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In numerosi passi dei Vangeli, Cristo ci ha rivelato il mistero
della Santissima Trinità, inaccessibile alla mente
umana, e anche a quella angelica.

Adamo non avrebbe mai potuto immaginare che il Messia annunciato per riparare il suo peccato sarebbe stato lo stesso Figlio dell'Altissimo. Invece, così è stato: "Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna" (Gal 4, 4).

In una minuscula casa di Nazareth, una giovinetta umile e pura medita sull'antica promessa del Creatore, di inviare il Messia per riscattare il popolo dai suoi peccati e instaurare un nuovo ordine di cose. Possiamo immaginarLa mentre legge un passo della Scrittura, per esempio, questo: "Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio"... (Is 7, 14).

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Mentre Lei tesse nella sua mente elevate congetture su come sarebbe stata la persona del Messia, una soave luce illumina la sua stanza, e un Angelo, pervaso di ammirazione, Le rivolge questo saluto: "Rallegrati, piena di grazia"! (Lc 1, 28). Le fa quindi il più inatteso degli annunci: sarà Lei la Madre del Messia, Che tanto desiderava conoscere: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell'Altissimo su di te stenderà la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio" (Lc 1, 35).

Si è realizzato, in questo modo, il misericordioso disegno dell'Altissimo: il Figlio di Dio, "rendendoSi partecipe della nostra mortalità, ci ha fatto partecipi della sua divinità".1 E gli uomini, per i quali il peccato aveva chiuso le porte del Paradiso Terrestre, avevano ora aperte davanti a loro le porte del Paradiso Celeste!

Questo racconto evangelico contiene la rivelazione dei due più grandi misteri della Fede. Uno di questi, l'Incarnazione del Verbo, si realizzava in quell'istante; l'altro, l'esistenza della Santissima Trinità, non ha principio. È stato questo il primo dono concesso al genere umano dal Figlio dell'Altissimo. Per intermediazione del celeste Messaggero, lo ha affidato alla Vergine eletta da tutta l'eternità a esser sua Madre. In questo episodio San Gabriele Le manifesta che quanto seguirà sarà segnato dalla Trinità Santissima.2

Probabilmente, la narrazione biblica registra soltanto la sintesi di un lungo dialogo tra Maria e l'Angelo. In esso, tuttavia, lo Spirito Santo ha fatto la prima allusione al mistero trinitario. Infatti, si vede nelle parole dell'Arcangelo un chiaro riferimento a ciascuna delle Persone Divine. Comincia col menzionare la Terza Persona: "Lo Spirito Santo verrà su di Te". In seguito, afferma: "La forza dell'Altissimo Ti avvolgerà con la sua ombra", riferimento più discreto alla Persona del Padre, che diventerà evidente nella continuazione della promessa: "Il Bambino che nascerà da Te sarà chiamato Figlio di Dio". Se c'è un Figlio, dev'esserci anche un Padre, è la conclusione logica.

Abbiamo, allora, in questo passo delle Scritture la prima rivelazione del mistero della vita intima di Dio. Ed è altamente simbolico il fatto che sia stata fatta a Colei nella quale il Verbo Si sarebbe incarnato per operare la Redenzione.

Battesimo di Gesù: prima manifestazione pubblica del mistero trinitario

Ma, chi in Israele, o anche nella piccola Nazareth, ebbe conoscenza di questa realtà sublime, se non la Madonna e San Giuseppe? Diventava necessaria una manifestazione pubblica di Cristo! Questa ci è venuta attraverso Giovanni Battista, il quale brillò agli occhi di Israele come un raggio di luce nelle tenebre della notte. "In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di slacciare il laccio del sandalo. Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo." (Gv 1, 26.29) – dichiarò ai sacerdoti e leviti inviati da Gerusalemme per interrogarlo.

E quando il Maestro Si presentò nel Giordano per esser battezzato da lui, il Battista, vedendoLo, esclamò: "Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù gli disse: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia" (Mt 3, 14-15). Scena incomprensibile per chi non sapeva che si trattava del Messia. Comunque, non tardò la spiegazione: quando Gesù usciva dall'acqua, Giovanni "vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Mc 1, 10-11). Di qui, Giovanni non esitò a proclamare: "E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio" (Gv 1, 34).

Il Vangelo qui ci mostra Dio Padre che manifesta Gesù agli uomini come suo Figlio diletto e Messia di Israele, e aleggiando su di Lui lo Spirito Santo, il quale è "Dio uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura".3

Nella Trasfigurazione è apparsa tutta la Trinità

Anche nel racconto evangelico della Trasfigurazione possiamo osservare le caratteristiche di gloria e bellezza della Santissima Trinità. Fatto accaduto "su un alto monte" (Mt 17, 1): il Monte Tabor, secondo una tradizione del IV secolo. Gesù portò con Sé Pietro, Giacomo e Giovanni, ai quali manifestò "la chiarezza della sua Anima e del suo Corpo",4 con un obiettivo chiaro e immediato: "Era fondamentale che ci fossero dei testimoni della gloria di Gesù che sostenessero, nella prova della Passione, gli Apostoli nelle loro tentazioni".5

Come narra San Matteo, "il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce" (Mt 17, 2). Rivelò loro, infatti, qualcosa che si trovava al di là della forma visibile del suo Corpo sofferente. Sebbene non abbiano partecipato affatto alla visione beatifica, inaccessibile agli occhi umani, i tre Apostoli poterono, per così dire, contemplare un barlume della gloria e della divinità di Gesù trasparire nella sua santa umanità.

