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Catechismo

Le creature: un riflesso del Creatore

Pubblicato 2014/12/19
Autore : Dartagnan Alves de Oliveira

Prendiamo un topazio blu. Esso appartiene alla natura minerale, che è il grado più basso della natura, ma mentre è parte di questa natura, ha un grado di elevazione attraverso il quale, guardandolo non vediamo oltre che una semplice pietra...

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Le Creature, siano le minerale, le vegetali, le animali o quelle appartenenti al genere umano, trasmettono e riflettono sempre qualcosa, quindi, mostrano una natura superiore di cui non fanno altro che una semplice partecipazione.

Prendiamo un topazio blu. Esso appartiene alla natura minerale, che è il grado più basso della natura, ma mentre è parte di questa natura, ha un grado di elevazione attraverso il quale, guardandolo non vediamo oltre che una semplice pietra, ma siamo in grado di cogliere la pulchritude esistente in esso.

Così, da una semplice pietra, entriamo nel campo del trascendentale, perché quello che vediamo è una pietra, ma ciò che ci attrae non è solo la pietra stessa, ma piuttosto la bellezza esistente in essa. Se d'altra parte si vede un rubino e facciamo attenzione, contemplandolo, possiamo fare un confronto sulle due pietre e, infine, dare un parere su quale sarebbe la più bella. In realtà le due sono belle, ma possiamo dire che una è più bella dell'altra. Potremmo ancora fare questo confronto tra uno zaffiro o un'ametista. Dopo le aver analizzato e paragonato, è molto difficile immaginare qualcuno che dica di trovare in esse una bellezza identica. Questo è molto semplice da spiegare. Vediamo cosa ci insegna san Tommaso d'Aquino sulle creature nella quarto via per dimostrare l'esistenza di Dio:

topazio2.jpg

"La quarta via si prende dai gradi che si riscontrano nelle cose. È un fatto che nelle cose si trova il bene, il vero, il nobile e altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che esse si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto; così più caldo è ciò che maggiormente si accosta al sommamente caldo. Vi è dunque un qualche cosa che è vero al sommo, ottimo e nobilissimo, e di conseguenza qualche cosa che è il supremo ente; perché, come dice Aristotele, ciò che è massimo in quanto vero, è tale anche in quanto ente. Ora, ciò che è massimo in un dato genere, è causa di tutti gli appartenenti a quel genere, come il fuoco, caldo al massimo, è cagione di ogni calore, come dice il medesimo Aristotele. Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere, della bontà e di qualsiasi perfezione. E questo chiamiamo Dio".(S.Th. I, q.2, a.3) [1]

Come abbiamo visto nella quarta proposta di San Tommaso, è possibile catturare il trascendentale che si trova in vari gradi nelle creature. Vi è una gerarchia che noi chiamiamo "gerarchia di partecipazione perché c'è una disparità nei gradi di partecipazione a ciò che il Creatore ha per essenza.

Questo non succede solo da natura all'ltro; non diciamo che la disuguaglianza è solo tra il minerale ed il vegetale, perché il minerale essendo inanimato e il vegetale animato, ma all'interno di ogni natura vi è una moltitudine di disuguaglianze. Quindi, possiamo dire che un topazio è più bello del diaspro, perché, anche se i due appartengono al regno minerale hanno caratteristiche diverse, quindi hanno partecipazioni diverse nella pulchritude del Creatore.

Su questa base si può dire che nessuna creatura è identica a un'altra e l'unica identità in comune è la natura, dal resto sono disuguali, e ciò si applica a tutte le nature. Quindi, resta palese l'utopia di alcuni che affermano di essere tutti gli uomini uguali e quindi hanno gli stessi diritti. Questo è un equivoco che diventa più evidente quando applicato agli uomini. Ma ci sono molti che applicano questa regola non solo per loro, ma a tutta la creazione.

San Tommaso d'Aquino lascia la questione chiusa nella quarta via, poiché dimostra che tutti gli esseri possiedono le differenze:

"È un fatto che nelle cose si trova il bene, il vero, il nobile e altre simili perfezioni in un grado maggiore o minore. Ma il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che esse si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto". (S.Th. I, q.2, a.3) (2).

