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Catechismo

La fecondità della speranza

Pubblicato 2017/07/10
Autore : Rafael Juneo Pereira Fonseca

La speranza può essere intesa nell'ordine naturale e nell'ordine soprannaturale. Naturalmente designa una passione, come un movimento di sensibilità che tende a un bene sensibile assente

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La speranza può essere intesa nell'ordine naturale e nell'ordine soprannaturale. Naturalmente designa una passione, come un movimento di sensibilità che tende a un bene sensibile assente, ma può essere raggiunta, anche con qualche difficoltà, e una sensazione tra le più nobili del cuore umano, che si rivolge a un bene onesto, ma assente. È un sentimento di grande importanza, perché sostiene l'uomo nei suoi difficili sforzi. In modo soprannaturale, la speranza sostiene il cattolico in mezzo alle difficoltà legate alla loro santificazione e salvezza; il suo oggetto sono le verità rivelate che si riferiscono alla vita eterna e ai modi di acquisirla, e si fonda sull'onnipotenza e la bontà divina. Qui faremo un'analisi della speranza soprannaturale e, all'interno di essa, del suo ruolo nella nostra santificazione.raios_de_sol.jpg

La speranza contribuisce alla nostra santificazione in tre modi principali: nel primo, ci unisce a Dio; nel secondo dà efficacia alle nostre preghiere; nel terzo, diventa il principio di un'attività fertile. Ci unisce a Dio facendo che ci allontaniamo dai beni terreni. In ogni momento siamo invitati ai piaceri sensibili, all'orgoglio, alla sensualità, anche alle gioie legittime e illegittime, del regno naturale. Tuttavia, la speranza quando sostenuta in una fede viva e ardente, ci mostra che a ogni beatitudine terrena mancano due elementi essenziali: la durata e la perfezione. Nessun bene terreno è così autosufficiente per soddisfare gli esseri umani, una volta che sono stati creati da Dio con sete di infinito. Dopo il piacere, c'è sempre la noia e la sazietà. La nostra intelligenza mai è soddisfatta senza la conoscenza della causa perfetta, e il nostro cuore non è contento se non in Dio. Solo Egli è la pienezza del Bonum, del Verum e de Pulchrum. E siccome basta a lui stesso, ovviamente, basta anche per noi.

La speranza unita alla virtù dell'umiltà, dà efficacia alle nostre preghiere e ci ottene i favori del cielo di cui abbiamo bisogno. Ci insegna Siracide: ‘scitote quia nullus speravit in Domino et confusus est. Quis enim permansit in mandatis ejus, et derelictus est, aut quis invocavit eum, et despexit illum? Quoniam pius et misericors est Deus, et remittet in die tribulationis peccata' (Sir. 2, 11-12). Nei suoi miracoli, Cristo nostro Signor, che mai disprezzò queli che a Lui fecero appello con fiducia. Lui non servì al centurione, al paralitico sceso dal tetto, al cieco di Gerico, al Cananeo, alla peccatrice in adulterio e al lebbroso? Inoltre, Egli non ha promesso che "Amen, amen, dico vobis, si quis petieritis Patrem in nomime meo, dabit vobis" (Gv 16, 23)? Infine, niente onora tanto Dio che la fiducia in Lui, che non lascia di essere più grane in generosità, rendendo grazie sovrabbondanti.

Infine, la speranza è un principio di attività feconda. In primo luogo, perché produce santi desideri, in particolare il desideio del cielo e di Dio. E questo desiderio dà all'anima l'impulso e l'ardore necessario per ottenere il bene così aspettato e sostiene anche gli sforzi impiegati per ottenere il fine desiderato. In secondo luogo, aumenta le energie, attraverso l'aspettativa di una ricompensa che supererà le nostre azioni. Se nel mondo si lavora con tanto affanno per acquistare beni deperibili, che le falene distruggono e che i ladri rubano, quanto più non dobbiamo aspettare, quando cerchiamo una corona incorruttibile! Dacci ancora quel coraggio, quella certezza e la costanza che la convinzione del trionfo produce. Quindi è ciò che ci dà la speranza, perché anche se siamo deboli, possiamo essere anche forti dalla potenza di Dio.

Rafael Juneo Pereira Fonseca

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