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Le corde, le percosse, le spine, i chiodi, la pietra rotolata per chiudere il
sepolcro - tutto questo a nulla valse, se non a dare maggior risalto
alla forza con la quale Gesù uscì trionfante dalla sepoltura.

La costanza con cui si succedono i vari tempi del Calendario Liturgico, perennemente in contrasto con la direzione degli avvenimenti storici, tanto nella sfera sociale quanto in quella politica e finanziaria, è una dimostrazione della grandezza della Chiesa, salda al di sopra dell'ondeggiare delle vicende umane.cristo1.jpg

Ma questa superiorità non significa distanza o insensibilità. In ogni fase dell'Anno Liturgico, la Santa Chiesa si china sui suoi figli e li stimola alla pratica di determinate virtù, soprattutto quelle che essi più tendono a dimenticare. Così, nei giorni di Quaresima, in modo speciale nel Triduo Pasquale, essa cerca di riaccendere in noi il senso dell'abnegazione, del dolore, dello spirito di rinuncia, mentre nel mondo tanti cercano di fuggire dalla benché minima sofferenza.

In seguito, la Santa Chiesa commemora il trionfo finale del nostro Salvatore. Il giubilo della Pasqua ci conduce alla speranza, pur nelle afflizioni e tristezze odierne, poiché Cristo risorto ha vinto definitivamente il peccato e la morte, ha schiacciato il demonio e regna per tutti i secoli, come Signore sovrano dell'universo.

Gesù amava la gloria della Città Santa

Per avere un'idea del grado del trionfo di Cristo nella sua Resurrezione, dobbiamo tener conto dell'abbandono e della tragedia della Passione. E quando meditiamo su questi fatti, constatiamo come tutto nella vita del nostro Redentore sia ricco di significato e di insondabile profondità.

Nell'episodio dell'Agonia nell'Orto degli Ulivi, per esempio, Egli lascia la città di Gerusalemme e Si dirige "di là dal torrente Cèdron" (Gv 18, 1). Questa partenza da Gerusalemme sembrava un evento della vita comune, seguita subito dopo da un ritorno, come tante volte era accaduto. Quella notte, tuttavia, si trattava di una separazione definitiva.

Questa città così amata dall'Uomo- Dio fu bersaglio di un pungente lamento: "Gerusalemme, Gerusalemme! che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!" (Lc 13, 34).

Gesù amava la gloria della Città Santa con le sue alte mura, il suo superbo Tempio e i suoi abitanti. Per questa ragione, vi insegnò con speciale impegno, impiegando tutti i mezzi possibili per convertirli. Ma, come successe a tutti i profeti, rifiutarono anche Lui. Non diedero ascolto alle soavi e divine parole pronunciate dalle sue adorabili labbra. Per questo Egli abbandonava, in quella tenebrosa notte, la città maledetta.

Odiarono Gesù perché Lui era il sommo Bene

Sembrava una notte come le altre. Tutto all'apparenza era come sempre. L'atmosfera di noncuranza regnava in ogni dove. Le case erano scenari di animate conversazioni. Nessuno pensava a Gesù, malgrado la sua divina saggezza. Tutto andava così bene... perché avrebbero dovuto ricordarsi di Lui?

Così, nessuno si accorse di quando Egli partì dalla città. E se uno Lo avesse visto passare, molto probabilmente Lo avrebbe guardato con indifferenza. Quegli uomini, che erano stati oggetto di tanto amore e bontà, non avvertivano la necessità di Gesù. Preferivano avere come maestri i sommi sacerdoti, di cui Anna e Caifa erano le figure preminenti. Con "maestri" di questo genere, avrebbero potuto continuare a condurre la loro vita dissoluta, calmando poi la coscienza con un sacrificio offerto nel Tempio...

In tali circostanze, Gesù non era il benvenuto: parlando di temi come il giudizio o l'inferno, Egli toccava profondamente le anime degli abitanti di Gerusalemme, desiderosi di seguire le mode vigenti. Molte volte il Messia li lasciava in una situazione di sconforto. Con argomenti impossibili da confutare, Egli li rimproverava per la loro ipocrisia nel voler conciliare la Religione con i loro costumi mondani. Inoltre, confermava il suo divino insegnamento con numerosi e incontestabili miracoli.