Più avanti, nella descrizione dell'Evangelista, "una nuvola luminosa li avvolse" (Mt 17, 5). Come si sa, certi fenomeni naturali significavano per gli israeliti la stessa presenza di Dio, il quale Si manifestava per mezzo di simboli come il fuoco, il vento e la nuvola. Così, a Mosè Egli Si presentò "in una densa nube" (Es 19, 9). Fatto più significativo si verificò nella dedicazione del Tempio di Salomone: "La nuvola riempì il tempio e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore" (I Re 8, 10-11).

Pertanto, senza dubbio, la "nuvola luminosa" del Tabor evidenziò ai tre Apostoli la presenza divina tra loro. Il Dottor Angelico ce la indica come una immagine della Terza Persona della Santissima Trinità. "Nella Trasfigurazione, [...] apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell'uomo, lo Spirito nella nuvola luminosa".6 Insegnamento accolto nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n.555).

Infine, dall'interno di questa nuvola si fece sentire una voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo" (Mt 17, 5). Gesù è, infatti, il Figlio Unigenito, il Messia promesso, consustanziale al Padre e partecipe al suo Essere e alle sue opere. Con questa dichiarazione del Padre, lo splendore divino del Figlio e la manifestazione dello Spirito Santo in una nuvola, la Santissima Trinità Si rivela in modo chiaro.

Che cosa avranno inteso di questa manifestazione i tre Apostoli? Avranno fatto domande al Maestro? Quali saranno state le risposte? Purtroppo, la sintetica narrazione biblica non registra nulla su tali particolari. Ma essa contiene quanto basta per non lasciare dubbi a proposito di un punto: ai cattolici di tutti i tempi, la scena della Trasfigurazione presenta Gesù come il Figlio Unico di Dio che tutti devono ascoltare.

In occasione del Battesimo nel Giordano, la voce del Padre si rivolge a Gesù, per istituirLo nella sua missione redentrice: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Mc 1, 11). Sul Tabor, si rivolge agli Apostoli, dando loro il categorico ordine di prestare ascolto alla parola di Cristo: "AscoltateLo".

Gesù, Figlio di Dio

In diverse occasioni Gesù chiama Dio, Padre. Nella parabola dei coltivatori assassini (cfr. Lc 20, 9-19), manifesta con chiarezza come avesse nozione della sua filiazione divina. Infatti, il proprietario della vigna, simbolo di Dio stesso, inviò uno dopo l'altro i suoi servi, i profeti, con l'incombenza di ricevere la parte del raccolto dovuta al locatore. I coltivatori insultarono, picchiarono e maltrattarono tutti gli inviati. Il signore della vigna prese allora questa decisione estrema: "Manderò il mio unico figlio; forse di lui avranno rispetto" (v.13). Ed essi lo uccisero! Il tema di questa parabola serviva al Divino Maestro per portare i suoi ascoltatori a comprendere il cattivo comportamento degli israeliti in relazione ai messaggeri inviati da Dio, i profeti. Atteggiamento portato all'ultimo estremo dai sommi sacerdoti, con il deicidio.

Anche con l'espulsione dal Tempio dei mercanti, Gesù parla come Figlio del Signore del Tempio: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato" (Gv 2, 16). E con una frusta intrecciata con le sue stesse mani mise in fuga la moltitudine di mercanti!

Ma questo Gesù che castigava con tanta energia, sapeva simpatizzare con i sofferenti. Essendo salito a Gerusalemme in occasione di una festa giudaica, passò vicino alla piscina di Betesda, sotto i cui portici si trovavano molti infermi in attesa dell'arrivo di un Angelo del Signore che di tanto in tanto scendeva e movimentava l'acqua. Ansiosa aspettativa, poiché il primo a toccare l'acqua in movimento subito era guarito dalla sua infermità. Gesù vide sdraiato lì un uomo che era paralitico da 38 anni e, con un gesto di affetto e compassione, gli disse: "Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina" (Gv 5, 8). Grande fu la sorpresa di tutti quanti assistettero alla scena e comprovarono la gioia del miracolato.

I farisei, però, accusarono il Maestro di star violando la Legge, per aver guarito nel giorno di sabato. Gli diedero, così, un'eccellente occasione di manifestare la sua filiazione divina. Per confutare l'argomentazione farisaica, Egli rispose loro: "Le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me" (Gv 5, 36-37). Ancora una volta, Gesù Si rivela a tutti come Figlio di Dio.

