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San Giuseppe

Giuseppe, uomo giusto per eccellenza

Pubblicato 2017/10/23
Autore : Don Mario Beccar Varela, E.P.

I principali tratti della vita del santo sposo della Vergine Maria sono giunti fino a noi nei primi capitoli del primo e terzo Vangelo

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La concisione degli evangelisti nel trattare Giuseppe, il padre adottivo di Gesù, continua ad essere addirittura sorprendente. Nel frattempo, la Teologia ha approfondito in forma mirabile, nel corso dei secoli, il ruolo del padre di Gesù nella storia della salvezza.

Don Mario Beccar Varela, E.P.

I principali tratti della vita del santo sposo della Vergine Maria sono giunti fino a noi nei primi capitoli del primo e terzo Vangelo1. Secondo vari autori, tra i quali San Giustino 2, San Giuseppe era originario di Betlemme, la città di Davide, suo antenato, situata a dieci chilometri a sud di Gerusalemme. Più tardi, è andato ad abitare a Nazaret, città nella quale, in obbedienza alla voce dell'angelo, si è stabilito nuovamente al ritorno dall'Egitto, compiendosi così quello che di Gesù dicevano i profeti: "Sarà chiamato Nazareno" (Mt 2, 23). Matteo (13, 55) e Marco (6, 3) lo designano come téktón, che significa tanto falegname quanto artigiano o costruttore di piccole case.

Profilo morale del santo Patriarca

Pochi sono, di conseguenza, i dati diretti che i Vangeli ci riferiscono su San Giuseppe. Intanto, per il fatto di essere stato scelto da Dio come sposo di Maria, la "piena di grazia", e degno custode del Verbo Incarnato, non possiamo dubitare che egli sia stato provvisto di doni e virtù straordinari, che vanno ben oltre al conciso racconto di Marco e Matteo. In questo senso, Sant'Alberto Magno lo esalta dicendo: Ha fatto del suo cuore e del suo corpo un tempio allo Spirito Santo..., nel quale ha offerto se stesso a Dio e, in se stesso, la più perfetta castità di corpo e anima, nel più accettabile e gradevole sacrificio a Dio 3.

Il Papa Leone XIII, in un'enciclica dedicata a San Giuseppe, dimostra come il suo matrimonio con la Santissima Vergine lo facesse partecipe della Sua grandezza. [Giuseppe] è lo sposo di Maria e padre legale di Gesù. Da questa fonte emana la sua dignità, la sua santità, la sua gloria. Certo è che la dignità di Madre di Dio arriva tanto in alto che nulla può esistere di più sublime,ma una volta che tra la Santissima Vergine e Giuseppe si è stretto un vincolo coniugale, non c'è dubbio che lui, più di qualunque altro, si è avvicinato a quell'altissima dignità per la quale la Madre di Dio supera di molto tutte le creature. Visto che il matrimonio è il massimo consorzio e amicizia - al quale è unita la comunione di beni - ne consegue che, se Dio ha dato Giuseppe come sposo alla Vergine, non lo ha dato soltanto come compagno di vita, testimone della verginità e tutore dell'onestà, ma anche affinché egli partecipasse, per mezzo del patto coniugale, all'eccelsa grandezza di Lei 4.

Il Vangelo della Solennità

Il passo del Vangelo più significativo riguardante lo sposo di Maria, è stato scelto dalla Chiesa come seconda lettura

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Mai vi è stato in San Giuseppe dubbio alcuno
 circa la santità di Maria
Sposalizio di Giuseppe e Maria - Chiesa della  
 Madonna del Buon Consiglio, Genazzano

propria della solennità di San Giuseppe. Tratta dal Vangelo di Matteo (1, 18-24), nel percorrerla, sentiamo lo stile chiaro, breve, esatto, perfino musicale, con cui gli autori sacri narrano le meraviglie della salvezza. Analizziamo uno per uno questi sei poetici versetti:

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Il termine "promessa sposa" merita una spiegazione, che ci è data dal dotto padre Ricciotti: Il matrimonio tra i giudei si realizzava in due tappe. Il compromesso (in ebraico kiddushin o erusin) non era una semplice promessa, come oggi, ma un contratto legale perfetto, ossia, vero matrimonium ratum. Pertanto, la donna promessa in sposa era sposa nel senso pieno e poteva ricevere il libello di ripudio, e in caso di morte era una vera vedova. Compiuto questo compromesso matrimoniale, i promessi sposi rimanevano nelle rispettive famiglie per un certo tempo che era secondo il costume di un anno. [...] Questo tempo era impiegato Nei preparativi della nuova casa e dell'arredo familiare 5.

