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La sua caravella arrivò ??al porto di Bahia nel 1553. Il locale era considerato
come un "paradiso terrestre". Il giovane Giuseppe si incantò con la Terra di
Santa Cruz. Fece della conversione della gente del posto il suo obiettivo.
Si identificò con la gente brasiliana, senza perdere la propria identità.
Visse come missionario, agì come un eroe, morì come un santo.

» Le origini di Anchieta
» Formazione in un periodo di turbolenze
» Malattia e santa obbedienza lo portano...
» Azione soprannaturale o provvidenziale?
» Un apostolo della Capitaneria di São Vicente
»
Parlava portoghese, spagnolo, latino e lingua...
» Combattè contro gli invasori, unificò dalla Fede
» Agì come apostolo, piantò colture
» Visse come missionario, agì come un eroe...
»Preghiera a Anchieta

A 19 anni, Missionario alla Terra di Santa Croce

Il giovane di 19 anni che arrivò alla Terra di Santa Croce è venuto con le migliori disposizioni spirituali possibili per esercitare la sua missione. Anche se così giovane e non essendo ancora ordinato sacerdote, il fratello Giuseppe era tra i primi missionari gesuiti che si stabilirono nella nuova terra. Il suo obiettivo era quello di conquistare le anime a Cristo.

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Lui faceva parte della commissione del secondo Governatore Generale del Brasile, Don Duarte da Costa, ed arrivò a Salvador, Bahia de Todos os Santos, il 13 luglio 1553.

Dalla terra di dimensioni continentali sulla quale sbarcò non uscì mai più. Amava la terra e amava il suo popolo. Evangelizò il "popolo brasilico", diede un proposito alla loro formazione. Si identificò con le loro aspirazioni, senza perdere la propria identità.

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Le origini di Anchieta

Quel giovane novizio nacque a San Cristoforo, Tenerife, una delle isole dell'arcipelago delle Canarie, il 19 marzo 1534, il giorno della festa di San Giuseppe, perciò ricevette questo nome al battesimo: Giuseppe de Anchieta.

Giuseppe de Anchieta apparteneva ad una famiglia benestante. Suo padre, Juan Lopez de Anchieta, era della provincia di Gipúzcoa, nei Paesi Baschi. Per precauzione, Juan si era trasferito alle Canarie, e aveva le sue ragioni per questo: prese parte alla rivoluzione dei Comunardi, fatta contro l'imperatore spagnolo Carlo V, ed era stato condannato a morte.

Juan Lopes alla fine fu salvato dalla pena di morte per l'intercessione di un illustre parente militare, il capitano Ignazio di Loyola, che più tardi divenne il fondatore dei gesuiti, i religiosi della Compagnia di Gesù. Sua madre era Dona Mencia Dias de Clavijo y Llarena. Era nata nelle isole Canarie. Suo nonno era stato uno dei conquistatori spagnoli.

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Formazione in un periodo di turbolenze

Quando bambino, Anchieta ebbe l'opportunità di studiare con i religiosi. A 14 anni, insieme a un fratello maggiore, cominciava gli studi presso la famosa Università di Coimbra. Studiò al rinomato Collegio delle Arti. Ricevette in quest'epoca un' educazione propria del suo tempo, con una formazione prevalentemente filologica e letteraria perché perfezionasse la lingua latina, con l'obiettivo di un miglioramento futuro. Maggiori conoscenze lui acquisì nelle scuole dei sacerdoti della Compagnia di Gesù. Era così dedicato agli studi, che in poco tempo aveva già una conoscenza profonda nelle discipline umanistiche.

A 17 anni Giuseppe de Anchieta ingressò alla Compagnia di Gesù, l'ordine religioso fondato da Sant'Ignazio nel 1539 ed approvata da Papa Paolo III con la pubblicazione della Bolla Regimini militantis Ecclesiae, nel 1540. Anche in questa occasione Giuseppe de Anchieta - ancora uno studente di 17 anni - fece il suo voto privato di castità davanti all'Altare della Madonna, nella Cattedrale di Coimbra.

