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Nella figura di questo Papa "vediamo per la prima volta il Papato medievale
in tutta la sua grandiosa concezione, nella sua intransigenza necessaria,
e in esso risplende il doppio elemento che assicura la vita divina
della Chiesa: l'autorità e l'unità"

» Il Pastore che si espone
» Che cosa successe al "Flagello...
» Chi era questo Papa?
» Cenni della vita di San Leone Magno
» Scelto Papa
» Come Papa
» Prudenza, sagacia, diligenza e Fede
» Azione interna nella Chiesa e in due Imperi
» Gli invasori fanno circilare il virus di eresie

Quando la Fortezza dell'anima cristina doma la rudezza pagana

Attila, Re degli Unni, era un temuto capo barbaro. Crudele e implacabile con i suoi avversari, si auto intitolava il "Flagello di Dio". Distrusse praticamente tutto, in Gallia. Saccheggiò Tongres, Treves e Metz. La città di Troyes non fu distrutta grazie all'intervento di San Lupo, e lo stesso avvenne ad Orléans che fu salvata da Sant'Aniano.

Benché abbia sofferto una serie di sconfitte nelle pianure di Chalôns grazie agli sforzi militari di Ezio, Meroveo Re dei Franchi e Teodorico Re dei Visigoti, Attila non rinunciò ai sui obiettivi, non si scoraggiò.

La sua furia distruttrice si diresse verso il nord dell'Italia, distruggeva tutto quello che poteva mettendolo a ferro e a fuoco. Alcuni riuscivano a fuggire dalle sue incursioni distruttrici. Molti si rifugiavano nelle piccole isole esistenti nel Mare Adriatico, dove diedero origine alla città di Venezia.

Attila attaccò e saccheggiò Milano. L'Imperatore Valentiniano III non si sentì protetto a Ravenna e fuggì verso Roma. Ma la meta di Attila era quella di dominare Roma, la capitale dell'Impero, sede del Papato e centro della Chiesa Cattolica. E dopo poco tempo il barbaro arrivò alle porte della Città Eterna. Invasione, morte, distruzione e saccheggi era ciò che si aspettava dall'azione imminente del "Flagello di Dio".

Senza essere in condizioni di liberarsi di lui, l'Imperatore, il Senato e il popolo romano, in un atto che dopo si è considerato di buon senso, implorarono l'aiuto del Sommo Pontefice. Chiesero al Papa di salvare Roma dall'invasione. La missione del Vicario di Cristo era chiara e di grande responsabilità. La sua missione non era soltanto quella di difendere Roma. Egli avrebbe dovuto salvare anche la sua patria, il suo popolo e il mondo cristiano: un compito per niente facile e dal successo imprevisibile.

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Il Pastore che si espone

Come Pastore che desidera sempre preservare la vita del suo gregge, il Papa accettò l'incarico di affrontare il "Flagello di Dio". In una azione dai molti aspetti egli starebbe difendendo la Chiesa, l'Impero, l'Occidente.

Oltre a dimostrare di non aver paura, egli faceva vedere che credeva nell'aiuto soprannaturale, nell'importanza del Papato e nella forza dei simboli religiosi. Senza perdere tempo, il Papa indossò i paramenti pontificali riservati alle solennità più importanti, e accompagnato da sacerdoti e diaconi anch'essi muniti di vesti sacerdotali, si mise a cammino per affrontare il temibile Re degli Unni a Peschiera, una piccola città vicino a Mantova.

Il Papa, che non aveva soldati a sua disposizione, andò incontro al conquistatore, che contro ogni aspettativa lo ricevette con onori. E ancora, Attila desistette dei suoi obiettivi, cessò le ostilità e attraversò le Alpi ritornando alla sua terra, senza attaccare Roma. Correva l'anno 453.

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Che cosa successe al "Flagello di Di" per aver agito così?

I barbari chiesero al loro capo perché, contrariamente alle sue abitudini, aveva mostrato un tale rispetto per il Papa. Attila rispose: "non è stata la parola di colui che è venuto a trovarmi che mi ha ispirato una paura così rispettosa; ma ho visto accanto al Pontefice un altro personaggio, di aspetto molto più augusto. Venerabile nei suoi capelli bianchi, si manteneva in piedi, usando il suo abito sacerdotale, con una spada nuda in mano, minacciandomi con un'aria e un gesto terribili, se io non avessi assecondato fedelmente ciò che mi era richiesto dall'inviato". Questo personaggio che causava terrore ad Attila era l'Apostolo San Pietro che aveva accanto a sé, secondo un'altra tradizione, l'Apostolo San Paolo, il quale terrorizzò il Barbaro.

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Chi era questo Papa?

Chi fu questo Papa che riuscì a piegare il "Flagello di Dio" e che salvò l'Occidente?

