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Parola del Pastori

Il Rito Ispano-mozarabico

Pubblicato 2013/04/25
Autore : Don Carlos Roberto Tonelli, EP

Il 7 gennaio, don Salvador Aguilera López, sacerdote dell'Arcidiocesi di Toledo, ha presieduto nella Casa degli Araldi di Camarenilla, in Spagna, una Celebrazione Eucaristica molto particolare.

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Intervista con Don Salvador Aguilera López

Tra la ricca diversità di cerimonie con cui la Chiesa celebra il Mistero Pasquale, spicca questo venerabile e antichissimo Rito che ancor oggi si mantiene con vitalità nell'Arcidiocesi di Toledo.

Don Carlos Roberto Tonelli, EP

Il 7 gennaio, don Salvador Aguilera López, sacerdote dell'Arcidiocesi di Toledo, ha presieduto nella Casa degli Araldi di Camarenilla, in Spagna, una Celebrazione Eucaristica molto particolare. Essa non ha seguito l'abituale Rito Latino, ma uno dei più antichi e oggi meno conosciuti: l'Ispano- Mozarabico.

Éric Salas
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Don Salvador Aguilera López ha presieduto la Messa celebrata secondo
il Rito Ispano-Mozarabico nella Casa degli Araldi a Camarenilla

Per meglio apprezzare questa reliquia viva delle origini della Chiesa ispanica, ricca di simbolismo e storia, entriamo in contatto con lo stesso don Aguilera che ci invia da Roma, dove si trova attualmente per completare i suoi studi nel Pontificio Istituto Orientale, le risposte riprodotte a seguire.

Qual è l'origine del Rito Ispanico-Mozarabico?

Fin dall'epoca apostolica, le chiese locali hanno voluto realizzare il mandato di Gesù nell'Ultima Cena: "Fate questo in memoria di Me" (Lc 22, 19). Per questo, sebbene tutte le liturgie siano uguali nella parte essenziale, differiscono in alcuni elementi secondari, che sono frutto della cultura, della storia e del temperamento di ogni Chiesa particolare.

Possiamo dire che la formazione della nostra Liturgia è stata lenta, ed evidenziare che in essa si sono distinte molto tre sedi metropolitane: Toledo, Tarragona e Siviglia. Se fosse necessario indicare un momento storico concreto, segnaleremmo l'anno 589, nel quale si realizzò il III Concilio di Toledo, anno della conversione ufficiale del regno dei visigoti alla Fede cattolica. Seguì un'epoca di splendore il, cui apice fu il VII secolo, nel quale questa Liturgia era celebrata anche nella Gallia narbonese e nei Pirenei orientali.

Quando gli arabi, nell'anno 711, invasero la Penisola, i cristiani si videro obbligati a fuggire per preservare le loro vite. Altri, tuttavia, rimasero là, celebrando occultamente la loro Fede. Da questi deriva il termine "mozarabico": essi vivevano "tra gli arabi", avendo molti di loro ricevuto la palma del martirio. Quelli che emigrarono, portarono con sé i libri liturgici e le reliquie. Così, per esempio, i resti mortali di Sant'Isidoro di Siviglia si trovano a León e quelli di Sant'Ildefonso di Toledo, a Zamora. Anni più tardi, però, su ordine del re Alfonso il Casto, si sarebbe restaurata nelle Asturie, baluardo della resistenza a questa occupazione, la liturgia palatina tale come era celebrata a Toledo.Nell' XI secolo un altro fatto di rilievo della storia di questo Rito. Papa San Gregorio VII ottenne dal re Alfonso VI la convocazione di un concilio a Burgos (1080), il quale decretò l'abolizione del Rito nei regni di Castiglia e León,e istituendo il Rito Romano. I cristiani mozarabici, che avevano aiutato il re Alfonso VI nella riconquista della città di Toledo (1085), ricevettero, come riconoscimento dei loro meriti, l'autorizzazione a continuare a celebrare la propria Liturgia, e così lo fecero nelle sei parrocchie mozarabiche della città.

Come sopravvisse fino ai nostri giorni?

Nella storia della sopravvivenza del Rito Mozarabico si devono segnalare i nomi di tre Arcivescovi di Toledo, Cardinali della Santa Chiesa: Cisneros, Lorenzana e González. Il Cardinale Cisneros istituì la Cappella Mozarabica nella Cattedrale Primate, per assicurare così la celebrazione della Santa Messa e dell'Ufficio secondo questa antichissima Liturgia; ordinò anche l'edizione stampata del Messale (1500) e del Breviario (1502). Il Cardinale Lorenzana si incaricò della riedizione di questi libri liturgici, il Breviario nel 1775 e il Messale nel 1804. Infine il Cardinale Marcelo González Martin portò a termine la riforma del Rito secondo le direttive della Costituzione Sacrosanctum Concilium, del Concilio Vaticano II.

Chi volesse partecipare a una Celebrazione Eucaristica in questo venerando Rito, può farlo nella cappella mozarabica del Corpus Domini, della Cattedrale di Toledo. All'altare maggiore di questa cattedrale, l'Arcivescovo celebra secondo questo Rito in tre occasioni speciali: il 18 dicembre, nella Solennità di Sant'Ildefonso, il 28 gennaio e nella Solennità del Corpus Domini.

Potrebbe evidenziare alcune delle sue caratteristiche più salienti?

Per essere conciso, io sottolineerei tre elementi che appartengono al Rito della Comunione:

La proclamazione del Credo e il Padre Nostro. Il Rito della Comunione comincia con la recitazione del Credo, la cui formulazione appartiene al I Concilio di Costantinopoli. Il Rito Ispanico sarà il primo rito occidentale a introdurre nella Celebrazione Eucaristica il Simbolo della Fede. Si fa questo da quando così è stato ordinato dal Canone nº 2 del III Concilio di Toledo (589), con la finalità che riceva Cristo solo chi ha professato la Fede Cattolica. Il Padre Nostro ha una struttura particolare; comincia con un'invocazione alla quale seguono sette petizioni, e ad ognuna di esse il popolo risponde "amen".

Fernando Redondo
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Mons. Braulio Rodríguez Plaza, mentre celebra la Messa secondo
il Rito Ispano-Mozarabico all’altare maggiore della
Cattedrale di Toledo, 23/1/2013

La "Spartizione del Pane". Nell'Ultima Cena, Gesù prese il pane e lo spezzò, proprio come ci attestano i Vangeli, essendo così uno degli elementi essenziali dell'Eucaristia. In questa venerabile Liturgia, la Spartizione si converte in un momento epifanico nel quale, andando a spartire il Corpo di Cristo e collocandoLo nella patena a forma di croce, andiamo a evocare i misteri della sua opera salvifica proprio come li troviamo nel Credo: Incarnazione, Nascita, Circoncisione, Apparizione, Passione, Morte, Resurrezione, Gloria e Regno. Inizialmente erano sette, come i sette sigilli di cui ci parla l'Apocalisse. Più tardi, tuttavia, se ne aggiunsero altri due, aumentando le feste dell'Anno Liturgico: Circoncisione e Apparizione.

La "Benedizione" prima di comunicare. Potremmo dire che non c'è maggior benedizione che ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Per questo motivo si dà la benedizione prima della Comunione, come ordina il IV Concilio di Toledo (633). Essa non ha, pertanto, il carattere di commiato che ha nel Rito Romano.

(Revista Arautos do Evangelho, Aprile/2013, n. 120, p. 36 - 37)

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