Quando Giuseppe de Anchieta era studente, il mondo occidentale era in mezzo a una crisi: un'autentica e profonda rivoluzione culturale e religiosa. Il Rinascimento, approfittando di tendenze latenti nell'uomo decadenti del tardo Medioevo, gestiva le idee, influenzava e segnava profondamente gli eventi nel campo delle arti e delle mentalità. Nel campo religioso, la riforma protestante, codificata da un frate apostata e seguendo la scia del Rinascimento, produceva devastazioni nel centro dell'unità del cristianesimo.

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Era in un mondo così turbato che nel 1553, al termine del suo noviziato, Giuseppe de Anchieta fece i primi voti come gesuita. Con questi voti, le sue paure di non essere in grado di rimanere nell'Ordine di Sant'Ignazio sono state dissipate.

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Malattia e santa obbedienza lo portano in Brasile

Poco dopo il suo ingresso alla Compagnia di Gesù, fu attaccato da una malattia osteoarticolare. Se questa malattia continuasse a colpirlo, le sue speranze di essere gesuita cadrebbero a terra: non potrebbe continuare nell'Ordine. I voti gli assicuravano che era sano e che potrebbe continuare tra i figli di Sant'Ignazio.

I medici di quell'epoca credevano che l'aria del Nuovo Mondo porterebbe benefici al suo recupero completo e consigliarono il suo trasferimento verso l'altro lato dell'Atlantico. Poi, i suoi superiori lo mandarono svolgere una missione in terre dal dominio portoghese, in America.

Era un buon religioso. Entusiasta, prontamente obbedì i suoi superiori: attraversò l'oceano, arrivò in Brasile per evangelizzare il popolo e da qui e non uscì mai più.

Durante la traversata dell'oceano, il più giovane dei gesuiti della flotta del governatore Duarte da Costa già mostrava i segni che la sua salute era in fase di recupero. Quando arrivò a Salvador, era praticamente guarito. Il tempo nella nuova terra completerebbe la guarigione totale.

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Azione soprannaturale o provvidenziale?

Le caravelle del nuovo governatore generale Duarte da Costa portavano circa 250 persone. Oltre al novizio Giuseppe de Anchieta, faceva parte della squadra anche il padre gesuita Manuel da Nóbrega, che era il suo superiore e sarebbe accompagnato da Anchieta all'inizio della sua missione.

I due gesuiti avevano già una destinazione giusta. Appena passerebbero da Salvador e presto dovrebbero rivolgersi al Capitanato di São Vicente. Lì compierebbero la missione di catechizzare i coloni ed i nativi.

Un viaggio fino alla "terra della missione" era difficile. Non c'era altro modo di farlo se non via mare. Due navi lasciarono Salvador diretto a São Vicente portando Anchieta, Nobrega ed altri sacerdoti gesuiti. Ancora nel sud della Bahia una gigantesca tempesta sorprese le due navi. Una fu sbattuta contro le rocce e fracassò. Miracolosamente, nessuno morì. La nave in cui era Anchieta, fu arenata sugli scogli, ma era ancora intera.

Fu una notte di terrore per i viaggiatori. Onde gigantesche hanno minacciato di distruggere l'unica nave rimasta. Il giorno dopo, il mare spuntò calmo ed i viaggiatori riuscirono a raggiungere la terra. Sembrava che una furia di origine soprannaturale, diabolica, prevedendo i successi che avrebbero i missionari, cercò di impedire che raggiungessero la loro destinazione.

Peggio per il diavolo: Proprio lì, Anchieta iniziò la sua missione e con successo. Durante la ricerca di cibo sulla terra, incontrò gli indiani di quel posto. Quando arrivò nel loro villaggio, vide una piccola indigena molto malata, già sul punto di morte. Anchieta la istruì e la battezzò, dandole il nome di Cecilia. Poco dopo, la prima ragazza brasiliana indiana battezzata da Anchieta morì.

Mentre la barca era riparata, Anchieta andò altre volte al villaggio per insegnare il Vangelo agli indiani. Arrivando il momento della partenza, con la coscienza tranquilla, Anchieta pensò: "L'incidente con la barca fu un'opera consentita dalla Provvidenza per salvare l'innocente Cecilia, che era predestinata". E aveva ragione.

