Ho la sensazione che la missione degli Araldi del Vangelo sia di essere portatori della bellezza di Dio. Chi porta qualcosa è perché possiede qualcosa. Chi esprime attraverso la sua vita la bellezza di Dio, può a ragione essere chiamato teokaloforo.

Don Carlos Arboleda Mora
Coordinatore Amministrativo del Dottorato
dell'Università Pontificia Bolivariana
Abbiamo avuto di recente l'opportunità di incontrare gli Araldi del Vangelo, tradizionalmente noti in Colombia come "Cavalieri della Vergine". Sono giunti alla Pontificia Università Bolivariana per conseguire una formazione accademica di dottorato per i loro membri. Attualmente, un buon gruppo è qui per portare a termine studi del secondo ciclo (master e laurea) e del terzo ciclo (dottorato). È stato un periodo di arricchimento reciproco per l'Università e per gli Araldi, e la nostra attenzione è stata attirata soprattutto dal carisma di questa Istituzione, che presenta al mondo di oggi un'interessante prospettiva del mistero di Dio.
Vi sono nel carisma degli Araldi elementi di grande valore dal punto di vista evangelico e molto pertinenti dal punto di vista della sociologia e della psicologia del mondo contemporaneo. Si può fare questa riflessione a partire dalle esperienze maturate nel vivere con gli Araldi, non basata su considerazioni accademiche o speculative, che hanno anch'essi il loro posto e importanza. Il presente documento delinea alcuni degli aspetti di questo carisma che più richiamano l'attenzione.
Presentazione di una Chiesa positiva, maestra e modello
Frequentemente, le critiche mosse alla Chiesa, la presentano come un'istituzione che controlla e rimprovera alla maniera di una nonna o una zia che si limitasse a predicare sermoni moralistici o punitivi. Gli Araldi, tuttavia, mostrano una Chiesa viva che, nel linguaggio metaforico, si potrebbe dire vive all'ombra della luce. È la testimonianza della luce di Dio, che illumina, riscalda, riempie tutti i luoghi e crea un ambiente di pace e tranquillità. La Chiesa va per il mondo spargendo la luce della salvezza, non condannando chi vive nelle tenebre - intenzionalmente o per ignoranza - ma illuminando il percorso perché camminino all'ombra della luce quelli che si trovano all'ombra della morte.
 |
“Star sempre con la Vergine Maria è caratteristica degli Araldi. Essi La considerano come Madre sollecita alla quale
confidano le loro afflizioni e che accompagna ogni azione evangelizzatrice” |
 |
| Celso Melitão |
Camminare all'ombra della luce è andare, come gli Israeliti, accompagnati dalla nube che protegge e illumina, illuminati e illuminanti. Utilizzando un'immagine del pensatore contemporaneo Heidegger, gli Araldi sono come il gruppo gioioso degli uomini "ultimi" - che egli chiama "i futuri" - che avanzano nel buio del deserto, con le torce accese, per indicare ad altri il luogo dove Dio Si manifesta.
Mentre alcuni si lamentano che non ci sono monaci e monasteri nel mondo contemporaneo, gli Araldi ripristinano queste figure e mostrano che c'è chi possa essere un faro di luce illuminante, di luce che accoglie e di luce che redime.
Ascesi senza disumanità e mistica senza patologie
Nell'esistenza quotidiana degli Araldi si osserva questo. Non praticano un'ascesi di percosse, privazioni, fustigazioni o false inserzioni nella vita degli esclusi. È più l'ascesi di abbandono nelle mani di Dio e di una vita dignitosa, senza stravaganze o lussi inutili. Si tratta del tipo di distacco o di abbandono che aiuta a considerare che tutto è incamminato verso Dio e che le cose materiali conducono all'immateriale, tenendo sempre presente che tutto è mezzo o strumento per giungere a Dio, senza fermarsi in loro come fine definitivo, come è avvenuto con alcuni cristiani borghesi e conformisti del XX secolo.
