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Catechismo

Il peccato veniale

Pubblicato 2018/07/04
Autore : Redazione

Come capire e infondere nelle nostre anime, l'importanza del nostro rifiuto al peccato veniale? Come sant'Agostino ci insegna, il peccato veniale è la lebbra dell'anima,

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Come capire e infondere nelle nostre anime, l'importanza del nostro rifiuto al peccato veniale? Come sant'Agostino ci insegna, il peccato veniale è la lebbra dell'anima, che deforma in tal modo la bellezza della nostra anima, che ci allontana dal convivio con Dio vivente (1). Cerchiamo di dare una visione chiara sul tema attraverso questo articolo.

Conserviamo idee sbagliate circa il peccato veniale, questo male, che porta tanto danno alla nostra vita spirituale. Pensando che fosse un peccato innocuo loro, cometiamolo spesso, dimenticando che si tratta di un male che spiace a Dio.gesu_1.jpg

Prima di parlare in modo approfondito sul peccato veniale, dobbiamo dimostrare che è un male esistente, però oggi si respinge questa realtà. Perciò non c'è niente di meglio di sostenerci nel Magistero della Santa Chiesa: "Allora, anche se in questa vita mortale, ci siano i santi ed i giusti, (loro cadono) a volte nel peccato, almeno leggeri e quotidiani, che si chiamano anche veniali" (2). Quindi, se il santo cade su qualcosa, questa qualcosa esiste, allora il peccato veniale è dichiarato come vero dalla Chiesa, e chi lo nega ci è messo fuori. San Paolo dice anche: "Se diciamo: ‘non abbiamo peccato', inganniamo noi stessi e la verità non è in noi" (1 Gv 1,8-9).

Dopo di aver provato l'esistenza del peccato veniale, prima di tutto, dobbiamo definirlo e parlare di esso, ricordare la sua origine, che è riferita nel Libro della Genesi, nella parte in cui si racconta come Dio creò il mondo.

San Tommaso d'Aquino spiega il fatto di Dio aver creato il mondo in due occasioni diverse, in due giorni diversi, come è riportato: "Dio vide che la luce era buona e separò la luce dalle tenebre" (Gen 1,3-5).

La prima considerazione fatta dal Dottore Angelico è quella che ci interessa in quanto si riferisce al nostro tema. La seconda si riferisce al giorno preceduto dal sole e la notte dalla luna, tema che non sarà trattato in quest'articolo, una volta che non fa parte della tematica. Quindi, facciamo la prima considerazione.

Quando riportato dal Genesi "Dio separò la luce dalle tenebre" (Genesi 1,3-5), San Tommaso spiega che c'è stato, a quel tempo, la separazione degli angeli buoni e dei demoni. Essi si ribellarono contro la volontà di Dio, quando si rivelò essere il piano della Redenzione.

Perché questo fatto si è concluso che l'origine del peccato è l'orgoglio in, come risultato del confronto e di disobbedienza a Dio.

Più avanti si legge nello stesso libro, un fatto importante della vita umana dell'Uomo: la creazione di Adamo ed Eva fatta da Dio, che li crea in stato di prova, cioè, se fossero i genitori del genere umano, dimostrerebbero la loro lealtà a Dio. Ma Eva, come madre dell'umanità, da una mancanza di vigilanza, parlò con il diavolo, e fu convinta a disubbidire a Dio, che l'aveva appena creato. Poi Adamo, guidato dalla seduzione di sua moglie, ne mangiò anche il frutto che Dio gli aveva probito.

Questo peccato è indicato ancora una volta come la causa di ogni Peccato: superbia, come risultato del paragone, portando alla fine a disubbidire a Dio.

Nonostante il peccato veniale sia molto diverso dal peccato mortale, entrambi hanno offeso lo stesso Dio. Il peccato veniale non ci priva dall'amicizia di Dio, e ottiene la "venia" di Dio facilmente, e da ciò proviene il nome veniale. Esso differisce dal mortale a causa della materia, della conoscenza, o ancora dal pieno consenso. Quando uno di questi punti è incompleto, l'errore è lieve, cioè veniale. Con questo però, non è eliminata la vita della grazia in noi, ma, come insegna sant'Agostino, lascia l'anima in uno stato come quello della lebbra. Perciò questo peccato si chiama "la lebbra dell'anima". Questo travisa la sua bellezza, fino al punto di provocare disgusto a Dio. (3)

Nella Sacra Scrittura, troviamo fatti che dimostrano il disgusto che il peccato veniale fa a Dio. Come, per esempio, che infatti, spesso provoca terrore: la distruzione di Sodoma e Gomorra.

