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Sacra Famiglia

Gesù, Giuseppe e Maria: tre perfezioni che arrivarono al culmine a cui ciascuna doveva arrivare; tre vertici che si amarono e si compresero reciprocamente e intensamente;
tre perfezioni altissime, ammirevoli, diverse, che realizzarono una armonia
di differenze come non si è mai visto sulla faccia della Terra.

Di cosa si occupava la Sacra Famiglia? Cosa facevano i suoi membri nella loro routine quotidiana? Pregavano molto e con tutta l'anima, lavoravano sulla coscienza, non tanto per servire alle necessità di ogni giorno, ma per glorificare Dio, con la perfetta sottomissione alla sua Legge; inoltre amavano intensamente Dio, che era il fine di tutti i loro pensieri, di tutti i loro sforzi, di tutte le loro aspirazioni; si amavano tutti reciprocamente, con un amore pieno di disinteresse e di abnegazione; amavano tutti gli uomini, lontani o vicini, la cui salvezza era il desiderio di ciascuno dei membri della Sacra Famiglia.

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In che modo la famiglia umana può avvicinarsi a questo ideale realizzato dalla Sacra Famiglia? In che modo la preghiera - preghiera che era come il normale respiro della Sacra Famiglia - riprenderà il suo posto nella famiglia umana? Pensiamo al grande numero di famiglie che hanno perso la fede; alcune si sono ridotte al materialismo e alla ricerca dei piaceri; altre, mantenute ancora da un resto di ideale umano, si conservano in un atteggiamento morale che molte volte si ispira all'orgoglio. Da qualcuna Dio è praticamente escluso. Non lo rinnegano neanche; non lo conoscono, il che è peggio.

Pensiamo anche al considerevole numero di famiglie cosiddette cristiane, così chiamate perché i suoi membri si sono sottoposti alle formalità del battesimo, della prima Eucaristia, del matrimonio sacramentale, della sepoltura religiosa, però che hanno perso la fede. All'interno di esse non vi è nessuno che si preoccupi con la gloria di Dio, con la venuta del suo Regno, con la preghiera; se casualmente, uno dei suoi membri è fedele alle pratiche religiose, in quante di queste famiglie sussiste la preghiera in comune, espressione di uno stesso spirito e di un'aspirazione collettiva? L'individualismo, che è una piaga dei giorni d'oggi, ha invaso la vita spirituale, così come la vita sociale e familiare. "Ognuno per sé e da sé", è il motto incosciente della maggior parte degli uomini, e ciò ancora alla presenza di Dio. Il dogma della comunione dei santi sembra essere soltanto una parte sconosciuta del testo del Credo, senza applicazione pratica nella vita. E tuttavia, non ha promesso Nostro Signore che dovunque si trovassero due anime a pregare a nome suo Egli vi si sarebbe trovato in mezzo?

Quindi, tornare alla vita in comune è uno degli sforzi che si impongono a tutti i cristiani. La Chiesa non si sforza forse per ottenere gli stessi fini nel risvegliare il senso liturgico tra i fedeli affinché si realizzi la richiesta fatta da Nostro Signore a suo Padre celestiale, "che tutti siano uno".

Però, come restaurare la preghiera in comune - che fu l'anima e la forza della Sacra Famiglia - nella nostra propria famiglia? Se è vero, per ciò che riguarda la società temporale, che la famiglia è la cellula sociale, allo stesso modo lo è riguardo alla società spirituale, che è la Chiesa. Quindi, è fondamentale che tramite ogni mezzo a portata di mano, ravviviamo e incoraggiamo lo spirito di famiglia, però non quello che risulta da un'associazione di interessi e di affetti e che si può definire come "un egoismo di molti", ma ciò che era quello della singolare famiglia di Nazareth, spirito che unisce e fonde le anime per offrirle tutte riunite e con una stessa aspirazione a Dio, per la salvezza di tutti gli uomini.

Ciascuno deve chiedere a Dio che faccia rivivere in tutti i cuori questo spirito di famiglia. Però, come si sa, Dio non ci concede il suo aiuto tranne quando da parte nostra non facciamo tutti gli sforzi possibili. Badiamo quindi, allo stesso tempo in cui preghiamo, affinchè rinasca e si propaghi il vero spirito cristiano della famiglia, affinché si sostengano e si sviluppino tutte le istituzioni spirituali e sociali che esistono intorno a noi e che tendono a restaurare, elevare e ricostruire le famiglie cristiane. Queste opere sono gli strumenti che Dio pone a nostra disposizione per servircene. Cerchiamo quindi di conoscerle, unendoci ad esse, e preghiamo affinché si convertano in strumenti sempre più perfetti del servizio di Dio.

