Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
Home » Dottrina » Eucaristia »
Eucaristia

L’Eucaristia ci unisce a Cristo e ci trasforma in Lui

Pubblicato 2017/12/06
Autore : Redazione

La più bella formula della vita mistica, pienamente vissuta nell'unione trasformante, è questa: "l'anima vive in Dio e Dio vive nell'anima".

| Stampare | Email E-mail | Report! Correggere | Share

Il sacramento dell'Eucaristia, nel trasformarci in un certo senso nello stesso Cristo, ci incammina verso la felicità eterna e ce la fa pregustare già in questa terra. Questo è l'accattivante tema svolto dal dotto domenicano Fra
Ferdinand-Doratien Joret nelle pagine seguenti, dando continuità a quanto già messo a disposizione nei mesi scorsi.


L'unione trasformante, apice della vita mística

01.jpg
 La più bella formula della vita mistica, pienamente vissuta nell'unione trasformante, è questa: "l'anima vive in Dio e Dio vive nell'anima". Questa frase, ripetuta varie volte negli scritti di San Giovanni Evangelista, noi la ascoltiamo per la prima volta dalle labbra dello stesso Gesù, proprio quando ci ha promesso la divina Eucaristia: "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in Me, ed Io in lui" (Gv 6, 56). Nostro Signore ha detto allora, a proposito dell'Eucaristia, ciò che Egli stesso e il suo amato discepolo, che parla sotto la sua ispirazione, hanno ripetuto in seguito, trattando della vita di carità e dell'azione dello Spirito Santo nelle anime.

Noi viviamo in Dio

"Chi permane nella carità permane in Dio, e Dio permane in lui" (1 Gv 4, 16). Permane in Dio, poiché la virtù della carità è opera immediata dello stesso Dio. È Lui, è il suo Divino Spirito in persona, che la espande nei nostri cuori. Egli la dà, sperando che essa susciti e regoli i nostri atti. Ogni anima in stato di carità trova, dunque, il proprio presupposto in Dio. Più ancora, quando la sua carità si manifesta in atti, diventa come la vita di Dio che si comunica attivamente all'anima.
Nella realtà, essa abita in Dio e da Lui riceve, come dalla sua propria fonte, la vita.

Dio permane in noi

In quest'attività, l'anima ritorna al suo principio vitale. La carità stessa, nel suo propagarsi sotto l'azione dello Spirito Santo, ci fa ritornare allo stesso Dio, che vive in noi. Torniamo in noi stessi e abbracciamo lì quest'anima della nostra anima, che è lo Spirito Santo e, per la capacità soprannaturale della virtù della carità, entriamo nel godimento di questo divino oggetto. Allora Egli si dà veramente a noi. Egli è il fine e, allo stesso tempo, il principio del nostro atto d'amore. Siamo in Dio e Dio è in noi.

Prima che sorgesse in noi l'amore, già Lui si trovava in noi. Per il semplice fatto di averci dato questo amore in potenza noi lo possediamo. È in questa forma che Dio risiede nell'anima del neonato e neobattezzato. Si comprende, tuttavia, che questa residenza, in ragione dell'amore abituale, finisce per farsi attuale ed esplicita, non appena pratichiamo un atto d'amore a Dio. È qui che ci uniamo a Dio e, in un certo senso, Lo abbracciamo. Un nuovo progresso si realizzerà in questa vita nel momento in cui l'unione diventa cosciente, come avviene nello stato mistico.

L'anima avrà l'impressione di essere attratta da Dio, in uno stato di grande intimità, alla maniera di una calamita che agisce sul suo cuore e più o meno su tutte le restanti facoltà, che vengono a concentrarsi e a raccogliersi in Lui, in un unico anello di amore, arrivano fino ad avere la sensazione di toccar- Lo. Tale sentimento raggiunge la sua pienezza e diventa continuo nello stato che Santa Teresa denomina "unione trasformante" o "matrimonio divino", che è, su questa terra, la maggiore anticipazione del Cielo.

A mio giudizio, hanno ragione i teologi che considerano questo stato mistico, le cui tappe abbiamo sommariamente percorso, come uno sviluppo normale della vita spirituale condotta con naturalità fino alle sue ultime fasi. Anche ritenendo, come altri teologi fanno, che lo stato mistico vada oltre la normalità della vita soprannaturale della grazia, è necessario riconoscere che l'Eucaristia realizza di tutti i modi una unione trasformante reale e profonda.