Questa concezione dell'ascesi permette una mistica senza patologie. Oggi esiste la grande tentazione della mistica delle esperienze estreme nello sport o nella droga, delle visioni patologiche della Vergine Maria, delle esperienze di vita in luoghi bui. Gli Araldi hanno trovato, o riscoperto, la mistica della luce. Essere guidati dalla luce, passo dopo passo, fino alla Luce superessenziale che non ha tramonto. Chi vive all'ombra della luce non può non essere illuminato, e questa illuminazione si rivela nella vita quotidiana. Sono persone gioiose, disponibili (Præsto sum!),1 magnanime, equanimi."Chi vede un Araldo, ha visto tutti gli altri, tutti manifestano una gioia speciale", diceva a volte Padre Diego Marulanda, decano della Pontificia Università Bolivariana. Chi vive nella gioia, è perché sta vedendo Dio. Che Egli conservi negli Araldi questa mistica così speciale e chiara.
Quando si visitano le loro case, è interessante notare questa esperienza di preghiera continua, per essere sempre in presenza e in amicizia del Signore. Una speciale esperienza che abbiamo avuto è stata quella di percepire, in una delle loro case, come i giovani Araldi si mettevano in ginocchio per pregare, in un luogo dove nessuno li vedesse. Non procedevano in questo modo per essere osservati, ma per intima convinzione. Subito dopo, questi stessi giovani conversavano, scherzavano e ridevano come qualsiasi altro della loro età. Si tratta di gente normale con una vita normale, ma con un profondo spirito di preghiera.
Esperienza e testimonianza della bellezza
Ci sono sempre stati nella Chiesa percorsi diversi per giungere a Dio. Alcuni partono dalla coscienza del peccato per venire a Lui come Redentore. Altri nascono dalle esperienze del dolore e della persecuzione per comprendere un Dio che guarisce e ristabilisce. Ci sono quelli che dalla miseria economica possono rivolgersi a un Dio liberatore. Molti, nel momento del pericolo, ricorrono a un Dio Salvatore. Questo va bene, perché non possiamo negare che ci sono molte vie per giungere a Dio e che l'esperienza di Dio non si esaurisce con l'esperienza di un fondatore in un momento storico e culturale.
 |
 |
“Gli Araldi hanno trovato, o riscoperto, la mistica della luce. Sono persone gioiose, disponibili, magnanime,
equanimi. Chi vive nella gioia, è perché sta vedendo Dio” |
 |
| Iván Tefel |
Sérgio Miyazaki |
Gli Araldi del Vangelo hanno optato per la via della bellezza. Opzione complessa, perché include tutto, anche se alcuni hanno parlato della bellezza come il trascendentale dimenticato o ammettano l' impossibilità di parlarne in un mondo disgregato e pluralista. Lasciando da parte la discussione accademica sui trascendentali, basta guardare a ciò che gli Araldi presentano.
Dio è la bellezza captata nella contemplazione, attraverso la preghiera, la Liturgia, il silenzio. È in questi luoghi dove "Dio vive" e dove vivono gli Araldi. Di qui la testimonianza: Dio è la bellezza che si vive ogni giorno negli atteggiamenti, nella Liturgia, nel rispetto degli altri, nelle virtù della vita quotidiana, nel modo di vestire, nel rapporto di amicizia con gli altri. Si noti che la bellezza captata nella contemplazione è la bellezza che si manifesta nella vita quotidiana.
Gli Araldi - questo è facilmente osservabile - non sono arrabbiati sociali, non vivono lamentandosi del peccato nel mondo, né criticano il peccatore, non sono conflittuali quando si parla del loro carisma, non si fermano a denunciare l'eretico, ma stanno, questo sì, sempre a mostrare la luce, l'amore e la bellezza di Dio, con un grande senso di rispetto, di buona educazione, di buon umore e di cavalleria. Si preoccupano semplicemente che la luce che scende fluisca attraverso la loro vita.
Profonda devozione alla Madonna
La devozione alla Madonna è stato un tratto distintivo dei cattolici, e star sempre con la Vergine Maria è caratteristica degli Araldi. Questa Donna, simbolo speciale della perfetta umanità e della maternità protettrice di Dio, ha seguito la vita dei cristiani.
Gli Araldi La considerano come Madre sollecita alla quale confidano le loro afflizioni e che accompagna ogni azione evangelizzatrice. In un mondo dove a volte si perde il senso dell'amore, della maternità, della purezza, questa cavalleresca dedizione degli Araldi è messaggio, testimonianza e contributo per coloro che hanno bisogno del più umano per dare nuovamente significato alla loro esistenza. Una delle forme evangelizzatrici più adeguate per tornare a meravigliare gli uomini di oggi può essere la bellezza che irradia la persona di Maria, con tutto ciò che Ella simboleggia. "Salve Maria!"2 è un saluto colmo di pienezza, che in Colombia corrisponde al popolare "Ave María pues".
