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Spiritualità

Semplicità, perennità e... birra

Pubblicato 2017/10/23
Autore : Diac. Antonio Jakoš Ilija, EP

Una delle più curiose caratteristiche delle cose dette moderne è che dopo alcuni anni - se non mesi o giorni - smettono di essere moderne... Dopo un'esistenza agitata ed effimera...

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Trasmessa e rispettata di generazione in generazione, la "Legge della Purezza", promulgata nel 1516, è diventata condizione indispensabile alla preparazione di una birra archetipica.

Diac. Antonio Jakoš Ilija, EP

Una delle più curiose caratteristiche delle cose dette moderne è che dopo alcuni anni - se non mesi o giorni - smettono di essere moderne... Dopo un'esistenza agitata ed effimera, finiscono per esser scartate o dimenticate quasi con lo stesso impeto con cui erano state accolte. Così, molto di quello che 50 anni fa era considerato la punta avanzata della modernità oggi viene ritenuto retrogrado. Retrogrado, si noti, e non antico, poiché l'antico possiede valori perenni che il tempo non riesce a distruggere.

Il semplice e il perenne

Non mancano, tuttavia, intorno a noi esempi di cose che rimangono dopo essere state purificate col passare dei secoli. Esse di solito sono affidabili, stabili e, soprattutto, semplici. Dispensando ornamenti superflui, possiedono caratteristiche proprie che si librano al di sopra degli aspetti puramente utilitaristici.

Consideriamo, a titolo di esempio, certe costruzioni romane, in particolare alcuni ponti. Esse sono spoglie, robuste e venerande nella loro longeva autenticità. Dopo aver affrontato guerre e tormente per decine di secoli, continuano a stare in piedi con invidiabile solidità, sopportando altere il peso e le vibrazioni degli attuali veicoli a motore, inimmaginabili ai cittadini dell'Impero.

Questa relazione tra il semplice e il perenne non è fortuita, ma è un riflesso dell'Essere per eccellenza, che San Tommaso d'Aquino efinisce nella Somma Teologica come "totalmente semplice".1

Queste considerazioni ci vengono in mente a proposito di un fatto senza un legame apparente con loro: la fabbricazione della birra.

Un paese con tradizione birraria

La nascita di questa bevanda sembra essere avvenuta contemporaneamente in diverse parti del mondo antico. Si sono trovate vestigia della sua preparazione nell'antica Mesopotamia e in Egitto. I romani la chiamavano cerevisia e i celti korma. Nel Medioevo esistevano varietà con un tasso alcoolico molto basso adatto al consumo anche da parte dei bambini.

Oggi, essa è una delle bevande più consumate al mondo e fa parte della cultura di molti popoli. Ma in pochi si è fusa in maniera più intima e armonica con la società e le sue tradizioni di quanto lo sia nel mondo germanico, più specificamente in Baviera. Bevanda per tutte le età e classi sociali, era preparata per bambini, adulti e anziani, contadini, statisti, nobili e chierici.

Le abbazie e i conventi della regione costumavano produrre birra per proprio consumo, variando il modo di preparazione a seconda dei diversi tempi dell'anno. Così, per esempio, la Paulaner Salvator era elaborata dall'Ordine dei Minimi - Paulaner Orden, in tedesco - in funzione del digiuno fatto dai monaci durante l'ottava della festa del Fondatore. Siccome questa bevanda, sebbene molto nutriente, non rompeva il precetto, il suo consumo aiutava a sostenere i religiosi nei periodi di penitenza.

Anche molti monasteri benedettini producevano la loro birra, e non solo per consumo proprio. L'abbazia di Weltenburg, situata sulle rive bavaresi del Danubio, è quella che possiede la più antica distilleria, fondata nel 1050. Da allora, essa produce senza interruzione la stessa varietà di birra, e trascorso un millennio, la sua qualità certamente non lascia a desiderare, poiché risulta sia stata fornita regolarmente alla mensa di Benedetto XVI.

Il Decreto della Purezza del 1516

Ora, per produrre una birra come quella di Weltenburg, gli ingredienti non potrebbero essere più semplici: luppolo, malto e acqua.2 Quasi cinque secoli dopo, questi tre elementi sono stati sanzionati in un decreto promulgato il 23 aprile 1516 dal duca Guglielmo IV di Baviera: il Reinheitsgebot o "Legge della Purezza". Oltre a stipulare i prezzi del liquido dorato tra le feste di San Giorgio e di San Michele, prescrive il decreto:

"Vogliamo ribadire che in futuro in tutte le città, nei mercati e nel paese, gli unici ingredienti usati per la fabbricazione della birra devono essere luppolo, malto e acqua. Chiunque contravvenga, non rispetti o trasgredisca queste decisioni, sarà punito dalle autorità della corte che provvederanno a confiscare senza indugio tali barili di birra".

La semplicità e il candore di questa disposizione di legge non possono non richiamare l'attenzione sui giorni nostri, così prodighi in conservanti, stabilizzanti, coloranti, ispessenti, acidulanti, aromi artificiali e altri additivi, usati a volte in proporzioni tali da rendere difficile distinguere il sapore reale di quello che si sta assaporando.

Trasmesso e rispettato di generazione in generazione, il procedimento di fabbricazione della birra tedesca, molte volte artigianale, si è imposto nel corso dei tempi come condizione indispensabile per la preparazione di una birra archetipica, al punto che molti imballaggi ostentano con orgoglio la dicitura: "Fabbricata nel rispetto della Legge di Purezza del 1516".

Patrimonio dell'umanità

Alla fine dell'anno scorso, l'Associazione di Birrai Tedeschi ha chiesto all'UNESCO il riconoscimento della birra così fabbricata come patrimonio dell'umanità. La decisione potrà esser presa nel 2016, quando si commemorerà il V Centenario della promulgazione del suddetto Decreto.

Alcuni produttori, tedeschi inclusi, hanno obiettato che tale legge condanna all'immobilità qualcosa che potrebbe essere perfezionato. Insomma: essa è retrograda. Ma basta analizzare la questione con un po' di calma per constatare quanto errata sia questa presa di posizione. Al giorno d'oggi esistono, per esempio in Belgio, delle birre eccellenti fatte secondo altri metodi che aggiungono ingredienti molto poco ortodossi, come la ciliegia.

Non si tratta di proibire i perfezionamenti, ma di proteggere dalla voragine moderna una tradizione veneranda che, lo si voglia o no, sta nell'essenza di una delle più popolari bevande dei nostri giorni.

1 SAN TOMMASO D'AQUINO. Somma Teologica. I, q.3, a.7.
2 Da notare che il lievito di birra non era conosciuto in quell'epoca.

(Rivista Araldi del Vangelo, Febbraio/2014, n. 130, pp. 24 - 25)

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