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Sacerdotale Anni

“Siamo sacerdoti fino in fondo”

Pubblicato 2010/05/28
Autore : Diac. Ramón Ángel Pereira Veiga, EP

Carissimi sacerdoti, gli uomini e le donne del nostro tempo ci chiedono soltanto di essere sacerdoti fino in fondo, e nulla più".

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Convegno Teologico Internazionale

In un'epoca così ‘policentrica' e propensa a diluire ogni tipo di concezione trinitaria, è importante mantenere con chiarezza la peculiarità teologica del Ministero ordinato, per non cedere alla tentazione di ridurlo alle categorie culturali predominanti.

01.jpgDiac. Ramón Ángel Pereira Veiga, EP

Carissimi sacerdoti, gli uomini e le donne del nostro tempo ci chiedono soltanto di essere sacerdoti fino in fondo, e nulla più". Queste parole di Papa Benedetto XVI sottolineano eloquentemente uno dei principali aspetti del Convegno Teologico Internazionale, realizzato a Roma nei giorni 11 e 12 marzo, nell'Aula Magna della Pontificia Università Lateranense.

Vi hanno partecipato più di 50 Vescovi e 500 presbiteri di numerosi Paesi, tra i quali alcuni Vescovi presidenti delle Commissioni per il Clero dei rispettivi Paesi, supremi moderatori degli Istituti e delle Associazioni Clericali e sacerdoti formatori del Clero.

L'alta qualità dei conferenzieri e il loro ardente amore per la Chiesa hanno offerto un solido fondamento alle relazioni, che hanno affrontato uno ad uno i difficili problemi con cui si confrontano i sacerdoti di oggi, a volte tanto incompresi nell'esercizio della loro missione.

Un motto che è segno di unità con il Santo Padre

La prima sessione, destinata a delineare l'identità sacerdotale nel mondo attuale, è stata presieduta dal Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica.

I lavori sono iniziati con una breve introduzione del Prefetto della Congregazione per il Clero, Cardinale Claudio Hummes.

Ha iniziato spiegando che, "come tema del Convegno, è stato scelto lo stesso motto dell'Anno Sacerdotale, come segno di unità con il pensiero che ha guidato il Santo Padre nella proclamazione dell'Anno e come riconoscimento della felice e efficace formula: Fedeltà di Cristo, fedeltà del Sacerdote.

Il tema coniuga nel ministero sacerdotale il primato della grazia col dovere sempre urgente della fedeltà e della testimonianza del sacerdote". Ricordando la relazione esistente tra l'essere e l'agire, il Cardinale ha tracciato le linee entro cui dovevano svolgersi i lavori del Convegno: "Il principio ‘agere sequitur esse' [l'agire viene dopo l'essere] ha costituito sempre la chiave ermeneutica della realtà, nello sguardo dell'uomo sul cosmo, nel quale può riconoscere l'opera e, pertanto, l'esistenza di Dio; e nello sguardo dell'uomo su se stesso, che, riconoscendosi come necessitato da Colui che ha fatto tutte le cose, discerne l'unica via per la propria realizzazione: essere conforme alla Volontà del suo Creatore".

Cristologia e identità sacerdotale

È toccato a padre Réal Tremblay, CSsR - professore di Teologia nella Pontificia Accademia Alfonsiana e consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede - pronunciare la prima relazione: Cristologia e identità sacerdotale, che ha trattato il fondamento teologico del sacerdozio, che viene ad essere la configurazione di Cristo.

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Più di 50 Vescovi e 500 sacerdoti di numerosi Paesi
hanno accompagnato, con vivo interesse, le
esposizioni che hanno esplorato i problemi
affrontati dai sacerdoti di oggi.

