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Catechismo

Gaspare, Baldassarre e Melchiorre: re o magi?

Pubblicato 2009/06/09
Autore : Redazione

Come i pastori docili al richiamo della voce dell'angelo, ci affrettiamo ad andare alla grotta di Betlemme, dove adoriamo Dio che promette il Regno dei Cieli a chi imiterà la sua infanzia

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L'Epifania, più conosciuta come Festa dei Re Magi, è stata oggetto di grandi commemorazioni, fin dai primordi della Chiesa. La nostra Torta dei Re è una reminiscenza di questa solennità, che non rimaneva limitata all'ambito liturgico.Ma, come è nata? È quello che ci racconta la rivista francese "L'Ami du Clergé", in uno dei suoi primi e ormai storici numeri.

Come i pastori docili al richiamo della voce dell'angelo, ci affrettiamo ad andare alla grotta di Betlemme, dove adoriamo Dio che promette il Regno dei Cieli a chi imiterà la sua infanzia. Ecco però che un'altra festa, tutta fatta di gioia e speranza, ci riconduce al rifugio del Salvatore per celebrare la sua Epifania, la sua manifestazione, agli uomini, del fatto che Lui è amore e carità. Immaginiamo di essere alla vigilia di questa antica solennità. Le campane intonano i loro accordi più argentini, i bambini e gli anziani poveri, con un canto innocente, vanno a chiedere, in nome della Vergine Maria, una parte del dolce servito alla festa dei Re: la "parte di Dio".

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Adorazione dei Re Magi: oro,
incenso e mirra per riconos-
cere la regalità, la divinità
e l'umanità di Gesù
Adorazione dei Re Magi, Subiaco /
Foto: Don Timothy Ring

Il digiuno, ai primi tempi del Cristianesimo

Alla vigilia di questa festa, i primi cristiani avevano l'usanza di digiunare. Solamente gli orientali, però, conservarono questo costume, a causa del Battesimo solenne che nei loro riti è conferito in questa notte da loro denominata "il giorno delle sante luci". Intorno al secolo XI, in Occidente si cominciò a ritenere che un austero digiuno non era compatibile con la gioia della Natività del Signore, la cui commemorazione si prolungava fino alla festa dell'Epifania. Così, il digiuno fu limitato. Il giubilo non si limitò alla soppressione del digiuno, poiché, come scrive Guglielmo, Vescovo di Parigi, nel secolo XIII si accendevano falò nelle piazze pubbliche, come alla vigilia della festa di San Giovanni Battista.

Già nel secolo IV, la festa dell'Epifania era talmente importante che, secondo il racconto di Amien- Marcellin, autore pagano, l'imperatore Giuliano, che veniva da Parigi ed era di passaggio nel Delfinato, non osò mancare all'Ufficio divino in questo giorno, per paura di diventare sospetto di apostasia. Alcuni anni più tardi, l'imperatore Flavio Valente, contagiato dall'arianesimo, ebbe il timore di non essere più considerato principe cristiano se non fosse stato visto personalmente alla celebrazione del Santo Ufficio in questo giorno. Nel suo elogio a San Basilio, San Gregorio Nazianzeno descrive l'impressione causata al Cesare romano dalla munificenza delle cerimonie liturgiche, come anche dalla maestà di San Basilio all'altare e lo sgomento che lui, imperatore, sentì, per il misconoscimento delle sue ricche offerte.

Chi erano i Re Magi

I Magi - attributo che designa uomini saggi ed esperti di astronomia - erano ricchi e potenti. Un folto numero di autori attribuisce loro il titolo di re e la Chiesa giustifica questa opinione, presentando l'adorazione dei Magi come il compimento di questa profezia di Davide: "I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi" (Sl 72, 10). L'autore Sandini osserva con acutezza che, con i loro cammelli, i Magi hanno potuto compiere il viaggio dall'Arabia a Gerusalemme nell'arco di otto giorni; i cinque giorni che mancano per arrivare alla data dell'adorazione - la quale, secondo Sant'Agostino e San Tommaso, avvenne il 13º giorno dopo la nascita di Gesù Bambino - sono più che sufficienti per i preparativi del viaggio e l'incontro con il re Erode.