Giuseppe suo sposo, che era un uomo giusto

La parola "giusto" ha qui un valore molto grande. Sant'Alberto Magno così commenta: San Giuseppe è stato un uomo perfetto, per quanto riguarda la giustizia, la costanza della sua fede, la temperanza, la virtù della sua castità, la prudenza, l'eccellenza della sua discrezione, la fortezza e per l'energia della sua azione. Dunque, troviamo in lui le quattro virtù in grado eccellente 6.
Considereremo più avanti le virtù di San Giuseppe, continuando per ora a seguire il racconto di Matteo.

Giuseppe non ha mai dubitato dell'integrità di Maria

...e, non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. È importante mettere in rilievo che, all'interno di questa grande perplessità, non c'è mai stato in San Giuseppe alcun dubbio quanto alla santità di Maria. Questa santità gli era evidente, non solo per il fatto di essere nota a tutti, ma perché Giuseppe era stato dotato da Dio - una volta che lo aveva scelto per essere il padre adottivo di Gesù - di doni speciali per discernere tutte le virtù che adornavano l'anima della Virgo Virginum.
Il sensum fidei ci porta, pertanto, a concludere che non era possibile per Giuseppe aver dubitato di Lei. A conferma di ciò, vediamo anche quanto commentano alcuni grandi dottori riguardo questo passo.

San Tommaso dice che Giuseppe conosceva la santità di Maria, il che lo faceva sentire troppo piccolo: "Giuseppe non ha voluto abbandonare Maria per prendere un'altra sposa, o per qualche sospetto, ma perché temeva, nella sua umiltà, di vivere unito a tanto grande santità, per questo gli è stato detto ‘Non temere' (Mt 1, 20)" 7. A sua volta, il doctor melifluus, San Bernardo, esclama, all'unisono con San Tommaso: Ma per quale motivo avrebbe voluto lasciarla? Considerate riguardo questo punto, non il mio personale pensiero, ma quello dei Padri della Chiesa.

Se Giuseppe avesse voluto abbandonare Maria, lo avrebbe fatto mosso dallo stesso sentimento che ha portato San Pietro a dire, quando cercava di allontanare il Signore da sé: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5, 8); e il centurione, che dissuadeva il Salvatore dall'andare fino alla sua casa, ad affermare: "Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto" (Mt 8, 8). È stato, dunque, perché indotto da questo pensiero che anche Giuseppe, ritenendosi indegno e peccatore, diceva a se stesso che non doveva vivere per più tempo in familiarità con una donna così perfetta e santa, la cui mirabile grandezza lo oltrepassava in misura tale che gli ispirava paura. Egli vedeva con una sorta di sgomento che Lei era gravida della presenza di un Dio e, non potendo penetrare questo mistero, aveva fatto il proposito di lasciarLa 8. Il motivo del desiderio di partire, pertanto, non era un dubbio sull'integrità di Maria, ma, al contrario, il suo essere subissato da venerazione e umiltà di fronte alla grandezza di Lei!

Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo".

Svelato il mistero, tutto risulta chiaro. È questa una vera "annunciazione" a Giuseppe, che si rapporta armoniosamente con l'Annunciazione dell'angelo Gabriele a Maria 9.

Il nome Gesù

Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati".

Era infatti, attribuzione del padre, nella legge giudaica, dare il nome al figlio. Nel Vangelo, per esempio, si racconta anche della perplessità dei parenti di San Giovanni Battista, quando hanno saputo come i suoi genitori volevano che egli fosse

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Dio ha concesso a San Giuseppe tutte le
grazie fin dalla sua infanzia: pietà, verginità,
prudenza,perfetta fedeltà...
San Giuseppe - Chiesa della Madonna di
Loreto, Lisbona

chiamato. Zaccaria allora, ha scritto su una tavoletta: "Giovanni è il suo nome" (Lc 1, 63). Questo episodio rende chiaro come, nonostante la perplessità di molti, benchè in famiglia nessuno si chiamasse così, si sia accettata l'autorità del padre in questa circostanza.