In sintesi, per quei giudei traviati, Gesù veniva a turbare la pace. Non "la tranquillità dell'ordine" - come Sant'Agostino definisce la vera pace -, ma la stagnazione nel disordine, ossia, la possibilità di vivere lontani da Dio senza i rimorsi della coscienza.maria.jpg

Questo è il motivo per il quale Cristo suscitò tanto odio. Non lo odiavano per un qualche difetto o male, impossibile da trovare nell'Uomo-Dio, ma perché Egli era il sommo Bene. Profondo mistero dell'iniquità umana! E quest'odio crebbe al punto da giungere a una strepitosa esplosione. Attraverso la corruzione e la falsa testimonianza, i suoi nemici riuscirono in quello che non erano riusciti con la diffamazione. Come risultato finale, satana penetrò nel cuore del più ripugnante degli uomini, portandolo a, per mezzo di un bacio, consegnare agli sbirri il Maestro, dal quale ricevette un ultimo invito alla conversione, manifestato da questa soave censura: "Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?" (Lc 22, 48).

Questa inqualificabile rivolta, mossa in gran parte da coloro che furono i maggiori beneficiati dal Salvatore, causò come supremo risultato il deicidio, il più grande crimine della Storia.

Soltanto Maria conservò integra la Fede

Dopo la morte di Gesù, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo tolsero dalla Croce il suo sacrosanto Corpo, lo avvolsero in fini tessuti con aromi e Lo depositarono in un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora sepolto (cfr. Gv 19, 40-42).

Vedendo la sepoltura sigillata e custodita dai soldati, persino i più fedeli dei suoi discepoli credettero che tutto fosse finito. Furono presi da un turbamento pieno di abbattimento, timore e scoraggiamento. In quel terribile momento, si dimenticarono che Gesù stesso aveva predetto la sua Resurrezione. La fiducia e la certezza della vittoria erano scomparse. Con la loro fede sminuita, non vedevano altro che la tragedia e la sconfitta.

Maria Santissima, al contrario, ci diede un magnifico esempio di tranquilla certezza nel potere di Gesù Cristo, di una tranquillità piena di spirito soprannaturale. In quel momento, quando tutto sembrava perduto, Lei sola conservò integra la Fede.

Lei contemplò pendente dalla Croce - ridotto a una sola piaga "dalla pianta dei piedi alla testa" (Is 1, 6) - quell'adorabile Corpo che prima della Passione risplendeva di una perfezione assoluta. Vide versare dal suo Costato, aperto dalla lancia del soldato, l'ultima goccia di sangue mescolato ad acqua. Constatò con i suoi propri occhi la morte e presenziò la sepoltura. Tuttavia, rimase serena come durante tutta la sua vita, senza dubitare neppure un istante: Gesù risorgerà!

L'episodio che è a fondamento di tutta la Religione Cattolica

I Vangeli registrano quattro passi nei quali il nostro Salvatore fa con tutta chiarezza agli Apostoli questa previsione: il Figlio dell'Uomo sarà rifiutato dagli anziani, scribi e sommi sacerdoti, patirà molti tormenti, morirà, ma al terzo giorno risorgerà (cfr. Mt 16, 2; 20, 19; Mc 8, 31; Lc 9, 22). Si compì pienamente questa divina profezia. E persino nel fissare i tempi - "al terzo giorno" -, vediamo folgorare la sua infinita perfezione.

Come ci insegna San Tommaso,1 conveniva che la Resurrezione di Gesù avvenisse al terzo giorno, ossia, dopo una permanenza nel sepolcro per un periodo prudenziale. Da un lato, per confermare la nostra Fede nella sua divinità, era necessario che Egli risorgesse presto. Da un altro lato, se la Resurrezione fosse avvenuta subito dopo la morte, alcuni avrebbero potuto sollevare dubbi sulla Sua effettiva morte. Così, "per mostrare l'eccellenza del potere di Cristo, fu conveniente che Egli risorgesse nel terzo giorno".2 Anche in questo dettaglio, sembra molto chiaro l'obiettivo di Dio Padre: dare al suo Divino Figlio la maggior gloria possibile. La Religione Cattolica si fonda sull'autenticità della Resurrezione dell'Uomo- Dio. Ci insegna l'Apostolo: "Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede" (I Cor 15, 14). Questo è per noi motivo di grande speranza, poiché, vedendo Cristo risorto - capo del Corpo Mistico, di cui tutti siamo membri -, speriamo anche noi di risorgere un giorno come Lui.

