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Spiritualità

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Pubblicato 2014/05/29
Autore : Redazione

Chi ha avuto l'occasione di osservare miniature o vetrate di San Patrizio, apostolo dell'Irlanda, avrà notato che egli di solito è rappresentato con un trifoglio in mano

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Perché San Patrizio è rappresentato con un trifoglio in mano?

san_patrizio_che_evangelizza_1.jpg
San Patrizio che evangelizza - Vetrata
della Chiesa di San Patrizio,
New Orleans (Stati Uniti)

Chi ha avuto l'occasione di osservare miniature o vetrate di San Patrizio, apostolo dell'Irlanda, avrà notato che egli di solito è rappresentato con un trifoglio in mano. Il motivo è che questa umile erba era utilizzata dal santo Vescovo per spiegare il mistero della Santissima Trinità alle tribù da lui evangelizzate: tre foglie, tre Persone distinte, in un'unica pianta, in un unico essere: Dio.

In particolare nel giorno della festa di San Patrizio, il 17 marzo, i fedeli vanno nelle chiese ed escono per le strade portando all'occhiello o sul cappello un semplice trifoglio. In tal modo questa pianta è entrata nelle tradizioni irlandesi che, fin dal XVIII secolo, è diventata il simbolo nazionale. Anche se San Patrizio ha svolto il suo apostolato nell'Irlanda del V secolo, solo nel XVII secolo sono apparsi i primi riferimenti scritti di questa tradizione plurisecolare.

San Patrizio, nato nel Galles (alcune fonti affermano che nacque in Scozia), fu rapito, portato in Irlanda e fatto schiavo a 16 anni. Sei anni dopo riuscì a scappare e fu ordinato presbitero in Francia, dove fu preso da un ardente desiderio di convertire i suoi aguzzini. Poco prima di tornare in Irlanda, fu ordinato Vescovo. Numerosi sono i miracoli con cui sottolineava la sua predicazione. Uno dei più famosi miracoli a lui attribuiti fu una benedizione che fece sparire dall'isola tutti i serpenti velenosi.

Che il tè "inglese" ha origine portoghese?

caterina_di_braganca.jpg
Caterina di Bragança a 12 anni, di
José de Alvelar Rebelo - Museo
d’Arte Sacra della Cattedrale
di Evora (Portogallo)

Originario dell'Estremo Oriente, il tè fu portato in Europa dai portoghesi e olandesi che monopolizzavano, nel XVII secolo, il commercio col Sud-est asiatico. Solo posteriormente gli inglesi sarebbero entrati a far parte di questo commercio lucrativo, in occasione del matrimonio di Caterina di Bragança con Carlo II, avvenuto nel 1662. Come parte della dote della principessa, il Portogallo cedette ai britannici le piazze di Tangeri e Bombay, aprendo loro così le porte della navigazione verso l'Oriente.

Personalmente affezionata a questa bevanda, il cui consumo già era entrato nei costumi lusitani, la principessa portò un'arca di tè cinese alla corte britannica. Lì, esso era conosciuto, ma non era popolare. Infatti, l'illustre Tea Council del Regno Unito registra soltanto una testimonianza storica sul consumo della bevanda prima del 1662. Si tratta di una semplice annotazione fatta nel suo diario, datata 25 settembre 1660, da un funzionario pubblico e membro del Parlamento, Samuel Pepys.

Fu, pertanto, una principessa portoghese a introdurre in Inghilterra un costume che sarebbe rimasto così strettamente vincolato a questa nazione. Per questo, sentiamo un letterato portoghese affermare: "Se nas Índias flutua essa bandeira inglesa, fui eu que t'as cedi num dote de princesa. E para te ensinar a ser correcto já, coloquei-te na mão a xícara de chá..." – Se nelle Indie fluttua questa bandiera inglese, Sono io che te le ho date in una dote di principessa. E per insegnarti a essere corretto subito, ti ho messo in mano la chicchera di tè... (Afonso Lopes Vieira. Pois bem)

(Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2014, n. 133, pp. 32)

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