In questo versetto, la voce del Signore si fa sentire a Giuseppe, per mezzo dell'angelo, che gli comunica che Dio lo associa a questo grande mistero: è lui che deve dare il nome al Salvatore. Alla stessa maniera, Dio ratifica la legittimità del potere paterno di San Giuseppe su Gesù, ossia, la sua condizione di vero padre, come sottolinea il Papa Giovanni Paolo II, nella sua già citata Esortazione Apostolica. "Quando gli ha dato il nome, Giuseppe ha dichiarato la propria paternità legale in relazione a Gesù; pronunciando questo nome, ha proclamato la missione di questo bambino, di essere il Salvatore" 10.

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: [23] Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi.

Possiamo considerare che il nome del Redentore del mondo sia stato scelto da Dio dall'eternità, in accordo con l'essenza del Salvatore. Papa Giovanni Paolo II afferma infatti, nello stesso documento : "In questo caso, si tratta di un Figlio che - secondo la promessa divina - realizzerà pienamente quello che questo nome significa: Gesù - Yehosua, che vuol dire ‘Dio Salva'" 11. Infatti, dai tempi antichi, il nome voleva significare le proprietà o qualità del suo detentore.

San Tommaso dice a questo riguardo: I nomi devono corrispondere alle proprietà delle cose. [...] i nomi degli individui sono dati da qualche proprietà di colui al quale si dà il nome. [...] Ma i nomi che Dio impone ad alcuni significano sempre qualche dono gratuito che Dio concede loro, come è stato detto ad Abramo: "Sarai chiamato Abramo, perché Io ti ho costituito padre di numerosi popoli" (Gn 17, 15); o come è stato detto a Pietro: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherai la mia Chiesa" (Mt 16, 18). Ora, dato che all'uomo Cristo era stato concesso questo dono gratuito di salvare tutti gli uomini, convenientemente, dunque, Gli fu dato il nome di Gesù, ossia, Salvatore; nome che l'angelo ha comunicato in prima mano non solo alla Madre, ma anche a Giuseppe, che avrebbe dovuto essere il padre di creazione 12.

Così si conclude l'annunciazione dell'angelo a Giuseppe, con la rivelazione della missione di Gesù di "salvare il suo popolo dai suoi peccati". Possiamo esclamare, con la liturgia della Chiesa: "O magnum misterium!". Su questo mistero sublime, così rivelato, commenta San Bernardo: Il Signore ha ritenuto Giuseppe corrispondente al Suo Cuore e gli ha confidato, con intera sicurezza, il più misterioso e il più sacro segreto del Suo cuore. Egli gli ha rivelato le oscurità e i segreti della Sua saggezza, dandogli la facoltà di conoscere il mistero sconosciuto dalle origini del mondo. Colui che numerosi re e profeti avevano desiderato di vedere e non hanno visto, è stato concesso a lui, Giuseppe, il quale non solo ha visto, ma ha anche compreso, caricato, guidato i passi, abbracciato, baciato, alimentato e protetto 13.

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

È qui da evidenziare l'obbedienza di San Giuseppe alla voce dell'angelo. Questa stessa docilità diventerà manifesta anche quando riceverà l'ordine di andare in Egitto, fuggendo da Erode e, più tardi, quando il messaggero celeste lo farà tornare, una volta morto il tiranno. La sua sottomissione è parallela a quella di Maria, che ha esclamato, nel ricevere l'ineffabile notizia che sarebbe stata la Madre di Dio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).

II - Altri episodi narrati nei Vangeli Visitazione a Santa Elisabetta

I Vangeli non menzionano la presenza di Giuseppe nel viaggio di Maria ad Ain-Karim, per far visita a sua cugina Elisabetta, ma è ovvio che lui non avrebbe lasciato la sua giovane sposa ad affrontare da sola un viaggio così lungo. Era necessario percorrere più di cento chilometri, che richiedevano circa tre giorni di penoso cammino, per sentieri tortuosi ed esposti ad ogni tipo di incognita. Era necessario tener conto non solo dei pericoli della natura, ma anche dell'insicurezza dei percorsi, tante volte infestati da assalitori.

