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Spirito Santo

I dodici frutti dello Spirito Santo

Pubblicato 2017/07/10
Autore : Flávio Roberto Lorenzato Fugiyama

L'anima interamente docile alla mozione dello Spirito Santo diventa forte come una sequoia, florida come un olivo e generosa come la vite. Ma se, al contrario, si lascia dominare dagli impulsi della carne, diventa brutta e sterile.

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Pianta mirabile è il cristiano che si regge e governa sotto l'influsso dello Spirito Santo: tutte le sue opere sono come divinizzate e rese fruttuose.

02.jpgFlávio Roberto Lorenzato Fugiyama

L'anima interamente docile alla mozione dello Spirito Santo diventa forte come una sequoia, florida come un olivo e generosa come la vite. Ma se, al contrario, si lascia dominare dagli impulsi della carne, diventa brutta e sterile.

Carne e Spirito sono realtà incompatibili. "La concupiscenza della carne corre vertiginosa verso il vizio e si compiace nelle delizie di un vile riposo. Nella concupiscenza dello Spirito succede il contrario: arde nel desiderio di consacrarsi interamente alle cose spirituali".1

Gustavo Kralj
Carità
Gioia
Pace
Pazienza
Indulgenza
Modestia
Continenza
Castità
Bontà
Benignità
Mitezza
Fedeltà
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Nella sua lettera ai Galati, l'Apostolo enumera
i dodici frutti dello Spirito Santo consacrati
dalla tradizione cattolica: carità, gioia, pace,
pazienza, indulgenza, bontà, benignità, la
mitezza, fedeltà, modestia,
continenza, castità 
"Lo Spirito Santo" - Vetrate dell'Altare della Cattedra,
Basilica di San Pietro, Vaticano 

Afferma Arrighini: "Pianta mirabile è, pertanto, il cristiano che si regge e governa sotto l'influsso dello Spirito Santo: tutte le sue opere sono come divinizzate e rese fruttuose dallo stesso Spirito divino".2 Infatti, commenta padre Royo Marín: "Quando l'anima corrisponde docilmente alla mozione interiore dello Spirito Santo, produce atti di eccellente virtù, che possono compararsi ai frutti di un albero".3

È di questi atti che parleremo in questo articolo. Essi provengono dai doni del Paraclito e dalle virtù, e si differenziano dai doni come il frutto differisce dalle fronde, e l'effetto dalla causa.

I dodici principali frutti dello Spirito Santo

Considerando i frutti dello Spirito Santo come tutti gli atti ultimi e dilettevoli delle virtù e dei doni - o, in altre parole, come tutte le opere virtuose con cui ci dilettiamo -, la loro enumerazione dovrebbe essere molto estesa. Invece, l'Apostolo ne distingue appena dodici nella sua lettera ai Galati: "Il frutto dello Spirito invece è la carità, la gioia, la pace, la pazienza, l'indulgenza, la bontà, la benignità, la mitezza, la fedeltà, la modestia, la continenza, la castità" (Gal 5, 22-23).4

Sant'Agostino spiega che San Paolo non aveva intenzione di dare il numero esatto di questi doni, ma soltanto mostrare il "genere di cose" in cui dobbiamo cercarli.5

San Tommaso, dal canto suo, considera adeguata questa enumerazione paolina, spiegando che "tutti gli atti dei doni e delle virtù possono, convenientemente, esser ridotti a questi frutti".6 E classifica i frutti enumerati dall'Apostolo in base ai differenti modi con cui lo Spirito Santo procede nei nostri riguardi.

La mente umana, chiarisce il Dottor Angelico, deve essere ordinata in se stessa, in relazione a ciò che le sta a fianco e in relazione a ciò che le è inferiore. I tre primi frutti dello Spirito Santo - Carità, Gioia e Pace - ordinano l'anima in se stessa in relazione al bene, mentre la Pazienza e l'Indulgenza lo fanno in relazione al male. Bontà, Benignità, Mitezza e Fedeltà la ordinano in relazione agli altri; Modestia, Continenza e Castità, in relazione a quello che ci è inferiore.

Carità

La carità - "sentimento primordiale e radice di tutti i sentimenti", secondo San Tommaso - è il primo frutto dello Spirito Santo. In essa, il Paraclito Si dà in forma tutta particolare "come a Sua somiglianza", una volta che, nell'eterna e ineffabile comunione tra le tre Persone della Santissima Trinità, Egli è l'Amore sostanziale del Padre verso il Figlio, e del Figlio verso il Padre.7

Quando un'anima è colma della linfa divina dello Spirito di Carità, l'amor la avvince e la trasforma completamente. Così è accaduto a Santa Maria Maddalena, la peccatrice pubblica perdonata e recuperata al punto da essere a capo della lista delle vergini invocate nella Litania di Tutti i Santi.