"In questa relazione di Dio Padre con il Figlio, San Giovanni Lo distingue con la denominazione 'Figlio Unigenito' (monogenê, Gv 1, 14.18; 3, 16.18; I Gv 4, 9). Questo indica per lo meno tre cose: Gesù è generato dal Padre, è Figlio Unico ed è uguale al Padre, infatti, per mezzo di Gesù, Dio Si rivelò come Padre".7

"Chi ha visto me ha visto il Padre"

Di fronte agli Apostoli, tuttavia, questa rivelazione svela un aspetto nuovo. Quando Filippo chiede a Gesù: "Signore, mostraci il Padre" (Gv 14, 8), Egli lo rimprovera soavemente: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me" (Gv 14, 9-11). Ossia, Lui e il Padre hanno la stessa natura divina e sono inseparabili.

Non si può dimenticare il modo, pervaso di tenerezza e fiducia, in cui Gesù tratta Dio Padre, dando- Gli l'appellativo familiare di "Abbà" ("Padre", in aramaico), nel pungente episodio del Getsemani, punto iniziale della sua Passione: "Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu" (Mc 14, 35-36).

Non smette, inoltre, di destare curiosità il fatto che, quando Egli prega Dio, Gesù non Lo chiama mai Dio, ma Padre. Usa il termine Dio quando parla di Lui davanti agli altri, ma non nella sua preghiera personale. Lo fa solo sulla Croce: 'Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc 15, 34). Ma qui, come sappiamo, sta recitando il salmo 22 (v.2).

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DichiarandoSi Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo Si identifica pienamente con la divinità. Non si tratta di una filiazione simbolica o adottiva, come quella degli altri uomini da Lui giustificati. In tal modo è convinto della sua divinità, che arriva a condizionare la salvezza alla fede nella sua Persona: "Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui" (Gv 3, 36). In questo modo, Gesù rivela la sua relazione filiale con Dio Padre. Mostra la sua dignità di Figlio Unigenito, come Lui stesso dichiara nella conversazione notturna con Nicodemo: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3, 16).

Lo Spirito Santo, il Consolatore

Sono numerosi nell'Antico Testamento i riferimenti allo "Spirito di Dio" e allo "Spirito del Signore". Per esempio, nel primo giorno della Creazione, "lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gn 1, 2). Sulla cima del Monte Fagor, lo Spirito di Dio scese su Balaam e gli fece benedire Israele (cfr. Nm 24, 2). Nelle sue ultime parole, il Re Davide proclama: "Lo spirito del Signore parla in me, la sua parola è sulla mia lingua" (II Sm 23, 2). E il Libro della Sapienza canta: "Lo spirito del Signore riempie la terra" (Sap 1, 7). Tuttavia, queste due espressioni non significano, nell'Antica Alleanza, una Persona distinta nel seno della divinità. Nostro Signore Gesù Cristo è chi ci rivelerà la personalità divina del Paraclito, la cui manifestazione pubblica avverrà con il massimo splendore nella discesa su Maria Santissima e gli Apostoli, a Pentecoste.

Nell'Ultima Cena, poco prima di dirigerSi nell'Orto per iniziare la Passione, Gesù diede loro una garanzia: "Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". (Gv 14, 26).

Vedendo come la tristezza riempiva il cuore degli Apostoli di fronte alla prospettiva degli imminenti eventi da Lui annunciati, spiegò loro il Maestro: "È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò" (Gv 16, 7). E aggiunse poco dopo: "Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera" (Gv 16, 13).

Nel giorno della sua Ascensione al Cielo, Cristo promise di comunicare agli Apostoli uno spirito di fortezza: "E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto" (Lc 24, 49). Proclama, così, la stretta partecipazione dello Spirito Santo alla sua missione redentrice, conferendo, con un moto interiore e vivificatore nelle anime, i mezzi soprannaturali necessari affinché gli uomini raggiungano i gloriosi fini della Redenzione.

Pentecoste, luce sul mistero trinitario

Tuttavia, tutte le affermazioni del Divino Maestro prima della Passione non furono sufficienti a illuminare la mente degli Apostoli. Radicati nelle tradizioni dei loro antenati, era per loro difficile ammettere l'esistenza di Tre Persone in un Dio unico.

Nella Sua apparizione agli undici Apostoli in Galilea, qualche tempo dopo la Resurrezione, il Divino Maestro Si riferì in modo chiaro e inequivocabile alla Trinità: "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28, 19). Ma soltanto con la discesa del Paraclito, a Pentecoste, divennero loro chiare queste parole del Salvatore. Esse contengono la più esplicita formulazione del mistero della Trinità, poiché lo stesso Gesù, quando fa battezzare "in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", afferma l'esistenza di un Dio in tre Persone: distinte tra Loro, ma costituenti una sola unità sostanziale.

Di fronte a questo panorama bello e misterioso rivelato da Nostro Signore, non ci resta che aspirare alla convivenza eterna con la Trinità in Cielo, cantando la sua gloria, come Sant'Agostino nella sua preghiera: "Quando, infatti, saremo in vostra presenza, cesseranno 'queste parole che ripetiamo senza intendere', e sarai per sempre tutto in tutti (cfr. I Cor 15, 28). E Ti loderemo per tutta l'eternità, cantando in una sola voce, uniti tutti in Te".8

(Rivista Araldi del Vangelo, Giugno/2014, n. 134, p. 16 - 20)

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