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Parola del Pastori

Sacerdozio, santità e vita attiva

Pubblicato 2019/05/24
Autore : Joshua Sequeira

Se leggiamo il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, appare subito evidente una stretta correlazione fra alcuni elementi che costituiscono altrettanti perni della Chiesa e della vita cristiana

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Da decenni a Roma, Padre Fernando Guimarães occupa una posizione privilegiata, nella Congregazione per il Clero, che gli permette di analizzare in profondità i problemi attuali del sacerdozio. Ospitato nella Casa Madre degli Araldi del Vangelo, a San Paolo, ci ha concesso un'intervista nella quale tratta di alcune questioni scottanti.

Joshua Sequeira

Nel condividere con lei questo suo soggiorno nella Casa Madre degli Araldi del Vangelo, si nota da parte sua una particolare devozione all'Eucaristia: La vediamo con frequenza davanti al Santissimo Sacramento esposto nella nostra cappella.

Se leggiamo il racconto dell'istituzione dell'Eucaristia, appare subito evidente una stretta correlazione fra alcuni elementi che costituiscono altrettanti perni della Chiesa e della vita cristiana: in primo luogo, l'Eucaristia, istituita da Cristo per la sua Chiesa, che è un segno di attualizzazione nel tempo, della sua morte redentrice, come anche un annuncio profetico della realizzazione del Regno, con la venuta definitiva del Signore, in secondo luogo, l'ordine che Egli ci ha impartito, di
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Padre Fernando Guimarães durante l'intervista
 Foto: Fabio Kobayashi
rinnovare questo gesto e questo segno, che rende gli Apostoli e i suoi successori capaci di agire in persona Christi Capitis et Pastoris, per riunire la comunità di fede e per offrire, con lei e per lei, lo stesso sacrificio di Cristo, confezionando l'Eucaristia; infine, la santità, un'opera meravigliosa della grazia che si avvale dell'effettiva collaborazione dell'uomo, per la quale sono chiamati tutti i discepoli di Cristo. La santità, che costituisce un'esigenza intrinseca per approssimarci ai due Sacramenti: Eucaristia e Ordine.

San Paolo dice che "Cristo è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini", e, pertanto, soltanto Lui è sacerdote...Di fronte a questo, qual è il ruolo dei sacerdoti nella Chiesa?

In realtà, come c'insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, Cristo è l'unico sacerdote della Nuova Alleanza, ossia, non si ha più una molteplicità di sacerdoti, come nell'Antico Testamento. Allo stesso modo nel Nuovo Testamento non ci sono più numerosi sacrifici, ma uno solo: il sacrificio redentore di Cristo, realizzato una volta per tutte, ma che diviene presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Dunque, lo stesso avviene in relazione all'unico sacerdozio di Cristo: diventa presente col sacerdozio ministeriale, senza con questo diminuire l'unicità del sacerdozio di Cristo. San Tommaso d'Aquino formula questa verità con la sua nota chiarezza e concisione: "Cristo è l'unico sacerdote, gli altri sono solo i suoi ministri".

In vari passaggi degli Atti degli Apostoli si fa riferimento all'imposizione delle mani, come forma di conferire il sacerdozio. I Vangeli però sembrano non registrare il momento esatto in cui Gesù ha istituito il Sacramento dell'Ordine. In quale circostanza fu creato?

Questo Sacramento nacque nell'Ultima Cena, insieme all'Eucaristia e non fu a caso che Gesù, subito dopo le parole della Consacrazione Eucaristica, aggiunse: "Fate questo in memoria di Me". Così, per mezzo dell'ordinazione presbiterale, il sacerdote è legato in forma eccezionale all'Eucaristia. Si può dire che i sacerdoti esistono con l'Eucaristia e per l'Eucaristia. La relazione intima tra la consacrazione sacerdotale e l'Eucaristia oltrepassa, allora, largamente la visualizzazione tipica di una ecclesiologia "sociocentrica" che riduce il prete al ruolo di un attivista filantropico o di un rappresentante della comunità.