Toccata da un amore coraggioso, non ha esitato a comprare i migliori profumi e, senza alcuna vergogna, a gettarsi ai piedi di Gesù, lavandoli con le sue lacrime e asciugandoli con i suoi capelli. È stata una manifestazione d'amore veemente, esclusivo e - quasi si direbbe - irriflessivo, perché non ha misurato gli sforzi né calcolato le conseguenze. Si possono ben applicare a lei le parole di San Francesco di Sales: "La misura di amare Dio consiste nell'amarLo senza misura". O quelle di San Pietro Julião Eymard: "Che cos'è l'amore se non esagerazione?"

Si noti, tuttavia, che la Carità non sempre è accompagnata da consolazioni per l'anima che la pratica, poiché essendo una virtù teologale risiede nella volontà e non nel sentimento. Così, "non si tratta necessariamente di un amore sentito, ma di un amore intensamente voluto; e tanto più voluto, nelle anime ferventi, quanto meno sarà sensibile".8

La vera prova dell'autenticità della carità è il fatto che essa è accompagnata da una ripulsa intera del peccato, infatti dice Sant'Agostino: "La dimostrazione che ami ciò che è buono avviene quando vedrai in te che odi ciò che è cattivo".9

Non possiamo dimenticare, infine, un fondamentale svolgimento di questo frutto dello Spirito Santo, insegnato da Cristo stesso: "Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22, 39). Usando le parole di Sant'Agostino, "l'amore verso il prossimo è come il principio dell'amore verso Dio".10 E "non esiste gradino più sicuro per salire all'amore di Dio che la carità dell'uomo verso i suoi simili".11

Gioia

Corollario dell'amore a Dio e al prossimo è la gioia, "perché chi ama gioisce di stare unito all'amato. Ora, la carità ha sempre presente Dio, che ama, secondo quando afferma la prima Lettera di Giovanni: ‘Chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui' (I Gv 4, 16). Pertanto, la gioia è conseguenza della carità".12

Gustavo Kralj
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Toccata da un amore coraggioso, non
ha esitato a comprare i migliori profumi
e, senza alcuna vergogna, a gettarsi ai
piedi di Gesù, lavandoli con le sue
lacrime e asciugandoli con i suoi capelli 
"Gesù perdona la peccatrice" - Chiesa
di Saint Patrick, Roxburry (Stati Uniti) 

Lungi dall'essere confusa con i piaceri passeggeri, provenienti da frivolezze o da azioni proibite dalla Legge di Dio, che subito si trasformano in frustrazione, la gioia dello Spirito Santo è tutta soprannaturale e penetra nel profondo dell'anima. Per questo San Paolo ha potuto dire: "Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione" (II Cor 7, 4).

Pace

"Ma la perfezione della gioia è la Pace", afferma il Dottor Angelico.13 E questo, sotto due aspetti: "Primo, quanto alla quiete dai turbamenti esteriori, poiché non può sfruttare perfettamente del bene amato chi è turbato da altri in questa fruizione". 14 E, secondo, "nel senso che essa calma l'instabilità dei desideri, poiché non gode della gioia perfetta chi non si contenta dell'oggetto che lo rallegra".15

Non c'è, infatti, assolutamente nulla che possa turbare un'anima abbandonata all'azione dello Spirito Santo, poiché essa "ha coscienza di essere in possesso dell'unico bene a cui è attaccata; sa che possiede Dio; si sa amata da Lui ‘fino alla pazzia', malgrado la sua miseria e, a sua volta, ama anch'essa Dio smisuratamente".16

Come la Pace è cercata ai nostri giorni, e come sembra scivolare dalle nostre mani! In un'esistenza agitata e rovinosa, marcata a fondo dalla violenza e dal peccato, tutto concorre a strapparci la pace interiore. Come sono attuali le parole di Geremia: "Esclamano ‘Pace, pace!' quando non c'è pace" (Ger 6,14).

Pazienza

Dopo aver considerato i frutti dello Spirito Santo che ordinano la mente verso il bene, vediamo quelli che la portano ad operare in forma corretta di fronte alle avversità: la Pazienza e l'Indulgenza. La prima ci rende inalterabili di fronte ai mali imminenti; la seconda, imperturbabili con la prolungata attesa dei beni, dato che la privazione di questi è già un male.17

Derivata dalla fortezza, la virtù della pazienza "inclina a sopportare senza tristezza di Spirito né abbattimento di cuore i patimenti fisici e morali".18 Secondo Santa Caterina da Siena, la pazienza è la "regina posta nella torre della fortezza, che vince sempre e mai è vinta".19 Così è avvenuto col giusto Giobbe che, avendo perso le ricchezze, i figli e la salute, con lo stesso atteggiamento d'animo continuava a glorificare il suo Creatore: "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!" (Gb 1, 21).