Il suo nome era Leone III, più correttamente San Leone III. Era un uomo che, secondo il suo contemporaneo San Prospero d'Aquitania, "si abbandonò all'aiuto divino, che non manca mai allo sforzo dei giusti, e l'esito ricompensò la sua fede". J.B. Weiss, História Universal, Tipografia La Educación, Barcelona, 1927, tomo IV, p. 328)

L'episodio dell'incontro con Attila fu una delle sue grandi imprese. Grazie a quel fatto e a tutto ciò che realizzò nel seno della Chiesa con ripercussioni immediate nel campo temporale, fu chiamato Magno (grande) ed è più noto nella Storia come San Leone Magno. La sua festa liturgica è celebrata nella Chiesa Cattolica il 10 novembre.

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Cenni della vita di San Leone Magno

Nacque a Roma da genitori toscani tra gli anni 390 e 400, ossia alla fine del IV secolo o all'inizio del V.

Nella sua giovinezza, come studente, si distinse nelle letere profane e nella scienza sacra. Si è detto di lui: "Dio, che lo aveva designato ad ottenere brillanti vittorie contro l'errore e a sottomettere la sapienza del secolo alla vera fede, aveva posto nelle sue mani le armi della scienza e della verità". (Les Petits Bollandistes, Vies de Saints, Bloud et Barral, Parigi, 1882, tomo IV, p. 328).

Divenuto arcidiacono della Chiesa romana, servì ai Papi San Celestino I e San Sisto III. Fu un abile diplomatico. E grazie a ciò, in questo campo così delicato del rapporto umano, fu designato a diverse missioni. Una di queste ebbe luogo nel 440, quando fu inviato dall'Imperatore Valentiniano III in Gallia con il compito di riconciliare due dei più famosi personaggi dell'Impero.

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Scelto Papa

Nell'agosto del 440, quando morì il Papa, egli si trovava ancora in Gallia, dove aveva appena riconciliato i generali Ezio e Albino. Benché si trovasse lontano da Roma, Leone fu scelto per succedere a San Sisto II nel Trono Pontificio.

Furono inviati alcuni emissari per invitarlo a ritornare e a prendersi cura della sua patria e della sua Chiesa. Egli tornò e fu ordinato vescovo in una domenica, 29 settembre 440.

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Come Papa

L'affetto testimoniatogli dai romani al suo ingresso in città gli diede la speranza di poter condurre il popolo con facilità e di portarlo verso il bene, senza restrizioni.

San Leone III, il quarantaquattresimo successore di San Pietro non si sbagliò: il popolo lo ammirava e ebbe per lui una grande stima e sottomissione.

Poco tempo dopo la sua acclamazione, chiese al popolo romano che si era riunito nella basilica di San Giovanni il Laterano: "Vi esorto, per le misericordie del Signore, ad aiutare con le vostre preghiere colui que avete chiamato con i vostri desideri, affinché lo spirito della grazia rimanga su di me e non vi pentirete della vostra elezione". (Fra Justo Perez de Urbel, O.S.B., Año Cristiano, Ediciones Fax, Madrid, 1945, tomo II, p. 101).

Dall'effetto delle sue parole, San Leone III percepì che i suoi consigli erano stati ricevuti con gioia. Predicava spesso, soprattutto nelle grandi solennità e nel giorno in cui commemorava l'anniversario della sua ordinazione. Nella maggior parte dei suoi discorsi parlava della predicazione come un dovere associato al ministero dei Papi, ed anche a quello dei vescovi.

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Prudenza, sagacia, diligenza e Fede nel guidare la Chiesa

Lottò contro le eresie, rafforzò la disciplina ecclesiastica, scrisse opere importanti e il suo pontificato fu il più importante dell'Antichità Cristiana.

Ebbe una cura speciale nel guidare la Chiesa: portò a Roma le persone che più si distinguevano per il sapere e per l'integrità dei costumi, in modo da essere in grado di poter contare su di loro nel governo della Chiesa.

Iniziò il suo pontificato stabilendo l'autorità della Santa Sede riguardo le prerogative concesse a San Pietro: "Gesù Cristo, disse, istituì in maniera tale l'economia della sua religione per illuminare con la grazia tutti i popoli e tutte le nazioni, che desiderò che la verità annunciata precedentemente dai profeti fosse goduta da tutti i popoli, per salvarli tramite gli apostoli. Ma, volendo che questo ministero appartenesse a tutti gli apostoli, lo centralizza in San Pietro, capo di tutti gli apostoli, e volle che fosse suo, in qualità di capo, che si spargesse in tutto il corpo; in modo tale che chiunque si allontani dalla solidità di Pietro deve sapere che non fa più parte di questo ministero divino".

San Leone Magno aveva una stima particolare per il papato. In diversi Sermoni mostra chiaramente che è Pietro che continua alla guida della Chiesa, nella persona dei suoi successori, a cui spetta un ministero sacro di vigilanza universale affinché la fede che il Signore lasciò in legato agli Apostoli non sia corrotta.