Oltre a questo, per la mentalità e i costumi dell'epoca, era incomprensibile che una giovane camminasse da sola, e meno ancora che intraprendesse un viaggio di questa portata senza essere accompagnata da un familiare molto vicino o, se era già sposata, dallo stesso sposo. Il fatto che Giuseppe avesse portato con sé Maria a Betlemme, è un'ulteriore conferma di quest'ipotesi., visto che la presenza di Lei non era necessaria per il nuovo censimento, certamente ha proceduto così per non lasciare la sua sposa sola in casa, senza la sua protezione.

Fuga in Egitto

I Vangeli narrano, dopo la prima manifestazione dell'angelo, di un'altra ancora, che ordina la fuga in Egitto. Lì, San Giuseppe lascia trasparire nuovamente la sua completa obbedienza all'ispirazione divina. Quante premure, quante preoccupazioni, quante notti esposto alle inclemenze del tempo, lungo i selvaggi percorsi dell'epoca, per esercitare la sua funzione di sposo e custode di Maria, di padre e zelante guardiano del Redentore! Tuttavia, ancora una volta, il silenzio sublime del Vangelo copre i dettagli di questa dura prova per la Sacra Famiglia.

Gesù, Maria e Giuseppe sono rimasti in Egitto "fino alla morte di Erode" (Mt 2, 15), ma il Santo Patriarca non ha osato fare ritorno in Giudea, sapendo che vi regnava Archelao, figlio di Erode; "avvisato divinamente in sogno" (Mt 2,22), si è ritirato in Galilea e si è insediato con Gesù e Maria nella città di Nazaret. In tutte queste incombenze che, come padre, gli competevano, Giuseppe ha praticato, in una forma eccelsa, la virtù della fortezza. Infatti, che cos'altro avrebbe significato prendersi cura di Gesù e Maria, sostenerLi e difender- Li come Essi meritavano, nelle difficoltà della vita di quei tempi... Più ancora, nell'esilio dell'Egitto - terra estranea e pagana - quali non saranno stati gli ostacoli e i pericoli!

Perdita e incontro di Gesù nel Tempio

La perdita di Gesù nel Tempio ci è narrata dal Vangelo di Luca (cfr. Lc 2, 41-51). Gesù aveva "dodici anni", quando i suoi genitori sono saliti, come "tutti gli anni", a Gerusalemme in occasione della Pasqua, per compiere la legge. Al ritorno, essi hanno pensato che loro Figlio si trovasse nella comitiva del viaggio, ma non trovandoLo, sono tornati a Gerusalemme, in cerca di Lui. Tre giorni dopo, Lo hanno trovato che insegnava nel tempio tra i dottori.

Per Maria e Giuseppe, è stata una tremenda prova, la cui portata si intravvede nel breve dialogo con Gesù, soprattutto, nel commento finale dell'evangelista: "Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo". Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Ma essi non hanno compreso le sue parole. Ancora una volta, Giuseppe si imbatte con la prova della perplessità davanti ai disegni divini, tante volte incomprensibili all'intelligenza umana. Gesù "Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso".
E lì il Bambino "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 51-52).

La passione di San Giuseppe

Su questi episodi, narrati così succintamente dall'autore sacro, l'ispirato commento di padre Llameras getta una luce: "L'infanzia e la vita occulta di Gesù costituiscono la passione di San Giuseppe" 14. Meraviglioso periodo del Salvatore, in cui il mistero circonda di splendori dorati la virtù di Gesù, Maria e Giuseppe. Anche il padre Eugenio Cantera, rinomato teologo spagnolo, commenta su questo stesso periodo: In tutte le scene dell'infanzia del Salvatore avvertiamo non solo la

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In tutte le incombenze che,come padre, gli
competevano,Giuseppe ha praticato in una
forma eccelsa la virtù della fortezza
Fuga in Egitto - Chiesa della Resurrezione
del Nostro Salvatore,San Pietroburgo (Russia)

presenza di Giuseppe, ma anche il suo intervento diretto, la sua azione immediata; azione, se si vuole, occulta e silenziosa, ma efficace e costante. Contempliamo per alcuni momenti questi passi di Gesù Bambino e lo vedremo sempre accompagnato da Giuseppe 15. Tutto questo tempo vicino a Gesù e Maria ha significato per Giuseppe un aumento, ad ogni istante, delle virtù infuse di cui la Provvidenza lo aveva dotato.

