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Il Santo Padre presiede la messa in suffragio dei vescovi e cardinali defunti nel corso dell'anno

Pubblicato 2010/11/04
Autore : GaudiumPress

La Messa di Benedetto XVI per i religiosi ha avuto luogo nella Basilica di San Pietro. Novembre è tradizionalmente il mese in cui la Chiesa rinnova le sue preghiere per tutti i religiosi e fedeli defunti.

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Città del Vaticano (Giovedì, 04-11-2010, Gaudium Press) Il Papa Benedetto XVI ha presieduto oggi nella Basilica di San Pietro una messa in suffragio di tutti i vescovi e cardinali della Chiesa morti nel corso dell'anno. Questa cerimonia pontificia di suffragio avviene nel mese di novembre, mese in cui, tradizionalmente, la Chiesa Cattolica ricorda nelle sue preghiere, in particolar modo, tutti i fedeli defunti.

Benedetto XVI ha sottolineato nell'omelia della celebrazione che "il richiamo alle realtà del Cielo è un invito a riconoscere la relatività di ciò che è destinato a passare, a fronte di quei valori che non conoscono l'usura del tempo. Si tratta di lavorare, di impegnarsi, di concedersi il giusto riposo, ma col sereno distacco di chi sa di essere solo un viandante in cammino verso la Patria celeste".

La vita eterna è "dono divino concesso all'umanità" da Dio che è vicino a noi e ci ama. L'umanità è "un pellegrino", " uno straniero verso l'eternità", ha ricordato il pontefice.

Durante il periodo 2009-2010 sono morti sei cardinali della Chiesa: Peter Seiichi Shirayanagi, Cahal Brendan Daly, Armand Gaétan Razafindratandra, Thomás Spidlik, Paul Augustin Mayer, Luigi Poggi. Il Santo Padre li ha ricordati come "Pastori zelanti, il cui ministero è stato sempre segnato dall'orizzonte escatologico".

L'eternità invita a "una radicale rinuncia a tutto ciò che - come zavorra - tiene l'uomo legato alla terra". La strada giusta per ottenere la vita eterna è la fede, la forza salvifica che possiamo riscoprire nella parola 'divina', afferma il Santo Padre. La Croce di Gesù Cristo, ricorda il pontefice, conferma il mistero creatore e redentore di Dio Padre che si manifesta nei verbi "amare" e "dare" che "indicano un atto decisivo e definitivo che esprime la radicalità di Dio. Ciò, secondo Benedetto XVI, "cancella completamente l'idea di un Dio lontano ed estraneo al cammino dell'uomo".

E conclude: "Dio non spadroneggia, ma ama senza misura. Non manifesta la sua onnipotenza nel castigo, ma nella misericordia e nel perdono".

 

 

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