Quando lo Spirito Santo produce nelle nostre anime questo frutto, ci rendiamo conformi alla volontà di Dio; desideriamo imitare l'esempio di Gesù Cristo e di Maria Santissima nella Passione; siamo intimamente convinti della necessità di riparare i nostri peccati, purificandoci nel crogiolo della sofferenza.

Indulgenza

Per mezzo dell'Indulgenza, lo Spirito Santo ci porta ad attendere con equanimità, senza lamentele né amarezza, i beni che ci aspettiamo da Dio, dal prossimo e da noi stessi. Non si tratta di un'attesa passiva e pigra, ma di una manifestazione di coraggio che si estende nel tempo, di una dilatata speranza che ci fa forti d'animo negli indugi spirituali.

Frutti di Indulgenza sono stati prodotti in abbondanza da Santa Monica, durante il lungo periodo in cui temeva per la salvezza eterna del figlio Agostino, traviato dall'immoralità e dall'eresia. Senza mai perdere la fiducia, pregava insistentemente per la sua conversione. Dio, compiaciuto nel contemplare in questa madre esemplare i frutti che Lui stesso aveva seminato, le diede l'onore sublime di aver il figlio elevato alla condizione di uno dei grandi luminari della Santa Chiesa.

Bontà

Dopo aver ben disposto la mente in relazione a se stessa, si deve aggiustarla in relazione a quello che le sta intorno: il prossimo. Questo avviene, in primo luogo, con la bontà, cioè, con la "volontà di agire bene".20

Per effetto della nostra unione con Dio, siamo spinti dallo Spirito Santificatore a beneficiare gli altri. La nostra anima quasi si dilata e si espande, al punto da convertirci, in una certa forma, in amore. Infatti, "come il carbone o la barra d'acciaio, in se stessi neri e freddi, diventano brillanti e ardenti come il fuoco, così l'anima immersa in questo braciere d'amore che è lo Spirito Santo diventa simile in tutto allo Spirito divino".21

Gesù ci ha lasciato il paradigma di questa bontà nella parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15, 11-32). Dio è il padre che aspetta ardentemente il ritorno di quelli che da Lui si allontanarono a causa del peccato e si trovano infangati e impregnati di cattivo odore. Resta ansioso, per così dire, di vederci cercare uno dei Suoi ministri nel misericordioso tribunale della Riconciliazione, per perdonarci, guarire le nostre ferite spirituali e rafforzarci in modo da non ricadere nelle stesse colpe.

Benignità

Il frutto della benignità si distingue da quello della bontà per il fatto che è già, non solo un volere, ma un effettivo praticare il bene. Qui il carbone o la barra d'acciaio dell'esempio precedente non solo brillano e ardono, ma bruciano e infiammano. Per questo "si chiamano benigni coloro a cui il ‘fuoco buono' dell'amore si infiamma a favore del prossimo".22

Sergio Hollmann
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Gesù ci ha lasciato il paradigma di questa bontà
nella parabola del figliol prodigo 
"Il figliol prodigo" - Cattedrale di Saint Martin,
Colmar (Francia)

Modello di questo amore che "si infiamma a favore del prossimo" fu San Vincenzo de' Paoli. Chiedeva insistentemente a Dio che gli desse uno Spirito benigno e riuscì, con l'aiuto della grazia, a domare il suo temperamento secco e bilioso, diventando cortese e affabile. Si trasformò al punto che gli veniva naturale una nobiltà di tratto meravigliosa, con parole sempre amabili per tutti.23

Mansuetudine

Una terza disposizione della mente nell'ordinarsi in relazione al prossimo è la mansuetudine, con la quale freniamo l'ira e sopportiamo con serenità di Spirito i mali inflitti dagli altri.

Santa Teresina del Bambino Gesù ci dà bellissimi esempi di mansuetudine di fronte a impulsi di irritazione, insegnandoci a praticare questa virtù nella vita quotidiana. Eccone uno.

Un giorno, mentre le suore stavano lavorando nella lavanderia conventuale, costituita da grandi vasche comunitarie, accadde che una di esse, inavvertitamente, fece cadere sulla Santa una pioggia d'acqua saponata. Come è naturale, questo le provocò un impeto di indignazione. Ma, calmata dalla mansuetudine dello Spirito Santo, subito si trattenne, ricorrendo al pietoso sotterfugio di immaginare che il Bambino Gesù stava giocando con lei... spruzzandola con acqua e sapone.

