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Vedendo negli avvenimenti della sua vita la volontà divina, ad essa si abbandonò. Egli era il seminatore e, allo stesso tempo, il chicco di grano gettato nel solco a morire e germogliare.

"Militia est vita hominis super terram – La vita dell'uomo sulla Terra è come quella di un mercenario" (cfr. Gb 7, 1). Chi potrebbe negare la grande verità immortalata in queste parole di San Giobbe? Ci troviamo in questo mondo in stato di prova, in un campo di battaglia. I lavori o le penitenze ci costano; nulla, però, è così difficile quanto la lotta.

Sergio Hollmann  
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San Giuseppe Calasanzio - Vetrata della
Santa Grotta di Manresa (Spagna)

È nella lotta alle difficoltà interne o esterne che si avventano sull'uomo, minacciando di abbatterlo, che egli raggiunge la vera umiltà. E riconoscendosi contingente e bisognoso dell'aiuto divino, non scoraggiandosi, otterrà la promessa del Divino Redentore: "Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono" (Ap 3, 21).

Tale fu la vita di San Giuseppe Calasanzio: una lotta ardua e quasi ininterrotta durante i suoi 92 anni di esistenza. Chiamato alla sublime vocazione di santificare i bambini per riscattare, con questo mezzo, città intere, la sua vita fu una continua battaglia, tanto più dolorosa "in quanto le persecuzioni gli venivano da quelli che erano più obbligati ad appoggiarlo".1

Preannuncio delle doti future

Egli nacque nel villaggio spagnolo di Peralta de la Sal, al confine tra l'Aragona e la Catalogna – forse nel 1556, secondo un'antica tradizione –, in seno a una devota famiglia nobile, il cui padre era l'amministratore della città.

Sapendo che il demonio era il peggior nemico di Dio e degli uomini, a soli cinque anni decise di sterminarlo. Nella sua mente infantile, pensava che questo malfattore avesse un corpo visibile. Si armò di un pugnale e, siccome non lo trovò in casa, decise di andarlo a cercare fuori nei campi. Un battaglione di bambini si aggiunse a lui e si fermarono tutti in un oliveto: davanti a quegli occhietti impauriti, il maligno era apparso nella forma di un'ombra paurosa e si era appostato in cima ad un ulivo. Con l'arma tra i denti, il piccolo eroe salì coraggiosamente lungo il tronco, disposto ad ucciderlo. Però, il principe delle tenebre fece sì che si spezzasse il grosso ramo in cui si trovava, per farla finita con lui. La Vergine Santissima, tuttavia, lo protesse e il bambino si alzò illeso da terra. Era il primo incontro di un lungo combattimento che sarebbe durato tutta la vita del Santo. "Più tardi, esorcizzando un posseduto, il demonio confesserà che in quel momento non aveva al mondo nemico più grande di Giuseppe".2

Alcuni altri fatti della sua infanzia rivelano i doni che aveva ricevuto, considerando la sua futura missione. Previde profeticamente numerosi episodi capitati in famiglia e, preannunciando il carattere essenziale della sua vocazione religiosa, era solito riunire i bambini, saliva su una sedia come su un pulpito improvvisato e trasmetteva loro, con molta serietà, le lezioni di catechismo che riceveva. Dopo recitavano il Rosario, con canti di inni e salmi. Era il pedagogo che già pulsava nel suo cuore, attraendo i piccoli in seno alla Chiesa.

Accurata educazione

Ricevette la prima educazione dai suoi zelanti genitori e, intorno ai dieci anni, andò a studiare grammatica e lettere a Estadilla. Lì non uscì mai dalle sue labbra una parola inopportuna o impudica, permanendo intatta la sua innocenza battesimale.

