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Consigliere di Papi e Re. Umile, ubbediente. Conosceva gli spiriti. Fondò un Ordine religioso. Compì
miracoli, risuscitò morti. In questo elenco sommario distinguiamo i contorni che definiscono il
profilo di San Francesco di Paola. Questo mistico e analfabeta, ebbe una vita lunga e santa
rivolta all'amore di Dio e alla santificazione degli uomini. La Santa Chiesa lo elevò agli
onori degli altari, e la sua festa è celebrata il 5 aprile, giorno in cui morì, all'età di
91 anni, nel Venerdì Santo del 1507.

» ...miracolosamente, nasce un bambino
» … che divenne un "bambino frate"...
» Si fece un Eremita adolescente...

» ...approvato dal Vescovo e con discepoli ...
» Fatti, profezie e ancora miracoli
» Un analfabeta pieno di saggezza e di santità
» Rimanere in Francia fu discernimento ...
» Imitò Gesù fino alla morte
» Ma, egli "morì" ancora una seconda volta ...

Da una santa coppia senza figli...

Giacomo e Vienna formavano una coppia che viveva a Paola, un piccolo paese della Calabria, in Italia. Giacomo era contadino. Vienna aiutava il marito in tutto ciò che era possibile a una donna. Insieme, essi costituivano una coppia cattolica esemplare.

Nonostante avessero una vita difficile, cercavano di santificarsi: pregavano molto, digiunavano, praticavano opere buone, facevano penitenza. Si consideravano felici.

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La felicità della situazione in cui vivevano era annebbiata da qualcosa che mortificava loro: non riuscivano ad avere figli.

...miracolosamente, nasce un bambino

Non mancavano richieste, preghiere e sacrifici affinché Dio inviasse loro un figlio. Chiedevano molto l'intercessione di San Francesco d'Assisi, di cui erano devoti. Gli promisero persino, caso il santo gli avesse concesso questo dono, che avrebbero dato il nome di Francesco al primo dei loro figli.

Dio ascoltò queste insistenti e pietose richieste: nacque loro un figlio.

Il bambino aveva un'infezione agli occhi e sarebbe potuto diventare cieco. Ancora una volta cercarono San Francesco. Con rispetto, gli chiedevano di esaudire per intero la loro richiesta e non soltanto a metà.

Giacomo e Vienna promisero al Santo che se egli avesse curato il bambino, appena l'età lo avrebbe permesso, egli avrebbe indossato l'abito francescano e sarebbe andato per un anno in un convento dell'Ordine Francescano.

Ancora una volta la coppia fu assecondata. Francesco cresceva sano, benedetto da Dio e con un'evidente vocazione per la santità. Fino a 12 anni seguì l'esempio paterno: pregava e praticava la penitenza.

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… che divenne un "bambino frate" , esemplare, ubbediente e miracoloso.

Il tempo trascorse e Giacomo e Vienna non avevano ancora compiuto la promessa fatta.

Un giorno comparve alla loro casa un frate francescano e ricordò loro che era arrivata l'ora di compiere la promessa fatta.

I genitori, di buon grado, portarono il ragazzino con l'abito di San Francesco al convento di San Marco, dove si osservava rigorosamente la regola dell'Ordine dei Frati Minori.

Il giovane Francesco, benché non fosse obbligato a farlo, compiva diligentemente le norme conventuali. E lo faceva così bene che divenne modello di osservanza della regola. Era esempio persino per i frati più esperti e vissuti nelle pratiche religiose.

Già in quella occasione, alcuni fatti straordinari segnarono la vita del piccolo Francesco.

Un giorno, il fratello sagrestano gli ordinò di andare a prendere le braci per il turibolo. Però si dimenticò di dirgli come doveva fare. Con tutta la semplicità e innocenza, egli esaudì alla richiesta del frate e mise le braci sul suo abito senza che questo bruciasse.

In un'altra occasione, fu incaricato al lavoro in cucina. Egli mise gli alimenti in una pentola, la mise sul carbone e la lasciò lì. In seguito andò in chiesa per pregare, dimenticandosi di accendere il fuoco...

Pregando, entrò in estasi e il tempo trascorse. Un frate passò per la cucina e vide il fuoco spento. Cercò Francesco e gli chiese se il cibo era pronto. Il giovane rispose di sì e in seguito, andò in cucina. Non si sa come, ma il fuoco era spento e il cibo cotto....

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Si fece un Eremita adolescente...

Era ovvio che i buoni frati del convento di San Marco volevano che il giovane Francesco continuasse tra di loro. Era un adorno per il convento quell'adolescente che già presentava tanti segni di santità.

Il giovane, tuttavia, si sentiva chiamato ad un altro stato di vita.

Avendo già compiuto la promessa di rimanere un anno nel convento, andò con i suoi genitori a conoscere Roma, Assisi, Loreto e Monte Cassino.