Fedeltà

Come ultimo frutto del nostro buon relazionarci col prossimo, abbiamo la Fedeltà, che ci fa "mante".24

Francisco Lecaros
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"Non capisci che la vista di
due religiosi che camminano
per le strade con questi abiti
e in atteggiamento di
raccoglimento vale tanto
quanto una predica?"
"San Francesco d'Assisi" -
Basilica di Santa Caterina
d'Alessandria, Galatina 

La fedeltà completa la mansuetudine nel senso che, se la prima ci porta a non pregiudicare, con l'ira, il prossimo, la seconda ci conduce a non defraudarlo né ingannarlo. Ora, "questa è la fede, intesa nel senso di fedeltà", afferma San Tommaso. "E se la consideriamo come fede in Dio, allora l'uomo grazie a lei si ordina a ciò che gli è superiore, ossia, si dispone a sottomettere il suo intelletto a Dio e, di conseguenza, tutto quello che possiede". 25

Modestia

Per finire, dopo essersi ordinata la mente in considerazione di ciò che le sta intorno, bisogna che lo faccia riguardo a ciò che le è inferiore, e questo si verifica in primo luogo con la modestia, "osservando la moderatezza in tutto ciò che dice e fa".26

Questa virtù mantiene i nostri occhi, labbra, risa, movimenti, insomma, tutta la nostra persona, senza escludere gli abiti che la rivestono, nei giusti limiti "che corrispondono al suo stato, abilità e fortuna".27

Sant'Agostino raccomanda particolare cura per la modestia esteriore, che tanto può edificare quanto scandalizzare coloro che ci circondano.28 Si noti che l'affermazione del Vescovo di Ippona non deve esser interpretata in un senso esclusivamente negativo. La modestia esteriore include anche il dovere positivo di rivestirsi degli abiti, gesti e atteggiamenti propri ad edificare il prossimo e a dar Gloria a Dio.

Si legge nella vita di San Francesco d'Assisi un episodio che illustra quanto il compimento di questo dovere possa produrre nelle anime un effetto equivalente o anche maggiore di quello di una predica. Una volta, egli invitò un frate, suo discepolo, a seguirlo:

- Fratello, andiamo a predicare gli disse.

Dopo aver percorso la città in silenzio, San Francesco riprese la via del convento. Senza capire ciò che succedeva, il frate chiese:

- Ma, padre mio, non avevate detto che andavamo a predicare? Qui stiamo tornando, e non abbiamo proferito una sola parola... E la predica?

- Lo abbiamo già fatto. Non capisci che la vista di due religiosi che camminano per le strade con questi abiti e in atteggiamento di raccoglimento vale tanto quanto una predica? - rispose il Santo.

Continenza e Castità

Anche in relazione a quanto gli è inferiore - cioè, alle passioni - la Continenza e la Castità ordinano l'uomo .

Secondo San Tommaso, esse si distinguono l'una dall'altra "sia perché la castità ci trattiene in relazione a ciò che è illecito, e la continenza a ciò che è lecito, sia perché la persona continente patisce le concupiscenze, ma non si lascia trascinare da loro, mentre il casto neppure le soffre e molto meno le segue".29

Infatti, l'anima che produce il frutto della castità diventa realmente angelica. Del tutto al contrario dei tormenti interiori di agitazione e ansietà, nei quali vive chi si dedica alle passioni disordinate, il casto già pregusta il Cielo sulla terra.

Sergio Hollmann
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Lo Spirito dell'Amore
viene sempre
in soccorso della
nostra debolezza,
con le sue grazie
ed i suoi doni,
e ancora ci dà
come mediatrice
e avvocata la sua
Fedelissima Sposa.
"Annunciazione" -
Basilica Notre Dame
de L'Epine (Francia) 

La continenza, dal canto suo, "irrobustisce la volontà per resistere alle concupiscenze disordinate molto veementi";30 pertanto, indica un freno, mentre la persona si astiene dall'obbedire alle passioni.31 Essa, così, prepara l'anima per questa castità, poiché "coloro che fanno tutto quanto è permesso finiranno per fare ciò che non è permesso".32

Spirito d'Amore e intercessione di Maria

Come una nave sbattuta dalle onde nella tempesta, l'anima sente in questa valle di lacrime le fallaci attrattive della carne, che la invitano al naufragio. Molto bene esprime San Paolo questa difficile situazione: "Ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?" (Rm 7, 23-24).

