Versione 0.6 Beta. Login | Registrarsi

Login

E-mail:
Password:
Non ti sei ancora registrato?
Fai clicca qui per acedere la comunità degli Araldi del Vangelo. Scrivi i tuoi commenti sulle attività.
gonzaga-Ita-Top.jpg


Il grado di santità da lui ottenuto attraverso la via dell'innocenza è
stato altissimo. Non lo attirava nulla di terreno, viveva in
contemplazione e tutte le sue azioni erano in piena
conformità con i disegni divini.

» "Morirò questa notte"
» Il perfetto pensa costantemente a Dio
» Rettitudine fin dall'infanzia
» Devozione a Maria e virtù esemplari
» Intensa vita soprannaturale
» Conquista del permesso paterno
» La gioia di entrare nella casa del Signore
» Vittima della carità
» Modello di santità nell'amore

- Allora, cosa faremo, Fra' Luigi?

- chiese il Padre Provinciale, entrando nella camera del malato.

- Ce ne stiamo andando, Padre.

- Dove?

- In Cielo... Se non me lo impediscono i miei peccati, spero, con la misericordia di Dio, di andar là.

02.jpg
Nel mezzo dei piaceri e onori della corte, il giovane
Luigi rimase ancorato al desiderio d'essere religioso
San Luigi Gonzaga a 17 anni e mezzo d'età Dipinto
ad olio da autore sconosciuto della scuola
di Paolo Veronese

Questa era la disposizione d'animo del giovane novizio della Compagnia di Gesù, che aveva forzosamente interrotto i suoi studi di teologia a causa di una grave malattia che da tre mesi lo costringeva a letto. Otto giorni prima, aveva predetto che questi sarebbero stati per lui gli ultimi.

» Torna in alto

"Morirò questa notte"

Già al mattino aveva chiesto il Viatico, che gli fu portato solo nel pomeriggio, perché lo ritenevano ancora in salute. Trascorse il giorno con atti di fede, suppliche e adorazione. I padri gesuiti non si davano per vinti di perdere il santo fratello, e tentavano di persuaderlo che la sua ora non era ancora arrivata. Egli, inflessibile, rispondeva:

- Morirò questa notte. Morirò questa notte.

Padri e novizi di tutte le case, avendo saputo della predizione della sua morte, accorsero per accomiatarsi da lui, raccomandarsi alle sue preghiere e chiedere i suoi ultimi consigli. La malattia gli aveva minato la salute del corpo, ma l'anima cresceva in santità ad ogni momento che passava. Così, ascoltava tutti con affetto, promettendo di ricordarsi di loro una volta salito al Cielo.

Giunta la sera il Padre Rettore, vedendo che Luigi parlava ancora con facilità, concluse che non sarebbe morto quella notte e diede ordine ai fratelli di andare a dormire. Rimasero nella stanza soltanto due sacerdoti per aiutare l'infermo, oltre al suo confessore, San Roberto Bellarmino.

Luigi non nascondeva la sua profonda gioia: andare in Cielo, unirsi definitivamente con Dio era quello che più aveva desiderato durante la sua breve vita!

Passato un po' di tempo, disse al confessore:

- Padre, può fare l'orazione funebre.

Il sacerdote la fece subito, con molta partecipazione e devozione. Raccolto, calmo e fiducioso, Luigi attendeva il momento supremo, il quale non tardò ad arrivare: verso le otto di sera, con gli occhi fissi sul crocifisso che teneva stretto tra le mani, entrò serenamente nei terribili dolori dell'agonia. Nessun gemito gli uscì dalle labbra, il suo sguardo non si allontanò neppure per un istante da Colui che tanto aveva sofferto per noi sulla Croce. Pronunciando il Santissimo Nome di Gesù, consegnò la sua anima a Dio nella pace più completa.

» Torna in alto

Il perfetto pensa costantemente a Dio

Luigi Gonzaga apparteneva a quelle anime elette, nelle quali Dio riversa grazie e doni in sovrabbondanza per mantenerle nell'innocenza. Il grado di santità da lui raggiunto in questa via è stato altissimo. Nulla di terreno lo attirava, viveva in contemplazione e tutte le sue azioni erano in piena conformità con i disegni divini.