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Rimase impressionato da Monte Cassino. A conoscenza del fatto che in quel luogo San Benedetto si era stabilito all'età di 14 anni per consegnarsi tutto a Dio, egli volle fare lo stesso: chiese ai genitori di lasciarlo vivere come eremita nel podere in cui vivevano. Giacomo e Vienna lo assecondarono. E non soltanto gli permisero di trasferirsi al suo "eremo", ma gli portavano anche da mangiare.

Ma Francesco voleva essere più radicale nella sua solitudine. Un giorno egli sparì: era salito sulla montagna vicina. Lì trovò una piccola grotta e la trasformò nel luogo in cui passò a vivere per sei anni.

Viveva esclusivamente per Dio, in contemplazione e penitenza. Il suo cibo erano radici e erbe selvatiche.

Secondo la tradizione corrente nell'Ordine da lui fondato, fu in questa grotta eremitica che egli ricevette, dalle mani di un Angelo, l'abito monastico.

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...approvato dal Vescovo e con discepoli, fonda un Ordine Religioso.

A 19 anni, Francesco ottenne dal Vescovo locale la licenza per costruire un monastero su un monte vicino a Paola. Subito sorsero i primi discepoli e ausiliari.

Alla costruzione di questo Monastero parteciparono gli abitanti della città. Non importava che fossero ricchi o poveri, nobili o plebei. Era un vero miracolo: tutti volevano aiutare.

Questi aiutanti del Santo furono testimoni di numerosi miracoli.

Videro pietre muoversi ad un semplice ordine di Francesco. Alberi pesanti ed enormi pietre divennero leggeri per essere rimossi o trasportati. Il cibo, la cui quantità era insufficiente per saziare la fame di un unico lavoratore alimentava tanti. Persino persone malate, che partecipavano alla costruzione, guarivano.

Da ciò ebbe origine l'Ordine dei Minimi, l'ordine religioso fondato ufficialmente da San Francesco di Paola nel 1435.

L'Arcangelo San Michele era il suo protettore ed anche protettore dell'Ordine da lui fondato. Fu l'Arcangelo che gli portò una sorta di ostensorio in cui appariva il sole su uno sfondo azzurro con scritta la parola Carità, e che raccomandò al Santo di prendere come stemma del suo Ordine.

Francesco aveva nella semplicità della sua vita un'incoronazione di tutte le sue virtù. Era buono, franco, candido, servizievole, sempre disposto a fare del bene a chiunque.

Trasmise questo spirito in abbondanza ai suoi figli spirituali.

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Fatti, profezie e ancora miracoli

La Divina Provvidenza distribuisce i suoi doni a chi ne farà uso per la maggior gloria di Dio. In questo caso si dovrebbe dire che San Francesco di Paola glorificò molto Dio, avendo applicato questi doni abbondantemente. Sembra persino che il suo carisma si costituiva nel fare miracoli.

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Un autore arrivò ad affermare su di lui: "Non vi sono malattie che egli non abbia guarito, di sensi e membra del corpo su cui egli non abbia esercitato la grazia e il potere che Dio gli aveva donato. Egli restituì la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti, l'uso dei piedi e delle mani agli storpi, la vita ai moribondi e ai morti; e, ciò che è piu ammirevole, la ragione a insensati e frenetici". "Non vi fu mai male, per quanto potesse sembrare inguaribile, che potesse resistere alla sua voce o al suo tocco. Giungevano a lui da tutte le parti, non uno alla volta, ma in grandi gruppi e a centinaia, come se egli fosse l'Arcangelo Raffaele e un medico sceso dal Cielo; e secondo la testimonianza di coloro che lo accompagnavano costantemente, nessuno mai tornò a casa scontento, ma tutti benedicevano Dio per aver ricevuto la grazia che desideravano" (*).

Francesco resuscitò il proprio nipote chiamato Nicola. Egli voleva essere monaco dell'Ordine fondato dal proprio zio. Ma sua madre si oppose fermamente a ciò.

Nicola si ammalò e morì.

Il corpo era vegliato nella chiesa del convento e Francesco chiese che lo conducessero nella sua cella. Trascorse la notte in lacrime e preghiere. Fu così che quella notte ottenne da Dio che il ragazzo tornasse in vita.

Quando all'indomani la madre di Nicola venne ad assistere al funerale del figlio, Francesco le chiese se lei si opponeva ancora a che il figlio diventasse un religioso. "Ah!" – disse lei in lacrime – "se io non mi fossi opposta, forse egli sarebbe ancora vivo". "Vuol dire che sei pentita?"- insistette il Santo. "Ah, sì!". Francesco allora le portò il figlio sano e salvo.

In lacrime, la madre abbracciò il figlio e gli concesse il permesso che gli aveva negato.

Divenne famosa un'altra risurrezione, fatta attraverso l'intercessione di Francesco. Fu quella in cui visse di nuovo un malfattore che la giustizia aveva fatto impiccare tre giorni prima.

