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Spirito Santo

E rinnoverai la faccia della terra

Pubblicato 2017/08/22
Autore : Clara Isabel Morazzani Arráiz

Instancabile, ardente di zelo per la gloria di Dio, l'apostolo Paolo percorreva le città della Grecia, predicando a tutti il vangelo di Cristo. Alle volte, l'ostilità di molti si opponeva al suo apostolato e attentava contro la sua vita

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Se dall'azione dello Spirito Santo a Pentecoste sono nate tante bellezze della cultura e della civiltà e, soprattutto, tanti miracoli della grazia, che cosa accadrebbe se ci fosse un nuovo soffio del Consolatore sulla faccia della terra?

Clara Isabel Morazzani Arráiz

Instancabile, ardente di zelo per la gloria di Dio, l'apostolo Paolo percorreva le città della Grecia, predicando a tutti il vangelo di Cristo. Alle volte, l'ostilità di molti si opponeva al suo apostolato e attentava contro la sua vita. Grande era, però, la consolazione che gli offrivano le numerose conversioni. Giunto ad Atene - città ricca ed orgogliosa, centro della filosofia e dell'intellettualismo - il cuore dell'apostolo delle genti si riempì di amarezza, alla vista di tanta idolatria (cfr. At 17, 16). Tra i molteplici luoghi di culto, dove erano offerti sacrifici alle divinità più assurde, egli si imbatté in un altare, sul quale era incisa questa iscrizione: "Al Dio ignoto". Scioccato di fronte all'ignoranza di quel popolo, sebbene tanto intelligente, Paolo si mise a predicare nell'Areopago, esclamando: "Quello che adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio!" (At 17, 23). E subito li avviò alla conoscenza della vera religione.

Al giorno d'oggi, nel nostro Occidente cristiano, non vediamo più quei templi destinati all'adorazione degli idoli, povere statue fatte da mani umane. Al contrario, trascorsi quasi duemila anni di predicazione apostolica, portata avanti fedelmente dal Magistero, si ergono ora numerosi templi cristiani, che ostentano nell'alto dei loro campanili il glorioso simbolo della croce.

Ma, se la confessione di un solo battesimo e il credere nella Trinità riuniscono i cristiani, non mancano coloro per i quali lo Spirito Santo potrebbe chiamarSi il "Dio sconosciuto". Simili ai discepoli di Efeso che, interrogati da Paolo, risposero: "Non abbiamo mai sentito dire che ci sia uno Spirito Santo" (At 19, 2), molti sono oggi coloro che, senza giungere a questo estremo, ignorano le caratteristiche e i poteri del Consolatore dimenticandosi di invocarLo.

Quanto più Lo conosciamo, tanto più Lo amiamo

Nell'Antico Testamento, l'umanità ignorava l'esistenza di Tre Persone in un'unica Essenza Divina, e se alcune espressioni dei Libri Sacri facevano intravvedere questa conoscenza, erano soltanto scintille di una Rivelazione che Dio Si riservava di trasmettere per mezzo di Suo Figlio, nella pienezza dei tempi. Sarebbe erroneo giudicare che la dottrina sullo Spirito Santo non si dovrebbe diffondere tra i fedeli, per timore di causare confusioni o travisamenti.

Non è stato questo l'esempio dato dal Salvatore, nel promettere la venuta del Consolatore o nello spiegare tale mistero al vecchio Nicodemo, che non riusciva a comprenderlo. Non è stata neppure questa la condotta osservata dai discepoli di Gesù nello scrivere ripetute volte sull'azione e la presenza della Terza Persona Divina in seno alla Chiesa. Nella sua Enciclica Divinum Illud munus, il Santo Padre Leone XIII esortava i predicatori ad insegnare e inculcare questa devozione nel popolo cristiano, visto che i suoi frutti si erano rivelati abbondanti e proficui.

"Insistiamo su questo non solo perché si tratta di un mistero che ci prepara direttamente alla vita eterna e che, per questo, è necessario credere fermamente ed espressamente, ma anche perché, quanto più chiaramente e pienamente conosciamo il bene, più intensamente lo vogliamo e lo amiamo. Questo è quello che ora vogliamo raccomandarvi. Dobbiamo amare lo Spirito Santo, perché è Dio: ‘Amerai il Signore Dio tuo, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze'(Dt 6, 5). E deve essere amato perché è l'Amore sostanziale eterno e primo, e non c'è cosa più amabile dell'amore; pertanto, tanto più dobbiamo amarLo in quanto Egli ci ha riempito di immensi benefici che, se testimoniano la benevolenza del donatore, esigono la gratitudine dell'anima che li riceve" (Divinum illud munus, 13).