Sulla disugluglianza esistente nella partecipazione degli Essere per eccellenza, Capanaga dice:

"Dal momento che i cori siderali, con il concerto dei loro movimenti, fino al numero di capelli sulla nostra testa, forma un tessuto meraviglioso di bellezza graduale di tutte le cose. Un cosmo in scala e in diversi gradi quantitativi e ontologici è più bello e degno di Dio, di un universo monotono e egualitario, perché diverse gerarchie mantengono sveglio e attivo il potere dialettico del nostro spirito. ‘La nostra mente pellegrina', come direbbe Dante, ha bisogno di stimoli, e i più efficaci sono forniti artificialmente in considerazione dei gradi dell'essere.

"La gerarchia ci spinge in avanti e verso l'alto, sempre più in alto. Siamo come il pellegrino che quando ingressa in una città, è costretto dallo stato di torpore a completare il percorso, indotto dalla stessa modifica e dal crescente susseguirsi di meraviglie e di bellezze. Così, la nostra mente pellegrina quando si eleva passo per passo, dalle meraviglie del regno minerale a quelle del vegetale, e presto agli organismi animati, e da questi agli spiriti collegati alla materia, ai quali, a sua volta, spingono fino altri spiriti puri, ci si vede come colpiti dallo stesso impulso a salire più in alto nella gerarchia, a uno spirito assoluto e increato, principio e corollario dell'ordine universale. Quindi, il mondo stesso acquista un senso spirituale come forza stimolante a raggiungere le sua creature razionali, che sono la conoscenza e l'amore di Dio". (MCML, pp. 80-81) (3)

Quindi, c'è un essere che lo è per eccellenza, mentre gli altri lo sono per partecipazione, e questa partecipazione avviene in vari gradi tra gli esseri.

Se applichiamo la quarto via alla bellezza, vediamo che gli esseri possiedono in gradi diversi il riflesso della Bellezza. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica:

"L'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo li scopre progressivamente come leggi della natura. Essi sono oggetto dell'ammirazione degli scienziati. La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell'intelligenza e della volontà dell'uomo". (CIC 341)

La bellezza trovata nelle creature invita l'uomo a cercare la causa di queste, perché analisandola è possibile dimostrare la presenza del Creatore in loro e quindi provare la sua esistenza. Lauand commenta ciò che Aquinate dice:

"... la creazione non è compresa da Tommaso semplicemente come una situazione: la presenza fondamentale del Creatore nell'entità creata. Cioè, se esistiamo è perché Dio ci tiene continuamente, secondo dopo secondo, nell'esistenza. Dipendiamo da Lui nella forma più profonda e assoluta, e tutto ciò viene da questo primo atto ‘fondativo'. Anche se coloro che si rivolgono contro Dio siano sostenuto da Lui in ogni momento e in ogni atto che svolgono.

"Ne consegue che anche qualsiasi entità rifletta Dio non solo nell'essenza, ma soprattutto nell'atto, per il fatto di essere: ‘Tutte le cose, in quanto sono, riproducono in qualche modo l'essenza divina; ma non la riproducono nello stesso modo, ma in modi diversi e in diverse misure. Così, il prototipo e l'originale di ogni creatura è Dio stesso, nella misura in cui esso è riprodotto in modo particolare da una particolare creatura'".

"(...) Tommaso vedrà in questo mondo - nelle cose create - la via per raggiungere Dio. L'essere è un riflesso della bontà divina..." (1993, p 35)

San Tommaso parte dalla conoscenza delle creature vedendo in esse un riflesso del Creatore e attraverso di questa riflessione egli dimostra l'esistenza del Creatore. Commentando la visione di san Tommaso sul Creatore, Lauand dice:

"... Dio è Ipsum questo subsistens, cioè lo stesso essere sussistente, la realtà stessa. Rispetto a Egli, tutto ciò che si tocca, si vede, si sente, si mangia, ha poco più consistenza di un po' di fumo, è poco più che un pallido riflesso di Lui. E' realtà, non un'idea; ma è un riflesso della realtà più attuale, che è Dio". (1993, pp 33-34.)

Le creature sono meri riflessi del Creatore, perché mostrano qualcosa che gli appartiene, ma appartiene alla sua Causa.