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La sua vita era piena di fatti simili che indicavano i disegni di Dio Nostro Signore per averlo come strumento di salvezza per molte anime. Quel giovane fragile, malato, aveva l'anima maggiore del corpo. La sua fede esuberante, nutriva la speranza che, per l'amor di Dio, sarebbe in grado di evangelizzare un paese, formare un popolo, salvare un intero paese.

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Un apostolo della Capitaneria di São Vicente

Il missionario Giuseppe de Anchieta arrivò a Salvador, nel giugno 1553 e poi andò a São Vicente.

In breve tempo fu messo al centro delle attività della missione. Con le sue doti innate di comunicatore, e la sua sete di anime, riuscì ad avere con gli indiani una facile comprensione. Divenne ben presto amico degli indiani e dei colonizzatori ed era rispettato da entrambi.

Non limitò le sue opere solo alla piccola São Vicente. Scalò la montagna che costeggiava la Capitaneria e raggiunse l'altopiano che era dietro di essa. L'Altopiano di Piratininga era popolata da migliaia di indiani che vivevano in villaggi diversi. Per Anchieta erano anime redente dal sangue di Nostro Signore Gesù Cristo e la sua missione sarebbe quella di vincerle a Cristo, condurle alla chiesa per essere istruite, preparate, civilizzate.

La sua azione era leggera, meticolosa, apostolica ed efficiente. Aveva obiettivi ambiziosi, fondava le basi per il futuro. Fu così che nel 1554, il 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo Apostolo, Anchieta partecipò alla fondazione della scuola nel villaggio di São Paulo di Piratininga, dove fu anche insegnante. Accanto alla scuola fu costruita una cappella provvisoria in cui la prima Messa fu celebrata il 25 agosto.

Nasceva così il nucleo di una città che diventerebbe una delle più grandi metropoli del mondo: San Paolo. Anchieta costruì un seminario vicino al collegio di Piratininga dove insegnava. Tanta azione, tanto frutto già raccolto e non erano passati nemmeno sei mesi da quando era arrivato alla Capitaneria.

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Parlava portoghese, spagnolo, latino e lingua brasilica.

Decifrare il Tupi fu uno dei compiti che Nobrega diede a Anchieta. In solo sei mesi era in grado di capire e parlare la lingua degli indiani. Nel giro di un anno aveva perfettamente padroneggiato la lingua, al punto di creare una grammatica. Oltre alla grammatica indigena, Anchieta dedicava le sue giornate ad insegnare il latino ed il portoghese ai bambini (detti "curumins") ed agli indiani adulti. Ai fratelli gesuiti insegnò la lingua Tupi.

Dopo aver compiuto i suoi doveri religiosi e eseguire tutti i lavori attribuiti a lui, era ancora lontano dal riposo. Anche di notte, quando tutti dormivano, Anchieta scriveva manuali per gli studenti, lettere circa il lavoro dei gesuiti e altre opere diverse, tra cui un dizionario di Tupi e un trattato sulla flora, la fauna e il clima della Capitaneria di São Vicente.

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Combattè contro gli invasori, unificò dalla Fede

Nel 1555, il Brasile affrontò seri problemi con il tentivo dei calvinisti francesi di stabilire una colonia nella regione di Rio de Janeiro. Gli invasori hanno avuto l'appoggio degli indiani della regione.

Anchieta partecipò attivamente alla lotta per l'espulsione dei francesi. La fiducia che gli indiani avevano in lui fu decisiva. Nelle battaglie finali, a Rio de Janeiro, lui stimolava i combattenti brasiliani. Era amico di Estacio de Sá ed era insieme a lui nelle ultime battaglie.

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Anchieta era partecipe di tutti i settori della vita sociale e religiosa della nascente nazione. Nel campo religioso, fu incaricato di essere superiore della Compagnia di Gesù tra gli anni 1577-1587. Il lavoro di Anchieta fu decisivo alla diffusione del cattolicesimo in Brasile. Con la sua conoscenza, la fede e il desiderio di evangelizzare, viaggiò a piedi, a cavallo e in barca, la maggior parte del territorio brasiliano. Così contribuì a mantenere unita la nazione in quel momento e nei secoli successivi.

