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Storie per bambini

Una lettera a Dio

Pubblicato 2012/08/08
Autore : Suor Lucilia Maria Ribeiro Matos, EP

Con decisione, Giorgetto chiuse la busta ed uscì da solo, per consegnarla al destinatario. Entrò in chiesa con passo rapido e la stava già collocando nella cassetta dell'elemosina, quando venne interrotto...

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Con decisione, Giorgetto chiuse la busta ed uscì da solo, per consegnarla al destinatario. Entrò in chiesa con passo rapido e la stava già collocando nella cassetta dell'elemosina, quando venne interrotto...

Suor Lucilia Maria Ribeiro Matos, EP

Giorgio era sempre stato un buon bambino, educato e obbediente. Aveva perduto i genitori quando era ancora piccino e viveva con la nonna materna, la signora Clara, che accudiva il piccolo com ogni tenerezza. Lei faceva dolci, salatini e torte da vendere, e questo era il mezzo di sussistenza dei due che abitavano in una casetta umile, ma di loro proprietà.

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"Cosa stai facendo, ragazzo mio?" - chiese il distinto
signore. "Sto mettendo questa lettera nella cassetta
della posta del Cielo", rispose il piccolo Giorgio

Tutti nella piccola città li conoscevano, poiché, di primo mattino la pia signora andava a Messa, tenendo per mano il nipotino, fin da quando aveva imparato a camminare. Egli non aveva fatto ancora la Prima Comunione e già aveva iniziato le lezioni di catechismo, ancor prima di cominciare a frequentare la scuola. Durante la Messa, rimaneva tranquillo e prestava molta attenzione a tutti i movimenti del sacerdote, soprattutto al momento della Consacrazione, quando, in ginocchio e con le manine giunte, fissava con i suoi occhi vivi e scuri la Sacra Eucaristia e diceva a voce bassa, come aveva imparato con la nonna:

- Mio Signore e buon Dio!

Terminata la celebrazione, dopo una lunga azione di grazie, la signora Clara lo conduceva fino all'altare della Madonna del Rosario e, insieme, pregavano tre Ave Maria, chiedendo protezione anche per quel giorno.

Di ritorno a casa, Giorgio si divertiva ad aiutare la nonna, mettendo i dolcetti, i salatini e le paste nelle formine dorate e argentate, come anche a disporre i confetti colorati sulle torte di compleanno, capace di creare belle figure, incantato dai colori. Ogni sera, come di consuetudine accompagnava la nonna a consegnare le ordinazioni.

Scesa la notte, recitavano il rosario vicino all'oratorio dedicato alla Sacra Famiglia nel soggiorno della loro casa e, dopo cena, arrivava il momento preferito del bambino: la signora Clara gli raccontava molte storie! Lei bravissima nell'abbellire com dettagli e particolari gli episodi; riusciva a meravigliare il piccolo, poiché tra principi, principesse, santi ed angeli, frequentemente apparivano fiori belli e profumati, uccelli gorgheggianti, campane che suonavano e fonti gorgoglianti, le quali dopo essere diventati fiumi copiosi, sfociavano in un mare immenso, color smeraldo, con onde spumeggianti, che andavano a morire in spiagge di sabbia bianca, da sembrare zucchero. Ma, la cosa più attraente per lui erano le piume dei cappelli dei cavalieri, i loro stivali con speroni affilati, le ali multicolori degli angeli o la dolcezza dello sguardo di Gesù e la bontà di Maria.

Così cresceva Giorgio, pio, responsabile e molto innocente. Appena ebbe iniziato a frequentare la scuola, subito imparò a leggere e scrivere. Divenuto più grandicello, ed essendo la città molto tranquilla, poteva ormai fare alcune consegne per la nonna, e i clienti erano ammirati per la maturità di quel bambino di così tenera età.

Una mattina piovosa, però, la nonna non si alzò per la Messa. Preoccupato, il bambino andò in camera a vedere cosa fosse successo. La povera donna piangeva sommessamente, poiché si sentiva molto male. Preoccupato, egli chiamò la vicina, la signora Adalgisa, molto amica della signora Clara, che arrivò immediatamente per aiutare. Vedendo la drammatica situazione, chiamò il medico di famiglia, che dopo averla visitata, prescrisse una medicina e riposo assoluto, poiché la malattia poteva aggravarsi se non fosse rimasta a riposo. In tal caso, sarebbe dovuta andare fino alla capitale, poiché lì non avrebbero avuto mezzi per curarla.

Quel giorno, Giorgio andò da solo a Messa e a scuola, si occupò anche di tutte le consegne delle ordinazioni della nonna. Tuttavia, i giorni passavano e la signora Clara non guariva, non cucinava e il denaro cominciò a scarseggiare, poiché la sua medicina era molto costosa. Per quanto la signora Adalgisa fosse sollecita, anche lei non aveva i mezzi per fronteggiare una tale emergenza.

Passata una settimana, il bambino non ebbe dubbi: cominciò risolutamente a scrivere una lettera, com una scrittura ancora insicura e infantile. Con decisione chiuse la busta e uscì da solo, per consegnarla al destinatario. Entrò in chiesa con passo rapido e la stava già collocando nella cassetta dell'elemosina, quando venne interrotto da un distinto signore:

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Il giorno dopo, il signore della
chiesa suonò il campanello

- Cosa stai facendo, ragazzino mio?

- Sto mettendo questa lettera nella cassetta della posta del Cielo.

- Come sarebbe? - chiese l'uomo.

Giorgio, allora, spiegò tutta la situazione. E siccome la nonna gli aveva sempre insegnato che ogni richiesta fatta al buon Dio con fede veniva esaudita, aveva deciso di chiedere la sua guarigione, poiché era ancora molto piccolo per mantenerla e lei non poteva più lavorare. L'interlocutore, intenerito, disse:

 

- Dammi la lettera, che la farò arrivare io a destinazione. Ma, dov'è l'indirizzo per la risposta?

- Ah, non è necessario. Il buon Dio non sa forse dove abito?

- Certo che lo sa! - ribatté il signore

- Ma me lo puoi dire, così lo so anch'io?

Giorgio tornò a casa contento, sicuro che il buon Dio stava leggendo la lettera, e risolvendo subito il caso.

Il bambino non si era ingannato, poiché quello stesso pomeriggio fu consegnata nella sua umile casetta una scatola contenente la medicina della nonna, con un biglietto, dove c'era scritto: "Risposta del buon Dio". Esultante di gioia, il piccolo raccontò tutto alla nonna, che, emozionata, prese la medicina, sentendo ritornare nel suo corpo esausto le forze, grazie all'energia della fede innocente del nipotino.

Il giorno dopo, il signore incontrato in chiesa suonò il campanello. Egli era un medico della capitale, di passaggio per caso, in visita nell'amena cittadina. Conosceva bene la malattia della signora Clara e si occupò di lei il tempo necessario, portando dalla città altre medicine più efficaci.

Egli non abbandonò la buona signora fino a che lei non fu in grado di riprendere a fare i dolci e i salatini, di tornare a frequentare la chiesa e di prendersi cura di Giorgio, che non vedeva l'ora di ricevere la Prima Comunione per sentire nel suo cuore la presenza del buon Dio, che non smette mai di dare ascolto a tutte le nostre richieste fatte con fede! (Rivista Araldi del Vangelo, Agosto/2012, n. 112, p. 46-47)

 

 

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