Intendere con il cuore e non solo con l'intelletto

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Fuori, si era udito un rumore
 insolito, proveniente dal cielo,
 simile a quello di un vento
 impetuoso,nel medesimo 
 tempo in cui sulla testa
 di ognuno si posava una
 lingua di Fuoco
 "Pentecoste" per Beato
  Angélico,dettaglio di un trittico
 Galleria Nazionale dell'Arte
 Antica, Roma
Nel cercare di addentrarci nella conoscenza di questo Divino Spirito, che la Chiesa invoca come "Luce dei cuori", facciamolo non solo per un esercizio dell'intelletto, ma comprendendo, soprattutto, con il cuore. L'intelligenza, come spiega San Tommaso, è potenza regia ed immobile: attira a sé l'oggetto su cui si applica e lo rende proporzionato alla sua capacità. Se quest'oggetto è superiore alla ragione, essa forzosamente lo diminuirà nell'adattarlo a sé. La volontà percorre il cammino inverso: naturalmente inclinata alla dedizione e alla donazione di se stessa, essa vola fino all'oggetto e acquista le sue proporzioni.

Quando questo si manifesta superiore, essa si allarga e cresce fino a prendere le sue misure. Ora, nel caso dello Spirito Santo, non si tratta di un oggetto soltanto superiore al povero intendimento umano, ma di un Essere infinitamente distante dalla nostra fragile natura. È necessario che voliamo a Lui con la volontà, amandoLo senza misura fino a renderci "divinità", come Egli stesso afferma nelle Scritture (cfr. Sal 81, 6; Gv 10, 34-35). In questo modo, saremo idonei ad annunciarLo a coloro che ancora non Lo conoscono, secondo l'espressione di Lacordaire: "La raison ne fait que parler, c'est l'amour qui chante!" - La ragione sa soltanto parlare, è l'amore che canta!

Doppia influenza e divina inabitazione

Per conoscere lo Spirito Santo e relazionarsi con Lui, i battezzati non hanno bisogno di volare molto lontano, infatti anche se Egli "abita nei cieli" (Sal 122, 1), Si trova anche vicino alle anime in stato di grazia, ed esercita su loro una duplice influenza. Con la prima, intima e diretta, comunica loro i suoi doni, le purifica dalle miserie, ispira loro buoni propositi... Queste anime diventano, così, simili a una nave pronta a salpare: il soffio di una soave brezza solleverà le sue vele e la condurrà ad un buon porto. Senza dubbio, creando il vento, Dio lo ha fatto con l'intenzione di simbolizzare questa azione dello Spirito Santo all'interno dei cuori, come ha indicato lo stesso Gesù al fariseo Nicodemo: "Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito" (Gv 3, 8).

La seconda influenza proveniente da Lui si manifesta per mezzo del magistero della Chiesa, della parola infallibile dei Pontefici o dell'insegnamento dei vescovi, dai quali il popolo fedele è guidato: "Lo Spirito Santo - afferma ancora Leone XIII -, che è spirito di verità, poiché procede dal Padre, Verità eterna, e dal Figlio, Verità sostanziale, riceve dall'uno e dall'altro, insieme con l'essenza, tutta la verità che in seguito comunica alla Chiesa, assistendola affinché non commetta mai errori, e fecondando i germi della rivelazione fino a che, al momento opportuno, arrivino alla maturità per la salvezza dei popoli" (Divinum illud munus, 7).

L'anima che si apre alle ispirazioni dello Spirito, nello stesso tempo in cui è illuminata dalla dottrina della Chiesa, diventa, in un certo modo, infallibile. Questa misteriosa attuazione dello Spirito Santo supera tutte le debolezze e miserie, trasformando completamente coloro che la ricevono. Per i cuori così rinnovati, l'unica legge consisterà nell'obbedire al dulcis Hospes animæ (dolce Ospite dell'anima), lasciandoLo operare al suo interno, come raccomandava insistentemente la santa carmelitana, Madre Maravillas di Gesù, ad ognuna delle sue figlie spirituali: "Si tu Le dejas..." Se tu gli permetti...

Nonostante sia risaputo che la presenza di Dio, in quanto Padre e Amico, nelle anime dei battezzati compete alle tre Persone della Santissima Trinità, visto che queste operano sempre insieme, si attribuisce l'inabitazione specialmente al Divino Spirito Santo, perché questa è generata dall'amore e si effettua solo nelle anime in stato di grazia. Ora, lo Spirito Santo è amore sostanziale, perché procede dall'unione eterna e amorosa tra il Padre e il Figlio.
San Paolo, riferendosi a questa divina inabitazione, si mostra ancor più audace, non restringendola solo all'anima ma, considerando i suoi riflessi nello stesso corpo: "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi? (I Cor 6, 19).