Alto e robusto, aveva una costituzione perfetta per intraprendere la carriera delle armi, desiderata dal padre. Ma Giuseppe lo convinse a lasciarlo studiare filosofia, all'Università di Lerida, cattedra allora considerata come base di tutte le carriere. La sua vivacità e intelligenza lo portarono a brillanti risultati. Questo fece molto piacere al padre, che lo incentivò a studiare diritto civile e canonico. La proposta veniva incontro a un suo grande desiderio: esser sacerdote.

Seguendo il costume dell'epoca, nel 1575 ricevette la prima tonsura dalle mani del Vescovo di Urgel, Diocesi cui apparteneva la sua terra natale, in una cerimonia nella Chiesa del Santo Cristo, a Balaguer, e fece anche un voto di verginità perpetua ai piedi di una statua della Madonna.

A 20 anni andò a studiare teologia all'Università di Valencia, dove affrontò il primo combattimento in difesa della sua purezza. Per fuggire all'assedio di una dama, si trasferì all' Università di Alcalá de Henares.

Primi anni di sacerdozio

La tragica morte del fratello maggiore lo fece ritornare alla casa paterna, dove dovette affrontare nuove battaglie. Il padre, che rispettava molto e a cui voleva bene, desiderava vederlo perpetuare il nome della famiglia e fu penoso per il Santo mantenere il voto che aveva fatto. Nel frattempo, morì anche la madre.

Francisco Lecaros
Cattedrale di Urgel.jpg
A Urgel, oltre a svolgere con abilità delicati incarichi pastorali e diplomatici, si dedicò con tenacia alle attività proprie della vita sacerdotale

Cattedrale di Urgel (Spagna)

Vinte tutte le difficoltà, fu finalmente ordinato sacerdote il 17 dicembre 1583. I primi anni del suo ministero furono pieni di importanti incarichi che ben testimoniano l'eccezionale maturità, devozione e buona formazione del giovane sacerdote. Da Peralta de la Sal partì per la Diocesi di Barbastro, dove aiutava il nuovo Vescovo, il domenicano Filippo di Urries. Dopo la sua morte, diventò segretario e confessore di Mons. Gaspar de la Higuera, Vescovo di Lerida e, morto costui, tornò a Urgel, dove esercitò con esemplare dedizione gli uffici della segreteria capitolare, rivestendo anche il ruolo di maestro di cerimonie.

Nella sua Diocesi di origine, oltre a svolgere con abilità delicati incarichi pastorali e diplomatici, si dedicò con tenacia alle attività proprie della vita sacerdotale: ascoltava Confessioni, predicava, insegnava il catechismo, visitava gli ospedali e assisteva i carcerati. "In questo periodo spagnolo della vita del Santo" – afferma uno dei suoi più noti biografi contemporanei – "dobbiamo incontrare, scoprire, per lo meno in germe, il grande Calasanzio del periodo romano: santo, educatore, apostolo sociale".3

"Va' a Roma"

Stando al servizio del Vescovo di Urgel, cominciò a sentire dentro di sé chiaramente una voce:

– Va' a Roma.

E, in sogno, gli sembrava di stare nella Città Eterna, attorniato da bambini che parevano Angeli; insegnava loro a vivere da bravi cristiani, li benediceva e li accompagnava alle loro case. Ad aiutarlo in quella missione di carità si univa a lui un gran numero di Angeli.

Contando sull'appoggio del suo direttore spirituale, partì per Roma nel febbraio 1592, senza saper molto bene quello che Dio gli riservava... Qui, il Cardinale Colonna lo scelse come teologo e uditore e lo prese come orientatore e confessore di tutta la famiglia. San Giuseppe si trasferì a palazzo Colonna, deciso a vivere nella più stretta povertà personale, rispettando, tuttavia, le esigenze della dignità delle sue funzioni e nascita, che lo obbligavano, per esempio, a vestirsi di seta. Inoltre, aumentò i digiuni e le mortificazioni, il tempo delle orazioni e ridusse le ore di sonno.