A nessuno deve sembrare strano che particolarmente nell'ora della Comunione si esperimenti lo stato mistico; infatti, in questo momento, tutto contribuisce a indurre l'anima all'estasi mistica: un segnale sensibile ci porta la presenza corporale di Cristo, nello stesso tempo in cui lo Spirito di Dio stimola in noi la carità, concentrandola tutta nell'amore estatico. Visto questo, andiamo ad esporre come, attraverso la Comunione, si produce nell'anima l'unione con Cristo e la trasformazione in Lui.

Unione con Cristo attraverso l'Eucaristia

Gesù afferma la realtà di questa unione: "Chi mangia la mia Carne e beve il Mio Sangue dimora in Me, ed Io in lui" (Gv 6, 56). Dopo l'istituzione di questo Sacramento, quando gli Apostoli sperimentavano già la veridicità di queste parole, Gesù ha parlato un'altra volta, con insistenza, di questa unione: "Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto"(Gv 15, 4-5). Tutto il mondo conosce questi versetti. Gesù insiste molto nell'idea: "Rimanete in Me, rimanete nel mio amore!" L'Eucaristia è il grande Sacramento della incorporazione a Cristo.

Tutti gli altri incamminano e conducono ad essa. È lei che realizza l'unione, il metabolismo della vita tra Cristo e i suoi membri, tra la vite e i tralci. Cristo, presente realmente su questa terra in tutti i tabernacoli, fa sentire la sua comunicazione di vita a tutti i suoi membri, sia per mezzo degli altri Sacramenti, sia attraverso le altre grazie multiformemente distribuite alle anime in tutte le sue vie. Nella Comunione, tuttavia, è Lui stesso che l'anima riceve e su cui essa si appoggia direttamente, per estrarre e prendere da Lui tutta la vita della grazia e della carità.

Qui sta la felice conseguenza: questa carità, già più fervorosa, ci unisce più intimamente, in maniera tale che Egli abita in
02.jpg
noi. È il secondo aspetto dell'unione. Dopo del "voi in Me", è l'"Io in voi". Mio Padre ed Io "verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14, 23), disse Gesù a proposito di ogni fedele che Lo ama su questa terra. Crescendo questo amore per mezzo della Comunione, che stimola la carità, si produce una penetrazione sempre più intima del divino Ospite in noi.

Sempre più godiamo di Lui, ci perdiamo in Lui, ci facciamo un tutt'uno con Lui. "Non eravamo due, era una fusione", scrive Santa Teresa del Bambin Gesù, parlando della sua Prima Comunione. "Attraverso questo Sacramento - insegna San Tommaso - si aumenta la grazia e si perfeziona la vita spirituale, in modo che l'uomo si faccia più perfetto attraverso l'unione a Dio" (IIIa, q. 79, a. 1. ad1).

Trasformazione in Gesù attraverso l'Eucaristia L'idea di assimilazione

Nelle sue "Confessioni", Sant'Agostino racconta che gli sembrava di udire dall'alto una voce che gli diceva: "Io sono l'alimento dei forti; cresci e Mi mangerai,non perché Io mi trasformi in te, ma perché tu ti trasformi in Me" (1. VII, c. X). San Tommaso applica alla Comunione queste parole divine. Ogni nutrimento ha per effetto l'assimilazione. È naturale, tuttavia, che il principale elemento, il più vivente dei due, sia quello che assimila l'altro. Ordinariamente, chi mangia, chi ingerisce l'alimento, è cólui il quale lo fa passare alla propria vita.

Ma noi ci troviamo davanti a un caso straordinario: nella Comunione, chi è più vivente è l'alimento e, pertanto, è Lui che trasformerà in Sé colui che lo mangia. "da ciò ne deriva- afferma San Tommaso - che l'effetto, proprio, di questo Sacramento è la trasformazione dell'uomo in Cristo, in modo da poter dire: ‘Vivo io, ma già non sono io che vivo, è Cristo che vive in me'" (IV Sent., dist. 12, q. 2, a. 1, q. 1).