Applicando la quarta via al trascendentale pulchrum, afferma Jolivet:

"Osserviamo l'aspetto di bellezza che le cose manifestano in modo diverso. Diremo: se la bellezza è in molti esseri secondo i diversi gradi, è necessario che sia prodotta in loro da una sola causa. È impossibile che questa qualità comune a tanti e diversi esseri, gli appartenga a causa della loro stessa natura, perché, altrimenti, non si potrebbe capire perché la bellezza si troverebbe in loro, a volte in più, a volte in quantità inferiori. Sarebbe questa bellezza per la sua stessa essenza, cioè, necessariamente la possederebbero perfetta, senza limiti o restrizioni. Il fatto che ci siano diversi gradi di bellezza costringe, quindi, che i vari esseri in cui scopriamo questi gradi di bellezza partecipino semplicemente di una bellezza che esiste al di fuori e al di sopra di questa gerarchia di bellezza, e che è la Bellezza assoluta e infinita.

"Questo argomento non richiede solo una bellezza ideale, ma una Bellezza sussistente, né solo una Verità o una Bontà ideale, ma una Verità e una Bontà sussistente (e così via per le altre perfezioni), cioè, Egli conduce, come gli argomenti precedenti, ad un Essere che esiste in sé e per sé, e che è, in sostanza, la Verità, la Bontà, la Bellezza, l'Unità, ecc, assolute e infinite.

"E' che questo argomento, come i precedenti, sono anche l'indagine di un motivo, vale a dire, l'indagine della ragione o della causa della somiglianza o gerarchia degli esseri composti. Sotto questo aspetto: stabilisce che gli esseri che possiedono gradi ineguali di perfezione non hanno in sé la ragione ultima di questa perfezione, e questa può essere spiegata solo da un Essere che la possiede assolutamente ed essenzialmente, mentre tutto il resto la possiede solo per partecipazione". (1966, p. 301)

La bellezza trovata nella creazione porta l'uomo a pensare alle cose più alte, lo porta a chiedersi dove nascono queste meraviglie che deliziano gli innocenti e svegliano la curiosità degli studiosi. Questa instancabile ricerca della causa dell'universo e del suo significato è avvenuta non solo nell'antichità, ma si ripete in tutti i periodi storici.

Quest'ammirazione per il pulchrum fece che gli uomini la manifestassero attraverso i monumenti ciò che vedevano e sentivano in contatto con il mondo creato. Quindi, apparirono molte opere d'arte che fino ad oggi abbagliano l'umanità e fa che le persone si spostino da un Paese all'altro, da un continente all'altro, oltre ad attraversare i mari e gli oceani per conoscerle.

Sul modo come la bellezza si esprime nelle arti, Terlizzi denomina la bellezza artistica come "bello ideale" e afferma:

"Il bello ideale è quella tipica perfezione che viene considerata dall'artista, come l'esemplare di cui si devono avvicinare le cose belle, una volta che le cose sembrano tanto più belle, quanto più ci si avvicinano a questo prototipo di bellezza.

"Questa bellezza ideale, se applicata a vari esseri della natura, consiste nel pieno possesso di quella perfezione che ogni essere nella loro stessa specie richiederebbe. Tuttavia, per varie ragioni non c'è un solo essere nella natura che si avvicini di questa tipica perfezione, perché possiamo immagine un essere sempre più bello di quello che sia. Ma dove l'artista può trovare la sua bellezza ideale?

"Interrogati a questo proposito, gli esperti di bellezza artistica, Raffaello Sanzio e Michele, hanno risposto che: ‘Non avendo sotto gli occhi un modello che mi piaccia, mi servo di un ideale di bellezza, che trovo nella mia anima'. E questo: "Aprendo le ali per salire al cielo, da dove è sceso, l'anima non si ferma nella bellezza che seduce gli occhi, che è così fragile come ingannevole; ma cerca nel suo volo sublime di raggiungere il Principio sublime del bello universale'". (1912, p. 263-264)

Prendiamo i numerosi castelli costruiti nel corso del tempo: riflettono lo stato d'animo delle persone che naturalmente li fecero con bellezza, perché erano immersi in una realtà trascendente. Sorge quindi il Chambordou o Neuschwastein e più di questi, si verificano le cattedrali che sono un riflesso dello stato d'animo degli uomini che vivevano in questa terra con gli occhi sulla Gerusalemme celeste di cui ci parla le Scritture. Quando ci si ingressa, per esempio, nella Sainte Chapelle, si vede quella chiesa con le pareti fatte di vetro colorato, non c'è qualcuno che non si fermi e prenda sul serio tale sublimità. Da questo ci si raggiunge il Creatore dell'universo, da cui queste vetrate non sono altro che un semplice riflesso naturale. Quindi, quando contempla le creature, l'uomo è attratto a Dio, perché ha una sete dell'Assoluto infusa da Egli stesso in modo che possiamo, per le vie naturali, conoscere il Creatore.

