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Eucaristia

L’Eucaristia stimola il fervore della carità

Pubblicato 2019/09/02
Autore : Redazione

San Tommaso ci insegna che la carità è l'effetto peculiare di questo Sacramento. Se ricevuto in stato di grazia, aumenta effettivamente nell'anima la disposizione alla carità

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La Comunione è di fontamentale importanza per il progresso nella vita spirituale. La sua efficacia, tuttavia, varia in base allo sforzo che l'anima fa per comunicarsi bene, come ci insegna Fra Ferdinand- Donatien Joret OP nella seconda parte del suo ragguardevole studio sugli effetti della Comunione.

La carità è l'effetto peculiare dell'Eucaristia

San Tommaso ci insegna che la carità è l'effetto peculiare di questo Sacramento. Se ricevuto in stato di grazia, aumenta effettivamente nell'anima la disposizione alla carità. L'eucaristia la fa sbocciare in atti, se la persona a questo si presta e dà la sua libera cooperazione, comunicandosi devotamente.

L'amore di Cristo la impressiona, dice San Paolo. La vita soprannaturale si sente rifocillata, come il corpo dopo un buon pasto. Sembra strano questo? "L'Eucaristia è il Sacramento che rappresenta e produce la carità", afferma San Tommaso. Essa è, nel contempo, l'espressione dell'amore di Cristo per noi e la causa del nostro amore per Lui.

Essa esprime l'amore di Gesù per noi

Dove è testimoniato meglio il grande affetto di questo Dio che Si è incarnato e Si è immolato per noi? Cristo è realmente nell'Eucaristia, con il suo Corpo e il suo Sangue i quali ci appaiono separati l'uno dall'altro, come nel Calvario. Al fine di provare che ha realizzato questi misteri, non a beneficio di una vaga e impersonale umanità, ma di ogni uomo di tutti i tempi e paesi, Egli li rinnova quotidianamente in ogni luogo e Si offre a tutte le anime come se ognuna fosse l'unico oggetto del suo amore.

"Egli mi ha amato e Si è offerto per me", posso dire con San Paolo. E io Lo ricevo, sotto forma di alimento, di modo che, a esempio del pane che io mangio e si unisce alla mia sostanza, anch'io mi unisco a Lui, lasciando che Lui m'incorpori. Dove trovare un simbolo più espressivo del suo amore per me?

Essa stimola il nostro amore per Cristo

Quanto questo Sacramento è ben concepito e realizzato per provocare, nell'anima di chi si comunica con devozione, un'affezione reciproca! Insediato nel nostro cuore, presente con tutte le sue energie divine e umane al centro del nostro stesso essere, Cristo agisce nell'anima che si dispone alla sua azione. Come un braciere dal quale nasce un incendio, Egli ci scalda e c'infiamma.

San Vincenzo de Paoli esclamava: "Miei fratelli, non sentite questo fuoco divino ardere nei vostri petti quando ricevete il Corpo adorabile di Gesù Cristo nella Santa Comunione? Sono venuto a portare il fuoco alla terra - Egli disse - e quanto desidero che esso arda!" Con la visita eucaristica, Gesù si dedica a compiere in ognuno di noi, individualmente, l'opera

01.jpg
Con la visita eucaristica, Gesù si presta
a fare ad ognuno di noi individualmente
l'opera per la quale è venuto a questo
mondo (Prima Comunione nella
Basilica del Carmelo,San
Paolo - Brasile)
 Timothy Ring

per la quale è venuto a questo mondo. Il suo passaggio sulla terra è stato di breve durata.

Breve è anche la sua visita eucaristica. Nel giorno dell'Ascensione, tuttavia, Egli ha promesso di inviare il suo Spirito, che di fatto si è, immediatamente, diffuso nella Chiesa. Allo stesso modo, ogni Comunione devota è seguita da una "Pentecoste spirituale". Una volta cessata la presenza sacramentale di Gesù, il suo Spirito - ossia, lo Spirito di Dio nel portare il marchio vivo di Cristo e nel conformare a Lui la nostra anima - fissa in noi la sua dimora.