Subito dopo, Mons. Gerhard Müller, Vescovo di Regensburg, ha sviluppato il tema Sacerdoti e cultura contemporanea. Mostrando la relazione tra teologia e cultura, ha fatto notare come quest'ultima deve basarsi sul fatto che l'essere umano è creatura di Dio. In questa prospettiva, ha spiegato, il mondo diventa lo spazio di una cultura che ha la capacità di riconoscerLo come Creatore e Autore di ogni creatività. Mons. Müller ha sottolineato, infine, che il Sacrificio Eucaristico è l'apice della cultura umana e fonte dalla quale essa scaturisce.

I lavori della mattinata sono stati chiusi da tre comunicazioni: una sulla Mariologia e identità sacerdotale, fatta da Mons. M. Bordoni, della Pontificia Università Lateranense; un'altra su Il Curato d'Ars e l'identità sacerdotale, tenuta da Fra Antonio Sicari, OCD, consultore della Congregazione per il Clero; la terza sui Recenti mutamenti antropologici, dal Prof. Massimo Introvigne, Direttore del CESNUR.

Dall'"essere" alla dimensione missionária

Il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Cardinale William Levada, ha presieduto la seconda sessione, iniziata con una conferenza dell'Arcivescovo di Bologna, Cardinale Carlo Caffarra. Sua Eminenza ha collocato, su una solida base filosofica, la missione del sacerdote d'oggi: egli non "è" più per se stesso, ma è confiscato per "essere" mediante il Signore e dal Signore.

In seguito, il Vescovo di Petropolis, Mons. Filippo Santoro - svolgendo il tema Dall'essere alla funzione: per la missione -, ha commentato che "negli ultimi anni la formazione sacerdotale, sopratutto nella America Latina, ha preparato il sacerdote come organizzatore delle pastorali, come promotore di attività sociali e politiche ed, in alcuni casi, come uomo del culto". Questa situazione, ha spiegato, è stata motivata dall'intenso dibattito postconciliare sull'identità del sacerdote, contagiato dall'ermeneutica della discontinuità. È proprio una formazione basata sulla ermeneutica della continuità dell'identità sacerdotale che renderà possibile il rinnovamento dello spirito evangelizzatore del quale la Chiesa ha bisogno. Infatti, ha affermato, "quanto più si è coscienti della vita come missione, più si costruisce il Regno di Dio e si è responsabili della missione della Chiesa".

L'Arcivescovo Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha presentato il tema Dall'essere alla funzione: profili pastorali e giuridici. Il relatore ha evidenziato il servizio prestato dal Diritto Canonico alla Chiesa nel senso di proteggere e salvaguardare il dono del sacerdozio.

Corretto rapporto tra sacerdoti e laici

È seguita la comunicazione su Esperienze di discontinuità, nella quale Mons. Willem Eijk, Arcivescovo di Utrecht, ha descritto il vero "tsunami di rivoluzioni" che ha raggiunto la Chiesa negli anni 60 del secolo scorso, ma che già si percepiva negli anni 40. L'Olanda ha costituito un caso emblematico. Tra le sue cause, Mons. Willem messo in evidenza l'infiltrazione del secolarismo nella Chiesa, la mancanza di contenuto spirituale da parte del prete, "che irradiava poco la sua identità intrinseca". Allo stesso tempo - ha osservato - il sacerdote ha perso la posizione di rilievo che aveva avuto in passato nel paese, rimanendone minata anche la sua identità estrinseca. Ha fatto notare, tuttavia, che quanto è accaduto in Olanda non è stato il risultato del Concilio, ma di una lenta erosione già avviata precedentemente.

Foto: Fábio Kobayashi
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Nella sua densa e applaudita relazione su Sacerdoti e laici: la giusta relazione, il sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici, Prof. Guzmán Carriquiry, ha osservato che, dopo il Concilio Vaticano II, si può considerare superata, in principio, "quella visione tradizionale che manteneva i fedeli laici in una condizione minoritaria". Ha aggiunto che, d'altra parte, un errore frequente nella prima fase del postconcilio è stato quello di "definire i laici in opposizione al clero e ai religiosi, accentuando la loro specificità e autonomia". Tale errore ha dato vita "a non poche tensioni, contestazioni e conflitti all'interno del contesto ecclesiale".