Tuttavia non tutte le occupazioni della Sacra Famiglia consistevano in pregare. La loro vita era molto attiva, e ognuno dei suoi membri lavorava secondo la propria vocazione: San Giuseppe e Nostro Signore lavoravano nella bottega, dal cui lavoro tutti vivevano; la Santissima Vergine badava alle molteplici occupazioni domestiche che si imponevano ad ogni madre di famiglia.

Per cui la Sacra Famiglia era esattamente come l'immensa maggioranza delle famiglie odierne. Ma, come si vede con frequenza, il lavoro è considerato come un carico pesante di cui ci si lagna, cercando di liberarsene con il minore sforzo possibile. Ma a Nazareth esso era accolto con piacere, come un mezzo per essere gradevole a Dio.

Qualcuno obbietterà che in molte famiglie si lavora intensamente, ma in questi casi non vediamo come il lavoro assorbe tutti i momenti, tutti i pensieri? Lavorare ogni giorno di più per guadagnare di più, con il fine di soddisfare più ampiamente le necessità sempre crescenti dell'esistenza: ciò sembra essere l'unica aspirazione di un grande numero di nostri contemporanei. Però anche così, il lavoro coraggiosamente accettato e compiuto, continua ad essere considerato in maniera puramente umana e come un male necessario. Per la Sacra Famiglia, invece, il lavoro era un bene prezioso, per il quale ringraziava sempre Dio, perché grazie a lui si rendeva al Signore l'omaggio di un'intera e piacevole obbedienza. Non fu per caso Dio che istituì la legge del lavoro a cui è obbligato ogni essere umano? Allo stesso tempo gli sforzi e le fatiche, le attenzioni e le inquietundini - che ogni lavoro porta con sé - erano agli occhi della Sacra Famiglia un sacrificio soave che potrebbe essere offerto a Dio in riparazione per i peccati del mondo.

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In questa maniera, a Nazareth il lavoro aveva molto meno come obiettivo l'assicurarsi la vita materiale che la gloria di Dio, che doveva promuovere. Da ciò si conclude che si lavorava con amore, con godimento, con una coscienza rigorosa. Piallare un asse di legno e spazzare l'umile dimora erano atti di amore che agli sguardi di Dio potevano essere così santi come la più sublime contemplazione, e che si potevano fare con lo stesso fervore, con lo stesso desiderio assoluto di perfezione.

Se non vogliamo che la nostra società naufraghi nell'anarchia e nella ribellione, è assolutamente necessario guidarla verso questa concezione del lavoro, perché il lavoro sopportato per necessità suscita nel cuore dell'uomo il rancore, l'odio e la ribellione, e il lavoro animato soltanto dallo spirito di lotta fomenta l'egoismo e l'orgoglio, che sono il principio dell'anarchia.

Sforziamoci poi, affinché la legge del lavoro sia in tutte le famiglie compresa e accettata come la Legge di Dio. Così il lavoro si convertirà in un'altra preghiera, non meno gradevole a Dio. Così recupererà anche, agli sguardi di tutti, la sua grandezza e la sua dignità e sarà nuovamente, per l'uomo, una fonte di forza e di godimento.

Però non ci dimentichiamo che il lavoro è e dev'essere il mezzo affinché ognuno di noi assicura la propria vita materiale e quella dei suoi familiari: nella nostra società moderna purtroppo non è sempre così. Dio vuole che ci aiutiamo reciprocamente, se vogliamo che egli ci aiuti. Quindi, non ci allontaniamo dalle opere sociali che si sforzano di addolcire gli sgradevoli effetti di certi dislivelli e di assicurare a tutti i minimo di benessere, senza il quale l'uomo non è più di una povera macchina che ansimante cammina sotto sforzo. Ancor di più, entriamo in questo grande movimento familiare che di per sé potrà restituire alla famiglia la sua dignità e la sua influenza sociale e, allo stesso tempo, essere il fondamento della sua prosperità materiale.

Affinché si realizzino queste grandi e indispensabili riforme, è necessario che si produca nel seno di ogni famiglia e tra tutte le famiglie, quell'unione di spirito e di cuori che hanno la propria origine nella carità e nell'amore. Che tra i membri di ogni famiglia e tra tutte le famiglie regni l'amore. È una delle intenzioni degli sforzi e dei sacrifici che abbiamo da offire a Nostro Signore in favore della famiglia.

E in questo senso, la Sacra Famiglia ci mostra nuovamente il cammino: che ci sia l'amore tra coloro che la compongono, però non quel sentimentalismo disordinato che impropriamente chiamiamo amore quando non è nulla di più che debolezza, quando non è egoismo.