Ogni nostra comunione ce Lo dà con più abbondanza e Lo fa entrare più profondamente nella nostra anima, è come una porta nuova, che si apre per maggiori intimità. "Ecco che sono alla porta e batto: se qualcuno sente la mia voce e apre la porta, entrerò nella sua casa, cenerò con lui e lui con me".

L'attività delle virtù e dei doni procede dalla carità

Così come nella Chiesa universale, lo Spirito Santo non rimane inattivo nella nostra anima. Egli s'incarica di dirigere la nostra vita. Rinforzando la carità, che regola tutta la nostra condotta, Egli ci spinge a realizzare il nostro destino sovrannaturale e ci assiste nel nostro cammino ascensionale, mettendo in azione, uno dopo l'altro, i nostri doni e le nostre virtù. Quando Egli stimola il meccanismo delle nostre virtù, la sua influenza è più discreta, si occulta sotto le apparenze dell'attività delle nostre facoltà naturali, aiutando la nostra riflessione a riconoscere il dovere e sostenendo il nostro sforzo nel compierlo.

Questa luce più viva che oggi ci illumina, questa energia nuova che ieri non sentivamo, è la grazia che dolcemente coopera con noi, la grazia dello Spirito Santo infusa nella nostra anima attraverso la Comunione. Abitualmente, soprattutto all'inizio, la grazia prende questa forma di azione, stimolando e appoggiando l'applicazione delle virtù. Non possediamo invano, tuttavia, i doni dello Spirito Santo. Questa disponibilità, di cui la nostra anima è dotata, lo Spirito Santo la utilizza, in modo speciale, in certi momenti critici o straordinari della nostra vita spirituale.

Nella sua ansia di essere perfetta come il Padre Celeste è perfetto, l'anima, che si è a lungo applicata alla pratica delle virtù, supplica lo Spirito Santificatore che venga in suo aiuto per mezzo delle sue divine iniziative e gli comunichi la sua luce, la sua forza. Lo Spirito Santo risponde sempre più frequentemente, fa sentire ogni volta di più la sua azione caratteristica, nella misura in cui l'anima diventa più meritevole di questo intervento straordinario, per sua decisione e sforzo nel praticare le virtù ordinarie della vita cristiana.

Perché il ruolo dei doni è quello di completare l'opera delle virtù, non di sostituirle. Allora l'anima può avere vive intuizioni della presenza di Cristo, assaporare il suo amore, sentirsi capace di tutti i sacrifici per lui, vedere chiaramente ciò che Dio vuole da lei e cercare di dare con generosità. Don Lallement comprendeva bene questa efficacia dell'Eucaristia, perché raccomandava ad un direttore spirituale di giovani religiosi: "Quando essi saranno ben istruiti. dica loro di mettere per iscritto, dopo una Comunione, quali cose avrebbero più piacere di fare e di quali difetti essi vorrebbero liberarsi di più.

Prenda sempre in grande considerazione tutto quanto essi dicano che Dio ha rivelato loro, a meno che in questo si veda manifestamente un qualche imbroglio del demonio". Allo stesso modo - riferisce Don Ternière - San Pietro Giuliano Eymard voleva che nella direzione spirituale il sacerdote prestasse molta attenzione nel seguire la grazia eucaristica, lasciando che Gesù prenda l'iniziativa: "Nostro Signore saprà bene ispirare e orientare le anime. (...) Io tratto ogni persona in funzione della grazia che lei ha".

Progresso dell'anima nella vita spirituale sotto l'influenza dell'Eucaristia

Un'anima che si comunica devotamente, con frequenza, cresce poco a poco nella vita spirituale, passando dallo stato dei principianti a quello di coloro che hanno fatto progressi e da lì a quello di coloro che hanno raggiunto la perfezione. San Tommaso seppe ben vincolare alla carità queste tre stagioni della vita spirituale (Iia Iiae, qu 26, a9); siccome l'Eucaristia è l'alimento della carità, è lei che la sta aiutando a scalare passo a passo tutti i gradini della vita dell'anima:

I principianti

All'inizio, si tratta soprattutto di fuggire dal peccato grave, di resistere alle concupiscenze contrarie all'amore divino. Per questo, i principianti hanno bisogno di alimentare e fomentare in se stessi la carità, affinché questa non si indebolisca e muoia. Facciano la comunione, dunque, il più frequentemente possibile e con fervida pietà, contando sull'aiuto di Cristo e sforzandoci con buona volontà. Sarebbe inutile fare la comunione tutti i giorni senza fare questo sforzo, perchè - ripeto con San Tommaso - senza la cooperazione del libero arbitrio non c'è alimentazione eucaristica.