Non sono stati gli insegnamenti conciliari, né il loro fedele impianto, che hanno prodotto la "secolarizzazione dei chierici" e una "clericalizzazione dei laici". Tenendo conto della dignità di tutti i battezzati e la vocazione comune alla perfezione, è necessario "che si mantenga con chiarezza, a livello teologico e nella pratica pastorale, la differenza tra sacerdozio universale dei fedeli e sacerdozio ministeriale", che sono "modalità essenzialmente diverse", ha sottolineato il Prof. Carriquiry.

La sessione è terminata con una comunicazione di Mons. Francesco Moraglia, Vescovo di La Spezia-Sarzana- Brugnato. Ha parlato della spiritualità, della vita interiore che deve possedere il sacerdote per un efficace svolgimento del suo ministero, e ha avvisato: "Il rischio, soprattutto nella nostra società - come ricorda il Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri (cfr. n.44) -, è cadere nel funzionalismo".

"Sono lieto di incontrarvi"

Con notoria soddisfazione Papa Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti al convegno nella Sala della Benedizione del Palazzo Apostolico, nella mattinata del venerdì: "Sono lieto di incontrarvi in questa particolare occasione e vi saluto tutti con affetto. [...] La mia gratitudine va all'intero Dicastero, per l'impegno con cui coordina le molteplici iniziative dell'Anno Sacerdotale, tra le quali questo Convegno Teologico".

Sua Santità ha mostrato quanto da vicino abbia seguito le sessioni del Convegno e l'importanza, per tutta la Chiesa, degli argomenti in esso trattati: "Il tema dell'identità sacerdotale, oggetto della vostra prima giornata di studio è determinante per l'esercizio del sacerdozio ministeriale nel presente e nel futuro. In un'epoca come la nostra, così "policentrica" ed incline a sfumare ogni tipo di concezione identitaria, da molti ritenuta contraria alla libertà e alla democrazia, è importante avere ben chiara la peculiarità teologica del Ministero ordinato per non cedere alla tentazione di ridurlo alle categorie culturali dominanti".

L'Osservatore Romano
Nel suo incontro con i partecipanti al Convegno, Benedetto XVI ha manifestato la sua gratitudine alla
Congregazione per il Clero per l'impegno con il quale coordina le molteplici iniziative per l'Anno Sacerdotale.

Di fronte a questo contesto di secolarizzazione, il Papa ha riaffermato l'importanza di "superare pericolosi riduzionismi, che, nei decenni passati, utilizzando categorie più funzionalistiche che ontologiche, hanno presentato il sacerdote quasi come un "operatore sociale", rischiando di tradire lo stesso Sacerdozio di Cristo".

Presbiteri che parlino di Dio al mondo

Subito dopo ha tracciato quella che dovrebbe essere la linea direttiva del Convegno: "Come si rivela sempre più urgente l'ermeneutica della continuità per comprendere in modo adeguato i testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, analogamente appare necessaria un'ermeneutica che potremmo definire "della continuità sacerdotale", la quale, partendo da Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, e passando attraverso i duemila anni della storia di grandezza e di santità, di cultura e di pietà, che il Sacerdozio ha scritto nel mondo, giunga fino ai nostri giorni".

Nell'epoca in cui viviamo, ha aggiunto il Papa, "c'è grande bisogno di sacerdoti che parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo; uomini non soggetti ad effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell'appartenenza a Dio è in grado di donare".

E ha concluso le sue parole con questo bellissimo richiamo: "Carissimi sacerdoti, gli uomini e le donne del nostro tempo ci chiedono soltanto di essere fino in fondo sacerdoti e nient'altro. I fedeli laici troveranno in tante altre persone ciò di cui umanamente hanno bisogno, ma solo nel sacerdote potranno trovare quella Parola di Dio che deve essere sempre sulle sue labbra; la Misericordia del Padre, abbondantemente e gratuitamente elargita nel Sacramento della Riconciliazione; il Pane di Vita nuova, vero cibo dato agli uomini".