Qual è, nella sua essenza, la situazione di un uomo ordinato, sia egli un semplice diacono, un sacerdote o un vescovo?

Prima di tutto, è un uomo battezzato che ha ricevuto, in conseguenza dell'ordinazione sacerdotale, una configurazione speciale che lo pone al servizio della santificazione della comunità dei battezzati, della quale anch'egli fa parte. Con la sua nota perspicacia, in uno dei suoi sermoni Sant'Agostino definisce così questa situazione: "Per voi io sono vescovo, insieme a voi io sono cristiano". In seguito egli dice che questa funzione "obbliga ad una pericolosa resa dei conti", perchè - afferma - "in quanto cristiano, devo dedicarmi al mio proprio vantaggio, ma, come vescovo, unicamente al vostro". Quello che egli dice del vescovo si applica, senza alcun'ombra di dubbio, a tutti i preti, di tutti i tempi.

Il Santo Padre ha insistito sull'importanza della santificazione personale del sacerdote. Esiste una qualche relazione tra il grado di virtù del ministro sacro e l'efficacia dei Sacramenti che lui conferisce?

Con l'Ordinazione, il prete riceve un carattere spirituale indelebile, che lo accompagnerà per tutta l'eternità e lo abilita ad agire "nella Persona di Cristo, Capo della Chiesa", per il compimento della triplice funzione di insegnare, santificare e guidare la comunità cristiana. Questa grazia, tuttavia, non elimina la debolezza umana, la possibilità di cadere in errore, nè, meno ancora, impedisce di peccare. Così, non si può non riconoscere che, purtroppo, in molte azioni dei ministri di Cristo non sempre si trova il segno della fedeltà al Vangelo ed esse possono pregiudicare la fecondità dell'apostolato della Chiesa.

Nonostante tutto, l'efficacia degli atti sacramentali è sempre assicurata dal fatto che non dipende dalla santità personale del prete, ma si realizza ex opere operato, ossia (, essa) è opera dello stesso Cristo, di cui il sacerdote è rappresentante.
Ma è altrettanto vero che, normalmente, Dio preferisce manifestare la sua grandezza per mezzo del ministero di sacerdoti che, docili alle ispirazioni e alla direzione dello Spirito Santo, hanno una santità di vita grazie alla quale possono dire come San Paolo: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me". La santificazione personale del sacerdote, allora, è un'esigenza logica ed intrinseca del suo carattere sacramentale e del suo ministero, come anche una conseguenza necessaria del suo Battesimo.

È vero che l'esigenza di aspirare alla santità deve essere più intensa nel sacerdote?

Sì, è proprio così. In un documento recente, il Cardinal Angelo Sodano, quando ancora era Segretario di Stato, fece un riferimento ad "esperienze amare e deludenti" ed affermò che ogni prete, più di qualsiasi altro cristiano, è chiamato ad essere un "uomo di Dio", continuando col dire che "l'appello alla santità è stato sempre proposto come vocazione e obiettivo prioritario del sacerdote". Spiegava anche che è indispensabile per il sacerdote avere un incontro con Cristo, un'esperienza personale.

Per questo, egli deve lasciarsi condurre con Cristo, seguire "un cammino di fede integrale, sostenuto da un forte coinvolgimento ascetico, e in un sincero sforzo in direzione del Regno". Ci sono molte altre dichiarazioni come questa. Mi
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Visita di P. Fernando Guimarães agli alunni del Seminario degli Araldi del Vangelo
ricordo delle parole di Pio XII pronunciate in questo stesso senso, durante l'Anno Santo del 1950. Egli disse che, specialmente in vista delle necessità odierne, sarebbe impossibile per il ministero sacerdotale raggiungere tutti gli obiettivi se i preti non avessero brillato in mezzo al popolo "per l'eminenza della loro santità".