Ma se l'anima, per quanto miserabile sia, si comunica con devozione, la carità in lei si anima, si dispiega in atti e fa diminuire a poco a poco le cattive inclinazioni che le si oppongono. Giustamente per il fatto di accendere la carità, come l'alimento corporale restituisce le energie perdute, la Comunione ripara il male causato in noi dai peccati veniali, sopprime un po' alla volta la debolezza che illanguidisce la nostra anima, sostenta il nostro libero arbitrio nella lotta contro le cattive tendenze, stabilisce l'amore di Dio sopra gli altri affetti e così riduce all'impotenza l'assalto delle tentazioni inferiori.

Gli avanzati

Quando l'anima non è più preoccupata dal pensiero di evitare il peccato mortale, perché le tentazioni sono meno forti, essa si applica, con sicurezza, a progredire nella via della perfezione. Senza smettere di restare vigile, poiché è sempre possibile una caduta, essa agisce come gli operai che, con la spada in mano, lavoravano nella costruzione del tempio di Gerusalemme.

Essa si applica, soprattutto, nell'opera positiva del suo perfezionamento spirituale. Ma essa raggiungerà il successo solo fortificando in sé la carità, la quale anima e muove tutte le altre virtù. Da lì si vede l'importanza della Comunione per il progresso spirituale, in ciò che questo ha di più fondamentale e primordiale.

I perfetti

Arriverà il giorno in cui, sebbene la carità continui sempre a progredire, non sarà più la preoccupazione dell'anima. Cesserà di essere questa la sua principale preoccupazione: stabilita ormai nella pace e nell'equilibrio, il grande anelito dell'anima sarà d'ora in avanti quello di unirsi a Dio e godere di Lui. Essa è giunta allo stadio dei perfetti, il cui unico desiderio è quello di morire per vivere con Cristo. E mentre aspetta la Comunione del Cielo, la misteriosa Comunione eucaristica è ciò che più calma e stimola questo santo desiderio.

L'importanza del canto nell'adorazione eucarística

Il canto sacro è un modo eccellente di esprimere l'amore a Dio, afferma Don Hermann Geissler FSO, membro della Congregazione per la dottrina della Fede, in un articolo distribuito dall'agenzia Fides.

"Chi canta prega due volte" (Sant'Agostino). Nella nostra comunità 1 il canto costituisce un aspetto centrale della vita di preghiera. Cantiamo nella Messa del mattino, cantiamo parti della Liturgia delle Ore durante il giorno, e cantiamo principalmente durante l'ora di adorazione eucaristica che conclude tutte le nostre giornate.

Lodare e glorificare Dio

Il canto esprime la dimensione più profonda della nostra vocazione, che è quella di lodare e glorificare Dio uno e trino. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che nella Liturgia terrena "Con tutte le schiere della milizia celeste, cantiamo al Signore l'inno di gloria" (Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 8). Il canto ci fa pregustare la gloria del Cielo, ci aiuta a ringraziare Dio per le meraviglie che ha realizzato finora, ci porta a glorificare il Signore con la nostra voce, col nostro cuore, con tutto il nostro essere.

"La nostra vita deve essere una lode a Dio" ha detto Madre Giulia. Il canto evidenzia anche la bellezza dell'adorazione. L'adorazione non è soltanto un dovere, ma è, prima di tutto, un privilegio, un dono che ci permette di approfondire la nostra amicizia personale con Cristo. L'adorazione, che presuppone e favorisce la disponibilità alla conversione continua, riempie il nostro cuore della vera gioia, la gioia di sapere che Dio è tanto vicino, la gioia che si esprime nel canto.