Ma, agli occhi del bravo navigante che, invece di scoraggiarsi, aguzza la vista alla ricerca della salvezza, brilla sempre: "La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile" (Rm 8, 2-3).

Data la nostra naturale insufficienza, aggravata dalle conseguenze del peccato originale, diventa indispensabile l'aiuto divino per completare l'ardua corsa verso l'eterna Beatitudine e lo Spirito dell'Amore viene sempre in soccorso della nostra debolezza, con le sue grazie e doni. Egli non cessa di intercedere per noi "con gemiti inesprimibili" (Rm 8, 26) e ancora ci dà come mediatrice e avvocata la sua Fedelissima Sposa.

Sappiamo ricorrere sempre a Lei. Infatti la potente intercessione di Maria Santissima è la via più sicura per trasformare gramigne sterili in frondosi alberi carichi di frutti.

 

1 JUAN CASIANO. Colaciones, 4, 11, apud EDWARDS, Mark J. La Bíblia comentada por los Padres de la Iglesia y otros autores de la época patrística: Nuevo Testamento - Gálatas, Efesios, Filipenses. Madrid: Ciudad Nueva, 2001, vol. VIII, pag. 124.
2 ARRIGHINI, Angelico. Il Dio ignoto: lo Spirito Santo. Marietti: Torino- Roma, 1937, pag. 402-403.
3 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la perfección cristiana. 8.ed. Madrid: BAC, 1999, pag. 179.
4 Nel testo originale della Lettera, scritta in greco, sono menzionati solo nove Frutti dello Spirito Santo. Invece la Vulgata
Latina enumera i dodici di cui sopra, già consacrati dalla Tradizione (Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1832).

5 Cf. SANT'AGOSTINO, Super Epistolam ad Gl, c.5, vv.32-33. In: SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa Teologica, I-II, q.70, a.3, ad.4.
6 SAN TOMMASO D'AQUINO, Suma Teologica, I-II, q.70, a.3, ad.4.
7 Cf. Idem, I-II, q.70, a.3.
8 Cf. RIAUD, Alexis. A ação do Espírito Santo na alma. Quadrante: São Paulo, 1998, pag. 91.
9 Cf. SAN AGUSTÍN. Comentarios a los Salmos: gloria de la venida de Dios a juzgar, 96, 15, v.X. In: LASANTA, Pedro Jesús e OLMO VEROS, OSA, Rafael. Diccionario doctrinal de San Agustín. Madrid: Edibesa, 2003, pag. 29.
10 Cf. SAN AGUSTÍN. De las costumbres de la Iglesia Católica, I, 27, 51. In: LASANTA e OLMO, OSA, op. cit., pag.37.
11 Cf. Idem, I, 26, 48.
12 Cf. SAN TOMMASO D'AQUINO, op.cit., III, q.70, a.3.
13 Idem, ibidem.
14 Idem, ibidem.
15 Idem, ibidem.
16 RIAUD, op. cit., pag. 99.
17 Cfr. SAN TOMMASO D'AQUINO,, op. cit., III, q.70, a.3.
18 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teologia Moral para seglares. 7.ed. Madrid: BAC, 1961, v.I, pag. 432.
19 SANTA CATERINA DA SIENA. Dialogo, apud ARRIGHINI, op. cit., pag. 411.
20 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., III, q.70, a.3. 21 RIAUD, op. cit., pag. 110.
22 SAN TOMMASO D'AQUINO,, op. cit., III, q.70, a.3.
23 Cf. Vie de Saint Vincent de Paul, ABELLY, Louis. IV, 61-67, apud LEGUEU. Le Saint Esprit. Angers: P. Desnoes, 1905, pag. 146.
24 ARRIGHINI, op. cit., pag. 413.
25 SAN TOMMASO D'AQUINO, op. cit., III, q.70, a.3.
26 Idem, ibidem.
27 ROYO MARÍN, OP. Teologia Moral para seglares. Op. cit., pag. 451.
28 Cf. SANT'AGOSTINO. Regula ad servos Dei: ML 32, 1380.
29 SAN TOMMASO D'AQUINO,,op. cit., III, q.70, a.3.
30 ROYO MARÍN, OP. Teologia Moral para seglares. Op. cit., pag.449.
31 SAN TOMMASO D'AQUINO,, op. cit., IIII, q.155, a.2.
32 CLEMENTE DI ALESSANDRIA. Pædagogus 1.2 c.I (MG 8, 0399).

(Rivista Araldi del Vangelo , Giugno/2010, n. 86, p. 22 - 27)

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