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Spiritualità

Fiamma di vigilanza e preghiera

Pubblicato 2014/10/27
Autore : Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Corteo, canti, incenso… Termina una cerimonia liturgica. I fedeli se ne vanno pervasi di serietà e gioia, come inebriati dalle grazie che hanno appena ricevuto

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Nell'oscurità della notte, la fiamma del lume del Santissimo tremola vigile, come sforzandosi di mantenere il suo fulgore in mezzo alle tenebre che la circondano.

Suor Ariane Heringer Tavares, EP

Corteo, canti, incenso… Termina una cerimonia liturgica. I fedeli se ne vanno pervasi di serietà e gioia, come inebriati dalle grazie che hanno appena ricevuto. A poco a poco il luogo sacro si svuota, le luci si spengono e gli uomini cedono il posto agli angeli. Adesso, non più le voci, ma il silenzio parla. In profonda solitudine rimane lì, fatto Ostia, quello stesso Gesù che insegnava alle folle e guariva i malati, a cui obbedivano i venti e le tempeste e il cui Cuore non è che una fornace ardente di carità. In sua compagnia, soltanto una tenue luce rimane vigile, in una specie di preghiera continua vicino al tabernacolo: il lume del Santissimo Sacramento.

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Chiesa della Casa Monte Carmelo, Caieiras (Brasile)

Nell'oscurità della notte, la sua discreta ed elegante fiamma tremola vigile come sforzandosi di mantenere il suo fulgore in mezzo alle tenebre che la circondano. A volte, crepita una fiamma, illuminando per un istante tutto l'ambiente; più tardi, la sua luce diminuisce in tal maniera che pare sul punto di estinguersi… Nonostante quest'apparente indebolimento, essa torna a fiammeggiare con un'intensità ancor maggiore!

Quest'oggetto bello e simbolico, che tante volte passa inosservato ai nostri occhi quando entriamo in una chiesa, rappresenta bene le fluttuazioni della nostra vita spirituale. Quando siamo battezzati, cominciamo a essere portatori della luce della grazia santificante, che è accompagnata dalle virtù e dai doni.

Nelle consolazioni, una fiammata di entusiasmo risplende nella nostra anima ed essa pare toccare il Cielo. Tuttavia, questo stato di spirito non è solito essere quello abituale. Al contrario, con frequenza ci vediamo immersi in tentazioni che ci invitano al peccato. In mezzo ad esse, siamo convinti che il fuoco si estinguerà, o ci spaventiamo vedendo le figure scure generate dal loro debole tremolio. Dobbiamo, allora, fare tutto lo sforzo possibile per mantenere la fiamma accesa, in attesa del momento in cui tornerà a scintillare con intenso fulgore.

– Come sarà possibile questo?! – dirà qualcuno.

– Molto semplice: pregando! – si potrebbe ribattere.

Del tutto vera questa risposta. Tuttavia, la preghiera da sola non basta. Ricordiamoci del consiglio del Salvatore: "Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione" (Mt 26, 41). Data la fragilità della natura umana dopo il peccato originale, è indispensabile la virtù della vigilanza, che deve esser praticata non solo per affrontare gli avversari esterni alla nostra vita spirituale – il demonio e il mondo –, ma, soprattutto, per vincere le sollecitazioni della carne, poiché le nostre cattive inclinazioni e passioni disordinate costumano essere ancor più dannose.

Così, quando le tenebre delle tentazioni insidiano le nostre anime, minacciando di consumarle nell'oscurità del peccato, la fiamma della nostra pietà si manterrà accesa, a somiglianza del lume, fiduciosa che recupererà forze e coraggio per affrontare la difficoltà. Però, se la vigilanza venisse a mancare, sarà difficile rimanere costanti nella preghiera, senza la quale non c'è abisso in cui l'uomo non sia capace di cadere.

(Rivista Araldi del Vangelo, Ottobre/2014, n. 138, p. 50)

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