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Santi

Qual è l’origine del culto ai Santi

Pubblicato 2015/02/13
Autore : Fra’ Filipe Sanchez Sacramento, EP

Serata di festa nell'anfiteatro di Smirne, intorno all'anno 155 dell'Era Cristiana. Lo riempiva una folla assetata di sangue, in attesa di assistere ad un crudele spettacolo

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L'ammirazione per la testimonianza dei martiri ha portato i primi cristiani a venerare le reliquie e a desiderare ardentemente di seguire il loro esempio

Fra' Filipe Sanchez Sacramento, EP

Serata di festa nell'anfiteatro di Smirne, intorno all'anno 155 dell'Era Cristiana. Lo riempiva una folla assetata di sangue, in attesa di assistere ad un crudele spettacolo: il martirio di 12 cristiani. Al momento stabilito, è introdotto il santo Vescovo Policarpo, anziano di quasi 90 anni, sdegnoso della plebaglia.

Condotto dal proconsole che presiedeva l'evento, costui gli propose un mezzo sicuro per liberarsi dai supplizi e dalla morte: maledire il nome di Gesù. "Io Lo servo da ottantasei anni, e Lui non mi ha fatto nessun male. Come potrei bestemmiare il mio Re che mi ha salvato?"1 – replicò Policarpo.

Vedendo falliti i tentativi di portare all'apostasia il sant'uomo, il magistrato esclamò:2

– Io ti farò bruciare al rogo, se non cambierai idea.

– Tu mi minacci con un fuoco che brucia per un momento, e poco dopo si spegne, perché ignori il fuoco del giudizio futuro e del supplizio eterno, riservato agli empi. Ma perché indugi? Fa' subito quello che vuoi – rispose il Vescovo.

In poco tempo si preparò la pira e si accese il fuoco. Avvenne allora un fatto prodigioso: le fiamme formarono una sorta di cupola, come una vela di nave gonfiata dal vento, avvolgendo il corpo del martire. Lui stava là dentro, non come carne che brucia, ma come un pane nel forno, come oro o argento che brilla nella fornace. E si diffuse nell'aria un profumo d'incenso. Allora, su ordine del magistrato, il boia uccise Policarpo a colpi di pugnale.

Per evitare che i cristiani portassero via poi quel santo corpo, degno di venerazione, il centurione romano ordinò di bruciarlo. Più tardi, tuttavia, i fedeli riuscirono a raccogliere le sue ossa, "più preziose delle pietre preziose e più preziose dell'oro", 3 e le depositarono in un luogo appropriato.

Una forma di devozione che risale al primo secolo

Il martirio di San Policarpo giunse fino a noi narrato in una lettera scritta poco dopo la sua morte dalla Chiesa di Smirne a quella di Filomélio. Essa è il più antico documento conosciuto che testimonia il costume di venerare le reliquie dei Santi nella Chiesa primitiva. Ma il costume, in sé, è più antico, e non manca chi ipotizzi che esso sia iniziato con Santo Stefano.

Così, per esempio, mezzo secolo prima di San Policarpo, Sant'Ignazio di Antiochia riceveva anch'egli la gloria di essere condannato a morire, questa volta, dilaniato dalle belve. Entrambi i Vescovi erano discepoli di San Giovanni Evangelista, e in loro risplendeva in tal modo la santità che, ancora in vita, suscitavano incontenibili manifestazioni di venerazione da parte dei fedeli.

L'ingresso di Ignazio nell'arena del Colosseo di Roma fu accolto con urla da una folla assetata di sangue umano. Si aprirono le porte delle gabbie e i leoni famelici si gettarono nel breve spazio che li separava dall'uomo di Dio, realizzando il suo desiderio di essere triturato come il grano dalle bestie feroci.4 Ma, quando il manto della notte coprì il colossale anfiteatro e alcuni cristiani entrarono nell'arena, speranzosi di raccogliere almeno un pugno di sabbia arricchita da alcune gocce di sangue, trovarono intatti – oh gioia! – un femore e il cuore del santo Vescovo!

Commemorando il "dies natalis"

I martiri sono imitatori di Cristo che seguono le orme del Divino Maestro affrontando per Lui la sofferenza e la morte. "Noi li amiamo proprio come discepoli e imitatori del Signore, a causa dell'incomparabile devozione che avevano verso il loro Re e Maestro"5 – affermano i fedeli di Smirne chiedendo al proconsole il corpo di San Policarpo.

L'ammirazione suscitata da questi eroi della Fede nelle comunità cristiane faceva sì che i cuori di molti altri fedeli ardessero dal desiderio di morire per Cristo. E la testimonianza di quelli che erano già stati martirizzati ispirava loro un intenso desiderio di amare Dio fino all'olocausto delle loro stesse vite.

Non è quindi sorprendente che l'assemblea celebrasse il loro dies natalis leggendo con amore e venerazione le narrazioni del loro martirio. Anche in questo caso, sono i fedeli di Smirne che rendono testimonianza di questo desiderio: "Quando possibile, è lì che il Signore ci permetterà di riunirci, nella gioia e contentezza, per celebrare l'anniversario del loro martirio, in memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per esercitare e preparare coloro che dovranno combattere in futuro".6

Concluso il periodo delle persecuzioni, l'attenzione dei cristiani si volse gradualmente ai Santi non martiri. E la Santa Chiesa promulgò leggi nel corso dei secoli per organizzare e disciplinare gli atti esteriori di questo culto, tale come lo conosciamo ai nostri giorni.

Il vantaggio offerto da queste feste

Ammiriamo questo esempio, e impariamo da coloro che ci hanno preceduto nella Fede ad amare quelli che sono stati capaci di versare tutto il loro sangue per amore di Cristo crocifisso, e a imitare la loro testimonianza.

E per questo, niente di meglio che terminare queste righe con un bello e illuminante passo di Sant'Agostino: "Non giovano a nulla ai martiri i solenni omaggi che prestiamo loro. Essi non hanno necessità alcuna delle nostre celebrazioni, poiché godono della gioia degli Angeli nel Cielo; e se partecipano ai nostri pietosi giubili, non è perché si sentono onorati, ma perché si vedono imitati da noi. Però, se i nostri omaggi non giovano a loro, essi ci sono utili. Ma se li onoriamo senza imitarli, facciamo semplicemente un'adulazione menzognera. Perché, allora, sono state istituite nella Chiesa di Cristo queste feste in lode loro? Per ricordare ai membri riuniti in Cristo la necessità di prendere a modello questi martiri. È, senza dubbio, il vantaggio offerto da queste feste. Non ce n'è un altro".7

1 MARTIRIO DI SAN POLICARPO, IX, 3. In: QUINTA, Manoel de (Ed.). Padri Apostolici. 4.ed. San Paolo: Paulus, 2008, p.151.
2 Cfr. Idem, XI, 2.
3 Idem, XVIII, 1, p.154.
4 Cfr. SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA. Lettera ai romanos, IV, 1. In: QUINTA, op. cit., p.105.
5 MARTIRIO DI SAN POLICARPO, op. cit., XVII, 3, p.154.
6 Idem, XVIII, 3.
7 SANT'AGOSTINO. Sermone CCCXXV, n. 1: ML 38, 1447.

(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2015, n. 142, p. 24 - 25)

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