Scrive San Paolo: "La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali" (Cl 3, 16). Oltre a questo, il canto sacro è un modo eccellente di esprimere il nostro amore e il nostro rispetto in relazione alla maestà di Dio. Quando ci inginocchiamo davanti al Santissimo, adoriamo lo stesso Dio che i Serafini acclamano con queste parole: "Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti.

sce l'amore di Dio sopra gli altri affetti e così riduce all'impotenza l'assalto delle tentazioni inferiori.

Gli avanzati

Quando l'anima non è più preoccupata dal pensiero di evitare il peccato mortale, perché le tentazioni sono meno forti, essa si applica, con sicurezza, a progredire nella via della perfezione. Senza smettere di restare vigile, poiché è sempre possibile una caduta, essa agisce come gli operai che, con la spada in mano, lavoravano nella costruzione del tempio di Gerusalemme.

Essa si applica, soprattutto, nell'opera positiva del suo perfezionamento spirituale. Ma essa raggiungerà il successo solo fortificando in sé la carità, la quale anima e muove tutte le altre virtù. Da lì si vede l'importanza della Comunione per il progresso spirituale, in ciò che questo ha di più fondamentale e primordiale.

I perfetti

Arriverà il giorno in cui, sebbene la carità continui sempre a progredire, non sarà più la preoccupazione dell'anima. Cesserà di essere questa la sua principale preoccupazione: stabilita ormai nella pace e nell'equilibrio, il grande anelito dell'anima sarà d'ora in avanti quello di unirsi a Dio e godere di Lui. Essa è giunta allo stadio dei perfetti, il cui unico desiderio è quello di morire per vivere con Cristo. E mentre aspetta la Comunione del Cielo, la misteriosa Comunione eucaristica è ciò che più calma e stimola questo santo desiderio.

Tutta la terra è piena della sua gloria" (Is 6, 3). Pertanto, conviene che anche noi glorifichiamo Dio con la nostra voce, riconoscendo la sua santità e la sua misericordia, e manifestando tutti insieme la nostra fede nella sua presenza reale.

Unità nella pluralità

Nella nostra Comunità, cantiamo inni in latino e nelle lingue volgari, canti tradizionali e moderni, valorizziamo il canto gregoriano e anche la polifonia. In questo modo, si manifesta una caratteristica della Chiesa Cattolica, che è la sua unità

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Benedetto XVI nella Cappella Sistina durante un
concerto dei Bambini Cantori di Regensburg, lo
scorso 22 ottobre.
 L'Osservatore Romano / Getty Images

nella pluralità. La Fede unica si esprime nella diversità dei canti e delle melodie che riflettono la ricchezza spirituale dei vari popoli ed epoche della Storia. Così si realizza la parola di Gesù: "Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13, 52).

Per finire, il canto è per noi anche un modo di esprimere, davanti al Signore Eucaristico, il carattere complementare tra la Comunità sacerdotale e la Comunità delle consacrate, che compongono il nucleo della nostra Famiglia spirituale. Alle volte, cantiamo insieme: altre, alterniamo le voci maschili e le voci femminili. In questo modo, manifestiamo, da un lato, che tutti siamo chiamati a lodare Dio e, dall'altro, che abbiamo diverse vocazioni che tentiamo di vivere con gioia e in complementare reciprocità, in modo da diventare una bella "sinfonia" per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa.

L'adorazione dipende, soprattutto, dall'atteggiamento del cuore che si sottomette liberamente e umilmente a Dio. Ma, come il Verbo si è fatto Carne, l'attitudine del nostro cuore deve manifestarsi nei nostri gesti, nella nostra vita e anche nel nostro canto.

1) Don Geissler appartiene alla Famiglia spirituale "L'Opera", fondata da Madre Giulia Verhaeghe, riconosciuta dal Papa Giovanni Paolo II nel 2001 come "Famiglia di Vita Consacrata" e oggi presente e operante in 13 paesi.

(Rivista Araldi del Vangelo, Gennaio/2006, n. 25, p. 32 - 35)

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