saint-chapelle.jpg

Nel mondo di oggi può sembrare che questa sete è scomparsa, ma non è vero. Siccome viviamo circondati da edifici di cemento che turbano le nostre opinioni sulla sublimità e ci fanno essere chiusi in una visione materialistica e meccanicistica delle cose, possiamo ancora avere l'anima gioiosa nel contemplare un tramonto che attira la nostra attenzione e ci fa chiedere sulla sua causa e il suo significato. Così vediamo che questa sete di conoscenza anche nei giorni attuali non è scomparsa, ma porta l'uomo costantemente a trascendere le apparenze delle creature per arrivare alla sua causa. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica:

"Ancora prima di rivelarsi all'uomo mediante parole di verità, Dio si rivela a lui per mezzo del linguaggio universale della creazione, opera della sua Parola, della sua Sapienza: dall'ordine e dall'armonia del cosmo, che sia il bambino sia lo scienziato sanno scoprire, ‘dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore' (Sap 13,5), "perché li ha creati lo stesso autore della bellezza'" (Sap 13,3) (CIC 2500)

Brano preso dalla monografia: "O Universo criado será uma via segura para se conhecer o Criador?: a 4ª via de São Tomás. Continuazione dell'articolo: A prova da existência de Deus pela quarta via de São Tomás de Aquino, postado na semana passada.

Dartagnan Alves de Oliveira

Note:

1. Quarta via sumitur ex gradibus qui in rebus inveniuntur. Invenitur enim in rebus aliquid magis et minus bonum, et verum, et nobile: et sic de aliis huiusmodi. Sed magis et minus dicuntur de diversis secundum quod appropinquant diversimode ad aliquid quod maxime est: sicut magis calidum est, quod magis appropinquat maxime calido. Est igitur aliquid quod est verissimum, et optimum, et nobilissimum, et per consequens maxime ens: nam quae sunt maxime vera, sunt maxime entia, ut dicitur II Metaphys. Quod autem dicitur maxime tale in aliquo genere, est causa omnium quae sunt illius generis: sicut ignis, qui est maxime calidus, est causa omnium calidorum, ut in eodem libro dicitur. Ergo est aliquid quod omnibus entibus est causa esse, et bonitatis, et cuiuslibet perfectionis: et hoc dicimus Deum.

2. Invenitur enim in rebus aliquid magis et minus bonum, et verum, et nobile: et sic de aliis huiusmodi. Sed magis et minus dicuntur de diversis secundum quod appropinquant diversimode ad aliquid quod maxime est.

3. Desde los coros siderales, con el concierto de sus movimientos, hasta el número de los cabellos de nuestra  cabeza forma un maravilloso tejido la hermosura gradual de todas las cosas. Un cosmos escalonado y en gradación de diferencias cuantitativas y ontológicas es más bello y digno de Dios que un universo monótono e igualitario, porque las diferencias jerárquicas mantienen despierta y movida la potencia dialéctica de nuestro espíritu. La mente nostra pellegrina, que diría Dante, necesita estímulos, y los más eficaces se los suministra la consideración de los grados del ser.

La escala jerárquica nos empuja adelante y arriba, siempre arriba. Somos como el peregrino que, entrando en una ciudad, se viese obligado de estupor en estupor a completar el giro, acuciado por el mismo cambio y creciente sucesión de maravillas y hermosuras. Así, nuestra mente peregrina, cuando sube de peldaño en peldaño, de las maravellas del reno mineral a las del vegetal, y luego a las de los organismos animados, y de éstos a los espíritus ligados a la materia, los cuales, a su vez, la empujan hacia otros espíritus puros, se ve como arrebatada por el impulso mismo de la jerarquía a subir más arriba, a un Espíritu absoluto e increado, principio y corolario del orden universal. Así, el mundo mismo adquiere un sentido espiritual, como fuerza propulsora de acercamiento de las criaturas racionales a su fin, que es el conocimiento y amor de Dios.

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