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San Giuseppe

L’eccezionale missione di San Giuseppe

Pubblicato 2014/04/14
Autore : Gaudium Press

É toccata a San Giovanni Battista la missione di annunciare la venuta immediata del Messia. Si può quindi dire che fu il più grande dei precursori di Gesù nel Vecchio Testamento.

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É toccata a San Giovanni Battista la missione di annunciare la venuta immediata del Messia. Si può quindi dire che fu il più grande dei precursori di Gesù nel Vecchio Testamento. Questo è come San Tommaso capisce le parole di Gesù in San Matteo (11, 11): "In verità, io vi dico, tra i nati da donne non è sorto uno più grande di Giovanni Battista".sao_jose_1.jpg

Ma poco dopo, Nostro Signore aggiunge: "Tuttavia , il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui". Il regno dei cieli è la Chiesa della terra e del cielo: il Nuovo Testamento, più perfetto di quel vecchio, anche se certi giusti del Vecchio siano stati più santi di molti del Nuovo. E chi nella Chiesa è il più piccolo?" Queste sono le parole misteriose che sono variamente interpretate. Fanno pensare a queste altre più tardi pronunciate da Gesù: "Colui che è di voi il più piccolo, questo è il più grande" (Lc 9, 48). Il più piccolo, vuol dire il più umile, il servo di tutti; è, per la conessione e percentuale delle virtù, quello che ha una maggior carità. Chi nella Chiesa è il più umile? Senza dubbio, è uno che non era né apostolo, né Evangelista, né martire (almeno esteriormente ), né Papa, né prete, né medico, ma chi conosceva e amava Gesù Cristo, certo non meno che gli apostoli, gli evangelisti, i martiri, i papi ed i medici: l'umile operaio di Nazareth, l'umile Giuseppe.

Gli apostoli erano responsabili di fare che gli uomini conoscessero il Salvatore, per predicargli il Vangelo e salvarli. La sua missione, come quella di San Giovanni Battista, è nell'ordine della grazia necessaria a tutti per la salvezza. Ma c'è un'ordine ancora superiore a quella della grazia. E' una che è costituita dal mistero dell'Incarnazione, cioè, l'ordine dell'unione ipostatica o personale dell'Umanità di Gesù con la stessa Parola di Dio. A questo ordine superiore si collega la missione unica di Maria, la maternità divina e anche, in un certo senso, la missione nascosta di Giuseppe. Questo tema è stato esposto in vari modi da San Bernardo, da San Bernardino da Siena, il domenicano Isidoro di Isolanis, Suarez e molti autori recenti.

Bossuet parla in modo ammirabile nel suo primo panegirico di questo grande Santo: "Tra tutte le vocazioni, preavviso due nella Scrittura che sembrano diametralmente opposte: una è quella degli Apostoli, la seconda, quella di Giuseppe. Gesù si rivela agli Apostoli perché lo proclamino nell'intero universo; e si rivela a Giuseppe perché lo nasconda. Gli apostoli sono luci per mostrare Gesù a tutto il mondo. Giuseppe è un velo per coprirlo, e sotto questo velo misterioso ci si nasconde la verginità di Maria e la grandezza del Salvatore delle anime. Quel che glorifica gli Apostoli concedendo loro l'onore di predicare, glirifica Giuseppe per l'umiltà del silenzio". Non era ancora giunto il tempo della manifestazione del mistero di Natale, questo momento doveva essere preparato da trent'anni di vita nascosta.

La perfezione consiste nel fare la volontà di Dio, ciascuno secondo la propria vocazione. Ma ogni vocazione eccezionale di Giuseppe supera certamente, nel silenzio e nell'oscurità, quelle dei più grandi apostoli: perché si riferisce più strettamente al mistero dell'Incarnazione redentrice. Giuseppe, dopo di Maria, era più vicino di chiunque allo stesso Autore della grazia. Allora, nel silenzio di Betlemme, durante il soggiorno in Egitto e nella piccola casa di Nazareth, lui avrà ricevuto più che mai le grazie che qualsiasi altro santo avrebbe ricevuto.

Qual'è la missione speciale di Giuseppe riguardo a Maria?

sao_jose_casamento.jpgEssa consisteva principalmente nel preservare la verginità e l'onore di Maria, contraendo con la futura Madre di Dio un vero matrimonio, ma assolutamente santo. Come riportato nel Vangelo di Matteo (1, 20): "L'angelo del Signore, che apparve a Giuseppe in sogno gli dice: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quello che in Lei si è generato è opera dello Spirito Santo". Maria è perfettamente sua moglie. Questo è un vero matrimonio (San Tommaso, III, q. 29, a. 2), ma del tutto celeste e che doveva avere la fecondità pienamente divina. La pienezza iniziale della grazia donata alla Vergine in vista della divina maternità faceva ricorso in un certo senso al mistero dell'Incarnazione. Come dice Bossuet: "La verginità di Maria ha attirato Gesù dal cielo ... Se la sua purezza è diventata feconda, non esiterò, tuttavia, nell'affermare che Giuseppe ebbe la sua parte in questo grande miracolo. Per tale purezza angelica, prerogativa della divina Maria, è stata anche la dedizione del giusto Giuseppe".