Trasformazione degli apostoli a Pentecoste

Molte volte, l'azione dello Spirito Santo nelle anime avviene in modo soave e graduale, nella misura in cui queste non gli frappongano ostacoli, purificandole dalle loro colpe ed invitandole a progredire sempre di più nella virtù. In altre occasioni, tuttavia, questa trasformazione si opera in modo repentino e fulminante. Tale è stato il caso degli apostoli. Durante la Passione di Gesù, essi hanno rivelato tutta la pusillanimità propria della natura umana. Timorosi di subire lo stesso destino del Maestro, erano fuggiti, abbandonandoLo nel momento in cui Egli più necessitava della loro compagnia. E se, dopo quei giorni tragici, ancora si mantengono riuniti nel Cenacolo, questo è dovuto alle preghiere e all'azione della Santissima Vergine, come pure alle apparizioni del Signore risorto.

I loro cuori permanevano ancora vacillanti, i loro buoni desideri, mescolati all'ambizione per il primo posto, non erano perfetti ed essi stessi avrebbero dovuto sperimentare un sentimento di indegnità in relazione alla grandezza dell'opera che il Signore aveva loro affidato. Nel frattempo, una speranza li manteneva uniti, continuando unanimemente nell'orazione (cfr. At 1, 14): era la promessa fatta sotto giuramento dallo stesso Cristo: "Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò" (Gv 16, 7).
Sì, la mancanza di Gesù era necessaria perché venisse lo Spirito, conveniva che i discepoli, la cui visione del Maestro era troppo umana, sentissero il vuoto creato dalla Sua assenza e comprendessero, ora a distanza, l'origine divina di Colui che li aveva riuniti.

Questa nuova prospettiva si sarebbe raggiunta solo con l'azione del Consolatore che avrebbe loro insegnato "tutta la verità" (Gv 16, 13). Così, dieci giorni dopo la Sua ascensione al cielo, realizzando la profezia che Egli stesso aveva fatto, il Figlio inviava sui discepoli il Difensore promesso. Dalla sua azione repentina ed efficace quegli uomini timidi e pieni di lacune furono trasformati in vere colonne della fede. Simon Pietro, che poche settimane prima aveva rinnegato il suo Signore per paura di una serva, non temeva ora di predicare questo stesso Crocifisso alle porte del tempio.

Giacomo e Giovanni, i boanerges (figli del tuono), dal temperamento collerico e ambizioso, diventarono i paladini della dolcezza, apostoli del "nuovo comandamento dell'amore". Tommaso, l'incredulo, avrebbe fatto arrivare la sua parola ardente fino ai lontani confini dell'India. Che forza inesplicabile per occhi umani li muoveva ora, spingendoli a conquistare il mondo a Cristo? Che misterioso potere li aveva riempiti di una nuova infusione di doni e dei più preziosi carismi?
Fuori, si era udito un rumore insolito, proveniente dal cielo, simile a quello di un vento impetuoso, nel medesimo tempo in cui sulla testa di ognuno si posava una lingua di fuoco.

Questi segnali esteriori, che confermavano il cambiamento operato nei loro spiriti, erano simboli della grazia concessa, dell'impeto della carità e della grandezza di Dio che discendeva. Il vento, al quale Gesù aveva già fatto allusione nella conversazione notturna con Nicodemo (cfr. Gv 3, 8), raffigurava le ispirazioni repentine inviate dallo Spirito, mentre le lingue, inondando di igneo splendore la sala del Cenacolo, indicavano la pienezza di fede e amore che conveniva agli annunciatori della Parola di Dio.

Sette sono i doni che provengono dallo Spirito ed ornano l'anima, conferendole bellezza e attrazione. Con loro, come spiegano i Santi Padri e i teologi, si acquista forza per resistere alle principali tentazioni e si allontanano gli ostacoli per la vita di perfezione. Quattro di essi hanno come finalità illuminare l'intelligenza, mentre gli altri tre mettono in movimento la volontà. Il dono della sapienza illustra l'anima per la conoscenza di Dio e la contemplazione dei suoi adorabili attributi; il dono della scienza fa penetrare con discernimento nelle creature e le giudica in modo esatto; il dono dell'intelletto permette di comprendere i misteri divini; il dono del consiglio dirige le azioni, in modo da usare ordinatamente le conoscenze precedenti.