È questa la sfida della nostra epoca, per i sacerdoti e per tutta la Chiesa. In mezzo alle profonde trasformazioni del nostro tempo, dopo un doloroso periodo di esitazioni e di crisi personale e istituzionale, il prete cattolico è chiamato a riscoprire l'identità profonda della sua vocazione. Avvalendomi di una bella espressione del Papa San Pio X, la Chiesa non può non continuare a preoccuparsi di "formare Cristo in coloro che sono destinati a formare Cristo negli altri". È necessario superare la tendenza che, oggigiorno, porta molte volte le persone a mettere in risalto quello che il prete fa, invece di quello che egli è. L'essere del prete precede, giustifica e feconda il suo agire.

Si può dire, allora, che il recupero di un'autentica spiritualità sacerdotale è, realmente, uno dei compiti più urgenti dell'Evangelizzazione...

Senza dubbio. A questo riguardo, vale la pena ricordare l'affermazione ardente e sempre attuale di San Gregorio Magno, secondo cui "il pastore deve essere puro di pensiero, esemplare nell'azione, discreto nel suo silenzio e utile nella sua parola; deve stare vicino ad ognuno, con la sua contemplazione e, più di tutti, deve dedicarsi alla contemplazione". Come insegna San Gregorio, le occupazioni esteriori non possono portare il sacerdote a trascurare la sua vita interiore e la sua attenzione per il suo beneficio interiore non può portarlo a trascurare le necessità esteriori. È necessario un equilibrio.

Nelle molteplici attività che la società reclama oggi da qualsiasi persona, quindi anche dal prete, egli deve costruire per sè un'unità interiore, fonte di equilibrio personale e di una maturità umana che evita la dispersione e, di conseguenza, lo svuotamento della persona. Questa unità, che il sacerdote realizza nell'identificazione personale con Cristo, è designata dal Concilio Vaticano II con l'espressione "carità pastorale". Il testo conciliare dice che i preti, conducendo la vita del Buon Pastore, "troveranno nell'esercizio della carità pastorale l'anello della perfezione sacerdotale che condurrà all'unità la loro vita e la loro azione".

Di seguito afferma che questa carità pastorale decorre, soprattutto, dal sacrificio eucaristico e conclude con queste parole: "Perciò, questo è il centro e la radice di tutta la vita del prete". È nel sacramento della presenza reale di Cristo, nell'Eucaristia, che il sacerdote incontra la sua ragione d'essere e di vivere. Tornando al Concilio, c'è un insegnamento non solo per i cristiani laici, ma anche per i preti, che è sempre valido ed attuale: l'Eucaristia è fonte e apice di tutta la vita cristiana". Essa comunica l'amore a Dio e agli uomini, è l'"anima di ogni apostolato" e si presenta, pertanto, come fonte e apice di tutta l'evangelizzazione.

In questo contesto comprendiamo l'insistenza del Direttorio per il Ministero e la Vita dei Sacerdoti, che è stato pubblicato dalla Congregazione per il Clero, che presenta l'Eucaristia come "cuore e centro vitale" del ministero sacerdotale. Esso ricorda che il vincolo profondo tra il prete e l'Eucaristia non si riduce alla celebrazione della Messa. Questo vincolo si prolunga e si estende a tutta la vita di orazione sacerdotale e pertanto, anche nell'adorazione frequente del Santissimo Sacramento. Così il prete può apparire, agli occhi dei fedeli, come modello della comunità, per la sua devozione eucaristica e per la meditazione assidua, fatta, sempre se possibile, davanti al Signore presente nel tabernacolo1.

Mi permetta una domanda su un tema più delicato: come spiegare il fatto che tanti sacerdoti hanno abbandonato, negli ultimi decenni, la loro sublime missione?

Le risponderò con un'osservazione personale. Nell'esercizio delle mie funzioni, lavoro da molti anni nello studio di casi dolorosi di abbandono del ministero sacerdotale. Ho potuto notare che uno dei primi sintomi della crisi di questi preti non è, in genere, il problema affettivo, ma il raffreddamento e la negligenza nella vita di orazione, come anche la trascuratezza nella celebrazione quotidiana della Messa.