Egli gettò le basi della catechesi e dell'educazione dei gesuiti in Brasile. Fu anche colui che capovolse la situazione iniziata dopo la scoperta, in cui i nativi erano visti solo come proprietà della Corona e, come tali, suscettibili di essere ridotti alla schiavitù.

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Agì come apostolo, piantò colture

Anchieta lasciò il suo segno anche nel campo della cultura. Il suo lavoro di contenuto prevalentemente religioso costituiva la prima manifestazione letteraria nella Terra di Santa Cruz, e contribuì notevolmente alla formazione della nascente cultura brasiliana. Oltre alle sue lettere, ai sermoni e alle poesie, scrisse una Grammatica della lingua Tupi, idioma che padroneggiava perfettamente. Scrisse De Gestis Mendi de Saa, un libro che raccontava i cambiamento eseguiti dal Governatore generale Mem de Sá.

È famoso il suo "Poema della Beata Vergine Maria, Madre di Dio", che fu originariamente scritto sulle sabbie della spiaggia di Iperoig, sulla costa del litorale della Capitaneria. In esso si manifesta non solo l'erudizione ed la creatività del poeta, ma risplende nel testo i migliori insegnamenti sulla Vergine Maria e l'espressione della devozione e dell'amore straordinario per la Santa Madre di Dio. Sono anche da Anchieta pezzi di teatro di carattere religioso e di formazione. Tra di loro è l' "Auto della Predicazione Universale" e ancora "Alla festa di San Lorenzo", detta anche "Il Mistero di Gesù".

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Visse come missionario, agì come un eroe, è morì come un santo

La vita del Beato Giuseppe de Anchieta è come un soffio incoraggiante: un esempio. Stimola e trascina quelli che hanno la fede. Invita i cattolici a vivere nella carità e nel fervore missionario che evangelizza e santifica. Per gli indiani, era un medico, un insegnante, anche un amico e sostenitore. Divenne il legame degli indiani e dei coloni con i Gesuiti, con la Chiesa e la nazione appena foggiata.

Ma, il Beato Giuseppe de Anchieta era soprattutto un sacerdote. Curava le malattie e le ferite delle anime, della spiritualità di tutto il popolo. Perciò a lui sono stati attribuiti diversi titoli di omaggio, e quello che meglio lo rappresenta è il titolo di "Apostolo del Nuovo Mondo", che per noi può essere "tradotto" come "l'Apostolo del Brasile".

A 63 anni, Anchieta morì nel paese che lui aveva aiutato a costruire nel 1569: Iritiba (l'attuale Anchieta), nel Capitanato dello Spirito Santo. Era il 9 giugno 1597, quando Giuseppe de Anchieta consegnò la sua anima al Signore. Fu beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1980, quando fu nominato "l'apostolo del Brasile".

Reliquia del Beato Giuseppe de Anchieta: Femore esposto nella Chiesa del Páteo del Collegio a San Paolo.(JSG)

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Preghiera a Anchieta

Beato Giuseppe de Anchieta, missionario instancabile e apostolo del Brasile, benedici la nostra Patria e ciascuno di noi. Infiammato per lo zelo della gloria di Dio, consumasti la vita nella promozione degli indigeni, evangelizzando, insegnando e facendo il bene. Che l'eredità del tuo esempio fruttifichi nuovi apostoli e missionari nella nostra terra.

Professore e Maestro, benedici i nostri giovani, i bambini e gli educatori. Consolatore degli ammalati e degli afflitti, protettore dei poveri e degli abbandonati, veglia su tutti coloro che ne hanno più bisogno e soffrono nella nostra società, non sempre giusta, fraterna e cristiana. Santifichi le famiglie e le comunità, guidi quelli che governano i destini del Brasile e del mondo. Attraverso Maria Santissima, che tanto hai venerato sulla terra, illumini le nostre vie, oggi e sempre. Amen.

Fonti:

http://www.catedralsaomiguel.org.br/beato_jose.p
http:// www.histedbr.fae.unicamp.br
http://www.bibvirt.futuro.usp.br

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