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Beati coloro che piangono

Pubblicato 2014/10/09
Autore : Gaudium Press

Nel corso della storia, Dio ha voluto rivelare e registrare nelle Sacre Scritture non solo la sua divinità, ma anche il modo di come dobbiamo cercare la santità; sia per l'innocenza, sia per la penitenza.

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Redazione - (Mercoledì 08-10-2014, Gaudium Press) - Nel corso della storia, Dio ha voluto rivelare e registrare nelle Sacre Scritture non solo la sua divinità, ma anche il modo di come dobbiamo cercare la santità; sia per l'innocenza, sia per la penitenza.Beati coloro che piangono.jpg

Prima del peccato originale, regnava la via dell'innocenza. Adamo ed Eva nel paradiso, essendo ancora nella grazia primordiale in cui Dio gli aveva creato, "erano innocenti e avevano in sé in seme e in radice, tutte qualità che l'umanità possedeva fino alla fine. Erano, dunque, estremamente intelligenti, inocenti, giusti, distinti, nobili, autoritari, miti e gentili". (1)

Tuttavia, questo paradiso d'innocenza, non superando la prova consentita dall'Onnipotente, cadde nel peccato e quindi, l'uomo perse lo stato di grazia: il paradiso dell'anima. Inizia così una vita di contraddizione, di lotta e di sofferenza.

L'uomo si rese conto che non governava più sé stesso. La vita terrena per la stragrande maggioranza degli uomini diventò una via di penitenza.

Nella vecchia legge, anche senza l'esistenza della grazia cristiana, possiamo facilmente notare la presenza di una educazione divina. Ad esempio, nei Salmi, uno dei libri saggi e poetici del Vecchio Testamento, sono i salmi penitenziali, che sono "una lode a Dio, in cui l'autore esprime la sua penitenza. E la penitenza suppone che lui avesse peccato, e che dopo aver peccato, se ne pentì; poi, una volta vittorioso, in lui questo sentimento di rammarico si riflette sulla cattiva condotta" (2). Questo è il punto in cui ci concentreremo, cercando la via della penitenza.

Il re Davide, quello scelto del Signore, un uomo secondo il suo cuore, innocente e guidato dallo Spirito, seguiva la voce onnipotente di Dio. Sotto l'azione della grazia, faceva grandi prodigi. Tuttavia, ci sono momenti nella vita di un uomo in cui deve fare uno sforzo, lottare e retibuire a Dio, con la gloria di un combattente, le grazie date dal suo Creatore.

In quel momento, Davide peccò. Cadde nel peccato dell'adulterio e dell'omicidio. Ma "il Signore punì suo figlio, che gli piaceva tantissimo" (Pr 3, 12). Essendo stato rimproverato, Davide se ne pentì, picchiò il petto, pianse per i suoi peccati, e come richiesta di perdono, compose i salmi penitenziali.

"Beati coloro che piangono, perché saranno consolati" (Mt 5, 4). C'è una corrispondenza tra i salmi penitenziali e le beatitudini, che è l'elemento di contrizione perfetta: la santa tristezza ed il pentimento della cattiva condotta per l'amore perfetto di Dio e la fiducia nella Provvidenza Divina.

Il salmista sentì il peso del suo peccato perché la coscienza lo rivelò. Si rivolse a Dio con un grido di richiesta di aiuto ‘abbi pietà di me' (cfr Sal 50, 3), basandosi non sulla sua innocenza, ma sulla bontà e misericordia di Dio [...] E la richiesta del salmista va oltre una semplice richiesta di perdono; supplica che Dio non punisca per il peccato. Prega Dio che, attraverso un atto di creazione, lo rinnovi nel più profondo del suo essere, in modo da poter rimanere alla presenza di Dio e godere la vita che possiede.(3)

"Le mie colpe si elevarono al di sopra la mia testa, come un peso che troppo mi soggioga" (Sal 37, 5). Questa lode a Dio è categorica, esprime con energia il male del peccato e il pentimento intenso dimostra l'autentica contrizione". "Lavami totalmente dal peccato e cancelli completamente la mia colpa". (Cfr Sal 50, 4). Il verbo cancellare ci ricorda la funzione di un cancellino che serve a cancellare ciò che è scritto su una lavagna. In esso può essere l'esame delle accuse contro il peccatore, però, se qualcuno ausa il cancellino, il gesso si sbriciola in polvere.