III - "Vir justus", scelto fin dall'eternità

Ma sarà che possiamo limitarci a considerare solamente le grazie di Giuseppe a partire dalle sue caste nozze? Non è lui, come abbiamo visto, il vir justus, scelto fin dall'eternità per essere il padre adottivo di Gesù? In questo senso, afferma padre Reginaldo Maria Garrigou Lagrange: "Considerata la sua missione totalmente divina, Dio provvidente gli ha concesso tutte le grazie già a partire dall'infanzia: pietà, verginità, prudenza, perfetta fedeltà..." 16. Anche San Geronimo affermava che Giuseppe era chiamato proprio per il possesso perfetto di tutte le virtù. Il dotto padre Juan de Maldonado, S.J., lo conferma: San Giuseppe è chiamato giusto, non perché possiede solo la giustizia, una delle quattro virtù morali, ma perché è stato pieno di ogni genere di virtù, come ha segnalato Crisostomo17.

San Giuseppe ha cooperato per la costituzione dell'ordine ipostatico!

Il famoso teologo domenicano, padre Bonifacio Llamera, nella sua citata opera Teologia di San Giuseppe 18, dedica 36 pagine per dimostrare, basandosi su illustri autori, come San Giuseppe "coopera nella costituzione dell'ordine ipostatico, in un modo vero e singolare, estrinseco, morale e mediato" 19. E conclude: "San Giuseppe [è] compreso nel decreto divino dell'Incarnazione". La stessa opinione la difende il biblista padre José Maria Bover, S.J., il quale, discorrendo sulla paternità di San Giuseppe in una delle sue opere, giunge ad affermare: Relativamente al Figlio di Dio, in quanto uomo, era una vera autorità o potere paterno: Gesù Cristo, in quanto uomo, era soggetto a Giuseppe, a cui doveva obbedienza. In rapporto alla Madre di Dio, la paternità di Giuseppe era come il complemento connaturale della divina maternità di Maria, la cui categoria era elevata. Per ciò che si riferisce a Dio Padre, era una misteriosa partecipazione, comunicazione o estensione della sua divina paternità.

In virtù di questa triplice relazione, l'ineffabile paternità di Giuseppe si collegava all'ordine dell'unione ipostatica. E a quest'ordine supremo apparteneva, conseguentemente, la grazia di Giuseppe: non di ordine ministeriale - come quella di San Giovanni Battista o quella degli apostoli - ma una grazia di ordine e carattere ipostatico, come era la grazia della Madre di Dio, sebbene in un grado inferiore rispetto a Lei20. Possiamo, dunque, concludere con il padre Garrigou-Lagrange: A quest'ordine superiore appartiene "in conclusione" la missione speciale di Maria, cioè, la maternità divina e, in un certo senso, ossia, estrinsecamente, moralmente e mediatamente, l'occulta missione del beato Giuseppe 21.

Morte di San Giuseppe

Per il fatto di essere morto tra le braccia di Gesù e Maria, San Giuseppe è il patrono della buona morte. Infatti si ritiene, con

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Per Maria e Giuseppe, la perdita di Gesù nel
tempio è stata una tremenda sofferenza, la
cui portata si intravvede nel breve dialogo
narrato da San Luca
 Ritrovamento del Bambino Gesù nel Tempio
Chiesa dell'Annunciazione, Lubiana (Slovenia)

ragione, che nessuno sia stato così ben assistito come lui nei suoi ultimi momenti. Si potrebbe quasi dire che per questo il termine della sua vita sia stato tanto soave e consolatore che da lui è stata assente qualsiasi sofferenza o angustia.
Intanto, non possiamo dimenticarci che per Giuseppe questa è stata la suprema perplessità della sua esistenza terrena. Infatti, morendo, si separava dal convivio ineffabile con la sua virginale sposa e con Gesù, il Figlio di Dio. Giuseppe partiva per il Cielo, lasciando sulla terra il suo Cielo... La considerazione dell'esempio e dei preziosi doni concessi da Dio al padre adottivo di Gesù, ci porta a confidare nella potente intercessione di colui a cui lo stesso Figlio di Dio ha obbedito: "E stava loro sottomesso" (Lc 2, 51).