Gesù ha messo il suo stesso Corpo nelle nostre mani

Nel pomeriggio stesso si è realizzata la terza sessione, presieduta dal Cardinale Franc Rodé, CM, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

I lavori sono iniziati con la conferenza del Cardinale Antonio Cañizares, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti, sul tema Sacerdozio e Liturgia: educazione alla celebrazione. Sua Eminenza ha voluto focalizzare la sua esposizione sul Mistero Eucaristico, poiché "nell'Eucaristia, sintesi e centro di tutta la Santa Liturgia, vediamo quanto l'essere sacerdoti faccia parte di noi e sia la nostra ragion d'essere".

Dopo aver invitato i presenti a riscoprire il sacerdozio alla luce dell'Eucaristia, poiché Gesù "ha preso le nostre mani e in esse ha riposto il suo stesso Corpo", Sua Eminenza ha mostrato la grande responsabilità che questo implica: "La vita del sacerdote non può essere che quella di Cristo. Non possiamo accontentarci di una vita mediocre. Anzi, non ha senso una vita sacerdotale mediocre. Non dovrebbe mai aver senso, tanto meno nei momenti attuali, in cui è tanto necessario mostrare l'identità di ciò che siamo e dar, così, ragione alla speranza che ci anima. [...] Il sacerdote dev'essere come Cristo, dev'essere santo".

Riferendosi alle celebrazioni liturgiche, Mons. Cañizares ha sottolineato che bisogna riconoscere che, "nonostante si sia avanzati molto dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II nel vivere l'autentico senso della Liturgia, resta ancor molto da fare. È necessario un rinnovamento continuo e una costante formazione di tutti: ordinati, consacrati e laici".

Fábio Kobayashi
L'alta qualità dei conferenzieri e il loro ardente amore per la Chiesa hanno apportato un solido fondamento
alle esposizioni. Nelle foto, i Cardinali Antonio Cañizares e Julian Herranz e gli Arcivescovi
Gerhard Müller e Mauro Piacenza.

E ha chiarito: "Più che ricorrere ad attuazioni arbitrarie, il vero rinnovamento consiste nello sviluppare sempre meglio la coscienza del senso del mistero. [...] La Liturgia della Chiesa non ha come meta placare i desideri e i timori dell'uomo, ma ascoltare e accogliere Gesù che onora e loda il Padre, per lodarLo e onorarLo con Lui".

La conferenza del Cardinale Cañizares è stata seguita dall'intervento di Mons. Marc Aillet, Vescovo di Bayonne (Francia). Con il suggestivo titolo Liturgia "Ferita", il suo contributo ha indicato le deviazioni che hanno causato la banalizzazione della Liturgia, dimenticando quello che è, secondo la famosa espressione del Concilio, "culmine e fonte della vita e della missione della Chiesa".

Il Prelato francese ha così commentato: "Contro ogni aspettativa, come i Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI frequentemente hanno rilevato, la messa in atto della riforma liturgica ha condotto a volte ad una specie di desacralizzazione sistematica, e la Liturgia si è lasciata progressivamente invadere dalla cultura secolarizzata del mondo circostante perdendo così la sua natura e identità".

Ora, ha spiegato Mons. Aillet, la Liturgia è il luogo privilegiato per l'approfondimento dell'identità sacerdotale. "L'obbedienza del sacerdote alle rubriche è ancora il segnale silenzioso ed eloquente del suo amore verso la Chiesa, della quale egli è solo ministro, cioè, servitore", ha sottolineato.

"Il celibato è una provocazione"

Entro la prospettiva dell'ermeneutica della continuità, e prendendo come base la Storia e la Tradizione della Chiesa, il Rev.mo Prof. Stefan Heid, del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ha tracciato un profilo storico- dottrinale del celibato ecclesiastico.