Doni e frutti dello Spirito Santo

Per comprendere bene l'importanza di questo avvenimento, la cui commemorazione chiude il ciclo pasquale, è necessario conoscere la grandezza dei doni che lì furono concessi, non solo personalmente ai discepoli, ma a tutta la
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Fu col cristianesimo che sorsero le
cattedrali, i castelli, i palazzi, lo splendore
 della liturgia,la soavità del canto
 gregoriano e la grave armonia dell'organo
 Cattedrale di Notre-Dame veduta dal fiume Senna, Parigi
Chiesa, perpetuandosi attraverso i Sacramenti del Battesimo e della Cresima. Attraverso le virtù infuse, l'anima agisce secondo il suo libero arbitrio aiutato dalla grazia, alla maniera di un uccello che vola con lo sforzo delle proprie ali. I doni, tuttavia, la dispongono a lasciarsi condurre direttamente sotto l'impulso dello Spirito Santo, come una nuvola che si muove al minimo soffio della brezza: "Chi sono quelle che volano come nubi ?" (Is 60, 8).

Già il dono della fortezza opera nel campo della volontà, perfezionando la virtù dello stesso nome e irrobustendola contro il vano timore mondano; il dono della pietà inclina all'amore di Dio e alla carità verso il prossimo; infine, il santo timore si oppone alle inclinazioni dell'orgoglio e della superbia, tanto radicate nel cuore umano. L'anima che si lascia inondare dall'azione dello Spirito Santo non tarderà a produrre frutti di santità, che spargeranno intorno a loro il buon odore di Cristo e comunicheranno alla sua persona un incanto tutto spirituale.

Nel suo cuore regneranno la pace e la mansuetudine, la bontà trasparirà nel suo relazionarsi con gli altri, la modestia brillerà nel suo comportamento e il piacere per il possesso dell'Amato la accompagnerà costantemente. È per questo che lo Spirito Santo è chiamato anche lo Spirito della gioia, poiché la Sua presenza e attuazione vengono sempre seguite da un benessere interiore che, a volte, si riflette nello stesso fisico, e costituisce il vero tesoro dei santi.
San Paolo, nella sua lettera ai Galati, enumera questi frutti dello Spirito e in seguito consiglia: "Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito" (Gal 5, 25).

L'anima della Chiesa

Qui giungiamo alle soglie di un mistero che avvolge la Storia della Chiesa ed è stato causa di confusione e sconcerto per coloro che si sforzano di distruggerla. Nel promettere a Pietro che le porte dell'inferno non sarebbero prevalse contro la Sua Chiesa, Gesù non parlava della parte umana, di questa che, a volte, si è rivelata tanto fragile e soggetta a miserie.
Si riferiva questo sì, alla parte divina, che è quella che conferisce alla Sposa Mistica di Cristo il suo carattere trionfante e immortale.

L'anima della Chiesa è la Terza Persona della Santissima Trinità, il Difensore promesso ed inviato, che la santifica ed arricchisce con l'azione della Sua grazia e i Suoi doni, impedendo che Lei venga a soccombere, o addirittura illanguidire, sotto i reiterati attacchi dei suoi avversari. Nel Consolatore troviamo la spiegazione del grande segreto per il quale la Chiesa "tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5, 27) continua il suo corteo vittorioso lungo i secoli, generando nuovi figli e portando la sua dottrina fino ai confini del mondo.

Comprendiamo, allora, da dove proviene l'insegnamento infallibile dei Papi nel corso di quasi due millenni, il sorgere di nuovi carismi ogni volta che le sue necessità lo richiedono, l'incessante fiorire di anime sante che, contro altri Cristi, prolungano per mezzo dell'esempio la sua adorabile presenza sulla terra: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).
Prima e dopo Cristo

Il mondo, prima della venuta di Nostro Signore Gesù Cristo, era in una decadenza enorme, si può dire che l'umanità aveva raggiunto un auge di cattiveria inimmaginabile: dappertutto imperava l'idolatria, si osservavano i costumi più depravati e la degradazione della dignità aveva raggiunto profondità mai viste. Se i nostri progenitori, Adamo ed Eva, fossero vissuti ancora in quell'epoca, non avrebbero potuto credere che, per un solo peccato commesso, la loro discendenza fosse giunta alla situazione in cui si trovava ai tempi della nascita di Gesù.

L'Incarnazione di Nostro Signore fu una marca storica che divise le ere in prima e dopo Cristo. Il fatto che la Seconda Persona della Santissima Trinità avesse assunto la nostra carne e, dopo aver compiuto la Sua missione redentrice, fosse salita al Cielo ed inviato lo Spirito Santo, mutò la faccia della Terra. Fu col cristianesimo che sorsero le cattedrali, i castelli, i palazzi, lo splendore della liturgia, la so.

(Revista Araldi del Vangelo, Maggio/2008, n. 61, p. 18-23)

 

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