Cominciarono a manifestarsi con luce più viva i suoi carismi. Liberava posseduti, operava miracoli e prevedeva avvenimenti futuri nei luoghi in cui passava. Dei numerosi casi registrati dai cronisti, registriamo qui uno dei più belli, che si verificò nella Chiesa di San Giovanni in Laterano, con una posseduta che nessuna forza umana poteva muovere. Conducendola soltanto con il pollice e l'indice, il nostro Santo la fece entrare nel tempio ed espulse il demonio. A quelli che si meravigliavano per tale prodigio disse: "È che non sapete la virtù che possiedono queste dita al contatto quotidiano con la Sacra Eucaristia".4

Si delinea la volontà divina

Cinque anni di lavoro pastorale a Roma lo misero in contatto con la gioventù povera di questa città, e lui ne vedeva non soltanto i vizi sfrenati, ma anche la sua straordinaria ignoranza. Quei bambini "non sapevano neppure le cose necessarie per salvarsi".5 Questa infanzia abbandonata comprometteva le generazioni future. Da bambini bene educati alla loro tenera età ci si attende uomini buoni per tutto il corso della vita: "Abitua il giovane secondo la via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà" (Pr 22, 6). Di qui l'impellente necessità di un'educazione cattolica gratuita a quelli sprovvisti di mezzi economici.

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Era lento a prendere decisioni, però, una volta
convinto aveva grande fermezza di carattere
e un’indomabile energia per vincere gli ostacoli


Uno dei più antichi ritratti del Santo

Cercò qualcuno che potesse abbracciare questa causa, ma le scuole che già c'erano non disponevano di mezzi e i maestri di professione non potevano lavorare senza salario. Un giorno, camminando per le strade romane, udì quella stessa voce interiore che lo aveva condotto nel centro della Cristianità:

– Guarda, Giuseppe.

Girandosi, vide un gruppo di bambini del popolo che faceva brutti scherzi. E la voce gli ripeté questa frase del Salmo: "A te si abbandona il misero, dell'orfano tu sei il sostegno" (Sal 10, 14). Era delineata la volontà divina a suo riguardo.

Era lento a prendere decisioni, però, una volta convinto dei disegni di Dio aveva grande fermezza di carattere e un'indomabile energia per vincere gli ostacoli sul suo cammino. Consigliatosi coi suoi direttori e dotti amici, e in mezzo alle preghiere e mortificazioni, si ricordò delle sagge parole di San Tommaso: "Coloro che sono stati eletti da Dio per qualcosa, Egli li prepara e dispone in modo che siano idonei".6 Non ebbe più alcuna esitazione: tutta la sua vita non era stata che una preparazione per quest'opera.

Nascono le Scuole Pie

Nell'autunno del 1597, a Trastevere, quartiere povero di Roma, nascevano le Scuole Pie. Ottenne la casa parrocchiale della Chiesa di Santa Dorotea e, insieme ad altri tre sacerdoti, cominciò a dare l'istruzione classica – lettura, scrittura, aritmetica e grammatica –, ma il suo obbiettivo principale era la pietà e i buoni costumi. Nella prima settimana si presentarono più di 100 bambini.

Passavano gli anni e, rispondendo a sollecitazioni provenienti da varie città, le Scuole Pie si espandevano non solo nei regni della Penisola Italica, ma anche in altri paesi. Aumentavano le vocazioni per professori sacerdoti e il nuovo istituto religioso prendeva corpo con l'inizio della vita comunitaria nella loro nuova Casa- Madre, attigua alla Chiesa di San Pantaleo, il cui uso fu loro più tardi concesso.

Nel 1617, Papa Paolo V erige la Congregazione Paolina dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie – presto conosciuta come degli Scolopi –, con voti semplici e aventi come abito una mantellina sopra la tonaca. Nominato superiore generale, don Calasanzio fece i voti nelle mani del Cardinale Benedetto Giustiniani, che rappresentava il Santo Padre, e adottò il nome di Giuseppe della Madre di Dio. Lui stesso ricevette i voti dei suoi 14 primi figli spirituali e impose loro l'abito, in una cerimonia privata a San Pantaleone.