In diretta, via internet

Su iniziativa della Congregazione per il Clero, le attività del Convegno Teologico Internazionale sono state trasmesse dal vivo via internet. La realizzazione tecnica è stata a carico degli Araldi del Vangelo. I video e i testi di tutti gli interventi sono disponibili su www.convegnoteologico.org.

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Il tema è stato completato, sotto l'aspetto psico-spirituale, dal Dottor Manfred Lütz, medico psichiatra, psicoterapeuta e teologo. Ha iniziato la sua esposizione osservando che "senza dubbio, sotto l'aspetto sociopsicologico, il celibato è una provocazione. In un mondo che non crede più in una vita dopo la morte, questa forma di vita è una costante protesta contro la superficialità universale. Il celibato è il messaggio continuamente vissuto che questa terra, con le sue gioie e i suoi dolori, non è tutto. Ci sono persone che diventano furibonde sentendo questo".

Della sua esposizione, evidenziamo la descrizione empirica della "crisi del celibato", sotto la prospettiva medica: "In base alla mia esperienza terapeutica, non posso che confermare che l'inaridimento della vita spirituale molte volte precede la ‘crisi del celibato'. Se un sacerdote non prega più con regolarità, se non si confessa, se, pertanto, non ha alcuna relazione vitale con Dio, allora, in quanto sacerdote, ha smesso di esser fecondo. Gli uomini, infatti, notano che da lui non trabocca più nessuna forza dello Spirito di Dio. Basta soltanto questo per indurre, posteriormente, questo prete perturbato a uno stato di frustrazione e di insoddisfazione riguardo la sua vocazione sacerdotale".

Ha ricordato anche l'importanza che i presbiteri cerchino di vivere in comunità: "Sant'Agostino ha sempre considerato degno di raccomandazione che i preti vivano insieme in una stessa casa. Questo si sta nuovamente mettendo in pratica in molti luoghi. Una comunità domestica di questo tipo rende possibile esercitare meglio la necessaria correctio fraterna" - ha concluso il Dottor Lütz.

Dimensione carismatica ed escatologica del celibato

In seguito, Mons. Fortunatus Nwachukwu, Capo del Protocollo della Segreteria di Stato, ha trattato delle Sfide del celibato, castità e virginità, rilevando l'intimo legame esistente tra questi tre concetti.

Sotto questa prospettiva, ha spiegato come il celibato non debba esser considerato "una postura triste, per la quale il sacerdote o il religioso deve assumere un'aria mesta o disfatta per mostrare la serietà della sua devozione". Al contrario, l'astinenza implicata nel celibato sacerdotale deve esser vissuta come fonte di intimità con Dio, un rapporto che ispira una gioia non solo interiore, ma anche esternamente percettibile.

È stato il Cardinale Julián Herranz, membro della Congregazione per il Clero, a presentare il lavoro teologico per giustificare il celibato sacerdotale, considerando specialmente le esplicitazioni fatte dal Concilio Vaticano II e dal Magistero posteriore.

A partire dai primi secoli, il sensus fidei del Popolo di Dio ha intuito i legami che vincolano la verginità al sacerdozio ministeriale. I Padri e i Dottori della Chiesa, come anche i santi, percepivano la realtà di questo fenomeno carismatico, come lo attestano la stima che sempre ebbero a riguardo e la legione di ministri di Dio che facevano del sacro celibato l'oggetto della loro totale donazione al mistero di Cristo.

La natura del sacerdozio non esige di per sé il celibato. Come, allora, spiegare che essa lo richiedeva tanto fortemente? Il Concilio Vaticano II e il Magistero ecclesiastico susseguente cercarono nell'aspetto cristologico del celibato sacerdotale le ragioni per giustificarlo: è sommamente conveniente che il ministro di Cristo riproduca in se stesso l'intimo vincolo tra sacerdozio e verginità, così evidente nella figura del Sacerdote eterno. Egli deve configurarsi in Cristo, poiché è il segno vivo della Sua presenza in mezzo al Suo popolo.

