morale. Se la scelta del male costituisse una forma di libertà, questo significherebbe che Dio, come tutti coloro che sono in Cielo, sarebbero meno liberi del peccatore (e dei demoni e i condannati al fuoco eterno), il che è un'assurdità.

Leone XIII cita San Tommaso d'Aquino, maestro a questo riguardo, per mostrare che "la possibilità di peccare non è libertà, ma schiavitù". Per giungere a questa conclusione, egli ricorda una frase pronunciata dallo stesso Gesù Cristo: "Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato" (Gv 8,34). Dice Leone XIII: se la persona "agisce secondo ragione, agisce di propria iniziativa e secondo la propria natura: questa è libertà.

Quando invece commette peccato, agisce contro ragione e allora egli è sospinto quasi da un altro e imprigionato entro limiti altrui; "perciò chiunque commette il peccato è schiavo del peccato". E lo stesso Papa aggiunge: "Anche gli antichi filosofi pagani hanno riconosciuto questa verità, e soprattutto coloro che per principio ritenevano essere libero soltanto il sapiente definendo sapiente, come è noto, chi avesse appreso a vivere costantemente secondo natura, cioè onestamente

e virtuosamente".

Libertà dei figli di Dio e "libertà" dei ribelli

Riassumendo, l'essere umano deve agire secondo la propria ragione, anche quando le sue passioni lo spingano al contrario, nonostante gli costi fatica e grandi siano gli ostacoli da superare. La ragione chiede ubbidienza alla legge, naturale e divina e mostra che il contrario non è libertà, ma libertinaggio. Tertulliano diceva: "Dio ha dato la legge all'uomo, non per privarlo della sua libertà, ma per manifestargli il suo apprezzamento".

Nella storia del mondo, i primi ad agire contro la ragione sono stati Adamo ed Eva, quando hanno commesso il peccato originale. Hanno confuso libertà con indipendenza, ed in questo caso non sono stati liberi, ma libertini. I loro discendenti, fino alla fine del mondo, affronteranno le conseguenze di questo peccato, conducendo una vita difficile su questa terra, in mezzo a malattie, guerre, crimini, ecc.

Coloro che si ribellano alla legge di Dio, e si credono liberi per il fatto che si rifiutano di obbedire, sono schiavi dei loro vizi e delle loro passioni disordinate. Veramente liberi sono coloro che si sottomettono con amore alla volontà divina, godendo della libertà dei figli di Dio I ribelli sono chiamati dalla grazia a ricordarsi che sono esseri umani e, in quanto tali, non è a loro lecito abbracciare una falsa libertà che li rende simili agli animali.

In sintesi: libero arbitrio e libertà sono facoltà date da Dio all'uomo (e agli angeli) per scegliere la verità, il bene e il bello morale, di modo che possano diventare più simili a Lui, che è Libertà allo stato puro.

Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2005, n. 21, p. 18 - 20)

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