Maria fu la prima persona a contemplare Cristo risorto

Quando leggiamo nei Vangeli il racconto della Resurrezione, delle apparizioni e dei prodigi operati da Lui col suo corpo glorioso, salta dal fondo dei nostri cuori una questione: nessuno degli evangelisti riferisce di un'apparizione di Cristo risorto a sua Madre Santissima; che si sia Egli dimenticato, proprio in quel momento, di Colei che fu l'unica a conservare la Fede nella sua Resurrezione? Di sicuro, no. Secondo la tradizione cristiana unanime, fu Lei la prima persona a contemplare suo Figlio risorto. Probabilmente gli evangelisti hanno considerato superfluo narrare il fatto, perché era di per sé molto evidente.

Questo afferma l'illustre teologo domenicano Giuseppe Maria Lagrange: "La pietà dei figli della Chiesa ritiene come certo che Cristo risorto apparve prima alla sua Santissima Madre. Lei Lo alimentò col suo latte, guidò durante la sua infanzia, per così dire, Lo presentò al mondo nelle Nozze di Cana, e non riapparve se non ai piedi della Croce. Ma Gesù consacrò solo a Lei e a San Giuseppe 30 anni della sua vita nascosta: come avrebbe potuto non dedicare solo a Lei il primo istante della sua vita nascosta in Dio? Non c'era interesse a divulgare questo dato nei Vangeli; Maria appartiene a un ordine trascendente, nel quale è associata, come Madre, alla paternità del Padre, in relazione a Gesù. Sottoponiamoci alla disposizione dello Spirito Santo, lasciando questa prima apparizione di Gesù alle anime contemplative".3

Porte chiuse non sono barriere per un corpo glorioso

Causa meraviglia anche il modo in cui Nostro Signore penetrò nella sala chiusa e Si presentò agli Apostoli (cfr. Lc 24, 36-43). Ci spiega il Dottor Angelico: "Non per miracolo, ma per la sua condizione gloriosa entrò nella sala dove stavano i suoi discepoli, malgrado le porte fossero sbarrate, occupando così allo stesso tempo lo stesso luogo con un altro corpo". E aggiunge poco dopo, citando Sant'Agostino: "Porte sbarrate non furono un ostacolo alla grandezza di un corpo nel quale era presente la divinità; e, infatti, poté entrare per le porte non aperte quel corpo che, nascendo, lasciò inviolata la verginità di sua Madre".4resurrezione_di_cristo.jpg

Al di là dell'aspetto teologico, questo fatto contiene un aspetto simbolico. Come non ci sono pareti materiali capaci di impedire il passaggio di Nostro Signore, poiché Lui le oltrepassa senza distruggere, così non ci sono barriere che fermino l'azione della grazia nelle anime. È la grazia che apre per noi il cammino della virtù, rendendo possibile sulla Terra la vera felicità, la quale non nasce dal peccato, ma dall'equilibrio, dall'austerità e dalla santità.

San Tommaso vide e credette

Molto si è commentato, forse anche con qualche esagerazione, sulla riluttanza di San Tommaso a credere nella Resurrezione di Gesù. Da ogni parte, però, ci imbattiamo in esempi di un'incredulità molto più radicale della sua. Infatti, sentendo dagli Apostoli la notizia di questa Resurrezione, ebbe una reazione categorica: non avrebbe creduto se non avesse visto e toccato le sue piaghe. Quando, però, il Maestro apparve per la seconda volta, essendo lui presente, vide e credette probabilmente prima ancora di toccare.

Non smette di essere provvidenziale il fatto che ci sia stato un Apostolo con fede vacillante: la sua esigenza di prove concrete serve di sostegno alle anime di poca Fede, che sono esistite ed esisteranno semper et ubique. San Tommaso vide e credette. Quanti sono oggigiorno quelli che vedono e non credono?

Una gloria esclusiva del Figlio di Dio

Analizzando la vita di Gesù - dalla sua nascita fino alla sua Ascensione al Cielo - non troviamo nulla che non susciti la più straordinaria ammirazione. Tutto in essa ci porta a quest'altissimo sentimento. Proprio per questo - sebbene oggetto dell'odio criminale dei farisei -, Nostro Signore fu anche molto amato.