L'idea di carità

Arriviamo alla stessa conclusione partendo dall'idea che l'Eucaristia è il pane dell'amore, l'alimento dell'amicizia divina. La peculiarità dell'amicizia è di trasformare l'amante nell'oggetto del suo amore. Nella misura in cui amiamo qualcuno, andiamo assomigliando al suo modo di essere, come se l'anima dell'amato venisse ad essere la nostra stessa anima ispirando la nostra condotta. Ci disinteressiamo di noi stessi per occuparci solamente dell'essere amato al punto che a partire da questo momento, la nostra vita si trasforma. Non siamo più quelli che eravamo.

D'ora in poi, ciò che ci muove sono le sue idee, i suoi gusti e i suoi affetti, le sue intenzioni e propositi ed il nostro maggior desiderio è la realizzazione della sua felicità. Ecco ciò che la carità, che è l'amicizia con Dio, opera nel nostro cuore riguardo a Nostro Signore. Ancora una volta, viene a proposito la parola dell'Apostolo, citata poco fa: "Non sono io che vivo, è Cristo che vive in me". E San Tommaso scrive: "Attraverso questo Sacramento, si opera una certa trasformazione
03.jpg
L'Ultima Cena (Basilica di Notre-Dame, Montreal)
Fotos: Gustavo Kralj
dell'uomo in Cristo, ed è questo il suo frutto caratteristico" (Ibid., a. 2, q. 1).

Così, l'alimento eucaristico, non meno della nostra virtù della carità da esso stimolata, ci porta all'oblio di noi stessi, al sacrificio del nostro egoismo, e ci induce a per pensare a Gesù, a vivere per Lui, esultanti di entrare nel disegno che Lui ha avuto nel mondo e che ci consumerà con Lui nel Padre. "Io in loro e tu in me, o Padre, perché siano perfetti nell'unità" (Gv 17, 23). Nel Cielo, effettivamente, Gesù starà in noi, unendo vitalmente tutte le membra del suo Corpo mistico; Dio, che è in Cristo glorificato, sarà in egual modo in noi, che saremo tutt'uno con Cristo.

La compiacenza del Padre si estenderà dal Capo a tutte le membra di suo Figlio Unigenito: "Ecco il Figlio mio prediletto". (Mt 3, 17); e noi, interamente d'accordo con Gesù, tutti in un solo slancio, sotto il suo impulso irresistibile, esclameremo: "Abba! Padre!". Questo duplice movimento d'amore - del Padre verso di noi e di noi verso il Padre - non è se non un prolungamento fino a noi dello Spirito Santo, amore sostanziale del Padre e del Figlio, del quale saremo partecipi.

Sarà la felicità eterna. Ad essa, la Comunione ci incammina e ce la fa pregustare fin da adesso. "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna" (Gv 6, 54). Notiamo che questa promessa è enunciata nel tempo presente. Attraverso l'Eucaristia, essa comincia a diventare realtà.

(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2006, n. 26, p. 35 - 37)

Suo voto :
0
Risultato :
4
- Voti: 1

Articoli suggeriti

Comunicato di chiarimento degli Araldi del Vangelo

Questa mane, 7 luglio 2017, in alcuni media di comunicazione degli Araldi del Vangelo è apparsa una pubblicazione con il titolo “Manifesto denunzia – Visita canonica o inquisizione farisaica? – Vogliono distruggere la Chiesa e questo non possiamo permette...Leggi tutto

Quale l’origine della parola “baccalaureato”?

Nell’Antichità, il vincitore di una competizione sportiva riceveva una corona d’alloro – laurus nobilis –, pianta che, per il suo verde perenne, era assimilata alla gloria che non appassisce...Leggi tutto

Lei sapeva...Che l’autore della teoria del “Big Bang” è un sacerdote cattolico?

All’inizio della Prima Guerra Mondiale, un giovane belga particolarmente dotato nelle scienze interruppe i suoi studi all’ Università di Lovanio per arruolarsi nell’esercito del suo paese....Leggi tutto

La grazia ci rende figlie di Dio

Centinaia di giovani provenienti dalle più svariate regioni del Brasile e del mondo si sono riunite nella Casa Madre della Società di Vita Apostolica Regina Virginum, a Caieiras (Brasile), per il XIII Congresso del settore femminile degli Araldi......Leggi tutto

Dio vuole che tutti si salvino

"Siamo della famiglia di Dio", è stata la tematica principale del X Congresso Internazionale di Cooperatori degli Araldi del Vangelo realizzato tra i giorni 25 e 27 luglio nel Centro di Formazione dell'Associazione, a Caieiras, Grande San Paolo....Leggi tutto

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.