Ecco come il famoso domenicano Don Garrigou- Lagrange descrive un'anima in questo stato di perfezione:

"Dopo la purificazione passiva dello spirito, i perfetti conoscono Dio in una maniera quasi sperimentale, non più passeggera, ma quasi continua. Non solamente durante le ore della Messa, dell'Ufficio Divino o anche nelle orazioni, ma anche in mezzo alle occupazioni esteriori, la loro anima permane rivolta a Dio. Per così dire, essi non perdono la sua presenza e conservano l'unione attuale con Lui.san_luis_gonzaga2.jpg

"Comprenderemo con facilità la questione se la analizzeremo in contrapposizione allo stato d'animo dell'egoista. Costui pensa sempre a se stesso e, naturalmente, riferisce tutto a sé; si intrattiene costantemente con se stesso anche sulle sue velleità,le sue tristezze o le sue superficiali gioie;il suo intimo colloquio, per così dire, è incessante, ma vano, sterile e sterilizzante per tutti. Il perfetto, al contrario, invece di pensare a se stesso, pensa costantemente a Dio, alla Sua gloria, alla salvezza delle anime e, per questo, fa convergere tutto per raggiungere questo obiettivo, come per istinto. Il suo dialogo intimo non è con se stesso, ma con Dio".1

Vediamo alcuni episodi dell'esistenza terrena, breve, ma pervasa di santità, di San Luigi Gonzaga, che riflettono bene la sua innocente anima.

» Torna in alto

Rettitudine fin dall'infanzia

Nacque il 9 marzo del 1568, nel castello di Castiglione, a Mantova,primogenito di Don Ferrante Gonzaga, Marchese di Castiglione e Principe del Sacro Impero e di Donna Marta Tana, dama della Regina Isabella di Valois.

Piaceva molto alla marchesa vedere quanto bene suo figlio assimilava, fin da piccolo, le sue materne istruzioni di pietà. Suo padre, tuttavia, ne era inquieto, poiché temeva che la devozione lo sviasse dalla carriera delle armi, alla quale si destinavano i primogeniti.

Quando Luigi aveva cinque anni, il marchese ricevette l'ordine di partire per Tunisi a capo di tremila uomini della fanteria italiana e, dovendo passare in rivista le truppe nella città di Casalmaggiore, lo portò con sé, per abituarlo al sapore delle armi. Il bambino trascorse lì alcuni mesi e, nella convivenza con la soldatesca, imparò delle parole indecorose, che cominciò a ripetere, senza conoscerne il significato.

Di ritorno a Castiglione, fu rimproverato dal suo precettore, e non solo non proferì mai più tali parole, ma manifestava grande fastidio quando udiva qualcuno pronunciarle. Si vergognò molto per questa sua mancanza e, quando era già religioso, era solito raccontarla per "provare" quanto fosse stato cattivo da bambino.

» Torna in alto

Devozione a Maria e virtù esemplari

Quando Luigi compì nove anni, Don Ferrante lo portò, insieme al fratello Rodolfo, alla corte del Gran Duca di Toscana. La Provvidenza Divina utilizzò questi due anni nei quali visse a Firenze per farlo progredire sulla via della santità. La lettura di un libro sui misteri del Rosario fece sbocciare nella sua anima la devozione a Maria Santissima, a cui contribuì anche la fervente devozione alla Madonna dell'Annunziata, venerata in questa città. Tanto gli si infiammò il cuore per la Vergine che volle offrirLe il suo voto di verginità.

Le diverse virtù erano ormai consolidate nella sua anima. Aveva acquisito un completo controllo dei sensi, una obbedienza totale verso i superiori, oltre a un profondo raccoglimento dell'anima ed elevazione di spirito.

Dio rapidamente costruiva la bella cattedrale dell'anima di Luigi, il quale, con la semplicità di un bambino, si lasciava condurre dal Padre celeste. Mentre si trovava alla corte di Mantova, non solo conservò l'abitudine alle preghiere, ma le sublimò con le pratiche di mortificazione. Obbligato dai medici a seguire una dieta alimentare per curarsi da una malattia, prese un tale gusto per la penitenza che, oltrepassando le prescrizioni indicate, si dedicò al più rigoroso digiuno. Considerava un lauto pasto mangiare un uovo intero!

