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Catechismo

Perché osservare la domenica?

Pubblicato 2017/12/06
Autore : Mauro Sérgio da Silva Izabel

Come lei sa, caro lettore, i giochi olimpici erano un atto di culto dei greci agli dei dell'Olimpo; i mesi di luglio e agosto hanno questo nome perché sono dedicati ai due "divini e immortali" imperatori romani

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L'abitudine di consacrare a Dio determinati giorni è antica quasi quanto l'umanità. Nel contempo, al giorno d'oggi, si sta introducendo in modo impercettibile l'abitudine di non osservare il riposo domenicale. La soppressione del giorno riservato al Signore finisce per pregiudicare l'uomo stesso.

Mauro Sérgio da Silva Izabel

Come lei sa, caro lettore, i giochi olimpici erano un atto di culto dei greci agli dei dell'Olimpo; i mesi di luglio e agosto hanno questo nome perché sono dedicati ai due "divini e immortali" imperatori romani, e i popoli germanici davano ai giorni della settimana il nome di ognuno dei loro dei. Questi popoli non conoscevano l'esistenza del vero Dio, ma qualcosa li portava a rendere omaggio, a venerare e a consegnarsi a un essere superiore a loro. Chi percorra la storia delle nazioni constaterà ampiamente che l'uomo ha sempre cercato, in un modo o nell'altro di prestare a Dio un culto esterno, poiché l'essere umano sente in se la necessità di purificarsi, di raccogliersi, di rinnegarsi.

Sentimenti questi che si tradurranno in istituzioni, pratiche ascetiche, preghiere, canti e soprattutto, offerte e sacrifici. Dio ha impresso nelle nostre anime la necessità di adorar-Lo! Nella pratica, tuttavia, l'uomo non può occupare tutto il suo tempo in atti esterni di adorazione. Quindi, egli riserva determinate occasioni per prestare culto a Dio, come è confermato dalle tradizioni di tutti i popoli.

Convenienza del riposo

D'altronde, è altamente conveniente e perfino indispensabile che, di tanto in tanto, l'uomo si astenga dal lavoro, poiché così recupera le forze fisiche ed è in grado di riprenderlo in modo più proficuo. Lungi dal pregiudicare la produzione, il riposo contribuisce efficacemente a migliorarne la qualità. Offre anche l'occasione di coltivare la vita dello spirito, soffocata dalle occupazioni continue e assorbenti, oltre a creare condizioni per stringere maggiormente i legami familiari e di amicizia. Così ci insegna anche lo stesso Signore nostro Dio, il quale si è riposato dopo aver creato l'universo, come canta la Liturgia delle Ore, nella Seconda Domenica del Tempo Ordinario: "Dopo aver terminato un così grande lavoro / avete deciso di entrare in riposo, / insegnando a coloro che si stancano nella lotta / che anche il riposo è un dono prezioso."

Precetto Divino

A questa carenza naturale dell'umanità, Dio ha aggiunto un comandamento: "Osserva il giorno di sabato per santificarlo". (Dt 5, 12) Il riposo assume, in questo modo, un carattere sacro, e risulta chiaro che si deve dedicare in modo speciale un giorno della settimana al culto divino. "Il fedele è invitato a riposare non solo come Dio si è riposato, ma a riposare nel Signore, attribuendoGli tutta la creazione, nella lode, nel rendimento di grazia, nell'intimità filiale e nell'affetto coniugale" (1). Il fondamento di questo precetto non era solo l'esempio della creazione, ma, soprattutto, la liberazione effettuata da Dio, nell'Esodo: "Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato" (Dt 5, 15). Il contenuto del comandamento non è, infatti, principalmente un'interruzione qualsiasi del lavoro, ma la celebrazione delle meraviglie realizzate da Dio.