Fábio Kobayashi
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Nelle sue parole di congedo, il Card. Cláudio
Hummes ha sottolineato la gioia dei partecipanti
e li ha inviati a rinnovare il loro giubilo per
l'inestimabile dono della vocazione.

Con la perfetta continenza, il sacerdote aderisce più facilmente a Cristo, con il cuore non diviso, e più liberamente può dedicare l'integrità della sua persona, forze, capacità e tempo all'amorosa intimità con Dio e al servizio degli uomini. Con il celibato, il ministro consacrato "acquisisce meglio e partecipa più ampiamente alla paternità spirituale di Cristo, alla pienezza dell'amore di Cristo, generatore della nuova umanità, la cui origine, insegna San Giovanni, proviene non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis [...] sed ex Deo (Gv 1,13)". Il Cardinale Herranz ha mostrato, infine, che il celibato ha anche una dimensione escatologica, "perché fa anche apparire il sacerdote, davanti ai suoi figli in Cristo, come ‘segno e pegno delle sublimi realtà del Regno di Dio, di cui è dispensatore'", come dice l'enciclica Sacerdotalis coelibatus, n.31.

L'"ermeneutica della continuità sacerdotale"

Magistralmente, Mons. Mauro Piacenza ha sintetizzato nella conclusione le principali idee intorno alle quali si sono svolte le tre sessioni del Convegno.

D i s c o r r e n d o sull'identità del sacerdote e le sue relazioni con la Cristologia, il Segretario della Congregazione per il Clero ha ricordato che "la cultura contemporanea si mostra, purtroppo, distante dalle categorie del sacro, della mediazione, della sacramentalità". Nel confronto con la cultura contemporanea, la "vera profezia" continua ad essere "la santità conseguente alla propria identità".

Mons. Piacenza ha sottolineato l'assoluta necessità dell'ermeneutica della continuità sacerdotale, propugnata da Benedetto XVI nella sua udienza ai partecipanti al Convegno. Nel corso delle esposizioni, è emerso come, "a garanzia della chiarezza sull'identità sacerdotale e della efficacia della missione, sia urgente e necessario vivere il Ministero in una radicale continuità teologica, spirituale, giuridico-pastorale ed esistenziale, secondo quell'ermeneutica della continuità che [...] lo stesso Santo Padre ha nuovamente declinato per i Sacerdoti, dopo averla indicata fin dal 2005 come categoria per l'unica interpretazione corretta dei Testi del Concilio Ecumenico Vaticano II".

"L'ermeneutica della continuità sacerdotale presuppone la coscienza dell'appartenenza all'unico Sacerdozio di Cristo dalla quale deriva ogni possibile efficacia ministeriale e nella quale è radicata la stessa spiritualità del Ministero. L'equilibrio, così difficile da ottenere, tra i diversi ambiti della vita del presbitero, dalla Liturgia all'insegnamento, dal rapporto con il laicato, con la sua giusta promozione, al rapporto col mondo e con la cultura dominante, è garantito, promosso, custodito, orientato e mantenuto proprio dalla ermeneutica della continuità".

Rinnovar il giubilo per l'inestimabile dono della vocazione

Nelle parole finali di saluto il Cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero, ha rilevato come fatto auspicale la gioia di tutti i partecipanti. Ha sottolineato che, secondo il desiderio del Papa, quest'Anno Sacerdotale deve costituire un'opportunità per cui ogni prete, quotidianamente, renda grazie e rinnovi il suo giubilo per l'inestimabile dono della sua vocazione.

Nelle circostanze attuali, la formazione permanente acquista somma importanza, e il Convegno ha avuto come obiettivo mettere a disposizione dei formatori contenuti per questo loro compito. La missione - la missione vera, in senso stretto e forte - è urgente, anche in Europa. Dalla missione verrà una nuova forza. Si devono incoraggiare i sacerdoti affinché propongano nuovamente il carisma fondamentale - ha concluso il Cardinale Hummes.

(Rivista Araldi del Vangelo , Maggio/2010, n. 85, p. 18 - 23)

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