» Torna in alto

Intensa vita soprannaturale

Una volta tornato alla dimora paterna, fu riempito di grazie mistiche straordinarie. Quando si metteva a considerare gli attributi divini, sperimentava una consolazione talmente grande che versava lacrime sufficienti a inzuppare vari fazzoletti. A volte l'estasi gli faceva perdere completamente i sensi. La sua mente era tutta riposta nel soprannaturale, e sulle cose di Dio vertevano tutte le sue parole.

Nel 1580, giunse a Castiglione il Cardinale Carlo Borromeo, Visitatore Apostolico del Papa Gregorio XIII. Il Cardinale rimase molto stupito nel vedere come quel piccolo "angelo" discorreva su temi religiosi. Dopo due ore di conversazione, il Cardinale decise di dargli per la prima volta la Sacra Eucaristia.

A tredici anni, decise di farsi religioso. Siccome era ancora molto giovane, non comunicò nulla a suoi genitori, ma raddoppiò le sue restrizioni. Abolì l'uso del caminetto nella sua stanza, anche nei rigidi inverni lombardi. Si alzava di primo mattino e, in ginocchio, pregava a lungo, anche durante i rigori dell'inverno.

Sempre più inquieto di fronte al progredire del figlio sulla via della pietà, il marchese di Castiglione decise, per distrarlo, di spostarsi con tutta la famiglia a Madrid e collocarlo come paggio del figlio del re Filippo II. Luigi, intanto, con l'anima ancorata in Dio, rimase fermo e risoluto nei suoi propositi, nel mezzo dei piaceri e onori della corte.

» Torna in alto

Conquista del permesso paterno

"A quale ordine religioso sono chiamato?" - si chiedeva il giovane paggio. Optò per la Compagnia di Gesù. Oltre alla nobile funzione dell'insegnamento a cui l'ordine si dedicava, motivò la sua scelta per il fatto che i gesuiti erano interdetti, per la propria regola, dal ricoprire qualsiasi carica, salvo ordine diretto del Papa. Così, avrebbe rinunciato per sempre non solo agli onori del mondo, ma anche a quelli ecclesiastici.

Grida di collera e minacce di frustate furono la risposta del marchese alla richiesta del figlio di consegnarsi a Dio nell'Ordine fondato da Sant'Ignazio. Sfruttò la sua influenza per far sì che alcune alte dignità ecclesiastiche tentassero di dissuaderlo dalla sua vocazione, o per lo meno di farlo intraprendere una strada che lo conducesse agli eventuali onori del cardinalato. Non ebbero un successo maggiore di quello delle onde furiose del mare contro la roccia. Il padre gli chiese allora di aspettare il ritorno in Italia per decidere. Non poteva rassegnarsi a perdere quel figlio così dotato, nel quale aveva riposto ogni speranza della principesca casa dei Gonzaga.

Cominciò un periodo di lotta per conquistare il permesso paterno di abbandonare tutto e seguire Cristo, che durò due ardui anni. Fu la più dura - e forse la più gloriosa - fase della sua vita. Questa lotta si concluse con un episodio commovente: un giorno il marchese, spiando attraverso il buco della serratura della stanza di suo figlio, lo vide inginocchiato mentre si flagellava. Solo allora si piegò e gli diede la tanto desiderata autorizzazione.

» Torna in alto

La gioia di entrare nella casa del Signore

"Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del Signore." (Sl 122, 1). Cancellata dall'imperatore la rinuncia pubblica ai suoi diritti di figlio primogenito, Luigi entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù, a Roma. In tutti i luoghi dove passò, il nobile religioso lasciò dietro di sé il soave aroma delle sue virtù. Si spogliò di quanto poteva ricordare la sua antica condizione, cercando per sé le umiliazioni e l'ultimo posto. Arrivava al punto di arrossire di vergogna quando udiva degli elogi alla nobiltà della sua famiglia.

I novizi si disputavano il posto al suo fianco nelle ore di ricreazione, per il piacere di partecipare alle sue ispirate conversazioni e consideravano i suoi oggetti personali come vere reliquie. Nello studio di filosofia e teologia, si mostrò così saggio che difese, con applausi, una tesi davanti a tre cardinali e altre autorità.

Vedendo il valore del gioiello che avevano tra le mani e, nello stesso tempo, la fragilità della sua salute, i suoi superiori moltiplicarono le premure nei suoi confronti. Ricorsero invano a un cambiamento d'aria, nella speranza che gli giovasse. Alla vista dell'insuccesso di questa terapia, il Padre Rettore gli diede ordine di non soffermarsi, per un determinato periodo, in pensieri elevati, poiché forse erano questi che stavano pregiudicandogli la salute...