Era l'unione senza macchia e pienamente rispettosa della creatura più perfetta che mai è esistita prima, in un ambiente estremamente semplice, come quello di un povero artigiano di villaggio. Così, Giuseppe si avvicinò più di qualsiasi altro santo a quella che è la Madre di Dio, di quella che è anche la madre spirituale di tutti gli uomini e di Giuseppe stesso, di quella che è Corredentrice, Mediatrice universale, che concede tutte le grazie. Per tutti questi titoli, Giuseppe amava Maria con l'amore più puro e devoto; era certamente un amore teologale, perché amava la Vergine in Dio e per Dio, per tutta la gloria che lei dava a Dio. La bellezza di tutto l'universo era nulla di fronte all'unione sublime di due anime, unione creata dall'Onnipotente, che affascinava gli angeli e allo stesso Signore riempiva di gioia.

Qual'era la missione eccezionale di Giuseppe davanti al Signore?

In realtà, il Verbo di Dio fatto carne è stato affidato a lui, Giuseppe, a preferenza di qualunque altro giusto tra gli uomini di tutte le generazioni. Il santo vecchio Simeone prese il bambino Gesù in braccio per un attimo e vide in lui la salvezza del popolo - lumen ad revelationem gentium - ma Giuseppe vegliò tutte le ore, giorno e notte, dell'infanzia di Nostro Signore. Spesso aveva nelle sue mani quello nel quale vedeva il suo Creatore e Salvatore. Ha ricevuto di lui tantissime grazie nel corso degli anni in cui visse con lui in modo intimo, nel giorno per giorno. Lo vide crescere. Contribuì alla sua formazione umana. Gesù è stato sottomesso a lui. E' comunemente chiamato "padre putativo del Salvatore"; ma in un certo senso era più di questo, perché come nota San Tommaso, è in modo accidentale che dopo il matrimonio un uomo deve diventare "padre putativo" o "padre adottivo", mentre non era del tutto casualmente che Giuseppe fu incaricato di curare Gesù. E' stato creato e messo nel mondo proprio per questo scopo. Questa era la sua predestinazione. Alla luce di questa missione divina che la Provvidenza gli concesse tutte le grazie ricevute fin dall'infanzia: la grazia della pietà profonda, della verginità , della prudenza, della perfetta fedeltà. Soprattutto, nei disegni eterni di Dio, tutta la ragione dell'unione di Giuseppe e Maria era la tutela e l'educazione del Salvatore; Dio gli diede un cuore di padre per vigilare il Gesù bambino. Questa è la missione principale di Giuseppe, in vista della quale ricevé una santità offerta al suo ruolo nel mistero dell'Incarnazione, mistero che domina l'ordine della grazia e le cui prospettive sono infinite.

Quest'ultimo punto è stato ben spiegato da Mons. Sinibaldi nel suo lavoro, La Grandezza di San Giuseppe, p. 33-36, in cui dimostra che San Giuseppe fu predestinato da tutta l'eternità per diventare il marito della Beata Vergine e spiega, con San Tommaso, la convenienza triplice di questa predestinazione.

Il Dottore Angelico lo dimostrò quando chiese (III q. 29, a. 1) se Cristo dovrebbe essere nato da una vergine che avesse contratto un vero matrimonio. Concluse allora che dovrebbe essere così, tanto per Cristo e per sua Madre, e anche per noi.

Ciò conveniva molto allo stesso Nostro Signore, perché non fosse considerato, fino a quando non arrivasse il momento della manifestazione del mistero della sua nascita, come un figlio illegittimo, e anche perché fosse protetto nella sua infanzia. Per la Vergine non era meno conveniente, in modo che lei non fosse considerata colpevole di adulterio, e come tale fosse lapidata dagli ebrei, come ha notato San Girolamo, e anche perché fosse protetta in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni che si inizierebbero con la nascita del Salvatore. È stato altresì, aggiunge San Tommaso, molto conveniente per noi, perché attraverso la testimonianza insospettabile di San Giuseppe abbiamo conosciuto la concezione verginale di Cristo: secondo l'ordine delle cose umane, questa testimonianza rappresentò per noi un sostegno mirabile a quello di Maria. Comunque, era sommamente conveniente per noi trovare in Maria allo stesso tempo il modello perfetto delle vergini come delle mogli e madri cristiane.

