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Tesori della Chiesa

Kilimanjaro, il monte della speranza

Pubblicato 2019/11/08
Autore : Arão Naif Mazive

Per l'uomo comune occidentale, il nome "Africa" è la maggior parte delle volte associato ad immagini forti, come quelle dei formidabili predatori: leoni, leopardi, iene, che costituiscono una continua minaccia per i viaggiatori incauti.

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A cosa dovremmo pensare, nel contemplare il maestoso monte innevato che emerge placidamente nel mezzo della torrida savana africana?

Arão Naif Mazive

Per l'uomo comune occidentale, il nome "Africa" è la maggior parte delle volte associato ad immagini forti, come quelle dei formidabili predatori: leoni, leopardi, iene, che costituiscono una continua minaccia per i viaggiatori incauti. E non solo le
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Getty Image
fiere. Anche il quasi sempre ostile ambiente africano offre tremende sfide all'uomo, una delle più terribili è quella delle inclementi e periodiche siccità. Buona parte della popolazione africana soffre di questo flagello, che porta con sé la disgrazia della fame, poiché gran parte della popolazione dipende direttamente dall'agricoltura per la propria sopravvivenza. Le scene di queste calamità segnano per sempre coloro che le hanno viste: coltivazioni che seccano irrimediabilmente, una ad una; il suolo solcato dal sole impietoso, percorso a piedi da migliaia di persone scalze, assetate, affamate; gli occhi degli anziani che scrutano attentamente l'orizzonte, in attesa di qualche nuvola promettente che nessuno sa quando verrà, e neppure se verrà...

Che in Africa ci siano soltanto immagini di desolazione e sventura? Per fortuna, no. Vi sono anche scenari meravigliosi, di una bellezza difficile da incontrare in altri luoghi. Uno di questi, che mai dimenticherò, è il grandioso Monte Kilimanjaro.
Situato nel nord-est della Tanzania, vicino alla frontiera con il Kenia, questo superbo picco, coi suoi 5.895 metri, è il più alto del continente. Coperto da nevi perenni, la sua placida e altera silhouette contrasta con la torrida pianura che lo circonda.
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Getty Image
Anche a grande distanza, esso offre una visione così sublime che i wachaggas, abitanti della regione, con reverenza lo chiamo "Kibo", ossia, nella loro lingua, "Speranza".

Nella denominazione data da questo antico popolo africano, traspare senza dubbio un fondo di verità. Infatti, nel vedere la maestosa e candida cima innalzarsi nella savana arsa dal sole, la prima idea che viene in mente è quella del conforto e della speranza. I panorami grandiosi possiedono il mirabile dono di elevare i nostri cuori alle realtà soprannaturali. Quando ho visto il Kilimanjaro per la prima volta, una cosa mi è venuta in mente, dotata di un valore incommensurabilmente maggiore: allo stesso modo la Chiesa si eleva da questa terra puntando verso il cielo, come ad indicarci dove si trova il lenitivo per tutte le nostre afflizioni.

Nelle così grandi difficoltà e carenze attraverso cui passa questo sofferto continente, veramente la presenza riconfortante della Chiesa è simile a quella del Monte Kilimanjaro nell'aridità. Più ancora, la Chiesa non è solo un simbolo: essa è di fatto portatrice di speranza, di vita e di un futuro migliore per l'Africa. È vero che l'azione evangelizzatrice e civilizzatrice di tanti missionari ha portato la dignità perduta o addirittura mai posseduta a molti africani, ma non è soltanto, né principalmente questo. La Chiesa ha offerto loro il prezioso aiuto sovrannaturale e, tramite i sacramenti, ha aperto ad innumerevoli anime le porte del Cielo, dove Dio, che è Padre di tutti, è in attesa di ognuno di noi.

Sarà stato esagerato pensare a tutto questo nel contemplare il superbo monte innevato in piena savana africana? Credo di no. È difficile non vedere l'accattivante bellezza del Monte Kilimanjaro come simbolo della speranza che un giorno tutti i popoli dell'Africa e del mondo intero, possano essere uniti sotto il manto protettore di Gesù, a compimento della sua divina promessa: "E ci sarà un solo gregge ed un solo pastore" (Gv 10, 16).

(Revista ARALDI DEL VANGELO, Ottobre/2007, n. 54, p. 50 - 51)
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Il Monte Kilimanjaro visto dal Kenya, nella stagione delle pioggie
Getty Image

 

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