San Francesco di Paolo non soltanto gli restituì la vita del corpo, come anche quella dell'anima.

Ma Francesco, perfino resuscitò due volte la stessa persona:

Tommaso de Yvre viveva a Paterne, in Francia, e lavorava nella costruzione del convento della sua città. In un incidente egli fu schiacciato da un albero. San Francesco lo risuscitò.

Qualche tempo dopo Tommaso cadde dall'alto del campanile e morì a causa della caduta. Ancora una volta il Santo gli restituì la vita.

San Francesco era anche dotato di una grazia speciale per l'ottenimento del favore della maternità per donne sterili. Molti miracoli di questo genere sono stati raccontati nel processo di canonizzazione del Santo a Tours. Alcuni di essi ebbero luogo in case reali o principesche.

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Un analfabeta pieno di saggezza e di santità

In verità egli era analfabeta, ma poco importa.

Nelle sue omelie egli pregava con così tanta saggezza che lasciava i suoi ascoltatori in estasi ed entusiasti: la bocca parla dell'abbondanza del cuore...

Nel suo modo di essere, di comportarsi e di agire, brillavano in grado eroico la virtù della saggezza, oltre quella della prudenza, della giustizia, della tempra e della forza.

Proprio per questo motivo è che il Santo non alfabetizzato non sentì alcun disagio nel parlare o dare consigli a Papi, re e a grandi di questo mondo.

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Rimanere in Francia fu discernimento della volontà di Dio

La sua fama giunse fino in Francia. Il Re Luigi XI era colpito da una malattia che avrebbe potuto portarlo alla morte. E non indugiò: chiese al Santo di andare in Francia per guarirlo.

Ma Francesco si diresse verso la corte francese soltanto dopo un ordine formale del Papa.

Il suo viaggio fu provvidenziale per l'espansione del suo Ordine non soltanto in Francia, ma anche in altri paesi dell'Europa, come la Germania e la Spagna.

Quando si trovò al cospetto del Re, comprese che la volontà di Dio non era quella di guarirlo, bensì quella di portarlo via dalla vita terrena. Senza timore, egli disse ciò a Luigi XI, e così lo preparò alla morte. Fu in queste circostanze che il monarca affidò a Francesco la formazione dei suoi figli, soprattutto quella del principe erede, che all'epoca aveva soltanto 14 anni.

Francesco fu anche il confessore della Principessa Giovanna. Dopo essere stata ripudiata da suo marito, il futuro Luigi XII, divenne religiosa, e dopo la sua morte santa fu canonizzata ricevendo il più grande degli onori, quello degli altari.

Fu attraverso il consiglio di Francesco che il Re Carlo VIII si sposò con Anna di Bretagna, unica erede di quel ducato, che così si unì al Regno di Francia.

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Imitò Gesù fino alla morte

Francesco dormiva su delle tavole, e ciò quando dormiva... Perché di solito trascorreva gran parte delle notti a pregare.

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Sembrava vivesse continuamente in spirito di Quaresima. Molte volte mangiava soltanto ogni otto giorni. Per imitare meglio Nostro Signore Gesù Cristo, una volta trascorse tutta una Quaresima senza mangiare.

Il suo abito era fatto di un tessuto grossolano, molto rudimentale. Nonostante come penitenza lo portasse giorno e notte, era molto pulito e da esso emanava un odore gradevole.

Il suo viso, sempre tranquillo e ameno, sembrava non soffrire le austerità che praticava, né gli effetti dell'età.

Non avrebbe potuto esserci alcun demonio che potesse resistere a qualcuno in possesso di una vita vissuta così grandemente per l'amore di Dio. Furono numerosi i casi di posseduti che egli liberò dal giogo diabolico.

San Francesco di Paola aveva come devozioni particolari il culto al mistero della Santissima Trinità e quello dell'Annunciazione della Vergine; una venerazione ai nomi santissimi di Gesù e Maria ed una vera adorazione alla persona di Nostro Signore Gesù Cristo nella sofferenza della Passione.

Sarebbe un indizio di un'identificazione in più con Nostro Signore, chi, avendo queste devozioni, fosse morto il giorno in cui la nostra Redenzione si compì.

E fu ciò che avenne: il Venerdì Santo del 1507, a 91 anni, morì Francesco di Paola.

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Ma, egli "morì" ancora una seconda volta ...

Durante le Guerre di Religione in Europa, i protestanti calvinisti invasero nel 1562 il convento di Plessis, in Francia. Lì era sepolto il Santo. Allora, come egli aveva predetto, il suo corpo ancora incorrotto, fu tolto dal sepolcro e fu bruciato con il legno di un grande crocifisso della chiesa.

Egli praticamente fu martirizzato dopo la sua morte.

La gloria di San Francesco di Paola rimane fino ai nostri giorni, nonostante l'odio dei nemici della fede.

E rimarrà per sempre. (JS)

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