Amare è voler bene a coloro che amiamo. Il bene di ognuno di noi non consiste nel compiere la volontà di Dio? Lo sapevano molto bene i componenti della Sacra Famiglia a Nazareth; attraverso la tenerezza umana che li univa, i loro cuori tendevano in primo luogo a questo fine supremo: fare la volontà di Dio. L'autorità era in San Giuseppe salda e dolce, umilmente rispettosa per i diritti di Dio. L'obbedienza della Santissima Vergine a San Giuseppe era completa, affettuosa e allegra perché era come una manifestazione evidente della sottomissione alla volontà di Dio, e in nulla diminuiva l'autorità maternale, così sicura e tranquilla che sapeva esercitare sul figlio che il Signore le aveva affidato. E a sua volta, il figlio, nella sottomissione così perfetta ai genitori, nella sua docilità di spirito e di cuore a tutti gli insegnamenti che gli davano, nella loro semplicità e nella loro umiltà, dava prova innanzitutto del suo amore verso il Padre Celestiale, la cui volontà riconosceva in questa istituzione familiare e sociale, nel cui seno era venuto a incarnarsi.

La famiglia cristiana deve poi cercare di recuperare tale sentimento di amore e di fedeltà verso Dio, cosa che la aiuterà a seguire i passi della Sacra Famiglia, e allo stesso tempo assicurerà tra tutti i suoi membri l'unione di anime e di cuori, stabilendo tra di loro l'amore.

Tuttavia la Sacra Famiglia non si chiudeva egoisticamente in sé. Nella città di Nazareth era la provvidenza visibile di tutti i deboli, di tutti gli umili. Se le preghiere così fervorose della Sacra Famiglia, se il suo lavoro così costante e così perfetto era senza sosta offerto a Dio in spirito di riparazione per i peccati degli uomini e per la salvezza di tutti, era possibile che ignorasse coloro che soffrivano o erano sviati? L'amore fraterno più pietoso e più sollecito regolava tutti i rapporti della Sacra Famiglia con coloro che la circondavano.

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Chiediamo a Dio che ravvivi nel seno di tutte le famiglie umane tale carità fraterna. Diciamo, a proposito della preghiera, che l'individualismo domina in tutte le parti, nella famiglia e nella società, e che l'individualismo è la negazione di tutta la vera carità. Quindi, non vi è un altro punto in cui dobbiamo insistere tanto nelle nostre preghiere. Però evitiamo di accontentarci con le preghiere, che sarebbero vane se i nostri atti non le accompagnassero.

Sappiamo dare esempio di questo amore che vogliamo regni nei cuori. Diamo questo esempio nella nostra propria famiglia, praticando con amore tutte le virtù familiari e persino fuori di casa, evitando con cura tutte le critiche, tutti i mormorii che con tanta frequenza sono causa di divisioni tra le famiglie. Siamo invece pacifici, siamo come coloro che fomentano la pace, che adolciscono gli spiriti, che estinguono i dissensi e che avvicinano i cuori. A questo scopo, quale non sarebbe il mezzo migliore se non lo stabilire in tutti gli individui e tra tutte le famiglie un punto di intelligenza, un principio di unione?

Non conosciamo ancora molto la forza e l'efficacia del principio di associazione. Agiamo separatamente e, in questa maniera, le nostre migliori intenzioni si riducono all'impotenza. Promoviamo poi in noi, e propaghiamo intorno a noi, questo importante spirito di associazione che è - non ci dimentichiamo - lo stesso spirito della religione e l'essenza del cattolicesimo. Non abbiamo paura di associarci a tutti gli sforzi sinceri. Non diciamo mai, in presenza di un'opera cristiana che tende all'unione, allo sforzo comune, che "ciò non mi interessa". E in quelle opere di cui facciamo parte, non ricerchiamo tanto il profitto proprio che possiamo trarre, ma ciò che possiamo aggiungere ad essa, ciò che possiamo dare di noi stessi.

Tale dev'essere il nostro programma di preghiera e di azione. Prendiamo ciò molto seriamente. L'istituzione familiare è in pericolo e con essa tutta la società. Forse dipende da noi, dal fervore delle nostre preghiere, dalla sincerità e dall'intensità dei nostri sforzi , che Dio abbia pietà delle necessità impellenti della nostra epoca così turbata. Per dieci giusti Dio promette di perdonare Sodoma e Gomorra: che non concederà quindi a chi, non accontentandosi soltanto di pregare, si sforza di realizzare in sé stesso e in coloro che lo circondano, ciò che chiede?

Sappiamo pregare, lavorare e amare, secondo ciò che è stato esposto, e senza alcun dubbio, Dio concederà alla famiglia le grazie efficaci che potranno salvarla.

(Adattato dal testo di J. Viollet, in Repertorio Universal del Predicador, tomo XIX, pag. 191-196, Editorial Liturgica Española, Barcellona, 1933).

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