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Storie per bambini

La misericórdia trionfa sulla giustizia

Pubblicato 2017/10/23
Autore : Maria Alice Miranda

Molto tempo fa, in una città della Francia, viveva una giovane vedova con due figli piccoli:Guglielmo e Roberto

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Il lugubre corteo arrivò presso la forca. Il boia stava già terminando i preparativi per l'esecuzione quando una donna
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ruppe la linea imposta dai soldati, si lanciò al collo del criminale e lo coprì di carezze.

Maria Alice Miranda

Molto tempo fa, in una città della Francia, viveva una giovane vedova con due figli piccoli: Guglielmo e Roberto. La buona madre non si risparmiava nessuna fatica per dare loro una solida educazione cristiana, affinché diventassero degli uomini onesti e virtuosi come lo era stato il padre. Passavano gli anni ed entrambi crescevano forti, pieni di salute ed intelligenti. Quanto al comportamento però erano molto diversi: mentre il maggiore, Guglielmo, si mostrava disciplinato, obbediente e amante della preghiera, il più giovane, al contrario, causava non poche preoccupazioni alla madre, perché era ribelle, insolente e fannullone. La povera vedova faceva ogni sforzo per correggerlo, ma egli reagiva con orgoglio contro tutti gli ammonimenti.

Così, quando i due giunsero all'età in cui ognuno doveva scegliere la strada da intraprendere nella propria vita, Guglielmo decise di seguire la carriera di Diritto, sull'esempio del suo defunto padre. Roberto si lasciò trascinare dalle sue cattive inclinazioni, frequentò cattive compagnie, cadde nel vizio del gioco e un giorno dichiarò la sua intenzione di partire: non si sentiva bene nell'ambiente familiare, desiderava viaggiare, conoscere il mondo! Indifferente alle lacrime materne, abbandonò la famiglia e l'affetto dei suoi. Alla desolata madre rimase solo una risorsa: raddoppiare le preghiere nella speranza di recuperare il figlio deviato.

Circa dieci anni dopo, Guglielmo fu nominato giudice della città. Per la sua onestà e competenza, in poco tempo divenne famoso in tutta la provincia: non c'era problema che lui non risolvesse, ingiustizia che non punisse. Tutti lo rispettavano e lo stimavano. Ma non sempre regnava l'ordine e la gioia in quella città. Una pericolosa banda di briganti terrorizzava la regione, creando panico tra gli abitanti. Le case erano saccheggiate, i proprietari spogliati dei loro oggetti di valore. Se un qualche viaggiatore si avventurava di notte per le strade, i banditi lo assalivano senza pietà e gli rubavano tutto: denaro, gioielli, cavallo, senza risparmiare nulla.

Guglielmo promosse una caccia senza tregua a questi terribili malfattori. All'inizio i suoi sforzi si rivelarono vani, poiché i ladri si dimostrarono furbi e conoscitori del territorio, sfuggendo molte volte alla cattura, quando erano già praticamente nelle mani della polizia. Di fronte a questa situazione, il giudice decise di intensificare le operazioni di pattugliamento percorrendo personalmente le zone più vulnerabili del luogo. Al ritorno, era già caduta la notte. La piccola pattuglia di polizia cavalcava decisa e senza paura, ma con la strana sensazione di essere minacciata da un imminente pericolo.

All'improvviso, si udì un grido acuto. Era il segnale d'attacco dei banditi, imboscati dietro gli alberi. Da ogni parte saltarono fuori uomini armati che attaccarono i poliziotti e il loro comandante. Guglielmo, attorniato da tre assalitori, si difese con destrezza e valore, fu ferito a sangue, ma si mantenne saldo in sella, lottando ed incoraggiando nel contempo i suoi compagni. Il combattimento, sebbene arduo, fu breve. I delinquenti fuggirono, scomparendo nell'oscurità. Portato in fretta in città, Guglielmo fu curato e dichiarato fuori pericolo.

Un grave turbamento, tuttavia, lo inquietava. Era sicuro di aver riconosciuto, alla luce pallida della luna, la fisionomia dell'assalitore che lo aveva attaccato con maggior furore riuscendo a ferirlo: gli pareva che fosse suo fratello, Roberto... Ma,
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Joaquín Matus
nel dubbio, non volle rivelarlo a nessuno. La polizia raddoppiò gli sforzi e pochi giorni dopo catturò il capo della banda, il quale fu immediatamente condotto in tribunale per essere giudicato. Nel vederlo, Guglielmo non ebbe più alcun dubbio: colui che quella notte quasi lo aveva ammazzato era proprio Roberto, suo fratello! Ben lungi dal dimostrare pentimento, questi faceva di tutto per farsi vedere sicuro di sé al punto da ostentare anche modi insolenti.