Diventando più fiacca la certezza della fede, si insinuano le opinioni contrarie alla fede della Chiesa oppure cariche di ideologie, che finiscono per falsare il significato profondo del sacerdozio. Così, il prete cade in uno stato che lo allontana
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"È nel sacramento della  presenza
reale di Cristo, nell'Eucaristia, che
il sacerdote incontra la sua ragione
d'essere e di vivere."
sempre più dal contatto vitale col mistero di Cristo e questo gli apre un vuoto nel cuore. Nella grande maggioranza dei casi, è soltanto a questo punto che sopravviene la necessità di ricorrere ad un legame umano per riempire questo vuoto esistenziale. È questa l'ultima tappa di un processo che terminerà quasi inevitabilmente in una definitiva infedeltà ad un dono ricevuto da Dio.

I laici hanno mezzi per collaborare alla santificazione del clero?

Quante riflessioni si potrebbero fare a questo riguardo! Ma per semplificare, presento l'esempio che ci offre una grande santa dei tempi moderni, Santa Teresina del Bambin Gesù. A 14 anni, ella partecipò ad un pellegrinaggio a Roma con circa 200 pellegrini, dei quali 73 erano sacerdoti. Mi ricordo che lei diceva che per un mese aveva vissuto assieme a questi preti, che lei considerava santi e aveva compreso questo: che se la "sublime dignità" di loro "li eleva al di sopra degli angeli, essi non smettono di essere uomini deboli e fragili (...) (e) mostrano, con la loro condotta, che hanno estrema necessità di orazioni".

Questa convinzione la accompagnò lungo tutta la sua vita di religiosa. Al punto da scrivere nei suoi Manoscritti Autobiografici che la santificazione dei sacerdoti era "la vocazione del Carmelo", e che anzi ogni carmelitana, con le sue orazioni e sacrifici, doveva essere "apostolo degli apostoli, pregando per i sacerdoti". Lei stessa dichiara come si sia consacrata a conquistare anime sacerdotali al Signore, nell'esame canonico prima della professione dei voti: "Sono venuta qui per salvare le anime, soprattutto per pregare per i sacerdoti".

Non cessava, nelle sue lettere, di incoraggiare sua sorella Celina a unirsi a lei in questa nobile missione. "Salviamo soprattutto le anime dei sacerdoti!" - diceva. Un po' più avanti, nella stessa lettera: "Ai, quanti sacerdoti cattivi; quanti che non sono santi abbastanza! Preghiamo, soffriamo per loro!" Formare nella via della santità le anime dei sacerdoti, affinchè questi possano nella loro vita personale quello che essi sanno in virtù della loro Ordinazione presbiteriale, ecco la preoccupazione costante di Santa Teresina.

Per questo sono tanto numerose, nei suoi scritti, espressioni come queste: "Ah! Preghiamo per i sacerdoti!" (...) la nostra missione, come carmelitane, è quella di formare lavoratori evangelici", per mezzo dell'amore ardente e dell'orazione. Ecco dunque, ogni fedele, senza eccezione alcuna, è chiamato a imitare Santa Teresina del Bambin Gesù in quest'importante opera di apostolato: pregare Cristo Signore Nostro che dia alla sua Chiesa molti sacerdoti santi. Chi agisce in questo modo, sta praticando una delle più urgenti ed importanti azioni per la Nuova Evangelizzazione.

1) "È desiderabile che i sacerdoti incaricati di dirigere comunità consacrino lunghi momenti all'adorazione comunitaria e riservino al Santo Sacramento dell'Altare, anche fuori della Messa, più onori ed attenzioni che a qualunque altro rito o gesto" - dice il Direttorio.

(Revista Araldi del Vangelo, Novembre/2006, n. 39, p. 30 - 33)

 

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