Dio dice a Lot di chiedere alla sua famiglia di non guardare indietro, perché coloro che avessero la curiosità sarebbero puniti. La moglie di aveva lasciato a Sodoma molti amici e voleva sapere cosa stava succedendo con loro, quindi guardò indietro, rompendo il piccolo ordine di Dio, e divenne una statua di sale. Diventò una statua di sale, per aver commesso un peccato veniale. (4)

Come ci insegna Mons. João Clá Dias, così rimane anche la nostra anima quando commettiamo un peccato veniale. La vita soprannaturale dell'anima non è morta, ma è "paralizzato". Come, per esempio, una persona che soffre un incidente d'auto e che, per esser stato colpito in un punto nevralgico, rimane paralizzato. La persona non muore, ma la paralisi è la sua malattia. (5)

Si può pensare anche all'episodio dei quaranta ragazzi che deridono Eliseo per essere calvo. Era solo uno scherzo di ragazzi. Ma cosa che è successa? Sono stati inghiottiti da un lupo che è venuto dalla foresta. Questo è il modo come Dio ha ripugnanza dal peccato veniale! (6) È anche degna degna di considerazione la nota di padre André Beltrami sul peccato veniale, perché possiamo avere una nozione della sua gravità:

Un male minore di un peccato veniale sarebbe, se l'universo fosse ridotto a polvere, se Dio cacciasse dal Paradiso Sua Madre Santissima e le gerarchie degli angeli. E la ragione è sempre la stessa: l'offesa e il danno, anche se eterne, le creature finite e limitate, non hanno alcuna base per il confronto con l'offesa a Dio, che ha bontà infinita (7).gesu_2.jpg

Piuttosto, il peccato mortale uccide la vita della grazia in noi, lasciando la nostra anima senza carità, rimanendo uno straccio di Fede e di Speranza, con la quale l'anima vile e malvagia si avvicina al sacramento della confessione e si pente della sua colpa. Solo per la misericordia di Dio, l'anima non è immediatamente inviata all'inferno, come ci insegna la dottrina della Chiesa.

Ogni cattolico, veramente cattolico, quando ascoltare la storia della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, sente al centro della sua anima un movimento di odio verso tutti i suoi torturatori, un sentimento santo e gradito a Dio. Ma quando commettiamo un peccato veniale, lo consideriamo inferiore a quello della Passione di nostro Redentore. Pensiero sbagliato, perché non è d'accordo alla dottrina cattolica, una volta che "i santi confrontano la colpa veniale a uno schiaffo, o a un gesto di disprezzo, (verso Dio)". (8) Cioè, quando comettiamo peccato veniale è come, invece di essere il carnefice schiaffi il Dio uomo, essere noi stessi a dare lo schiaffo.

Per quale delle nostre azioni dobbiamo essere giudicati come coloro che maltrattarono nostro Dio?

Ma per l'infinita misericordia divina, siamo in tutti i momenti pieni di grazia e di consolazioni.

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, in una delle sue omelie sul peccato veniale, spiega una delle conseguenze di tale peccato, quando abbracciato e non combattuto.

L'individuo, quando non si sforza a combattere il peccato veniale, subisce come conseguenza, la riduzione della sua generosità e con questo si rende sempre di meno al suo ideale, danneggiando sempre di più la sua fedeltà. Con questo, il suo zelo per le anime, cioè, per la Causa alla quale si arrese, diminuisce. La persona diventa sempre più rilassata e guarda la vita con superficialità. Allo stesso tempo, perde la tenerezza, l'affetto per le creature che hanno bisogno di aiuto. Tutte queste conseguenze portano danno alla loro anima. (9)

Carlos Rafael Pinto Príncipe

Riferimenti bibliografici

1. BELTRAMI, André. O Pecado venial. ed. San Benignio Canvese, 1898, p. 91.
2. DH 1537. (Traduzione nostra).
3. Cf. BELTRAMI, 1898, p. 91.
4. Cf. CLÁ DIAS, João Scognamiglio.O pecado venial.Homilia, 2009.
5. Cf. CLÁ DIAS, 2009.
6. Cf. CLÁ DIAS, 2009.
7. BELTRAMI, 1898, p. 21.
8. BELTRAMI, 1898, p. 16.
9. Cf. CLÁ DIAS, João Scognamiglio.O pecado venial. Homilia, 2009.

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