Fissando la festa dell'Epifania il 6 gennaio, la Chiesa sembra confermare questa opinione ormai tanto antica. Illuminati dalla grazia e lasciandosi guidare dalla misteriosa meteora, così come in tempi più antichi il popolo di Dio nel deserto, i Magi si misero in cammino per conoscere il re dei Giudei, la cui stella era loro appena apparsa. La notizia di un re appena nato mise Gerusalemme nello scompiglio. Si riunirono sacerdoti e dottori, si consultarono le profezie e subito Betlemme fu designata come la città natale dell'Agognato dai Popoli.

Felici per questa informazione, i Magi sentirono raddoppiare la loro fede. Non appena ebbero oltrepassato le mura della Città Santa, la stella nuovamente li precedette nel loro cammino per fermarsi finalmente in cima al luogo dove si trovava l'adorabile Bambino. Secondo l'opinione più comune, fu nella stessa stalla dove Gesù nacque che essi si prosternarono davanti a Colui che, dal fondo del suo presepio, li aveva attratti dall'Oriente, chiamando a Sé, nelle loro persone, tutti i popoli della paganità. La Tradizione ci ha conservato i nomi venerati dei tre Re Magi, dei quali la Cattedrale di Colonia si vanta di possedere le reliquie: Melchiorre, augusto anziano, offrì oro al Re Gesù; Gaspare, nel fulgore della gioventù e della bellezza, offrì incenso, per proclamare la sua divinità; Baldassarre, di colore molto scuro, offrì al Salvatore mirra, a testimonianza della sua immortalità.

Origine della "Torta dei Re"

Non si può tralasciare, in questa rassegna, il festeggiamento della "Torta dei Re". La sua origine risale al secolo XIV. In quell'epoca era usanza fare nelle chiese delle rappresentazioni teatrali dei misteri della nostra fede. In un registro della chiesa di Santa Maddalena, a Besançon (Francia), si trova la narrazione di come si rappresentava l'Epifania. Alcuni giorni prima della festa, i canonici sceglievano uno di loro al quale davano il nome di re, perché egli avrebbe dovuto impersonare il ruolo del Re dei Re. Si collocava per lui un trono nel coro e un ramo di palma gli serviva da scettro.

Egli era il celebrante fin dalle prime vigilie. Nella Messa, tre canonici - il primo vestito di una dalmatica bianca, il secondo di una rossa e il terzo di una nera, ognuno con una corona in testa e un ramo di palma in mano, seguiti da tre paggi che portavano i regali - uscivano dalla sacrestia e, cantando il Vangelo, scendevano alla parte inferiore della chiesa, preceduti da una stella di fuoco. Poi salivano al coro e, giungendo al passo del Vangelo in cui si dice che i Magi adorarono il Salvatore, essi andavano fino all'altare, si prosternavano davanti al celebrante e gli offrivano i loro regali. Si ritiravano in seguito dal lato opposto a quello dal quale erano venuti. Tanto alla vigilia quanto nel giorno dell'Epifania, terminato l'Ufficio, il "canonico re" offriva ai suoi confratelli, che componevano la "sua corte", un pasto durante il quale egli era trattato come un re.

La fava nella Torta dei Re

Per quanto riguarda l'elezione di un re, i laici non vollero essere da meno degli ecclesiastici. Ogni famiglia desiderò avere il suo re, la cui scelta era fatta a sorte. Le torte facevano parte dei banchetti dei nostri antenati. Se ne inventò una speciale per l'Epifania, contenente una fava. Chi riceveva la fetta nella quale si trovava la fava, veniva proclamato re. Questo monarca di un giorno aveva per corte la sua famiglia e i suoi amici. Siccome la sua sovranità si esercitava a tavola, si rese necessario segnalarne una nota di distinzione durante i pasti. Così, in suo onore, tutti acclamavano quando lui beveva: "Il re beve, viva il re!"

Questa forma di celebrazione continua ancora ai nostri giorni in vari paesi d'Europa, costituendo una delle feste liturgiche commemorate ampiamente nella sfera temporale.

(L'Ami du clergé, Ano 2, No. 1, 1/1/1880)

(Revista Araldi del Vangelo, Rennaio/2007, n. 41, p. 30 - 31)

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