Gli Araldi come "teokalófori"
Teokaloforo: Non so se questa parola sia mai esistita nella Storia, ma ho la sensazione che la missione degli Araldi sia di essere portatori della bellezza di Dio. E chi porta qualcosa è perché possiede qualcosa. Alcuni dei primi monaci della Chiesa antica erano conosciuti per la santità della loro vita, e per questo la gente li denominava Teofori - portatori di Dio. Chi esprime attraverso la propria vita la bellezza di Dio, può a ragione essere chiamato teokaloforo - portatore della bellezza di Dio.
Attira l'attenzione, nell'Associazione Araldi del Vangelo, la disposizione dei loro templi: lo splendore del gotico. Questo stile architettonico ha il vantaggio di essere un metodo mistico che eleva la bellezza materiale alla bellezza fonte dell'immateriale. Riprendendo le idee di Dionigi Areopagita, dell'abate Suger, dei Vittorini, le chiese degli Araldi sono costruite con un'esplosione di colori e luce, che eleva necessariamente l'anima alle cose divine, dove si trova la sorgente inesauribile della Verità, della Bontà e della bellezza.
 |
 |
 |
“Attira l’attenzione la disposizione dei loro templi: lo splendore del gotico.
Le chiese degli Araldi sono costruite con un’esplosione di colori e luce” |
| Otávio de Melo |
Victor Toniolo |
Questi templi riflettono lo stato della vita futura, come ha detto San Tommaso d'Aquino. Una chiesa gotica simboleggia la Gerusalemme Celeste, non come fortezza, ma come Cielo e Paradiso attraverso la lux claritas et splendor. Chi celebra una Eucaristia in questi templi, torna alla vita quotidiana e continua ad essere un tempio gotico per gli altri: tanto più luminoso quanto più divino. Essere e manifestare la bellezza di Dio: grande compito per gli Araldi, perché la debolezza umana può essere sempre in agguato.
La cavalleria teokalofora del secolo XXI
Nella chiesa, il carisma deve sempre coniugare esperienza e programma. Un'esperienza che dà senso alla propria vita e serve a illuminare l'esistenza degli altri, ma anche un programma, perché non si può dormire sulle vittorie conquistate. È necessario, quindi, conservare la freschezza del primo amore, in modo che il carisma non si spenga e la luce non si estingua. È necessario stare sempre inginocchiati affinché il carisma mantenga il suo vigore e non si indebolisca per la fatica, per l'età, per il passare del tempo, o per qualcosa di più insidioso: lo scontro silenzioso ma persistente col secolarismo e l'imborghesimento.
Quando San Bernardo ha parlato di una nuova cavalleria nel XII secolo, non si immaginava che anche nel XXI secolo sarebbe riemersa una nuova figura cavalleresca che, utilizzando i nuovi mezzi e con nuove forme, avrebbe potuto riconquistare il mondo a Dio, senza far uso delle armi, ma della mistica della bellezza. Una cavalleria teokalofora.
Per raggiungere questo virtuoso ideale, vengono utilizzati una scuola (quella dell'amore di Dio rivelato in Cristo), un metodo (l'ascensione mistica attraverso i simboli della luce, e la bellezza e la testimonianza di questa ascensione) e una disciplina (la tempra della cavalleria teokalófora). Uniamoci nella preghiera, affinché ci siano sempre, nel buio e nel deserto, monaci Araldi che portino la luce di Dio agli uomini del secolo XXI.
1 Nota della Redazione: "Eccomi qui" o "Sono a disposizione". Risposta del giovane Samuele quando sentiva la voce di Dio che lo chiamava (cfr. I Sm 3, 4-16). È costume, tra gli Araldi, rispondere "Præsto sum!" quando ricevono una richiesta o una incombenza dal superiore.
2 Nota della Redazione: "Salve Maria" è la formula abituale di saluto tra i congregati mariani, adottata anche dagli Araldi fin dai loro primordi.
(Rivista Araldi del Vangelo, Marzo/2010, n. 83, p. 34 - 37)