La nuova Alleanza

Con l'avvento di Cristo, è iniziata la nuova Alleanza, nella quale celebriamo in realtà tutto ciò che prima era allegoria. "Quello che Dio ha realizzato nella creazione e quello che ha fatto per il suo popolo nell'Esodo, ha trovato nella morte e resurrezione di Cristo il suo compimento."(2) É Dio che dà inizio alla nuova creazione, facendo "un nuovo cielo e una nuova terra" (Ap 21,1), nella quale il firmamento è la fede in Cristo, e la terra un cuore puro che produce frutti in abbondanza. Opera molto maggiore che il liberare dalla schiavitù il popolo eletto è stata quella di strapparci dalle tenebre del peccato e condurci alla Terra Promessa vera e eterna.
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Fin dai primi tempi della Chiesa, la domenica è commemorata dai fedeli cristiani con la
Celebrazione Eucaristica
 (Ultima Cena - Pantheon degli Eroi - Asunción, Paraguai)
 Gustavo Kralj

Tutto questo si è consumato quando, tre giorni dopo la sua morte, Gesù è resuscitato ed è apparso ai suoi discepoli "nel primo giorno della settimana", secondo l'unanime testimonianza degli Evangelisti. Essendo la Resurrezione il fatto decisivo della missione redentrice di Cristo - "Se Cristo non è resuscitato è vana la nostra fede" (1 Cor 15, 14) - era logico che in questo giorno si facesse la sua commemorazione perenne. Il primo giorno della settimana è così diventato il "giorno del Signore", ossia, la domenica.

"In questo giorno devono i fedeli riunirsi per partecipare all'Eucaristia e ascoltare le parole di Dio, e così ricordare la Passione, Resurrezione e gloria del Signore Gesù e rendere grazia a Dio che li "ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva (1 Pt 1, 3). La domenica è dunque il principale giorno di festa da proporre e inculcare nello spirito dei fedeli; sia anche il giorno della gioia e del riposo"(3)

La celebrazione della domenica

Sono abbondanti le testimonianze della celebrazione della domenica nella Chiesa nascente. È fuori discussione che, all'inizio, la comunità cristiana abbia dovuto accontentarsi di aggiungere l'Eucaristia domenicale all'osservanza del sabato. Ma, alla fine del I secolo, la dissociazione era già un fatto consumato, e subito i cristiani avrebbero fatto della santificazione della domenica il simbolo per eccellenza del seguace di Cristo.

Un documento dell'epoca ci permette di intravedere come si celebrava l'assemblea dei fedeli: "Riuniti nel giorno del Signore, la domenica, spezzate il pane e rendete grazie, dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro. Tutti coloro che abbiano contese con i loro fratelli, non si uniscano a voi fino a che non si siano riconciliati, perché non si profani il vostro sacrificio."(4) In una lettera a Traiano, nell'anno 112, Plinio il giovane, governatore della Bitinia, dichiara che i cristiani detenuti "affermavano che il loro crimine si riduceva ad avere l'abitudine di riunirsi in determinati giorni prima del sorgere del sole e cantare un inno a Cristo come a Dio".

La celebrazione della domenica cominciava alla vigilia, all'ora del tramonto e si divideva in due parti : una di notte, nella quale si cantavano salmi, si recitavano preghiere e si leggevano passi della Sacra Scrittura; al sorgere dell'aurore aveva luogo la parte eucaristica del culto. Dalla prima parte sono nate le veglie; la seconda porta regolarmente il nome di "oblatio", mentre "messa" era il saluto finale dei catecumeni. Costantino è stato il primo imperatore a proibire, con una legge civile, i lavori servili alla domenica. Questa proibizione è divenuta poi legge vigente in tutti i territori dell'impero di Carlo Magno.