Una prova eloquente di quest'amore è data dalle moltitudini che Lo seguivano e a volte Lo comprimevano al punto da rendersi necessarie delle misure per proteggerLo. Più ancora il fatto che migliaia di persone Lo seguissero fin dentro al deserto, senza preoccuparsi minimamente per l'alimentazione, tanto erano incantate dalle sue parole. E, come corollario, la sua entrata trionfale a Gerusalemme, preceduta e seguita da un'entusiastica moltitudine che lo acclamava: "Osanna al figlio di Davide!" (Mt 21, 9).

In queste manifestazioni d'amore, c'è una forma particolare di gloria. Questa gloria, il Figlio di Dio incarnato la ebbe in proporzioni che nessuna creatura aveva ricevuto prima, né riceverà nei secoli a venire.

L'unica gloria autentica

Gli uomini dell'antichità comprendevano i mirabili valori morali contenuti in questo breve vocabolo. Mossi dal desiderio della gloria, grandi personaggi della Storia fecero i più smisurati sforzi. Ma questa parola ha perduto oggi molto del suo significato. Per alcuni, la gloria consiste nell'essere ben visti dagli altri, nel procedere secondo la moda e lo spirito del mondo; per altri, nell'avere una grande fortuna, nell'essere famosi a qualunque titolo. A costoro, si può ben applicare il detto dell'Apostolo: "Hanno come dio il loro ventre" (cfr. Fil 3, 19). Ora, la vera gloria non consiste nel possesso dei beni materiali, meno ancora nel godere di un effimero e vano prestigio presso gli uomini, che si stimano l'un l'altro secondo i loro egoistici interessi. Al contrario, essa è l'immagine dell'unica gloria autentica: la gloria di Dio nell'alto dei Cieli.

Lo splendore di questa Luce ha inaugurato una magnifica aurora

Questa è la gloria conquistata dal Signore Gesù nella sua Resurrezione. Le corde con cui Lo legarono, le sferze, le spine, i chiodi, il colpo di lancia del soldato romano, la pietra rotolata per chiudere il sepolcro - tutto questo a nulla valse, se non a dare maggiore risalto alla forza con cui Egli ha ridotto a nulla i vincoli della morte uscendo trionfante dalla sepoltura sorvegliata da uomini armati. Nulla è riuscito a fermarLo.

Egli è la Luce che ha vinto le tenebre, ha trionfato sul peccato. La Sua vittoria ha portato alla fondazione di un nuovo ordine basato sulla Fede, e sarà la causa dell'avvento del Regno di Cristo sulla Terra. Questa Luce continuerà a essere folgorante per tutti i secoli.

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Il silenzio del Vangelo riguardo alla Madonna

"Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba" (Mt 28, 1).madonna.jpg

Erano tre Marie. Dove si trova la terza? La Madonna, dov'è? Si vede che tanto grande era il suo dolore, il suo raccoglimento e la sua speranza, da aleggiare al di sopra di tutte le circostanze e di tutte le misure concrete, anche le più auguste, persino quelle che più riguardavano il corpo del suo Divino Figlio. Lei stava raccolta, fuori e al di sopra di tutti gli avvenimenti. Per questo, le altre La servivano e facevano per Lei, per mediazione di Lei, su incoraggiamento di Lei, agli ordini di Lei, quello che Lei stessa aveva voluto fare.

Dobbiamo immaginare la Madonna in uno stato eccelso di raccoglimento, nel quale si concentravano tutto il dolore, tutto il giubilo, tutta la speranza della Chiesa, da essere poi distribuiti a tutti i fedeli nel corso di tutti i tempi. Per questo motivo, Colei che, dopo Gesù Cristo, è il centro della Resurrezione - infatti su di Lei tutte le gioie e glorie della Resurrezione conversero da Nostro Signore come su un fuoco centrale -, di Lei non si dice neppure una parola, perché Lei è superiore a ogni lode, a ogni riferimento, a qualsiasi menzione. Lei si libra al di sopra di tutto.

Ci resta solo da pensare a questo e continuare con riverenza la narrazione. Sulla soglia della stanza dove si trovava la Vergine Maria non è penetrato il cronista del Vangelo, e anche noi non siamo degni di penetrarvi. Ci resta solamente, dal lato esterno, sentire questo profumo della devozione della Madonna, restarne incantati e passare oltre. Questa è la ragione del silenzio di questo passo del Vangelo riguardo alla Madonna.

(CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. Commento sulla Resurrezione: Conferenza. São Paulo, 5 apr. 1969)

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