Nel crogiuolo si purifica l'oro

Con la morte di Paolo V, nel 1621, viaggiava da Bologna a Roma, allo scopo di partecipare al conclave, il Cardinale Alessandro Ludovisi, e alloggiò nella casa delle Scuole Pie di Narni. Lì si trovava, per scrivere le Costituzioni dell'istituto, San Giuseppe, che previde l'imminente elevazione di questo Cardinale al Soglio Pontificio. Non si sbagliò il Santo: pochi giorni dopo egli fu eletto Papa col nome di Gregorio XV, che nel novembre di quello stesso anno approvava le suddette Costituzioni, elevando la congregazione a Ordine Religioso, con voti solenni e perpetui.

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Non si sbagliò il Santo: pochi giorni dopo egli fu
eletto Papa col nome di Gregorio XV


Gregorio XV, di Guido Reni - Pinacoteca
di Corsham Court (Inghilterra)

Ciò nonostante, sorsero calunnie e desideri di vendetta da parte di una minoranza di religiosi che, per ambizione e orgoglio, non si inquadrava nelle regole dell'istituto. Ci fu chi avrebbe voluto uccidere il fondatore; apparve un falso scolopio che rubò in vari paesi facendosi passare per membro dell'Ordine; ma il peggio avvenne quando apparvero i traditori dentro le sue sante mura, denigrandolo in tal modo da sollevare diffidenza e sospetti nella Santa Sede. Nonostante la sua lunga e santa vita, intrisa di miracoli ben noti, Giuseppe giunse a esser catturato dal Santo Ufficio e si costituì una commissione cardinalizia per studiare il caso.

Le lettere e consigli del Santo ai suoi figli spirituali in tutto questo periodo danno una mirabile testimonianza della grandezza d'animo con cui affrontava questa battaglia tanto dura e degradante: "Il nemico del genere umano perseguita tutti gli uomini in generale e ciascuno in particolare: questo si vede principalmente negli Ordini Religiosi e oggi capita a noi. Tenta tutti quanti incontra deboli nella virtù, soprattutto in quella dell'umiltà";7 "La perfezione della virtù [...] consiste nel sopportare con pazienza le calunnie e gli oltraggi che ci vengono da coloro a cui abbiamo fatto il bene, e nel far loro più bene ancora, per amore a Dio";8 "Non c'è male così grande che non abbia rimedio, e sono certo che Dio sopperirà laddove hanno mancato gli uomini. Permetta la Divina Misericordia che tutte le nostre cose terminino per la sua maggior gloria".9

Gli alunni delle Scuole Pie non furono in nulla colpiti dalla persecuzione che subivano i loro maestri, poiché le attività scolastiche continuarono in tutte le case, come se nulla stesse succedendo. A San Pantaleo, centro della controversia, San Giuseppe dava esempio di pace d'animo e temperanza, senza mai alterarsi o lasciare le sue lezioni.

In mezzo alle difficoltà gli fu dato di conoscere il futuro dell'Ordine, che sarebbe stato distrutto, ma sarebbe rinato più potente che mai per continuare la sua missione nella Chiesa: "Spero che tutto quello che si è fatto si chiarisca con l'aiuto di Dio, e che trionfi la verità sull'invidia. Abbi costanza, come quelli che amano l'istituto, perché arriverà il giorno in cui rinascerà più glorioso che mai".10

Infatti, si realizzò una Visita Apostolica totalmente manipolata dai suoi nemici che, distorcendo la realtà, con false testimonianze e accuse, ottennero la condanna pontificia, il 16 marzo 1646. Il giorno successivo, il segretario del Cardinale Vicario riunì tutti i sacerdoti nell'oratorio di San Pantaleo e lesse il breve di riduzione dell'Ordine a una congregazione senza voti, che era "una soppressione camuffata, una condanna alla morte lenta, ma inesorabile. [...]Terminata la lettura, nel silenzio imbarazzato e drammatico del momento, si udì la voce dell'ormai definitivamente destituito superiore generale, padre Giuseppe Calasanzio, che ripeteva le parole di Giobbe: 'Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!' [1, 21]. Era la fine. L'ecatombe". 11