Testimonianza fino al martirio

Ai tempi di Diocleziano e Massimiano, il paganesimo ha dichiarato guerra ai cristiani: le autorità pagane esigevano che consegnassero le Sacre Scritture affinché fossero bruciate, hanno fatto distruggere le basiliche consacrate al Signore e hanno proibito la celebrazione dei riti sacri e le riunioni di culto. Vari cristiani hanno rinnegato così la fede, ma moltissimi altri hanno confermato con il loro stesso sangue il carattere sacro del giorno del Signore. Nella città di Abitine, mentre celebravano, secondo il costume, i misteri del Signore, 45 fedeli furono arrestati, ammanettati e inviati a Cartagine. Sereni e giubilanti, non cessavano, durante tutto il tragitto, di cantare inni in lode al Signore. Sono comparsi uno a uno in tribunale, davanti al proconsole.

- Avete agito contro la proibizione degli imperatori, riunendo tutti costoro? - egli chiese al sacerdote Saturnino. - Abbiamo celebrato tranquillamente il giorno del Signore, perché la sua celebrazione non può essere interrotta. Dopo questa risposta, il santo sacerdote fu sottomesso a indicibili tormenti e resistette fino alla morte. Subito dopo è stato chiamato il padrone della casa in cui si erano riuniti: - A casa tua sono state fatte riunioni di culto contro i precetti degli imperatori? -chiese il magistrato.

- Si, a casa mia abbiamo celebrato i misteri del Signore. - Perché hai permesso loro di entrare? Era tuo dovere impedirglielo. - Non potevo impedirglielo, perché sono miei fratelli, e noi non possiamo vivere senza celebrare i misteri del Signore. Ha avuto allora lo stesso destino di Saturnino. Non poteva il sesso debole vedersi privato della gloria di un combattimento così grande. Tutte le donne del gruppo ottennero anche loro la corona del martirio. Non mancò nemmeno
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Lo splendore dell'architettura e la bellezza
della Liturgia stimolano la partecipazione dei
fedeli nell'Eucaristia domenicale
 (Messa nella Cattedrale della Sede - San
Paolo, Brasile)
 Gustavo Kralj
il candore dei bambini che proclamavano pieni di orgoglio: - Sono cristiano, e per mia propria volontà ho assistito alla riunione con i miei genitori e i miei fratelli. Epoca turbolenta della storia della Chiesa, ma nella quale si è vista brillare come non mai la fede in Nostro Signore Gesù Cristo.

La domenica oggi

Epoca tanto differente quella dei nostri giorni, nei quali si propaga dappertutto la libertà religiosa, ma la fede in Cristo, nostro Salvatore, si trova come mai spenta! Dare il sangue per il giorno del Signore? Molti non sono capaci nemmeno di alzarsi un'ora prima, rinunciare ad un programma televisivo o anche affrontare la pioggia per assistere alla Messa domenicale! Anche la violenza ai nostri giorni è molto diversa da quella di quei tempi. Inoltre, come spiegare la felicità nella quale i martiri vivevano e che l'uomo contemporaneo non riesce a raggiungere? La spiegazione è facile: i primi cristiani vedevano Dio come il centro della loro vita e si rinvigorivano ogni domenica al banchetto eucaristico. Per questo, per quanto feroci fossero le persecuzioni, trovavano la forza per sopportarle, poiché portavano Cristo dentro di loro.

Di fronte alle difficoltà che si presentano oggi ai cattolici del mondo intero - immersi in un ambiente segnato dalle crisi morali, finanziarie, familiari e, soprattutto spirituali - è indispensabile nutrirsi tutte le domeniche di Quel divino Amico che ci raccomanda: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò"(Mt 11,28) A questo ci esorta Papa Benedetto XVI: "partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è un bisogno per il cristiano, è una gioia, così il cristiano può trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere ogni settimana."(5) Rinnovati da questo santo Sacramento, raggiungeremo il nostro fine e compieremo la nostra missione in questa terra, fino ad arrivare alla domenica intramontabile di una vita con Dio.

1) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Dies Domini, n. 16.
2) Id. n. 18.
3) Costituzione Sacrossanctum concilium, n.106.
4) Didaque 14,1.
5) Omelia a chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale, Bari, 29/05/2005

(Revista Araldi del Vangelo, Febbraio/2007, n. 43, p. 34 - 36)

 

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