Dall'esempio di San Giuseppe - ha affermato il Papa Benedetto XVI nella commemorazione della sua festa liturgica - viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato. Penso anzitutto ai padri e alle madri di famiglia, e prego perché sappiano sempre apprezzare la bellezza di una vita semplice e laboriosa, coltivando con premura la relazione coniugale e compiendo con entusiasmo la grande e non facile missione educativa.

Ai Sacerdoti, che esercitano la paternità nei confronti delle comunità ecclesiali, San Giuseppe ottenga di amare la Chiesa con affetto e piena dedizione, e sostenga le persone consacrate nella loro gioiosa e fedele osservanza dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Protegga i lavoratori di tutto il mondo, perché contribuiscano con le loro varie professioni al progresso dell'intera umanità, e aiuti ogni cristiano a realizzare con fiducia e con amore la volontà di Dio, cooperando così al compimento dell'opera della salvezza 22.

1) Mt 1-2; Lc 1-2; 3, 23; 4,22. Oltre a ciò, è menzionato come padre di Gesù in Gv 1, 45; 6, 42.
2) San GIUSTINO, Dial. cum Tryph., LXXXVIII, in P.G., VI, 688.
3) Mariale, q. 51. Apud LLAMERA, Bonifacio. Teología de San José; BAC, Madrid, 1953, p. 160.
4) LEONE XIII Enciclica Quamquam pluries, 18 agosto de 1889, n. 3.
5) G. RICCIOTTI, Vita di Gesù. n. 232.
Società Grafica Romana, 3a. ed., Turim-Roma (1947).
6) SANTO ALBERTO MAGNO. Mariale, q. 22. Apud Llamera, Teología de San José. Bac Madrid, 1953, p. 462.
7) SAN TOMMASO. Commentarium in Math. 1, 19, apud LLAMERA, B., ibidem, p. 209.
8) SAN. BERNARDO, Homilia II Super Missus est n. 14.
9) Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Redemptoris Custos de 15-8-1989 nn. 4 e 12.
10) Idem, ibidem, n.12.
11) Idem, ibid. n. 3 12) SAN TOMMASO. Summa Teologica, III, 37, Ad. 2 Resp.
13) SAN BERNARDO. Homilia II super "Missus est" 2; 16.
14) LLAMERA, Bonifacio, ibidem, p. 166.
15) CANTERA, E. San José en el plan divino.
Apud Llamera, ibidem, p. 236.
16) GARRIGOU-LAGRANGE: De Præsentia S. Ioseph. "Angelicum" abril-junho 1928, apud Llamera, ibidem, 17) In Mt. 1, 19. Apud LLAMERA, ibidem, p. 198.
18) Biblioteca de Autores Cristianos, n.
108, Madrid, 1953. Di questo libro dice Pe. Antonio Royo Marin, O.P.: "Quest'opera è, di gran lunga, la migliore che sia mai stata scritta su San Giuseppe nel mondo intero" (La Virgen y Dios, BAC, Madrid, p. 406).
19) Ibidem, p. 115.
20) BOVER S.I., José Maria: Vida de Nuestro Señor Jesucristo (Barcelona, 1955), in P. Francisco de P. Solà, S.J. Mt 1-2 y las relaciones que establecen entre San José y el misterio de Cristo, in e-aquinas, Revista electrónica mensual del Instituto Santo Tomás (Fundación Balmesiana), março 2006.
21) De Præsentia S. Ioseph. "Angelicum" abril-junho 1928, p. 202, apud LLAMERA, ibidem, p. 131.
22) Ângelus, 19 de março de 2006.




(Revista Araldi del Vangelo, Marzo/2008, n. 59, p. 18-23)

 

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