Così Dio opera con coloro che si pentono. Peccò, ma se l'Onnipotente ‘usa il cancellino', la sua anima sarà chiara come se non avesse peccato. (4) "Crea in me un cuore puro, dammi ancora una volta lo spirito saldo. Non allontani da me il tuo volto, né mi privi del tuo Spirito Santo" (cfr Sal 50,12). Queste parole del salmista ci riporta con precisione a quelle pronunciate dal Maestro Divino nel Discorso della Montagna: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (Mt 5, 8).

Tuttavia, uno che, dalla cattiva condotta trasforma il cuore in un abisso senza fondo di cattiveria, non è degno di contemplare il mare infinito di perfezione.

"Se dall'inferno se potessi togliere il peccato, l'inferno non sarebbe inferno; e se, nel Paradiso celeste, fosse possibile introdurre il peccato, il Paradiso non sarebbe il paradiso". (5)

Ora, per vedere Dio e godere la visione beatifica, è necessario disporre di un cuore puro, un occhio limpido e un'anima di cristallo; sia essa verginale per via dell'innocenza o come una preziosa amettista per via della penitenza. Ora guardi te stesso ed esamini bene il tuo cuore, forse nascosto non tanto agli altri che a te stesso, può darsi che trovi in te tutti questi difetti.

Nelle occasioni in cui facilmente ti dimentichi le luci che il Signore ti hai dato per conoscere la bassezza dei gusti e dei beni terreni; e ti dimentichi dopo di averlo provato tante volte, avendo trovato sempre gli stessi gusti terreni e bugiardi! Svolga una buona opera, ma chissà se si mescola qualche scopo mondano degli esseri stimati più degli altri? E il peggio è volere le cose a mezzi termini, cioè, non tanto a Dio e non tanto al mondo, alla ricerca di un percorso che non aiuti tanto la perdizione, e che non sia così stretto per la salvezza. (6)

San Tommaso dice che la colpa è presa dalla contrizione, unita allo scopo di confessarsi (7), come dice il salmista, "Io confesso il mio peccato al Signore, e chiedo perdono della pena del mio peccato". (Sal 31, 5). E convertendosi, il peccatore perde il gusto per le cose che lo legavano al mondo, perché non trova nessun piacere in ciò che una volta lo divertiva; questi sono i momenti nella vita spirituale in cui l'anima cerca il soprannaturale. "Ci hai fatto per Te, e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in te". (8)

"Non vado alla ricerca della grandezza né ho pretese ambiziose" (Sal 130: 1). I piaceri terreni perdono il loro sapore, "beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli" (Mt 5, 3). La gioia è nel raggiungere il perdono, e così la vita eterna.

"Beati i misericordiosi, perché troveranno la misericordia" (Mt 5, 7). L'uomo perdonato, pulito, introdotto ancora una volta nell'amore di Dio, sa che il Re celeste desidera ardentemente la salvezza di ciascuno di essi. Quindi, per gradirLo sarà misericordioso verso gli altri, come fu la procedura di Dio con sé. "Insegnerò i vostri cammini ai peccatori a per voi ritorneranno i peccatori" (cfr Sal 50, 15).

Il Signore ci ha dato tanto, come potremmo abusarne tutti e ancora offenderlo? Dobbiamo amarLo con tutte le nostre forze.
E dobbiamo meditare sulla misericordia del Divino Re , che ama un cuore pentito e chiedere a Lui di riempirci con uno spirito nuovo e puro, in modo che possiamo essere dimora della sua casa e raggiungere la beatitudine eterna.

Suor Letícia Gonçalves de Sousa, EP

Note:

1 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Adão homem dos homens, no qual existia a raiz de todos os homens. Conferência, 10. nov. 1979. (Arquivo do IFTE).

2 Id. Tende piedade de mim ó Deus. In: Dr. Plinio. São Paulo: Ano VI, n.63, jun. 2003, p.7.

3 CASCIARO, Jose Maria et al. Sagrada Bíblia - Antiguo testamento -Livros poéticos y sapienciales. Pamplona: Faculdade de Teologia universidade de Navarra, 2008, p. 326. (Tradução da autora)

4 Cf. CORRÊA DE OLIVEIRA. Op. cit. p.8.

5 PINAMONTI, S. J; ROSIGNOLI, S. J. Exercícios de Santo Inácio e leituras espirituais. 4. ed. Porto: Apostolado de Imprensa, 1953, p. 56.

6 PINAMONTI; ROSIGNOLI. Op. Cit. p.176.

7 Cf. SÃO TOMÁS DE AQUINO. A luz da fé. Lisboa: Verbo, 2002, p.113.

8 SANTO AGOSTINHO. Confissões. São Paulo: Paulus, 1984, p. 15.

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