  Gustavo Kralj
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Dopo la sua morte, la “vox populi” già lo esaltava,
anticipando quello che la Chiesa avrebbe
dichiarato 100 anni dopo


San Giuseppe Calasanzio - Basilica di San Pietro

Era distrutta un'opera di 50 anni! Non ci poteva essere un'umiliazione maggiore. Tuttavia, lui sapeva che gli uomini passano, ma le opere di Dio permangono e fioriscono quando depurate dalle prove: è nel crogiuolo che si purifica l'oro...

Dalla croce alla gloria

La sua unica "vendetta" consistette nel pregare per i suoi nemici. "Nelle grandi disgrazie che ci sono capitate, sarebbe una grande pazzia fermarci alle cause secondarie, che sono gli uomini, non vedendo Dio che le invia per il nostro maggior bene",12 disse in confidenza a uno dei suoi sacerdoti. "Quanto più ci umiliamo, tanto più Dio ci esalterà",13 affermò alla vigilia della morte. Nel suo processo di beatificazione, il Cardinale Crescenzi dichiarò: "Non posso non dire che il suo maggiore miracolo fu la pazienza, e senza dubbio era di temperamento focoso e incline alla collera".14

Nell'agosto 1648, due anni dopo quei terribili avvenimenti, giunse la sua ora di andarsene da questa vita. La Provvidenza gli faceva bere il calice delle amarezze fino alla fine, poiché gli rivelava tutte le penurie e difficoltà per le quali sarebbero passati i suoi figli spirituali nei successivi otto anni, fino al tempo in cui l'Ordine si fosse ristabilito. Tuttavia, la Madonna lo venne a visitare, accompagnata da 250 scolopi defunti fino a quella data – tutti si erano salvati, ad eccezione di uno. Consolandolo, promise di aiutarlo nel suo momento finale, come aveva fatto in tutta la sua vita.

Il giorno 22, sentendosi prossimo alla fine, ricevette il viatico e passati tre giorni consegnò la sua anima al Creatore. Moltitudini accorrevano a vederlo per l'ultima volta e miracoli si operavano in quantità. La vox populi già lo esaltava, anticipando quello che la Chiesa avrebbe dichiarato 100 anni dopo, concludendo un processo con documenti e prove irrefutabili: Giuseppe Calasanzio praticò le virtù in grado eroico.

Attualmente, esistono per lo meno altre 11 congregazioni religiose dedite all'educazione che riconoscono di aver trovato la loro fonte di ispirazione nell'Ordine Scolopio. "La semente che egli seminò in Santa Dorotea di Trastevere, 400 anni fa, è fruttificata e si è estesa in tutto il mondo. Le Scuole Pie oggi sono radicate in 26 paesi di quattro continenti, e i concetti di gratuità e universalizzazione dell'insegnamento che preconizzano sono accettati in quasi tutti i sistemi educativi".15

Con quanta ragione Pio XII affermò, commemorando il terzo centenario della sua beatificazione: "Al Calasanzio si può ben applicare in una maniera sovraeccellente la promessa del Salmo: Qui seminant in lacrimis, in exultationen metent (Ps 125, 6). [...] Il 25 agosto 1648 è ancora il tempo delle dolorose seminagioni, delle lacrime, della crocifiggente prova, mentre, al tempo stesso che seminatore, egli era il granello di frumento gettato nel solco per morirvi e germogliare. Ma ecco che il frumento nasce, cresce, matura, e il seminatore, vivendo nell'eternità di luce, vede, incoraggia, benedice i mietitori".16

(Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2014, n. 136, p. 19 a 23)

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