Sebbene profondamente turbato, il giudice non poteva rinunciare a fare giustizia. Per le sue innumerevoli rapine, l'assalitore meritava lunghi anni di prigione, mentre per il tentativo di omicidio di un magistrato del regno, la legge era ben chiara ed esigeva la pena capitale. Il reo doveva andare alla forca entro il termine di tre giorni. Il giorno del supplizio, il condannato fu condotto nella piazza principale della città, dove una moltitudine era già in attesa, desiderosa di assistere all'esecuzione del bandito che per tanto tempo aveva sparso il panico tra i pacifici abitanti della regione. Che triste spettacolo quello! Attorniato da guardie e ben legato, quell'infelice procedeva trascinandosi in direzione del patibolo. Il suo atteggiamento, tuttavia, sembrava mutato.

L'avvicinarsi della morte lo aveva fatto riflettere sulla pazzia della strada viziosa e criminosa che aveva imboccato. Un'espressione di dolore e di pentimento era disegnata sul suo volto e le sue labbra si muovevano silenziosamente. Che stesse forse recitando qualche preghiera appresa durante l'infanzia? Il lugubre corteo arrivò, infine, presso la forca. Il boia stava già terminando i preparativi per l'esecuzione quando una donna in lacrime ruppe la linea dei soldati, si lanciò al collo del criminale e lo coprì di carezze. Nessuna guardia osò allontanarla, poiché tutti capirono che si trattava della madre del condannato... e del giudice! Quel bandito era il figlio per cui ella piangeva e pregava da tanti anni.

Quanto dolore in quel reincontro! Roberto si trovava sotto il peso di una sentenza pronunciata dal suo stesso fratello... Entro alcuni istanti la povera vedova avrebbe perduto per sempre il figlio. Il suo cuore non avrebbe mai sopportato che l'esecuzione fosse portata a termine in sua presenza! Così corse in tribunale, si prostrò ai piedi del giudice e supplicò la grazia per il condannato. Di fronte alla veemenza delle suppliche materne, Guglielmo si lasciò commuovere: "Madre mia, a te non posso negare nulla!" Detto questo, si diresse rapidamente con lei fino al luogo del supplizio.

Il tragico spettacolo stava quasi giungendo alla fine: il bandito con la corda al collo, da lì a poco sarebbe stato impiccato ed il suo corpo senza vita sarebbe stato il muto testimone della giustizia fatta. Il giudice si fece avanti, lo fece slegare e, presentandolo alla folla dichiarò: - Quando quest'uomo è comparso davanti a me per essere giudicato, non l'ho guardato come fosse mio fratello, ma come un criminale. Su di lui pesavano due sentenze distinte: lunghi anni di prigione, per furti e violenze e la pena di morte, per tentato omicidio. Riguardo alla prima, io non potevo transigere, riguardo alla seconda, sì, visto che un'insolita circostanza faceva di me allo stesso tempo parte offesa e giudice. Tuttavia non ho voluto condiscendere, poiché ero convinto che il bene comune e l'esempio della giustizia dovessero prevalere sull'amore fraterno. Un cuore materno mi ha fatto una pungente supplica alla quale non posso restare insensibile.

Tra la giustizia implacabile e la gravità del delitto si è interposto il timbro soave della misericordia. Come potevo io non venire incontro ad una richiesta che proveniva da una tale avvocatessa? Quest'uomo - mio fratello - dovrà pagare in carcere il male che ha fatto alla società, ma l'intercessione materna gli ha salvato la vita. In verità, il drammatico episodio narrato in queste pagine è una pallida immagine della situazione in cui ognuno di noi si trova. A causa dei nostri peccati, quante volte noi diventiamo meritevoli della punizione di Dio! Abbiamo, però, in Cielo una Madre che intercede per noi e che è incomparabilmente più potente e piena di misericordia della povera vedova di questa storia. Per mezzo delle sue preghiere, la Madonna può ottenere per noi dal suo Divino Figlio ciò che Lui, seguendo la sua giustizia, non ci concederebbe. Con gioia filiale, riponiamo dunque, illimitata, la nostra fiducia in colei che è a giusto titolo chiamata " l'Onnipotente supplice".

(Revista Araldi del Vangelo, Ottobre/2006, n. 37, p. 46 - 47)

 

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