La Provvidenza permise questo per far brillare ancora di più le qualità d'animo di quell' "angelo". Questa volta l'obbedienza, da lui tanto amata, gli costò sforzi enormi: uscire dal suo costante stato di orazione - confessò ad uno dei suoi compagni - era un incredibile tormento, poiché, non appena si distraeva, il suo pensiero volava verso la considerazione dei misteri divini.

» Torna in alto

Vittima della carità

Nel 1591, la sua carità verso il prossimo trovò un'ottima occasione di espandersi fino all'eroismo: soccorrere le povere vittime della peste che devastava la Città Eterna. Da lì a poco lui stesso ne fu contagiato.

Sergio Hollmann
"All'imbrunire della nostra vita, saremo giudicati secondo l'amore". È per questo amore, in una dedizione
totale, che Dio ci chiama fin dalla gioventù.
 "Decesso di San Luigi Gonzaga" - Museo della Santa Cova Manresa (Spagna)

Ma Dio, che aveva deciso di cogliere tanto presto questo rigoglioso giglio, non volle condurlo a Sé prima che egli esalasse i suoi ultimi profumi. Tre mesi di febbre ardente, accettata con totale abnegazione, conclusero i 23 anni della sua permanenza sulla Terra.

Il suo confessore, San Roberto Bellarmino, affermò che San Luigi aveva condotto una vita perfetta ed era stato confermato in grazia.2 Più tardi, avrebbe dichiarato Santa Maddalena de' Pazzi, a proposito di una visione che aveva avuto della gloria immensa di cui godeva nel Cielo questo figlio di Sant'Ignazio di Loyola: "Mentre era in vita, Luigi mantenne il suo sguardo sempre attento in direzione del Verbo, ed è per questo che egli è tanto grande. [...] Oh! Quanto egli ha amato in terra! È per questo che oggi in Cielo possiede Dio in una sovrana pienezza d'amore".3

Luigi Gonzaga fu beatificato da Paolo V nel 1605 e canonizzato il 13 dicembre del 1726 da Benedetto XIII, che lo dichiarò patrono della gioventù.

» Torna in alto

Modello di santità nell'amore

"All'imbrunire della nostra vita, saremo giudicati secondo l'amore".4 È per questo amore, in una dedizione totale, che Dio ci chiama fin dalla gioventù, proprio come il giovane ricco del Vangelo: "Vieni e segui- Mi!" (Mt 19, 21).

Che la gioventù d'oggi - così carente di modelli da seguire e così confusa riguardo all'amore - non segua l'atteggiamento del giovane ricco, intristito per doversi staccare dalle cose del mondo, ma riconosca l'esempio del suo patrono, San Luigi Gonzaga. A questo l'ha incoraggiata il compianto Papa Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai giovani di Mantova:

"San Luigi è senz'altro un santo da riscoprire nella sua alta statura cristiana. È un modello da additare anche alla gioventù del nostro tempo, un maestro di perfezione ed una sperimentata guida verso la santità.‘Il Dio che mi chiama è Amore - si legge in uno dei suoi appunti-, come posso arginare questo amore, quando per farlo sarebbe troppo piccolo il mondo intero?'".5

1 GARRIGOU-LAGRANGE, OP, Pe. Réginald. Les trois ages de la vie intérieure. 7. ed. Paris: Les éditions du Cerf, 1951, v. II, pagg. 555-556.
2 Cf. CEPARI, Pe. Virgilio. Vita di San Luigi Gonzaga. Roma: Officina Poligrafica Editrice, 1910, pag. 37.
3 GUÉRANGER, D. Prosper. L'année liturgique. 14. ed. Tours: Maison Alfred Mame et fils, 1922, v.
III, pag. 253.
4 SAN JUAN DE LA CRUZ. Avisos y sentencias, no. 57. Burgos: Biblioteca Mística Carmelitana, 1931, v. XIII, pag. 238.
5 Omelia a Castiglione, in occasione del IV centenario della morte del santo, 22/6/1991.

(Rivista Araldi del Vangelo , Giugno/2010, n. 86, p. 34 - 37)

» Torna in alto

gonzaga-Ita-Botton.jpg

Copyright Araldi del Vangelo. Tutti i diritti riservati.