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Azione interna nella Chiesa e in due Imperi... in decadimento.

La Chiesa e l'Impero avevano bisogno entrambi di un uomo come San Leone, giustamente nominato il Grande. Attila marcerà su Roma, Genserico la prenderà e Leone si mostrerà più grande di tutte le calamità.

"In un periodo in cui la Chiesa affrontava i più grandi ostacoli al suo progresso a causa della rapida disintegrazione dell'Impero Romano dell'Occidente e mentre l'Oriente era profondamente scosso da controversie dogmatiche, questo grande Papa, con una sagacia senza precedenti e con mano potente, guidò il destino della Chiesa Romana e Universale". J.P. Kirsch, Pope Saint Leo, The Catholic Encyclopedia, online edition, www.newadvent.com)

Mentre San Leone manteneva la disciplina ecclesiastica in Occidente, fu chiamato a mantenere anche la fede cristiana in Oriente. Si sforzava soprattutto per sostenere l'ortodossia in quei tempi difficili per la Chiesa e di decadimento generale per il mondo.

"Sin dalla sua prima lettera, scritta a Eutiche il 1º giugno 448 e fino alla sua ultima lettera al nuovo Patriarca di Alessandria, Timoteo Salophaciolus il 18 agosto 460, non possiamo che ammirare la chiara, positiva e sistematica maniera con cui Leone, fortificato dal primato della Santa Sede, prese parte in quella difficile confusione".(J.P. Kirsch, Pope Saint Leo, The Catholic Encyclopedia, online edition, www.newadvent.com.)

Svolse un ruolo attivo e importante nell'elaborazione dogmatica sul grave problema trattato nel Concilio di Calcedonia, convocato dall'imperatore dell'Oriente per la condanna dell'eresia chiamata monofisismo. Nelle sue Prediche San Leone difende vivamente l'unica persona di Cristo, ma le sue due nature.

La lettera dogmatica a Flaviano, letta dai delegati romani del Concilio, fornì il senso e le formule della definizione conciliare, creando così una effettiva unità e solidarietà con la sede di Roma. Quando fu letta a Calcedonia tutti i membri del Concilio esclamarono: "Pietro ha parlato tramite Leone!"

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Gli invasori fanno circilare il virus di eresie

Una nuova eresia nacque a Costantinopoli, e per inettitudine dell'imperatore Teodosio rivoluzionò allo stesso tempo la Chiesa e l'Impero.

Ancora durante la vita del Papa Celestino, Nestorio, vescovo di Costantinopoli, ignorando i principali misteri della fede che avrebbe dovuto insegnare, affermava che in Gesù Cristo c'erano due persone, quella di Dio e quella dell'uomo; che il Verbo non si unì ipostaticamente alla natura umana. Questa eresia portava anche la società temporale a conseguenze disastrose. San Leone Magno dovette agire con durezza e cautela.

Tra i popoli che invadevano l'impero da tutte le parti, pochissimi erano cattolici. Quasi tutti erano ariani o idolatri.

I vandali, ariani depredavano le chiese dell'Africa con il doppio furore di ariani e di vandali. I manichei fuggitivi di Cartagine affluivano in Italia e minacciavano di infestare Roma. I priscillianisti inquietavano la Spagna, i pelagiani Venezia e i nestoriani l'Oriente. San Leone Magno lottò contro tale situazione con le armi di cui disponeva: la dottrina cattolica e il desiderio di preservare la cristianità.

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La sua vita fu la sua opera, riflette la sua epoca

Sulla biografia di San Leone Magno non si sa quasi nulla oltre alla sua azione per la Chiesa e per la salvezza degli uomini. La sua vita si confonde quindi con la vita e l'azione della Chiesa nel suo tempo. La collezione di lettere e di prediche che egli ci lasciò, e che gli conferirono il titolo di Dottore della Chiesa, riflettono, come su uno specchio, la storia del suo tempo, la storia della sua vita.

Riflettono la vita di Leone III che morì a Roma il 10 novembre 461, che fu dichiarato Dottore della Chiesa nel 1754 e che fu sempre Grande, sempre Magno.

Con San Leone Magno "vediamo per la prima volta il Papato medievale in tutta la sua grandiosa concezione e la sua necessaria intransigenza, e in esso risplende il doppio elemento che garantisce la vita divina della Chiesa: l'autorità e l'unità".

Note:

Fonte: Padre Rohrbacher, Vida dos Santos, Tomo VI.
http://obrademariabrasilia.com/?p=3558#ixzz1cSrX0B2H
http://www.ecclesiae.com.br/livraria-virtual/autores/leao-magno-sao.html
http://www.voltaparacasa.com.br/papas/leao_magno/index.htm

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