Questo spiega, secondo molti autori, che l'eterno decreto dell'Incarnazione - che istituisce il modo come hic et nunc questo fatto si doveva svolgere e in quali circostanze determinate - che coinvolgono non solo Gesù e Maria, ma anche Giuseppe. Da tutta l'eternità, infatti, è stato deciso che il Verbo di Dio fatto carne, nascerebbe miracolosamente da Maria sempre vergine, unita al giusto Giuseppe per i vincoli di un vero matrimonio. L'esecuzione di questo decreto provvidenziale è così indicata in San Luca (1, 27): Missus est Gabriel Angelus a Deo, in civitatem Galileae, cui nomen Nazareth, ad virginem desponsatam viro, cui nomen erat Joseph, de domo David, et nomen Virginis Maria. (L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria).

San Bernardo chiama San Giuseppe di "magni consilii coadjutorem simum fidelis" (più fedele coadiutore del magno consiglio").

Ecco perché Mons. Sinibaldi, dopo Suarez e molti altri afferma che il ministero di Giuseppe confinante in questo senso, nel suo livello con l'ordine ipostatica. Non che Giuseppe abbia collaborato intrinsecamente, come strumento fisico dellosao_jose_2.jpg Spirito Santo per il compimento del mistero dell'Incarnazione, perché in questo evento il suo ruolo è molto inferiore a quello di Maria, Madre di Dio; tuttavia, lui è stato predestinato a essere, nell'ordine delle cause morali, il custode della verginità e dell'onore di Maria, e allo stesso tempo il protettore di Gesù bambino. E' necessario premunirsi qui contro alcune esagerazioni che distorcono le parole di questo grande mistero; il culto di San Giuseppe non va oltre a quello previsto agli altri santi, ma tutto fa pensare che lui merita di ricevere più di tutti gli altri santi, questo culto di Dulia. Ecco perché la Chiesa, nelle sue preghiere menziona il nome di Giuseppe immediatamente dopo quello di Maria, e prima di quelli degli Apostoli nella preghiera A cunctis (tutti noi), per mezzo della quale implora la protezione di tutti i Santi. Se San Giuseppe non è menzionato nel Canone della Messa, c'è comunque una prefazione speciale per lui e per il mese di marzo che gli è dedicato.

In un discorso pronunciato presso la Sala Concistoriale, nel giorno della festa di San Giuseppe, il 19 marzo 1928, Sua Santità Pio XI confrontò in questi termini la vocazione di San Giuseppe a quella di San Giovanni Battista e anche con quella di San Pietro: "E' suggestivo, l'osservare da vicino e quasi veder brillare l'una accanto all'altra due magnifiche figure che si accompagnano agli inizi della Chiesa: innanzitutto quella di S. Giovanni Battista, che si affaccia dal deserto, talora con voce tonante, e talvolta con mite dolcezza: talora come il leone che rugge e tal altra come l'amico che gode della gloria dello sposo, e offre in faccia al mondo il fasto meraviglioso del suo martirio. Poi la figura robustissima di Pietro che ascolta dal Maestro Divino le magnifiche parole: "andate e predicate a tutto il mondo": e per lui personalmente: "tu sei Pietro, e sopra questa pietra io edificherò la mia Chiesa". Missione grande, divinamente fastosa e clamorosa. Fra questi grandi personaggi, tra queste due missioni, ecco apparire la persona e la missione di San Giuseppe, che passa invece raccolta, tacita, quasi inavvertita e sconosciuta nella umiltà, nel silenzio, un silenzio che non doveva illuminarsi se non pili tardi, un silenzio a cui doveva ben succedere, e veramente alto, il grido, la voce, la gloria nei secoli. Perché, quanto più profondo il mistero, più spesso il velo che lo nasconde, e maggior è il silenzio, è proprio qui che maggior è la missione, come più brillante la processione delle virtù necessarie e dei meriti richiesti che, grazie a una felice necessità, con essi si coniugano. Molto alta e singola missione, per salvare il Figlio di Dio, il Re del mondo, e curare la verginità e la santità di Maria; missione unica quella di aver partecipato al grande mistero nascosto agli occhi dei secoli, e quindi cooperare all'Incarnazione e alla Redenzione! Tutta la santità di San Giuseppe consiste proprio nel soddisfare, fedele fino allo scrupolo, questa missione così grande e così umile, così forte e così nascosta, così splendida e così avvolta nelle tenebre".

(Brano del testo Les trois ages de la vie interieure. Traduzione Permanência. Pubblicato nella Revista Permanência, Giugno 1977)

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